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Al Teatro Asioli di Correggio La Menzogna di Pippo del Bono

Segnaliamo che venerdì 5,  sabato 6,  domenica 7 dicembre 2008 alle ore 21 sarà presentata a Correggio, al Teatro Asioli, l’ultima creazione della Compagnia Pippo Delbono : LA MENZOGNA – Studio , ideazione e regia di Pippo Delbono con:  (in ordine alfabetico) Iolanda Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Giovanni Briano, Piero Corso, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Claudio Gasparotto, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo scene  Claude Santerre  costumi  Antonella Cannarozzi  coordinamento e luci Robert John Resteghini

Una produzione  Fondazione del Teatro Stabile di Torino / Emilia Romagna Teatro Fondazione (Progetto Prospero) / Teatro di Roma / Théâtre du Rond-Point Parigi / Maison de la Culture d’Amiens / MALTA Festival Poznań

Nell’anniversario della tragedia in cui persero la vita sette operai della Thyssen-Krupp  di Torino, arriva a Correggio lo spettacolo di uno dei maggiori protagonisti del nuovo teatro europeo, che da quel disastro prende spunto per cominciare un viaggio tra poesia, politica e spiritualità.

Dalle recensioni:

Via via vediamo rincorrersi nei diversi spazi delle azioni che possono evocare piccoli momenti quotidiani, violenze o tenerezze, brevi gioie o sofferenze, il tutto avvolto in un poderoso scatenarsi della musicalità che parte da brani sinfonici o operistici soprattutto tedeschi, per arrivare a canzoni anche francesi.
Uno spettacolo liberatorio… il senso di questo allestimento, che sembra dare inizio a un nuovo ciclo, sta proprio nella necessità di responsabilizzarsi su quanto ci avviene intorno e ci coinvolge.
(Franco Quadri, La Repubblica, 23/10/08)

Nascono sempre come una sfida gli spettacoli di Pippo Delbono. Possono irritare o avvincere totalmente. Di sicuro davanti ad essi non si può rimanere indifferenti. Nascono da domande e interrogativi che ci impegnano, nascono da inquietudini e dalle ombre nascoste in noi, ma con la volontà sempre di riaffermare la vita… Accumulando immagini ad alto tasso evocativo e grondanti ironia – è questa la sua caratteristica -, Delbono costruisce una drammaturgia della sofferenza o del dolore che tocca la pietà. Non sfugge La menzogna, uno spettacolo che tocca un tema più che mai attuale: quello delle “morti bianche. Lo spunto è in quella tragedia pubblica, quel vero eccidio che si consumò lo scorso 5 dicembre nella sede torinese della fabbrica tedesca Thyssen Krupp. Delbono allarga il senso. Le morti bianche di Torino sono solo il simbolo di tutte le vittime della trascuratezza di chi ha il potere, ma anche della nostra indifferenza. E la menzogna del titolo allude allo strazio ufficiale e al tormento retorico che ne seguì. Trascura il racconto, Delbono, e lancia un grido d’allarme e d’angoscia. la sua rappresentazione diventa così una sorta di lamento che si congiunge all’epos della grande tragedia classica. Un teatro, quello di Delbono, sommamente visionario, dove gli attori – e la disciplina dell’ensemble è ancora una volta impeccabile – diventano fantasmi. Fantasmi, che talora con il volto coperto da maschere zoomorfe, in un’atmosfera da incubo kafkiano, vengono qui usati per celebrare una sorta di danza macabra dove coinvolti sono i potenti e le vittime.
(Domenico Rigotti, Avvenire, 23/10/08)

Nessuno tema di dover “capire”, di doversi districare fra reminescenze scolastiche, magnifici dipinti e faticose decodificazioni. La menzogna arriva, addosso a chi le sta davanti, come un libro semplice o come una doccia di brividi. Indifferentemente. La si può leggere, la si può assumere. Oppure ci si pensa su una volta arrivati a casa, magari mangiando, bevendo, facendo l’amore o decidendo di trascurare, per una volta, i telegiornali della notte. Ci sono molti modi di urlare. Pippo Delbono lo fa con eleganza, in maniera addirittura sofisticata: poche parole, suoni e musica che trasformano il cervello degli spettatori in un puntaspilli, emissioni vocali e gestuali strappate all’anima di chi, sulla scena, lavora e insieme vive… Pippo rende quell’urlo qualcosa di letale, al quale non si sfugge. Qualcosa che uccide senza possibilità di scampo. Una pallottola dum dum. Le vittime? Tutte nel titolo. Sono gli infingimenti che reggono il mondo in cui ci tocca vivere, quelli esterni (dalle condizioni di lavoro in cui maturano le “morti bianche” all’impossibilità di comunicare se non latrando) e quelli interiori, cui è sempre più ingrato e difficile togliere il velo. Delbono, artista del comportamento più che semplice teatrante, parte dal rogo torinese dello scorso anno alla Thyssen-Krupp e dagli operai morti nel fuoco, per allargarsi alle menzogne planetarie, ai finti sorrisi del potere, alle inquinate speranze di futuro in cui si dibattono i dominati. Scava dentro il buio della natura umana (di prima, di ora e di poi) a caccia di un senso, uno qualsiasi, per il quale valga la pena continuare a rischiare. E in palcoscenico mette trappole di ferro, un podio oratorio da dove potrebbero aver parlato tutti gli eretici della Storia, scale, scivoli, percorsi di legno e di metallo attraversati da mille ostacoli, corpi allacciati nel ballo, un budda coperto di perle e file di armadietti laccati (per le tute degli operai della Thyssen, ma anche per gli umani abbaianti che si nascondono sotto cuoio, borchie e occhiali scuri). E’ il regno infernale, questo groviglio di materiali e di linee, della numerosa compagnia. fatta di attori e di freaks, di sacerdoti e puttane, di santi, navigatori e semplici italiani. Tutti chiamati a incarnare il Dolore. Lui, Delbono, interpreta se stesso, l’innamorato della vita, uno che assapora ogni minuto con voracità dolceamara, sempre a un passo dalla paura. La gente “vede”, ascolta, subisce, patisce, si sforza di capire, realizza, s’infuria. O piange, gaudiosamente. Al pari dei quadri di Francis Bacon, ai quali l’autore-regista si ispira; al pari di Kafka, onnipresente di Nietzsche forse inconsapevole, di Shakespeare (qui Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta, rispettivamente citati da una testa d’asino dondolante sul corpo ignudo del budda e da una ragazza in nero che strilla l’inutilità d’essere Montecchi, Capuleti o altro), lo spettacolo straccia le convenzioni, l’armonia e la buona educazione di cui vestiamo, con arte, l’orrida ipocrisia. Nessuno può chiedergli d’essere lecito. Nessuno può aspettarsi qualcosa di diverso da un’esplosione di immagini e stati d’animo, conditi ora da Wagner, ora dalle struggenti note di un tango.
(Rita Sala, Il Messaggero, 23/10/08)

TEATRO ASIOLI

Correggio

0522 637813

info@teatroasioli.it

www.teatroasioli.it

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