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	<title>Commenti a: Sono qui</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Di: Teatro A.Testoni</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/301/comment-page-1/#comment-230</link>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 18:03:21 +0000</pubDate>
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		<description>Evidentemente gli adulti che si trovano per la prima volta davanti a un pubblico bambino si trovano di fronte a qualcosa di sconosciuto e soprendente. La discussione nata intorno a Taniko (vedi il blog relativo), dimostra che spesso ci troviamo di fronte a un pubblico rigoroso e preparato, capace di dare molto, che ha voglia di approfondire, di capire, di farsi toccare, soprattutto quando riconosce che il lavoro che ha visto è sincero, fatto pensando a lui. Il teatro per il pubblico...D&#039;altra parte il teatro ragazzi è l&#039;unico teatro che viene nominato  proprio a partire  dal suo pubblico di riferimento. Non è un caso.  Forse, a teatro, uno sguardo bambino, a volte, può aiutare. Anche a porre/porsi le domande giuste. Non credi che sia un bel tema di discussione?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Evidentemente gli adulti che si trovano per la prima volta davanti a un pubblico bambino si trovano di fronte a qualcosa di sconosciuto e soprendente. La discussione nata intorno a Taniko (vedi il blog relativo), dimostra che spesso ci troviamo di fronte a un pubblico rigoroso e preparato, capace di dare molto, che ha voglia di approfondire, di capire, di farsi toccare, soprattutto quando riconosce che il lavoro che ha visto è sincero, fatto pensando a lui. Il teatro per il pubblico&#8230;D&#8217;altra parte il teatro ragazzi è l&#8217;unico teatro che viene nominato  proprio a partire  dal suo pubblico di riferimento. Non è un caso.  Forse, a teatro, uno sguardo bambino, a volte, può aiutare. Anche a porre/porsi le domande giuste. Non credi che sia un bel tema di discussione?</p>
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		<title>Di: Alice</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/301/comment-page-1/#comment-223</link>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 11:09:07 +0000</pubDate>
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		<description>Venerdì ho riprovato la strana sensazione di assistere a un matinée: da quando ero bambina non sono più entrata in un teatro prima delle cinque del pomeriggio. Oltre a questo, l’esperienza che ho vissuto è stata particolare per altri due motivi: il pubblico era costituito principalmente da bambini al di sotto dei dodici anni e il rapporto tra performer e spettatori si è prolungato (e amplificato) anche dopo lo spettacolo.
Per prima cosa ha avuto luogo la performance: una danza astratta eppure familiare, il dialogo corporeo tra il mondo degli adulti (rappresentato dalla danzatrice Maria Ellero) e quello dei bambini (di cui la giovanissima Cecilia Cavalcoli è stata portavoce). Le relazioni coreografiche tra le due danzatrici hanno testimoniato le difficoltà di sintonia tra questi due universi ma anche i loro delicati e dolci punti di contatto. Come già ho scritto inizialmente, questo spettacolo ha avuto come spettatori un folto gruppo di ragazzini provenienti da scuole elementari e medie che hanno assistito, incuriositi, a ciò che accadeva sul palcoscenico. 
I bambini sono un pubblico strano, per nulla convenzionale: commentano fra di loro, a volte ridacchiano, a volte si alzano un poco dalla poltrona per vedere meglio alcune azioni e osservano attentamente, spesso più degli adulti. 
A spettacolo concluso sono arrivate le domande del pubblico, dalle più timide (“da quanto tempo fate questo lavoro?”) alle più incuriosite e audaci (“perché facevate tutti quei movimenti strani?”).
Le risposte sono state dirette e precise, utili anche a capire l’essenza stessa della danza contemporanea.
Spero che i ragazzini che hanno assistito a questo spettacolo (e anche a ciò che è seguito) abbiano riposto dentro di loro quei movimenti, quei colori, quelle luci, quelle risposte e che un giorno, anche in un futuro lontano, le facciano riaffiorare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì ho riprovato la strana sensazione di assistere a un matinée: da quando ero bambina non sono più entrata in un teatro prima delle cinque del pomeriggio. Oltre a questo, l’esperienza che ho vissuto è stata particolare per altri due motivi: il pubblico era costituito principalmente da bambini al di sotto dei dodici anni e il rapporto tra performer e spettatori si è prolungato (e amplificato) anche dopo lo spettacolo.<br />
Per prima cosa ha avuto luogo la performance: una danza astratta eppure familiare, il dialogo corporeo tra il mondo degli adulti (rappresentato dalla danzatrice Maria Ellero) e quello dei bambini (di cui la giovanissima Cecilia Cavalcoli è stata portavoce). Le relazioni coreografiche tra le due danzatrici hanno testimoniato le difficoltà di sintonia tra questi due universi ma anche i loro delicati e dolci punti di contatto. Come già ho scritto inizialmente, questo spettacolo ha avuto come spettatori un folto gruppo di ragazzini provenienti da scuole elementari e medie che hanno assistito, incuriositi, a ciò che accadeva sul palcoscenico.<br />
I bambini sono un pubblico strano, per nulla convenzionale: commentano fra di loro, a volte ridacchiano, a volte si alzano un poco dalla poltrona per vedere meglio alcune azioni e osservano attentamente, spesso più degli adulti.<br />
A spettacolo concluso sono arrivate le domande del pubblico, dalle più timide (“da quanto tempo fate questo lavoro?”) alle più incuriosite e audaci (“perché facevate tutti quei movimenti strani?”).<br />
Le risposte sono state dirette e precise, utili anche a capire l’essenza stessa della danza contemporanea.<br />
Spero che i ragazzini che hanno assistito a questo spettacolo (e anche a ciò che è seguito) abbiano riposto dentro di loro quei movimenti, quei colori, quelle luci, quelle risposte e che un giorno, anche in un futuro lontano, le facciano riaffiorare.</p>
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