Percorsi: Stagione '07 '08, Teatro Scuola '07 '08
Tags: Features, Infanzia, Interscenario
Taniko
Teatro Comunale A. Testoni
Giovedì 28 febbraio, venerdì 29 febbario 2008, ore 10,00
LIBERASCENAENSEMBLE
TANIKO
LA FAVOLA DELLA GRANDE LEGGE
Regia, scenografia e percussioni
Antonio Calone
Con: Alessandra Asuni, Luca de Tommaso, Giovanna Giuliani, Nicola Lieta,
Margherita Vicario
Costumi Marianna Carbone
Maschere Willy Mancel
Drammaturgia Antonio Calone e Nicola Lieta
La favola
Siamo in Estremo Oriente, in un tempo assai lontano. Myo-o il dio del fuoco, Gigaku il dio della danza ed il vecchio Gioja, dio della saggezza, sono scesi sulla terra. Essi sono preoccupati perché, sebbene quaggiù le cose vanno malissimo, gli uomini non fanno niente per migliorarle. In particolare, essi si ostinano ad usare, senza capirla, l’antica legge che gli dei avevano dettato all’origine del mondo e trasformano in pretesto per discriminazione e crudeltà quel motto dettato con l’intento di spingere ogni azione umana al raggiungimento del bene comune. Un piccolo orfano giapponese, Matsuwaka, spinto dal desiderio di diventare un monaco delle montagne come il suo Maestro, dovrà subire la crudeltà della grande Legge degli uomini. Ed è proprio portando i piccoli del pubblico dentro la storia di Matsuwaka che gli dei intendono incitare gli uomini al cambiamento: l’uomo nuovo non può che essere un bambino, e saranno i bambini a dettare la nuova legge.
Lo spettacolo
Questa favola, dalla riconoscibilissima impronta giapponese per il rigore dello stile e dei contenuti, ma anche per l’etica del sacrificio che apparentemente difende, è ricca di numerose altre tematiche che la rendono più interessante ed adatta ai ragazzi di oggi di quanto possa esserlo un semplice precetto morale. In realtà essa riesce a mettere in luce una serie di contraddizioni, tra il bene individuale e quello collettivo, tra la libertà di una scelta e la responsabilità che essa comporta, tra pulsioni sentimentali e decisioni razionali, ed in definitiva, tra rassegnazione e mutamento.
Il compito della messa in scena dev’essere rivelare e mostrare queste contraddizioni, perché i giovani spettatori, possano prendere coscienza e farsi un’opinione, magari compiere una scelta. L’effetto dev’essere rendersi conto che nel nostro mondo non esiste una dottrina imposta, una verità da seguire e da applicare, ma che c’è una realtà complessa, dove la contraddizione non è sempre segno di negatività, ma porta d’entrata per una riflessione costruttiva. E che solo se la si conosce bene questa realtà può essere cambiata, migliorata.
Per questo abbiamo deciso di raccontare la favola di Taniko attraverso un dispositivo di teatro interattivo, in cui in determinati momenti i personaggi chiameranno in causa gli spettatori portandoli giocosamente a prendere posizione rispetto alle contraddizioni della vicenda, se necessario anche entrando in azione, in scena. Si tratta di un esperimento mirato a collaudare le basi di un funzionamento sociale partecipativo ed attivo applicato a tematiche grandi ed universali, argomenti che riguardano, diversamente, sia i ragazzi che gli adulti. La formazione al sentire sociale e alla democrazia partecipativa è troppo assente oggi dall’universo educativo dei giovanissimi, le cui capacità di riflessione vengono troppo spesso sottovalutate. Ci proponiamo con questo lavoro, senza dubbio ambizioso, di lanciare un sasso nello stagno, senza moralismi ma con entusiasmo e leggerezza, con lo spirito di chi, insieme a dei bambini, vuole interrogarsi sulòl’infanzia dei meccanismi della convivenza.
I Riferimenti
Nel 1929 – 30 Bertolt Brecht e la sua collaboratrice Elisabeth Hauptmann presentarono al Festivale neue Musik di Berlino un’opera per bambini dal titolo Der Jasager, “Il consenziente” per le musiche di Kurt Weill. Si trattava di una rielaborazione di un dramma Noh giapponese del XV secolo: “Taniko, o il rito della valle” scritto da Konparu Zenchiku, l’erede del celebre Zeami. In seguito Brecht presentò lo spettacolo in varie scuole tedesche, e raccogliendo le reazioni dei giovani spettatori, aggiunse al testo una seconda parte, con epilogo opposto, chiamato “Il Dissenziente”, trasformando così la sua opera in un dittico dal forte sapore didattico e dialettico.
Mentre nel Consenziente, così come nell’originale giapponese, il ragazzino segue “la grande legge” e per non essere di peso all’importante spedizione accetta di buon grado l’abbandono e la morte, nel Dissenziente egli non è d’accordo con la tradizione, e propone agli amici di introdurre una nuova usanza, quella di riflettere ogni volta che una situazione nuova e diversa si presenta, piuttosto che applicare ciecamente una linea di condotta che non è più d’attualità e della quale non si comprendono le ragioni profonde.
A coloro che leggono solamente il senso politico e propagandistico del suo teatro, Brecht ricordava che l’interesse dei suoi drammi didattici consiste innanzitutto nelle loro intenzioni pedagogiche, nel senso che essi erano stati scritti per istruire coloro che vi prendevano parte nelle scuole e nelle fabbriche.
Ne “Il Consenziente e il Dissenziente” si mostra un meccanismo che consente ad un collettivo organizzato di migliorarsi e trarre insegnamento dall’esperienza comune, anche quando quest’ultima è negativa, come nel caso della morte del giovane protagonista. Trarre insegnamento dall’esperienza – dalla storia – per evitare di commettere ancora i medesimi errori., per trovare nuove strade da percorrere insieme, come una società di persone unite fra di loro. Vi si mostra anche la vanità dell’azione individuale quando essa è isolata, anche se eroica. E tutto al di là di conformismo di qualunque bordo.
Premio Scenario Infanzia 2006
Motivazione della giuria: “In un tempo lontano gli dei scesero sulla terra convinti che il mondo potesse essere salvato dai piccoli uomini. Il progetto rilegge in modo originale la lezione del teatro didattico brechtiano per derivarne un meccanismo scenico implacabile, costruito su una molteplicità di piani narrativi e sorretto dall’alta qualità dell’interpretazione.
Il pensiero dialettico è messo concretamente in azione attraverso il ruolo attivo assegnato ai giovani spettatori, che sperimentando il gioco del teatro si confrontano con i grandi temi della convivenza sociale e della democrazia partecipata. Il rigore formale si apre all’ironia e al divertimento, mentre allo spettatore è affidata la soluzione di un conflitto drammatico che supera i confini della scena per parlare delle lacerazioni del mondo reale.















Carissimi attori,
la vostra interpretazione è stata magnifica. Io e la mia classe abbiamo già cominciato a fare un lavoro simile al rito della valle, e i nostri personaggi che il 28/2 interpretavamo, sono rimasti a bocca aperta di vedere la loro storia sul palco. A me piace molto recitare, e avrei un pò di domande da farvi: che cosa si prova a recitare personaggi così insoliti? Avete lavorato molto per costruire questo spettacolo? Che ne avete pensato della partecipazione del pubblico? Avrei anche qualche suggerimento da darvi, se a voi non dispiace. Consiglierei di articolare un pò di più la voce, perchè alcune frasi non si sentivano molto. Poi, se avete finito di parlare e c’è sotto la voce dei bambini che ridono, non cominciate subito a parlare, ma aspettate che il rumore sia finito, e se non finisce, potete fare gesti tipo chiudere i pugni… Comunque siete stati molto bravi, lo spettacolo è stato divertente, originale, buffo e affascinante. Complimentoni!