Scena Contemporanea '08

Adriana Borriello

Adriana Borriello

10 maggio, ore 21,00

CHI E’ DEVOTO

Coreografia e regia Adriana Borriello
Musica originale Francesco De Melis
Con Adriana Borriello, Alessandro Mor, Gianluca Passeri, Piera Pavanello, AnnaDego/Daniela Ruggiero, Ilenia Romano, Marika Zannettino/Annika Pannitto.
Canto dal vivo Giovanni Coffarelli e Yasemine Sannino
La canzone O bella Ciao è interpretata da Giovanna Marini
Costumi Gianfranco Ferré a cura di Alessandra Stabile
Regia video Francesco DeMelis
Luci Franco Ferrari
Produzione Almatanz; La Biennale di Venezia; Ministero per i Beni e le Attività culturali in collaborazione con Civitanova Danza e Amat; con il contributo di Chime S.p.a.

“Dove stiamo dunque andando? Sempre verso casa” domanda e risponde senza ombra di dubbio Novalis. “Verso casa” è la rotta del viaggio intrapreso dai corpi. La via del ritorno è il teatro e il cammino è devozionale: per Chi è devoto tra i cieli e la terra c’è il rito, vale a dire la danza, il teatro.

In quanto trasfigurazione della matrice antica, il lavoro sui corpi corrisponde in Chi è devoto al lavoro sui suoni: un’operazione plastica nel senso proprio della plasmazione. Corpo e suono d’argilla: materia duttile.

La coreografia riecheggia certi gruppi scultorei di fine quattrocento, certi compianti in terracotta policroma, certe passioni e stazioni da Sacro Monte, ma anche certe statue paesane, certi Cristi minori, devozionali, da chiesa di campagna. Un’ iconografia colta e popolare, da mercato e aristocratica, contadina e bachiana. L’esito è il gesto-suono, la carne-musica, nel senso dell’animazione del gruppo scultoreo: la musica lo anima, lo danza. Il tuffo nell’abisso-cielo della tradizione. Nella sua aristocratica umiltà.

Sei danzatori-attori italiani, un contadino-venditore ambulante vesuviano, una madonna-cantora di madre turca e padre napoletano, insieme alla coreografa, Adriana Borriello, danzatrice-madonna essa stessa, di nascita avellinese : i nove attori di questa performance contemporanea vengono messi in azione da una partitura di Francesco De Melis, frutto della trasfigurazione musicale di una intensa ricerca sul campo, condotta tra i contadini campani e i pescatori siciliani.

Musica a voce spiegata, a corpo espanso. Danza a voce spiegata, a corpo piegato, pietoso, come quello del Cristo morto dei compianti antichi, mille volte baciato nelle sue piaghe nei venerdì santi di ogni meridione, ma anche a corpo spiegato, come quello isterico delle madonne pagane, reattive al lutto per incorporarselo ora e sempre, come è dipinto nei vasi di ogni tempo antico.

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