Teatro Scuola '07 '08

Pinocchio

Pinocchio

Giovedì 14 – venerdì 15 febbraio 2008, ore 10,00

TEATRO DELLE BRICIOLE
PINOCCHIO

Regia: Letizia Quintavalla
Drammaturgia: Bruno Stori
Con: Anna Amadori, Paola Crecchi, Claudio Guain, Morello Rinaldi

Il perfetto equilibrio tra le tecniche del teatro di figura e il teatro d’attore rendono questo Pinocchio, – coprodotto nel 1992 e ripreso oggi dal Teatro delle Briciole in occasione del trentennale di ERT Fondazione – uno spettacolo significativo, in cui la commistione tra burattini, forme, figure e attori è costituzionale, drammaturgica.
Pinocchio, mosso da attori vestiti di nero come nel teatro giapponese del buranku, vuole percorrere i sentieri del reale per poter abbandonare le sue spoglie burattinesche, ma viene sempre deviato nel suo cammino dalla fantasia, che lo avvolge in un mondo di fiaba. D’altra parte, la casa di Geppetto, inscritta in un cerchio rotante di alberi al centro della scena, è un modesto teatrino: il luogo magico dove tutto può accadere, dove la fantasia incontra la realtà. Lì dentro Geppetto modella il ciocco di legno che diventerà suo figlio, ma sempre lì dentro, nel magico rettangolo dietro il sipario, ci saranno Mangiafuoco e le sue terrorizzate marionette, la trattoria del Gambero Rosso dove Pinocchio cena con il gatto e la Volpe, l’arena del circo che ha comprato il burattino diventato ciuchino, il ventre oscuro della balena .
La lucidissima drammaturgia di Bruno Stori ha badato a evidenziare i toni notturni, macabri, allarmanti del testo, felicemente sintetizzati nella memorabile battuta della Fata: “con certi comportamenti si finisce in carcere o all’ospedale” . Pinocchio ne viene fuori per quel che davvero è: una sorta di stralunato e ciclico viaggio infantile nelle trasformazioni catastrofiche della crescita.

Fascia d’età: 6 – 11
Durata: 1 ora
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e teatro di figura

Note sulla compagnia:
Il Teatro delle Briciole nasce a Reggio Emilia nel 1976 dove, con un gesto d’amore e insieme di ribellione per il teatro di animazione, inizia a fondare la propria ricerca. Nel 1979 si trasferisce a Parma dove nel 1981 costituisce il primo Centro Stabile in Italia di produzione, programmazione e ricerca Teatro Ragazzi e Giovani ora diventato Teatro Stabile di Innovazione.

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One Response to “Pinocchio”

  1. LA NOTTATA E’ FRESCA E LA STRADA E’ LUNGA

    L’ora è tarda Voglio andare avanti La nottata è scura Voglio andare avanti La strada è pericolosa Voglio andare avanti … Oh, babbo mio! … Se tu fossi qui!

    Per una fisionomia di attore costruttore, d’artigiano narratore, d’inventore bugiardo e credulone.
    Ogni spettacolo del Teatro delle Briciole ha rappresentato un modo diverso di combinare animazione e attori, tecniche artigiane e presenze attorali.
    In Pinocchio questa commistione di burattini, forme, figure, e attori è costituzionale, drammaturgia.
    Pinocchio è una dedica alle origini del nostro fare teatro:
    burattinai che sognavano di costruire burattini ‘maravigliosi che sapessero tirare di scherma, ballare e fare salti mortali, e andare in giro per il mondo a guadagnarsi il pane … “.
    La materia sempre spinta a recitare e gli attori costretti a farsi materia, a concedere se stessi come materiale risentito e generoso insieme, imperti¬nente e sfuggente, selvatico e pinocchiesco.
    Arriviamo così a Pinocchio, in fuga verso Pinocchio, scappando in avanti, ma guardando all’indietro … scappa, scappa se no ti impiccano … come Pinoc¬chio, che ha sempre quel modo di fuggire da animale minuscolo e furbo. Pinocchio corre come un capriolo, come un ranocchio, come un cane levriero, come un leprotto, come una palla di cannone …
    Gli attori imitano i burattini e come Pinocchi in carne ed ossa retrocedono alla legnosità, agli scatti, al rumore prodotto dal loro toccare altra ma¬teria. Mastro Ciliegia, Mangiafuoco, Lucignolo, l’Omino di Burro e Geppetto stesso sono fatti di legno e stoppa, lo sguardo è fisso e hanno, a ben guar¬dare, piccoli rimasugli di corde legate ai polsi e inchiodate alle ginocchia e sotto la parrucca pensieri di legno profumati come il cirmolo.
    Un salto all’indietro, un desiderio di retrocedere al mondo delle cose “ani¬mate” da altri che stanno dietro, nel buio, ombre, doppi dei loro sentimenti affinché Pinocchio sembri più umano, più recalcitrante, più disobbediente, più vittima.

    Egli non ha madre e non è orfano, la sua origine misteriosa è intatta.
    … C’è una parentela tra i ragazzi e i burattini, gli uni e gli altri sono singolarmente adatti ad essere fatti a pezzi. Nel crescere spesso ci si trova soli, senza babbi né mamme, davanti e dentro situazioni dove a guidarci è solo l’impulso immediato e naturale verso il conoscere, il vedere, l’andare, anche a pochi metri dal portone di casa e già sembrava lontana e irraggiungibile ~ Pinocchio non mente, non giustifica, ricorda la propria vita come una serie catastrofica di eventi, apparizioni, allu¬cinazioni, continue insidie di morte, burle, orrori, furti, agguati, frodi, miracoli, incontri meravigliosi: insomma una vita assolutamente normale.

    Pinocchio evocatore di una serie di nemici. Nella prospettiva dell’itinerario codesti nemici avranno altro senso, ma quando egli li incontra sono tutti dei divieti in forma umana o animale. Sono tutti demoni ed angeli – sono incubi e sogni consolatori e profetici. Quanto più sono “alti” e dunque sproporzionati e potenti, tanto più sono “ambigui “. *

    La storia incastonata nella natura
    Il bosco di solito è luogo dove i bambini si perdono – qui no – forse è un modo perchè Pinocchio si trovi – luogo dove gli alberi crescono fitti, è il luogo dell’insieme dei possibili processi.
    Una strada rotonda di alberi, di legni da “catasta” si fa percorrere rin¬correndo se stessa. Il linguaggio del “C’era una volta” dentro il quale si colloca il linguaggio, estraneo al primo, del “Gran Teatro”. Al centro di questo “C’era una volta” la rossa bocca del teatro, la casa-teatrino luogo del racconto. Intorno alberi tagliati, ancora vivi, narranti, che scappano, possi¬bili Pinocchi che cercano un destino e si rincorrono in attesa di capitare, “fatalmente mossi”, in storie che prevedono la trasformazione da un regno al¬l’altro, dal vegetale all’umano passando per quello animale. Alberi che aspettano mani che sappiano di ambigua creazione materna e magica come quelle di Geppetto. La casa di Geppetto non è una vera casa, piuttosto assomiglia ad un modesto povero teatro.

    “E’ la prima apparizione nella storia del burattino dell’invenzione del teatro. Un luogo che è impossibile rendere reale, un’insanabile contagio di fughe, ten¬tazioni, scoperte, frustrazioni, rivelazioni. La prima veramente Pinocchio l’aveva trovata nella parete dipinta della casa di Geppetto e ora viene il so¬spetto che quel rudere fosse il resto di un teatro che si era dissipato in secoli di pifferi e di illusioni. Un baraccone di legno, di tela dipinto di mille colori che per Pinocchio sono irresistibili”. *

    Rivivisci!
    Pinocchio è costruito di legno e burattinesco perchè paradossalmente questa è la condizione per cui egli non cresca.
    Pinocchio come burattino/attore che interpreta Pinocchio non muore, forse in un altro pezzo teatrale, vestito differentemente, reciterà altri personaggi.

    “Nessuno poteva uccidere Pinocchio se non Pinocchio. Il burattino di legno ha scelto la morte perchè potesse cominciare a vivere Pinocchio di carne, ma non si è trasformato, morto è rimasto come salma appoggiato alla sedia: l’oleografia è la via di transito dai simboli della vita”. *

    La casa-teatrino è un centro intorno al quale scappare, un piccolo antro dove si nasce per finta e per finta si muore; su un palchetto da teatro Pinocchio simula la sua morte da vero attore qual’è, più che da vero bambino. Chissà che ruolo reciterà domani, finito “Pinocchio”, col naso più corto potrebbe essere o non essere …
    Pinocchio prende congedo dai suoi animatori suggerendogli come muoverlo nella scena finale, quella della sua morte: mettetemi lì su quella sedia, non seduto, appoggiato, le gambe incrociate, le braccia penzoloni …”Babbo, ora allontanatevi un po’, e guardatemi, in silenzio”. Pinocchio sceglie la strada inedita, sconsigliata, pericolosa. Egli deve costantemente disubbidire ai suoi padri, deve avere paura e trovarsi di fronte alla morte.

    “Ogni autentica effige ha un’ombra che costituisce il suo ‘doppio’ ; il vero teatro ha le sue ombre; e, tra tutti i linguaggi e tutte le arti, è il solo le cui ombre abbiano travolto i loro limiti. Si può anzi dire che esse sin dall’origine non abbiano tollerato limiti. Ma il vero teatro, in quanto si muove e in quanto si avvale di strumenti vivi, continua ad agitare ombre in cui la vita non ha cessato di sussultare. Per il teatro come per la cultura, ciò che conta è dare un nome alle ombre e guidarle”.

    Letizia Quintavalla

    * Giorgio Manganelli “ Pinocchio, un libro parallelo”

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