Progetti

Babele di noi

Babele di noi

un percorso tra teatro e cinema
nei Diritti dell’Uomo

mercoledì 3 giugno 2009
ore  21:00

Un progetto realizzato in colaborazione con

Comune di Crespellano
Scuola Media Unificata Malaguti di Crespellano

Un intreccio di saperi. Uno scambio di competenze in itinere in un dialogo costante tra i cosiddetti esperti, gli insegnanti e i ragazzi. Ecco che cosa è stato o ha cercato di essere l’esperienza laboratoriale 2008-2009 realizzata dal Teatro Testoni di Casalecchio con il contributo del  Comune di Crespellano  nella Scuola Media Malaguti.

Il lavoro degli esperti di scrittura, di teatro e di cinema si è innestato in modo non invasivo sul tema che gli insegnanti affrontavano dall’inizio dell’anno con tutte le classi della scuola:  i diritti umani e  la costituzione  come specchio della vita e della crescita di ogni comunità.
Per non interrompere il lavoro iniziato nelle classi, è stato proposto agli insegnanti di frequentare un laboratorio di scrittura e di drammaturgia che desse loro gli strumenti per preparare le classi ai  laboratori di teatro e di cinema. È così che, a partire  da alcune  parole chiave i professori hanno elaborato  con  i propri  allievi e quindi con la supervisione degli esperti,   le cinque drammaturgie e le tre sceneggiature che ne sono nate.

“Babele di noi” è  ciò che è stato e ciò che ne è nato: un crogiuolo di punti di vista e di pensieri, di letture, di interpretazioni, di materiali, dai quali si sono delineate delle strade, dei “testi con le ruote” e quindi dei lavori di teatro e di cinema dove il tema e le parole chiave sono diventate guida, sottotesto, anima, ma mai o quasi mai didascalia.

“Il Paese della lingua senza parole”, “Il paese delle frange”, “ Le strade del bosco sono finite”, “Caoslandia” e “Giacomo di cristallo” sono i titoli dei cinque pezzi teatrali che le prime e le seconde hanno costruito con le  attrici Eleonora Ribis e Rascia Darwish (Barbe à Papa Teatro), nati appunto dalla collaborazione delle insegnanti con la scrittrice e drammaturga Federica Iacobelli.

“Il mistero del pattinatore”, “Caccia al berretto” e “L’ombra” sono invece i tre episodi  della serie che le tre terze hanno girato con  il videomaker Pietro Annicchiarico, anche questi scritti  con la collaborazione delle insegnanti  con Federica Iacobelli: la storia di un pattinatore misterioso e del tentativo di conoscerlo da parte di un gruppo di adolescenti che si sono persi, la storia di un berretto perduto, la storia di una scoperta imprevista. Ciò che accomuna i tre episodi è  che si svolgono tutti nello stesso luogo – o meglio non luogo – mai nominato e sempre vero protagonista delle storie.

Insieme, queste storie, queste figure e queste azioni hanno disegnato una sorta di Costituzione immaginaria, un insieme di regole e non regole, di pensieri e di punti di vista su piccole comunità cercate e inventate, su mondi che il teatro e il cinema hanno creato a partire da libri, da dialoghi, da improvvisazioni, dall’incontro creativo tra chi nella scuola ci vive ogni giorno, all’interno, e chi nella scuola invece arriva da fuori a portarvi l’esterno, l’altro, strumenti, arti e fili da intrecciare per conoscersi, crescere, e per vivere insieme.

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2 Responses to “Babele di noi”

  1. “sul laboratorio di cinema”
    di pietro annicchiarico

    Il laboratorio cinematografico da me condotto ha avuto il compito di creare immagini, suoni e atmosfere, trasformando la scrittura di Federica Iacobelli in un film di serie. Per farlo è stato necessario unire tutte le risorse e competenze presenti nel progetto “Babele di noi” coordinato da Cira Santoro, con la preziosa e appassionata collaborazione del corpo docente che qui voglio ringraziare: Vittoria Capizzi, Francesco Paolini, Leda Vergari. Far girare un corto ai ragazzi e alle ragazze della scuola media Malaguti di Crespellano ha contribuito, spero, a farli diventare spettatori consapevoli e a far rispettare loro il paziente e difficile lavoro che si svolge sul set. La collaborazione alla stesura della sceneggiatura e la conoscenza della stessa da parte degli alunni, ha facilitato la messa in scena dei tre episodi. I ragazzi hanno potuto osservare e sperimentare i vari trucchi e travestimenti, la preparazione del set con le luci e gli oggetti di scena, la scelta dell’inquadratura più adatta e l’uso del campo\controcampo. Sono rimasto favorevolmente impressionato dalla capacità di adattamento e di concentrazione dei ragazzi, che ripetevano la scena anche sei o sette volte, quando incontravamo problemi di audio o di fotografia. E’ stato possibile ottenere un risultato suggestivo, ad esempio i personaggi che parlano con le proprie ombre, che rispondono con le loro stesse voci, grazie all’artificio cinematografico e alle tecniche di editing digitale che ci permettono oggi di operare rapidamente e con bassi costi di produzione e di postproduzione.

  2. L’anno scolastico si è concluso da ormai due settimane. A scuola si stanno svolgendo gli orali degli esami di terza. Noi docenti siamo impegnati tra esami, relazioni e progetti. Questo è quello che ci chiede la burocrazia della scuola e questo è, a volte, quello che rischia di diventare il nostro lavoro, se non riusciamo a fermarci a pensare a quello che sta dietro alle nostre carte. Dietro a queste carte ci sono i ragazzi che il 3 giugno sono saliti sul palcoscenico del teatro Testoni, quelli hanno avuto paura di salire su quel palcoscenico e si sono dati malati, quelli che hanno ascoltato, quelli che hanno applaudito e quelli che hanno fischiato i compagni; ci sono i ragazzi che vediamo nei video e quelli che hanno faticato ad essere spettatori dei compagni più giovani e hanno confuso il teatro con uno stadio.
    In questo momento di fine anno scolastico mi risulta difficile ripensare con lucidità a tutto il lavoro che c’è stato dietro al progetto “Babele di noi”: al nostro lavoro di insegnanti, a quello dei ragazzi, a quello delle esperte. Vedo molti limiti, ricordo molte difficoltà, ho nel cuore i miei ragazzi sul palco che riescono a inventare una lingua senza parole e non dimentico le parole di un mio allievo che, a proposito del laboratorio teatrale scrive che “questa cosa serve ad ascoltare le persone”. Buona estate alla scuola e al teatro.

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