Percorsi: Teatro Scuola '07 '08
Tags: Danza contemporanea, Features, Infanzia
Sono qui
Venerdì 14 marzo 2008, ore 10,00
Menzione speciale
Premio Scenario Infanzia 2006
SONO QUI
Di Maria Ellero
Con Maria Ellero e Cecilia Cavalcoli
Elaborazione immagini ed esecuzione tecnica: Andrea Nalin e Massimiliano Masserelli
Scenografie: Enrico Guerra e Gianni Volpe
La filastrocca “Ti canto un a canzone” è di Gianni Franceschini
Sono qui è un progetto di movimento per due corpi diversi alla ricerca di un incontro, di un abbraccio. In scena una donna e una bambina di dieci anni si guardano, si osservano, alla ricerca di un reale contatto che diventi occasione di ascolto e di crescita. La scena è vuota: un muro rosso delimita lo spazio insieme a un pannello bianco decentrato. Un calzino verde indossato prima da una poi dall’altra crea un delicato “filo verde” attorno a cui si svolge l’azione. Disegni dal tratto infantile, proiettate su superfici diverse, accompagnano la storia insieme ad alcuni brevi dialoghi e suggestioni verbali. Le due danz-attrici racconteranno la solitudine del bambino e dell’adulto, il bisogno di incontrarsi, le incomprensioni, la gioia di sentirsi in due, il gioco, la quotidianità, la rabbia, la difficoltà di condividere tempi, spazi e ritmi diversi. L’occasione che la diversità offre a entrambe offre all’adulto l’opportunità di ritrovare la dimensione del gioco, della leggerezza, dell’ironia, della fragilità, dello stupore, e alla bambina di essere aiutata, considerata, amata, stimata. Alla fine dello spettacolo la bambina risulta essere la vera protagonista, al centro della nella grande sfida di crescere e totalmente consapevole della forza dell’ “essere piccoli”. “Esserci” come occasione per amare ed essere amati.
Produzione Maria Ellero/Teatrimperfetti, Teatro Comunale di Copparo (FE)
Età consigliata: dagli 8 anni
Durata: 60 minuti
Tecnica utilizzata: Danza
Lo spettacolo ha ricevuto una menzione speciale nel Premio Scenario Infanzia 2006, il premio nazionale che ha segnalato nuove realtà teatrali nel settore del teatro per l’Infanzia. Queste le motivazioni della giuria: “ Per aver portato in scena un rapporto madre e figlia, libero da stereotipi, e attento a nuove esigenze sociali e affettive e per aver mostrato un frammento esemplare del processo di costruzione dell’identità femminile di due donne, differenti per età e asimmetriche per ruolo, fondato sulla curiosità, sulla reciprocità e sulla cura”:















Venerdì ho riprovato la strana sensazione di assistere a un matinée: da quando ero bambina non sono più entrata in un teatro prima delle cinque del pomeriggio. Oltre a questo, l’esperienza che ho vissuto è stata particolare per altri due motivi: il pubblico era costituito principalmente da bambini al di sotto dei dodici anni e il rapporto tra performer e spettatori si è prolungato (e amplificato) anche dopo lo spettacolo.
Per prima cosa ha avuto luogo la performance: una danza astratta eppure familiare, il dialogo corporeo tra il mondo degli adulti (rappresentato dalla danzatrice Maria Ellero) e quello dei bambini (di cui la giovanissima Cecilia Cavalcoli è stata portavoce). Le relazioni coreografiche tra le due danzatrici hanno testimoniato le difficoltà di sintonia tra questi due universi ma anche i loro delicati e dolci punti di contatto. Come già ho scritto inizialmente, questo spettacolo ha avuto come spettatori un folto gruppo di ragazzini provenienti da scuole elementari e medie che hanno assistito, incuriositi, a ciò che accadeva sul palcoscenico.
I bambini sono un pubblico strano, per nulla convenzionale: commentano fra di loro, a volte ridacchiano, a volte si alzano un poco dalla poltrona per vedere meglio alcune azioni e osservano attentamente, spesso più degli adulti.
A spettacolo concluso sono arrivate le domande del pubblico, dalle più timide (“da quanto tempo fate questo lavoro?”) alle più incuriosite e audaci (“perché facevate tutti quei movimenti strani?”).
Le risposte sono state dirette e precise, utili anche a capire l’essenza stessa della danza contemporanea.
Spero che i ragazzini che hanno assistito a questo spettacolo (e anche a ciò che è seguito) abbiano riposto dentro di loro quei movimenti, quei colori, quelle luci, quelle risposte e che un giorno, anche in un futuro lontano, le facciano riaffiorare.
Evidentemente gli adulti che si trovano per la prima volta davanti a un pubblico bambino si trovano di fronte a qualcosa di sconosciuto e soprendente. La discussione nata intorno a Taniko (vedi il blog relativo), dimostra che spesso ci troviamo di fronte a un pubblico rigoroso e preparato, capace di dare molto, che ha voglia di approfondire, di capire, di farsi toccare, soprattutto quando riconosce che il lavoro che ha visto è sincero, fatto pensando a lui. Il teatro per il pubblico…D’altra parte il teatro ragazzi è l’unico teatro che viene nominato proprio a partire dal suo pubblico di riferimento. Non è un caso. Forse, a teatro, uno sguardo bambino, a volte, può aiutare. Anche a porre/porsi le domande giuste. Non credi che sia un bel tema di discussione?