Prosa '09 10, Stagione '09 '10

AMLETO A PRANZO E A CENA

AMLETO A PRANZO E A CENA

18 febbraio ore 21,00
19 febbraio ore 11,00

da Amleto di William Shakespeare
ideazione e regia Oscar De Summa

con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni

Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa

Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo consenso di critica e di pubblico il cui successo non mancherà di ripetersi.
Oscar De Summa, attore di solida formazione teatrale, dopo aver affrontato numerosi testi shakespeariani come attore è qui ideatore, regista nonché interprete  di questa  insolita versione della tragedia shakesperiana.  Progetto nato in origine per ‘Teatro Errante’ progetto promosso da Emilia Romagna Teatro volto a rilanciare la sfida di un teatro che fosse sia popolare e di qualità l’Amleto qui proposto da classico tra i classici viene riletto e messo in scena da De Summa in una versione di rara originalità.
Dato per acquisito nella memoria collettiva lo stereotipo di un uomo in calzamaglia nera con un teschio in mano, e la celeberrima  frase ‘Essere o non essere’  De Summa propone un lavoro che riesce a parlare sia  a chi solitamente non è abituato al frequentare il teatro ed il suo linguaggio  ma anche ad un pubblico solitamente avvezzo a frequentare le platee teatrali. La scena è essenziale, un piazzato di luci ed una tastiera a bordo palco, suonata a turno dagli stessi attori. Proprio come accadeva nelle compagnie di commedia dell’arte, gli attori decidono sul luogo cosa mettere in scena. Sul palco insieme a De Summa, tre attori, ‘una piccola e sgangherata compagnia di attori’ come ironicamente la definisce lo stesso regista. Una bella sfida: uno spettacolo che ci fa scoprire quanto di Amleto abiti a tutt’oggi  nel nostro quotidiano. Il sipario si alza e la compagnia, tra invidie e gelosie tenta di mettere in scena Amleto. Tra liti e complicità gli attori si scambiano consigli non propriamente disinteressati e lasciano venire a galla velenosi grovigli familiari.

La storia c’è tutta (o quasi), e i dialoghi, ritmicamente serrati secondo la grande tradizione comica nostrana, ci guidano a conoscere le molte facce di un personaggio inesauribile attraverso un linguaggio tutto contemporaneo. Nella vicenda, apparentemente lontana, del principe danese emergono così questioni semplici, che riguardano il comune animo umano, e che mettono in luce quanto nulla sia cambiato dentro di noi, quanto quel dentro di noi sia possibile nominarlo anche grazie a Shakespeare, quanto Amleto abiti il nostro quotidiano, costantemente presente a pranzo e a cena. Oscar De Summa

Biglietto unico  matinée: 5,00 €

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One Response to “AMLETO A PRANZO E A CENA”

  1. I volti degli attori hanno trasfigurato la tragedia di Shakespeare in una riscrittura contemporanea. Essi hanno frammentato lo spartito dei personaggi inserendovi dei personali fraseggi con cui recitare se stessi. Come un antico attore elisabettiano De Summa ha interpretato il re Claudio, Bernardo, ma anche Ofelia e ha trasposto la scena shakespeariana in un congegno scenico composto da una pedana di legno rialzata, con due panche nel fondo, a destra un attacapanni dove stavano appesi dei mantelli neri e una camicia bianca(d’Amleto ?) in una busta trasparente , e sulla sinistra un sound system per dee-jay. Il mixage di sonorità prodotto dagli interpreti, che hanno trasmesso la corporeità di un ensemble dall’inizio alla fine, si è immesso nella texture del dramma con semplicità teatrale: efficace il monologare logorroico di Polonio che gioca a parlarsi addosso con le sue parole tradotte da Shakespeare, divertente la gag tra un Bernardo titubante nella parte assegnatagli e Amleto che lo accenta mandandolo a “dirigere il traffico”. Queste uscite dalla parte hanno funzionato anche come appigli a chiamate in causa del pubblico (o del fonico), a cui amiccare con smorfie da avanspettacolo, o come roulette da gioco con le quali ruotare il succedersi nel tempo del racconto. Come nella “Baracca dei saltimbanchi” di Blok, le maschere della Commedia dell’Arte assunte come sinonimo della comicità, hanno rivelato anche il loro aspetto assurdo, stratagemma meccanico con cui Rosencratz e Guildestern si interrogano sulla tristezza beckettiana dell’attesa, come sul luogo da dove sono entrati. Ma subito dopo l’arte affabulatoria degli attori provoca una grossa risata del pubblico, quando il dubbio di Amleto diviene una sorta di happening su cui improvvisare sul momento una battuta sulla città di Casalecchio di Reno e sul suo tempo atmosferico, oppure provare a cantare il famoso “essere o non essere” come una serenata rap. Come da controscena alla fantasia compositiva degli artisti, alla doppia azione con cui passano dal registro serio a quello comico attraverso lo stile grottesco del contemporaneo, si dispiega l’acceso arazzo arancione, telo dietro cui recitare il silenzio delle ombre shakespeariane e attraverso cui far scivolare il cadavere no-global di Polonio che afferma “l’uomo è mortale, l’arazzo per sempre”. I personaggi della tragedia di Amleto si sono rivelati il nodo drammatico con cui ritessere i caratteri dei giovani del nostro tempo, come il post-moderno Laerte, che invece di tornare a vendicare il padre e la sorella in armatura da guerra, compare come un comune turista di ritorno da una gita a Parigi, ignaro che qualcuno può aver lasciato il Padre nel gazebo vicino al castello, perché “Amleto è di qua, di là, a pranzo e a cena…”.

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