Adriana Borriello
10 MAGGIO, ORE 21,00
CHI E’ DEVOTO
Coreografia e regia Adriana Borriello
Musica originale Francesco De Melis
Con Adriana Borriello, Alessandro Mor, Gianluca Passeri, Piera Pavanello, AnnaDego/Daniela Ruggiero, Ilenia Romano, Marika Zannettino/Annika Pannitto.
Canto dal vivo Giovanni Coffarelli e Yasemine Sannino
La canzone O bella Ciao è interpretata da Giovanna Marini
Costumi Gianfranco Ferré a cura di Alessandra Stabile
Regia video Francesco DeMelis
Luci Franco Ferrari
Produzione Almatanz; La Biennale di Venezia; Ministero per i Beni e le Attività culturali
in collaborazione con Civitanova Danza e Amat;
con il contributo di Chime S.p.a.
“Dove stiamo dunque andando? Sempre verso casa” domanda e risponde senza ombra di dubbio Novalis. “Verso casa” è la rotta del viaggio intrapreso dai corpi. La via del ritorno è il teatro e il cammino è devozionale: per Chi è devoto tra i cieli e la terra c’è il rito, vale a dire la danza, il teatro.
In quanto trasfigurazione della matrice antica, il lavoro sui corpi corrisponde in Chi è devoto al lavoro sui suoni: un’operazione plastica nel senso proprio della plasmazione. Corpo e suono d’argilla: materia duttile.
La coreografia riecheggia certi gruppi scultorei di fine quattrocento, certi compianti in terracotta policroma, certe passioni e stazioni da Sacro Monte, ma anche certe statue paesane, certi Cristi minori, devozionali, da chiesa di campagna. Un’ iconografia colta e popolare, da mercato e aristocratica, contadina e bachiana. L’esito è il gesto-suono, la carne-musica, nel senso dell’animazione del gruppo scultoreo: la musica lo anima, lo danza. Il tuffo nell’abisso-cielo della tradizione. Nella sua aristocratica umiltà.
Sei danzatori-attori italiani, un contadino-venditore ambulante vesuviano, una madonna-cantora di madre turca e padre napoletano, insieme alla coreografa, Adriana Borriello, danzatrice-madonna essa stessa, di nascita avellinese : i nove attori di questa performance contemporanea vengono messi in azione da una partitura di Francesco De Melis, frutto della trasfigurazione musicale di una intensa ricerca sul campo, condotta tra i contadini campani e i pescatori siciliani.
Musica a voce spiegata, a corpo espanso. Danza a voce spiegata, a corpo piegato, pietoso, come quello del Cristo morto dei compianti antichi, mille volte baciato nelle sue piaghe nei venerdì santi di ogni meridione, ma anche a corpo spiegato, come quello isterico delle madonne pagane, reattive al lutto per incorporarselo ora e sempre, come è dipinto nei vasi di ogni tempo antico.
BIOGRAFIA
Sul nesso danza e musica, che è anche corpo e suono o corpo e voce, si concentra il lavoro di Adriana Borriello, danzatrice e coreografa dal segno incisivo cresciuta al Mudra di Béjart e cofondatrice di uno dei gruppi più originali degli anni ’80, Rosas, sotto la guida di Anne Teresa De Keersmaeker. Ed è proprio dalla ricerca attorno alla musicalità prodotta dal movimento, cui corrisponde la gestualità insita nel fare musica che la Borriello rintraccia la sua ispirazione, tratta dalla tradizione folklorica, indagata fin nelle sue radici squisitamente ritualistiche. Una ricerca che regala un contenuto fortemente espressivo al suo lavoro coreografico che, in questo percorso, si affianca a quello del compositore ed etnomusicologo Francesco De Melis. Insieme danno vita ad una trilogia di spettacoli - Tammorra, Kyrie, Animarrovescio – in cui la musica di De Melis, una sapiente miscela di antichi suoni di tradizione popolare e di scrittura colta, diventa tessuto drammaturgico per una danza dalla forte componente evocativa e teatrale.
























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