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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; Teatro scuola &#8216;09 10</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>VISIONI ALL&#8217;INFANZIA</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 13:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 6 maggio 2010 alle  ore 15,30 in  Piazza delle Culture presso la Casa della Conoscenza, via Porrettana 360
a Casalecchio di Reno, sarà presentato Visioni all’Infanzia, progetto editoriale curato da Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Casalecchio delle Culture. A seguire incontro con Mafra Gagliardi e Roberto Gris.
Visioni all’Infanzia ha raccolto in un unico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>6 maggio 2010</strong> alle  <strong>ore 15,30</strong> in  <strong>Piazza delle Culture</strong> presso la Casa della Conoscenza, via Porrettana 360</p>
<p><span id="more-1739"></span>a Casalecchio di Reno, sarà presentato <strong>Visioni all’Infanzia</strong>, progetto editoriale curato da Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Casalecchio delle Culture. A seguire incontro con <strong>Mafra Gagliardi</strong> e <strong>Roberto Gris</strong>.</p>
<p>Visioni all’Infanzia ha raccolto in un unico fascicolo disegni e  testi prodotti dai bambini dopo la fruizione degli spettacoli nei teatri A. Testoni di Casalecchio di Reno, Dadà di Castelfranco, Storchi e Passioni di Modena,  gestiti da Emilia Romagna Teatro Fondazione.  L’intento del progetto è stato quello di costruire un tracciato che testimoniasse l’ incontro tra bambini e teatro raccogliendone gli stimoli, i commenti e le percezioni. Il copioso materiale arrivato dalle scuole  dimostra infatti quanto i bambini vengano stimolati dallo spettacolo teatrale e quale capacità hanno di rileggere e riscrivere lo spettacolo a partire dalla loro fruizione. Mafra Gagliardi, che studia da molti anni le dinamiche della ricezione infantile a teatro, è stata chiamata per parlare di questi temi specifici.  Autrice del libro  <em>Nella bocca dell’immaginazione</em> (ed. Titivillus, 2007) la Gagliardi ha esplorato i meccanismi cognitivi ed emozionali che si attivano durante lo spettacolo, dimostrando che il bambino possiede una fruizione estetica dell’evento teatrale che può essere sviluppato ed ulteriormente educato. I disegni e i testi che vengono fatti a scuola dopo il teatro ne sono una testimonianza attiva, perché spesso raccontano non ciò che è stato visto ma ciò che è stato immaginato.<br />
A coadiuvare l’incontro Roberto Gris, ricercatore proveniente dalla Facoltà di Scienze Cognitive dell’Università di Trento, che ha accompagnato in questi anni la riflessione di Ert sul Teatro Ragazzi.<br />
L’incontro, destinato a insegnanti, operatori e genitori vuole essere un momento di approfondimento e confronto sul teatro per l’infanzia a conclusione di una Stagione che ha visto aumentare il pubblico sia nella parte dedicata alle famiglie sia nella parte dedicata alle scuole, ma ha anche l’obiettivo di fornire qualche strumento allo spettatore adulto per accompagnare i bambini a teatro scortandoli nel passaggio dal reale al fantastico con lo stesso abbandono al mondo della finzione.</p>
<p>Per informazioni 051/6133294<br />
info@teatrocasalecchio.it</p>
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		<title>KISH KUSH &#8211; TRACCE DI UN INCONTRO</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 15:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[martedì 20 aprile ore 9,30 e 10,45 
mercoledì 21 aprile ore 9,30 e 10,45 
Con Daniel Gol e Alessandro Nosotti

Regia
Laura Marchegiani
Scritto e ideato da Teatrodistinto 
Quante lingue esistono al mondo; che suoni hanno?
Colui che parla in modo diverso, è diverso da me?
Com&#8217;è fatto lo straniero? Quali sono i suoi gusti?
Cosa posso creare insieme a lui?
Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>martedì 20 aprile ore 9,30 e 10,45 </strong></p>
<p><strong>mercoledì 21 aprile ore 9,30 e 10,45 </strong></p>
<p>Con Daniel Gol e Alessandro Nosotti</p>
<p><span id="more-1724"></span></p>
<p>Regia<br />
Laura Marchegiani<br />
<strong>Scritto e ideato da Teatrodistinto </strong></p>
<p>Quante lingue esistono al mondo; che suoni hanno?<br />
Colui che parla in modo diverso, è diverso da me?<br />
Com&#8217;è fatto lo straniero? Quali sono i suoi gusti?<br />
Cosa posso creare insieme a lui?<br />
Le infinite domande silenziose che possono sorgere in un bambino, che si confronta con un compagno di<br />
provenienza straniera, non sempre trovano risposte.<br />
Le dinamiche che prendono forma nell&#8217;incontro con accenti, colori e modalità differenti dalle nostre, necessitano di<br />
uno spazio di riflessione, confronto e dialogo.<br />
Il progetto KISH-KUSH tracce di un incontro vuole essere una piccola finestra sul tema della diversità culturale e<br />
linguistica, attraverso il gioco del Teatro.<br />
Il progetto KISH KUSH, finalista a Premio Scenario Infanzia 2008, nasce come spazio dinamico tra due personaggi<br />
di provenienze diverse, con l&#8217;obiettivo di condurre i giovani spettatori verso una riflessione e una discussione sul<br />
tema della diversità.<br />
Kish Kush diventa per noi luogo dell&#8217;immaginario, spazio neutro, che ospita due personaggi divisi, che non parlano<br />
la stessa lingua.<br />
Lo spazio di gioco, inizialmente suddiviso in due parti, propone agli spettatori due punti di vista differenti dell&#8217;azione.<br />
Attraverso suoni, ombre, e oggetti usati in modo simbolico, le due figure arrivano a confrontarsi, abbattendo il<br />
delicato muro di carta che li divide. Ha così inizio lo scambio, che porta alla creazione di immagini e sapori nuovi.<br />
Storia di silenzi, di timore della lingua straniera, Kish- Kush<br />
è uno scarabocchio a quattro mani, luogo giocoso di chi<br />
riconosce la meraviglia nell&#8217; incontro con la diversità.</p>
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		<title>DARWIN&#8230;TRA LE NUVOLE</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 12:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 14 aprile ore 21,00
Giovedì 15 aprile ore 9,30 e 11,30 
Da un’idea di Luca Boschi, Stefano de Luca, Giulio Giorello
Regia Stefano de Luca
Scene Marco Rossi
Costumi Luisa Spinatelli
Luci Claudio De Pace
Con Clio Cipolletta, Gabriele Falsetta, Andrea Germani, Andrea Luini, Silvia Pernarella
Produzione Piccolo Teatro di Milano
“ Il teatro è come una macchina del tempo, può portarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 14 aprile ore 21,00</strong></p>
<p><strong>Giovedì 15 aprile ore 9,30 e 11,30 </strong></p>
<p>Da un’idea di Luca Boschi, Stefano de Luca, Giulio Giorello<br />
<span id="more-1718"></span>Regia Stefano de Luca<br />
Scene Marco Rossi<br />
Costumi Luisa Spinatelli<br />
Luci Claudio De Pace<br />
Con Clio Cipolletta, Gabriele Falsetta, Andrea Germani, Andrea Luini, Silvia Pernarella<br />
Produzione Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>“ Il teatro è come una macchina del tempo, può portarci ovunque, duecento anni sono un’inezia!” dicono in Darwin…tra le nuvole, e hanno ragione.<br />
Scienza e teatro non sono andati spesso in viaggio insieme, ma qui, per raccontare di Darwin e  delle sue teorie, partono da un’esperienza interessante, organizzata da compagni inusuali: un epistemologo, Giulio Giorello, un professore di fumetto, Luca Boschi, un regista, Stefano de Luca.<br />
In occasione del bicentenario della nascita di Charles Darwin lo spettacolo entra nella vita del grande studioso non con l’intento di divulgarne le teorie, ma con il desiderio di impiegare il linguaggio teatrale, la sua verità e la sua capacità di comunicazione, per rendere riconoscibile un metodo e un grande personaggio scientifico. Lo spettacolo vede in scena due ragazze dei giorni nostri che leggono alcune pagine scritte da Darwin e ne restano affascinate. Smessi gli abiti contemporanei e indossati quelli vittoriani, le due ragazze viaggiano trasportate dalla magia del teatro, con loro il capitano Fitzroy, colui che comandava il Beagle, e il marinaio Taylor, quattro giovani alla scoperta di Darwin e del suo mondo usando due parole chiave: fantasia e curiosità.<br />
La curiosità che ti interroga, quella dei “perché”, e la curiosità dell’osservazione, quella del “guarda”, sono infatti  la base della ricerca scientifica, mentre la fantasia è la grande chiave che ti apre altre porte, che ti dà la libertà di immaginare altre strade e ti sgancia dalle vecchie teorie. Il Darwin osservato dai quattro viaggiatori è un Darwin giovane, timido e con la testa tra le nuvole, ma completamente immerso nella realtà naturale che lo circonda. “Non posso fare a meno di domandarmi il perché delle cose. Perché le giraffe hanno il collo così lungo? Gli scienziati, un po’ come i bambini, si chiedono sempre perché? Sono sempre alla ricerca di spiegazioni per le cose che vedono. Queste spiegazioni si chiamano teorie”.<br />
Questo binomio bambini/teoria è il fascino di Darwin, perché lo studioso che ha cambiato per sempre la storia dell’uomo e della sua specie, ha mantenuto quello stupore infantile che gli ha permesso di immaginare teorie assolutamente rivoluzionarie osservando i fringuelli e chiedendosi costantemente il perché delle cose.<br />
Avviato con insuccesso a 16 anni agli studi medici, come il padre, poi ripiegato sugli studi classici, Darwin manifesta fin da piccolo un’unica grande passione per la storia naturale, colleziona coleotteri  e minerali. Nel 1831, a 22 anni, l’amicizia con il professore di botanica gli dà l’occasione di partire sul Beagle, nave della marina reale, per un viaggio d’esplorazione che durerà cinque anni. Fin dal secolo precedente i viaggi d’esplorazione erano stati molto utili per il progresso delle scienze perché riportavano moltissimi dati sulla geografia, la flora e la fauna dei paesi visitati, allo stesso modo Darwin alle Galapagos, osservando gli uccelli, arrivò a formulare teorie del tutto innovatrici che rivoluzionarono per sempre le conoscenze scientifiche sulle specie.</p>
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		<title>RANOCCHIO</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 8 aprile ore 9,30 e 10,45 &#8211; Teatro Testoni

Venerdì 9 aprile ore 9,30 e 10,45 &#8211; Auditorium di Monteveglio 
dall’opera di Max Velthuijsadattamento teatrale Nicola Lusuardi, Fabrizio Montecchi
regia Fabrizio Montecchi
scene Nicoletta Garioni
sagome Federica Ferrari (tratte dai disegni di Max Velthuijs)
musiche Michele Fedrigotti
costumi Sara Bartesaghi Gallo
realizzazione scene Sergio Bernasani, Davide Giacobbi
con Laura Dell’Albani, Domenico Sannino
luci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giovedì 8 aprile ore 9,30 e 10,45 &#8211; Teatro Testoni<br />
</strong></p>
<p><strong>Venerdì 9 aprile ore 9,30 e 10,45 &#8211; Auditorium di Monteveglio </strong></p>
<p><span id="more-1714"></span>dall’opera di Max Velthuijsadattamento teatrale Nicola Lusuardi, Fabrizio Montecchi<br />
regia Fabrizio Montecchi<br />
scene Nicoletta Garioni<br />
sagome Federica Ferrari (tratte dai disegni di Max Velthuijs)<br />
musiche Michele Fedrigotti<br />
costumi Sara Bartesaghi Gallo<br />
realizzazione scene Sergio Bernasani, Davide Giacobbi<br />
con Laura Dell’Albani, Domenico Sannino<br />
luci e fonica Maddalena Maj</p>
<p><strong>produzione Teatro Gioco Vita </strong><br />
Lo spettacolo è tratto dai libri di Max Velthuijs<br />
“Frog is sad”, “Frog in Love”,<br />
“Frog and the Birdsong”,<br />
“Frog is Frog”, “Frog is Frightened”<br />
editi da Andersen Press, London.</p>
<p>Candido e ingenuo, Ranocchio guarda il mondo con gli occhi sempre aperti, anzi, spalancati. Tutto intorno a sé lo sorprende, lo riempie di stupore, lo incuriosisce. Ranocchio ha tanti amici: Anatra, una dolce e amorevole compagna di giochi; Porcellino, un placido amante della casa e della buona cucina; Lepre, un intellettuale che ha sempre una risposta a tutto e Topo, un avventuriero tanto intraprendente quanto generoso. Insieme affrontano le grandi domande che i piccoli drammi di ogni giorno pongono loro. A tutti questi dilemmi esistenziali Ranocchio e i suoi amici riescono sempre a trovare una risposta positiva. Un merlo trovato nel prato è l’occasione per interrogarsi sul mistero della morte e la necessità di celebrare la gioia di essere vivi. Il mal d’amore provato da Ranocchio è lo spunto per riflettere sul dolore e sulla felicità che da esso ne scaturisce. Uno spavento notturno rende inevitabile un’indagine sul tema della paura vera e della paura di aver paura. Con parole e immagini di grande forza ed essenzialità le vicende di Ranocchio e dei suoi amici, grazie a uno humour gentile, ci confortano e ci trasmettono una grande voglia di vivere. Lo fanno parlando di sé ma nel fare questo ci parlano anche di noi. Di noi che siamo grandi e ancora non sappiamo sempre accettarci ma, anche e soprattutto, di chi grande lo deve diventare e si misura ogni giorno con i problemi che il proprio crescere nel mondo comporta. Queste piccole storie dal cuore grande sono tratte dai libri illustrati di Max Velthuijs, uno dei più celebrati autori e illustratori per l’infanzia al mondo. Le sue figure e le sue parole sono state staccate dal loro contesto originario per farle vivere sullo schermo del teatro d’ombre, trasformate con leggerezza e poesia in delicate storie animate.</p>
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		<title>PINICORILLO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
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		<description><![CDATA[23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 
testo e regia Bruno Stori
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi

Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares
età 3-7 anni
PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09
C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 </strong></p>
<p>testo e regia Bruno Stori<br />
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi</p>
<p><span id="more-1686"></span></p>
<p>Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares</p>
<p>età 3-7 anni</p>
<p><strong>PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO</strong><br />
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09</p>
<p>C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo che nessuno riusciva a vederlo. Tutto, per Pinicorillo, era un intreccio di curiosità e di paura. Tutte le cose del mondo potevano trasformarsi in una terribile minaccia. Una leggera brezza di vento era uno spaventoso tornado. Il giardino dietro la casa era una inestricabile foresta. Una innocua gallina nell’aia era un formidabile mostro, che poteva inghiottirlo inavvertitamente insieme a un chicco di grano.<br />
Pinicorillo era attratto da quel mondo grande e terribile, perché sentiva il richiamo irresistibile della vita. Per questo disobbedisce alla madre, per questo esce di casa, attraversa l’erba, guarda gli animali, vede le forme della realtà, i colori, annusa gli odori. È allora che una mucca lo inghiotte. Così inizia il viaggio di Pinicorillo.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Nel ventre della mucca</strong><br />
Mi affascina enormemente, nella storia di Pinicorillo, quel che accade nella pancia della mucca. È un viaggio lungo il quale egli viene sballottato, trascinato, ma riesce anche a lasciarsi andare. A volte lo spazio si allarga, a volte diventa angusto. E l’uscita non può avvenire se non attraverso un pertugio spiacevole, ma necessario. Mi attrae, in questa storia, la potente, essenziale metafora di una nuova nascita.  Pinicorillo ha avuto bisogno di rientrare nella pancia della mucca per cambiare la sua condizione di essere invisibile, per diventare grande.<br />
Ma c’è un altro simbolo molto forte che mi interessa: è la necessità di essere “visti”, la necessità che lo sguardo dei genitori si posi su di noi, uno sguardo che ci veda davvero, nel percorso che ci porta a crescere.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>La stalla è un teatro</strong><br />
Vorrei che il racconto avvenisse come dentro una stalla, che i bambini avessero la sensazione di “entrare” in una stalla. Questa è una fiaba di ambiente agreste. Un tempo, nel mondo contadino, adulti e bambini si riunivano la sera dentro una stalla per ascoltare i racconti dei vecchi. Era il “teatro”, il momento sacro della narrazione.<br />
L’ambiente contadino troverà espressione nello spettacolo anche a livello linguistico. I narratori –attori sono due contadini, e la dimensione dialettale del linguaggio avrà un suo spazio di rappresentazione.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Microcosmi e macrocosmi</strong><br />
Immagino un rapporto intenso tra parole e cose, tra animato e inanimato, tra oggetti e figure. Il viaggio di Pinicorillo intreccia visivamente le dimensioni metaforiche del piccolo e del grande. La dimensione “micro” del bambino invisibile si scontra con il formato “macro” del cosmo intorno a lui. Immagino due attori che siano anche animatori della materia, e che facciano transitare il punto di vista dello spettatore da un prima a un dopo, entrando negli occhi del protagonista. Dalla situazione iniziale, quella di un universo fuori scala, alla fine del tragitto, quando la ri-nascita porta con sé un nuovo equilibrio delle proporzioni nel rapporto col mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>UNO</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/uno/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30
11 marzo 2010, ore 10,00
L’inciampo nella realtà

Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni
di Graziano Graziani
Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30</strong></p>
<p><strong>11 marzo 2010, ore 10,00</strong></p>
<p><strong>L’inciampo nella realtà</strong></p>
<p><span id="more-1679"></span><br />
Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni</p>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica il corpo quando ci si imbatte in qualcosa di bello ma totalmente inaspettato. Ecco, lo stupore che è centrale nella ricerca del Teatro delle Apparizioni ha a che vedere con la meraviglia. E la meraviglia è un’emozione immediatamente corporea, e quindi intimamente connessa al percorso che questa formazione romana ha intrapreso nel corso degli anni con il teatro sensoriale, segno distintivo dell’esordio e dei primi spettacoli del Teatro delle Apparizioni.<br />
In anni più recenti lo sguardo della compagnia si è spostato verso il teatro ragazzi. Un’evoluzione in qualche modo naturale, che ha permesso di proseguire il percorso intrapreso attorno a questa esplorazione della meraviglia senza reiterare all’infinito le formule legate all’esplorazione sensoriale, contemporaneamente recuperando la frontalità della visione. D’altronde il lavoro del Teatro delle Apparizioni non ha nulla a che vedere con l’intrattenimento per bambini con cui spesso, purtroppo, coincide la formula del teatro ragazzi. Piuttosto, il loro teatro è la materializzazione di una zona di confine, dove il linguaggio della scena sposa le tematiche dell’infanzia, ma lo fa inventando codici e creando suggestioni esattamente come nel teatro “adulto”. E anzi, attingendo a un terreno immaginifico così fecondo e allo stesso tempo così diffuso (poiché il passaggio dell’infanzia è una dimensione comune a tutti), in qualche modo si allinea all’idea di teatro popolare d’arte proposta qualche tempo fa da Massimiliano Civica.</p>
<p>Uno, l’ultima produzione del Tda appena andata in scena al Duncan 3.0 di Roma, è forse l’esempio migliore di questa fusione di piani. Non a caso si tratta di un lavoro che, oltre ad aver vinto il primo premio nel Festival internazionale di teatro ragazzi di Lugano, è risultato finalista al Premio Extra, dedicato alla nuova scena di ricerca italiana. Una capacità di commistione di registri e che si realizza grazie a una facoltà che il cantautore Vinicio Capossela, nelle sue canzoni, ha definito “l’incanto”. Qualcosa che non ha nulla a che vedere con la retorica dell’innocenza, ma piuttosto con la capacità di guardare il mondo con occhi diversi (una facoltà che, ha dichiarato Capossela in un’intervista, «se la sai conservare, poi te la ritrovi»).<br />
Uno (Dario Garofalo) è il personaggio senza nome e (quasi) senza parole che entra sulla scena con il fare un po’ sgonfio e pierrottesco degli attori da film muto. È povero, trasandato, palesemente non ha un soldo in tasca e per di più ha fame e non ha nulla da mangiare. Si aggira per un vasto campo di rifiuti col dondolio luminoso dei derelitti e degli esclusi chapliniani. Comincia a rovistare in mezzo al pattume, nella speranza di trovare qualcosa da mangiare, ma tra i rifiuti trova solo cartacce e rottami. Eppure lì, nella disperazione della solitudine e della fame scatta qualcosa. Uno si illumina, e con lui si illuminano gli oggetti lì attorno. Se non è possibile mangiare si può sempre… fare finta. Così comincia a ingozzarsi di fogli di giornale, accartocciati e infilati sotto la maglia, finché non formano una grande pancia. L’immaginazione è meglio di niente, almeno dà modo di sconfiggere lo scoramento e, soprattutto, di guardare il mondo sotto una luce nuova.<br />
È così che Uno, masticando uno strano gramelot, si lancia in un’esplorazione della realtà attorno a lui che ha completamente cambiato di segno. Gioca con serpenti fatti di tubi di scarico, si fa la doccia in una vasca ricavata da un televisore scassato, fa parlare strani esseri fatti di calzini e scopre tracce di nobili cavalieri del deserto tra tende fatte di giornali, ornati di corone a foggia di cestello di lavatrice.<br />
Di colpo il mondo-pattume partorisce nuove possibilità grazie all’immaginario di questo personaggio stralunato che, grazie l’attenta regia di Fabrizio Pallara, passa da un’immagine all’altra come in una partitura musicale. Una sequenza che muove con naturalezza da un piano di realtà scarna e miserevole a uno di luminosa immaginazione, complici le musiche e il disegno luci, che senza simbolismi tracciano chiaramente la temperatura delle emozioni di Uno.</p>
<p>Non c’è solo gioco nella reinterpretazione degli oggetti, che pure suggerisce al mondo-adulto, dissennato produttore di tutto quello “scarto” che soffoca il pianeta, la possibilità di guardare oltre, riciclando, reinventando, ovvero cambiando prospettiva. Non si tratta solo sorprendersi a sorridere di fronte al concerto per calzini che Uno improvvisa da un sacco di abiti buttati (c’è forse un legame con «Il paradiso dei calzini» di Capossela?). C’è anche la dimensione fortemente politica della volontà di cambiare le cose pur davanti a un campo di macerie, di rovesciare un punto di vista lucido, che ci mostra un mondo in frantumi, grazie a quella lucidità ancora più fine in grado di vedere che «c’è splendore in ogni cosa» (come recitano i versi di una grande poetessa prestata al teatro, Mariangela Gualtieri). Ovvero la capacità di illuminare la realtà con la lente dell’immaginazione, intravedendone così le potenzialità più nascoste, che è una delle qualità più preziose dell’animale uomo.<br />
Eppure – e qui sta il lato più acuto dello spettacolo – non c’è celebrazione, ma solo spinta a mettersi in gioco. Non a caso ciò che muove Uno è una spinta terrena, naturale e terribile come l’istinto della fame. E quando danzando con un’immaginaria compagna, ombrellone con il cappello, Uno si imbatte in una mela reale, rossa e succosa, lui la mangia avidamente, senza più curarsi della sua “stanza dei giochi” e anzi irrompendo – con un lievissimo ma sorprendente coup de théatre – nella realtà degli spettatori. Perché non c’è autismo né compiacimento nella danza chapliniana di Uno; piuttosto la dichiarazione di una scelta.</p>
<p>NB: Per chi volesse approfondire il percorso del Teatro delle Apparizioni, è in libreria un bel volume curato da Letizia Bernazza e uscito per Editoria&amp;Spettacolo. Si tratta di un libro prezioso non soltanto perché ricostruisce dieci anni di attività di questa formazione romana, giovane, ma che già annovera radici profonde. Ma anche perché è elaborato come una visione multiprospettica del lavoro del TdA, che passa per l’analisi dell’autrice fino ai racconti in prima persona di chi ha fatto il Teatro delle Apparizioni, o ne ha accompagnato il percorso: dal regista Fabrizio Pallara agli attori Giuliano Polgar, Margherita Lacché, dal drammaturgo Simone Giorgi a chi si occupa delle scene, dei costumi, dell’organizzazione come Sara Ferrazzoli, Stefania Frasca, Laura Rhi-Sausi, passando per le collaborazioni fisse, come col regista cinematografico Marco Magiarotti e il musicista Valerio Vigliar, e per quelle spuntate lungo il cammino, con il Teatro dei Sassi di Matera e la regista messicana Shaday Larios Ruiz.<br />
Una visione polimorfa e reccia, alla quale si aggiunge l’osservazione esterna degli interventi critici, che hanno accompagnato il percorso delle Apparizioni, dai docenti che hanno visto nascere la compagnia come Giorgio Taffon e Giancarlo Sammartano, allo sguardo dei critici teatrali che si sono imbattuto nel lavoro di questa bandi di “folletti” (come scrive Gianfranco Capitta) e sono stati rapiti dalla loro naïveté, dal loro essere una sorprendente anomalia (come spiega Paolo Ruffini, curatore della collana) nel panorama della scena contemporanea italiana.</p>
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		<title>ROMEO AND JULIET (ARE DEAD)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 9,30 e 11,15 
Regia Laura Pasetti
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori
Produzione: Charioteer Theatre

Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano
Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 9,30 e 11,15 </strong></p>
<p>Regia Laura Pasetti<br />
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne<br />
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori<br />
Produzione: Charioteer Theatre</p>
<p><span id="more-1643"></span></p>
<p>Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono a darsi pace. Non accettano la loro fine prematura e ritengono che Shakespeare sia stato particolarmente ingiusto e crudele. Per cercare di dare un senso al loro destino, ripetono all’infinito la scena finale. Gli spettatori entrano e assistono a questa scena: Giulietta addormentata nella tomba, Romeo arriva, la crede morta e si uccide. Giulietta si sveglia, vede il suo amore morto e si uccide a sua volta.<br />
A questo punto Mercurio interrompe la loro rappresentazione: non ne può più di assistere al finale, propone ai due innamorati di ripercorrere le tappe fondamentali della loro settimana insieme e forse, in questo modo, troveranno le risposte che cercano, forse scopriranno dove Shakespeare ha sbagliato e vedranno se veramente avevano un’altra scelta.</p>
<p>Lo spettacolo si pone il doppio scopo di avvicinare gli studenti alla lingua di Shaekespeare e al Teatro. I tre personaggi principali di Romeo, Giulietta e Mercuzio rappresentano le scene più importanti della tragedia rigorosamente nell’inglese di Shaekespeare e nello stesso tempo commentano in Inglese moderno le scene svolte. Mercuzio funge da narratore collegando le scene in Italiano e traduce dall’inglese alcuni commenti per facilitare i ragazzi nella comprensione.<br />
Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri per sottolineare l’attualità del testo e della storia. La scena della morte dei due innamorati viene prima rappresentata in abiti del 1500, poi i personaggi si cambiano e indossano jeans e maglietta.</p>
<p>Le musiche, di John Metcalfe sottolineano il ritmo di alcune scene, aiutano ad apprezzare il pentametro giambico ed evocano in maniera efficace le circostanze.</p>
<p>Lo spettacolo è molto dinamico, la scenografia inesistente, proprio per dare l’opportunità agli studenti di apprezzare la poesia del testo, stimolare la fantasia e appassionare al teatro, in grado di creare solo con la recitazione le situazioni più drammatiche.</p>
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		<title>UN PAESE DI STELLE E SORRISI</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Intercultura]]></category>
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		<description><![CDATA[martedì 16 febbraio ore 10,00 e 12,00
di e con
Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza
Produzione Teatro dell’Argine
Spettacolo vincitore Premio SCENARIOinfanzia 2008
Compagnia Mosika
Fascia d’età: 8- 10 anni
Tecnica utilizzata: teatro d’attore
Dura : 60 minuti
Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i genitori, i fratelli, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>martedì 16 febbraio ore 10,00 e 12,00</strong></p>
<p>di e con<br />
Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza<br />
Produzione Teatro dell’Argine</p>
<p>Spettacolo vincitore Premio SCENARIOinfanzia 2008</p>
<p>Compagnia Mosika</p>
<p><span id="more-1599"></span>Fascia d’età: 8- 10 anni<br />
Tecnica utilizzata: teatro d’attore<br />
Dura : 60 minuti</p>
<p>Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i genitori, i fratelli, i cugini, ma soprattutto la figlia.<br />
Questa è la storia di una figlia che resta nel proprio paese sognando di poter raggiungere sua madre. Due donne: una racconta lo sradicamento e le difficoltà incontrate in un paese tanto diverso dal proprio per cultura e tradizioni; l’altra racconta l’impossibilità di vivere in un luogo devastato dalle guerre, dalla fame e dalla povertà. Due figure femminili per parlare del valore incancellabile degli affetti familiari. Attraverso missive che viaggiano come aeroplanini di carta e note di canzoni popolari africane capaci di evocare un mondo solo all’apparenza lontano, si dipana una minuscola storia che ha al proprio centro i grandi sentimenti della perdita e dell’attesa. Una storia che prova a raccontare con discrezione la forza straordinaria di un legame vissuto “da lontano”.</p>
<p>Motivazione della giuria<br />
Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato e vissuto da una madre e da una figlia lontane, fra paesi, lingue, suoni e suggestioni diversamente colorati e<br />
distanti. Un paese di stelle e sorrisi costruisce sulla scena uno spazio essenziale che, attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative, racconta piccoli episodi di una vicenda privata che si rivela universale, toccando l’archetipo dell’allontanamento e della separazione. Affidata a un gioco scenico ricco di invenzioni dal contenuto intensamente metaforico e dal forte impatto emotivo, la drammaturgia diventa veicolo di scenari attraversati da guerre e distruzioni, conservando la luminosità di una storia affettiva che si fa paradigma antiretorico della contemporaneità.</p>
<p>Recensione<br />
«Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato&#8230;»: così iniziava la motivazione della giuria che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative lo spettacolo riuscisse a toccare «l’archetipo dell’allontanamento». E quella «luminosità di una storia affettiva» che rivela echi universali attraversa ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua lingala, uno degli idiomi del Congo). Molto brave le autrici/ attrici Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l’accordo comune nei ritmi, i passi di danza, la lingua d’origine, echi di tenerezza e nostalgia. I gesti del lavoro che cadenzano ancora i giochi della figlia devono passare ora a lei, Judith, ancora così giovane: un passaggio simbolico, mentre la madre decide di partire. Una lettera dello zio la invitava a raggiungerlo in Italia. Tante allora le raccomandazioni per la figlia: curare la nonna, scriverle spesso, e studiare, studiare, studiare, quella l’unica forma del vero riscatto. Il loro paese, in quell’Africa difficile, è ricco di stelle e sorrisi «ma sa essere anche molto crudele». Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto distaccato all’espressione più scoperta dei sentimenti, delle emozioni. Lettere/ aeroplanini di carta che volano dall’una all’altra. Scritture danzate nell’aria. La madre racconta della neve, Judith della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie: esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre per imparare l’italiano, la figlia il francese. Non è facile risparmiare in quell’Europa che pure Judith continua a sognare. Forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo? Volti di malinconia, occhi di tristezza&#8230; fino a quell’abbraccio finale e nuove danze – e applausi.</p>
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		<title>STELLE DI CANNELLA</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 17:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[una fiaba cattiva
di Helga Schneider
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani

con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev
scene e costumi Manuela Gasperoni
ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)
produzione La Corte Ospitale
fascia d’età: 8 – 13 anni
David [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>una fiaba cattiva</strong><br />
di Helga Schneider<br />
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani</p>
<p><span id="more-1543"></span></p>
<p>con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev<br />
scene e costumi Manuela Gasperoni</p>
<p>ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli<br />
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)<br />
produzione La Corte Ospitale</p>
<p>fascia d’età: 8 – 13 anni</p>
<p>David e Fritz sono due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti. Abitano in un quartiere di Berlino dove tutti cercano di andare d’accordo e di aiutarsi. Ma l’atmosfera cambia quando il partito nazista vince le elezioni: la propaganda antiebraica di Hitler crea inimicizie e sospetti. E David è ebreo… Fritz ripudia l’amico, lo minaccia, insulta i suoi genitori, anche se la madre Jutta, in realtà, è ariana. Lene, figlia del primo marito di Jutta – e quindi non ebrea – difende il patrigno e il fratellastro David, per il quale nutre sincero affetto, ma suo marito, un giovane ricco che svolge una vita brillante, a contatto con gente potente, le proibisce di compromettersi. La spirale di pregiudizi e persecuzioni raggiunge l’apice quando Fritz uccide il gatto dell’ex amico, “colpevole”, a suo dire, di aver “sedotto” la gattina “ariana”.</p>
<p><strong>Berlino 1933. </strong><br />
Nella bottega di una pasticcera si inizia a narrare una storia dolce e terribile allo stesso tempo, la storia dell’indissolubile amicizia tra David Korsakov e Fritz Rauch violentemente fatta a pezzi dall’indottrinamento e dalla manipolazione provocata dall’ascesa al potere del nazismo. Il filo conduttore è dato da una narratrice-pasticcera che fonda in sé gli ingredienti che compongono il racconto. In scena, al suo fianco, due musicisti-attori appartenenti al gruppo klezmer  Maxmaber Orkestar, che evocano i due protagonisti e gli altri personaggi che popolano il racconto.<br />
A partire da una quotidianità che ci è prossima, il nostro obiettivo è far sì che i ragazzi possano riconoscere e ritrovarsi nelle loro naturali dinamiche, di fronte a una realtà che scivola progressivamente in quella deriva di gesti e azioni inspiegabili frutto dell’intolleranza e dei regimi dittatoriali.<br />
Quando La Corte Ospitale mi ha offerto di lavorare alla messa in scena del libro di Helga Schneider Stelle di Cannella, è stato per me un piacere tornare a riallacciare un filo legato al mio passato lavorativo con il teatro ragazzi e anche a rinnovare il mio percorso di lavoro sulla memoria e sul teatro civile.<br />
La sensazione è che nonostante ciò che è già stato scritto, detto e rielaborato sull’antisemitismo e sull’Olocausto, sono convinta che il teatro possa ancora aggiungere piccoli tasselli per mantenere viva la memoria e per non sottrarsi, grandi e piccoli, agli orrori di ieri come a quelli di oggi.<br />
Roberta Biagiarelli</p>
<p><strong>Uno spettacolo di teatro ragazzi, per non dimenticare</strong></p>
<p>Dall&#8217;uscita del suo libro d&#8217;esordio Il rogo di Berlino (1995, Adelphi), per Helga Schneider, mitteleuropea ma scrittrice in lingua italiana, “Scrivere di guerra per una cultura della pace&#8221; é diventato un motto consolidato, oltre ad assumere un ruolo di impegno civico e morale.<br />
Durante i suoi incontri con gli studenti delle scuole italiane, Helga non si é mai stancata di testimoniare del regime nazista e della II guerra mondiale, che da bambina ha vissuto sulla propria pelle nella capitale del Terzo Reich, Berlino, circostanza aggravata dal fatto che a 4 anni é stata abbandonata dalla madre diventata membro della Waffen-SS e infine guardiana al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau.<br />
La Corte Ospitale si è unita a Helga Schneider nello sforzo di allestire uno spettacolo teatrale per giovanissimi dal titolo Stelle di cannella (tratto dal libro omonimo dell&#8217;autrice pubblicato da Salani), drammaturgia della stessa Schneider, finalizzato a creare una finestra sulla Storia del Novecento e stimolare i ragazzi, che saranno gli adulti di domani, a far tesoro di quanto é successo durante il nazismo affinché simili orrori non si ripetano più.<br />
Perché &#8220;Comprendere e impossibile, ma conoscere é necessario.&#8221; (Primo Levi).</p>
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		<title>FIABE ITALIANE</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 15:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
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		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[19  e 20 gennaio ore 10,00
Testo: Marina Allegri
Regia: Maurizio Bercini

con: Francesca Bizzarri e Dario Eduardo De Falco
scenografie: Maurizio Bercini e Donatello Galloni costruite nei laboratori di Cà Luogo d’Arte
pittore di scena: Patrizio Dall’Argine.
costumi: Patrizia Caggiati
musiche: Paolo Codognola
produzione:  Cà luogo d&#8217;arte
“Le fiabe sono vere -scriveva Italo Calvino- sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>19  e 20 gennaio ore 10,00</strong></p>
<p>Testo: Marina Allegri<br />
Regia: Maurizio Bercini</p>
<p><span id="more-1489"></span></p>
<p>con: Francesca Bizzarri e Dario Eduardo De Falco</p>
<p>scenografie: Maurizio Bercini e Donatello Galloni costruite nei laboratori di Cà Luogo d’Arte<br />
pittore di scena: Patrizio Dall’Argine.<br />
costumi: Patrizia Caggiati<br />
musiche: Paolo Codognola</p>
<p>produzione:  Cà luogo d&#8217;arte</p>
<p>“Le fiabe sono vere -scriveva Italo Calvino- sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita; sono il catalogo dei destini che possono darsi ad un uomo ed a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi di un destino: dalla nascita, che sovente porta in sé un auspicio e una condanna, alla giovinezza, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto fino a confermarsi come essere umano”.</p>
<p>E’ importante nutrirsi ed essere nutriti di fiabe. Sospendere, anche solo per poco, il chiaroscuro della realtà, per inoltrarsi in un bosco o in un palazzo fatato, vedendo le vite di ognuno rapite da amori fatati o sconvolte da terribili magie, messe alla prova da percorsi irti di ostacoli, verso felicità prigioniere di un incantesimo, assaporando “l’infinita possibilità di metamorfosi di tutto ciò che esiste”…<br />
Così anche nelle vite dei popoli, che paiono fisse ed immutabili, tutto torna possibile: re giusti si rivelano persecutori, castelli coperti di rovi si risvegliano a nuova vita, i poveri diventano ricchi, gli ingiusti vengono puniti…<br />
Fiabe, appunto…</p>
<p>In questo spettacolo abbiamo scelto di raccontare le fiabe del popolo italiano, fiabe raccolte con grande minuzia dal Nord al Sud, fiabe apparentemente tutte uguali, ma che hanno assorbito l’eco lontana dell’anima del popolo italiano raccontatore, gli odori del bosco e del mare, gli accenti di dialetti ormai perduti, profumo di povertà e di cibi diversi, mantenendo la passione e la speranza che si esprimeva nell’attitudine di  “narrar fiabe”.<br />
Due “raccontatori di italianità” si muovono nella scenografia di un’Italia in miniatura, che, come un grande flipper, si illumina a caso su una regione  o una città, narrando fiabe italiane.<br />
Sono molto simili le une alle altre, le fiabe italiane, nei passaggi obbligati per arrivare alla soluzione, nei motivi che cambiano semplicemente “tipo”, nelle morali finali. Sta infatti alla piccola e grande “arte italiana” di questi due raccontatori organizzarle, valorizzarle, tenendole unite col sottile filo della storia di un popolo che trasmette con queste fiabe il colore dei suoi luoghi, le sue fatiche, le sue speranze, il suo contenuto.</p>
<p>Quindi, di nuovo con Calvino:<br />
“Chi sa quanto è raro costruire un sogno senza rifugiarsi nell’evasione, formarsi un’autocoscienza che non rifiuta l’invenzione di un destino; chi conosce la forza di una realtà che interamente esplode in fantasia, sa che miglior lezione, poetica e morale, le fiabe non potrebbero darci”</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;alfabeto del cuore 2009/10</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 11:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono partite  le iscrizioni alla Rassegna di Teatro ragazzi “L’alfabeto del cuore 2009/10” 
Dopo l’incontro Teatro e scuola: fondamenti di un rapporto del 10 giugno 2008 in Casa della Conoscenza &#8211; Piazza delle Culture, si è consolidato il progetto di continuare, all’interno della Stagione di Teatro Ragazzi del Teatro Comunale di Casalecchio curato da Emilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono partite  le iscrizioni alla Rassegna di Teatro ragazzi “L’alfabeto del cuore 2009/10” </strong></p>
<p>Dopo l’incontro Teatro e scuola: fondamenti di un rapporto del 10 giugno 2008 in Casa della Conoscenza &#8211; Piazza delle Culture, si è consolidato il progetto di continuare, all’interno della Stagione di Teatro Ragazzi del Teatro Comunale di Casalecchio curato da Emilia Romagna Teatro Fondazione,  lo scambio reciproco di competenze tra insegnanti, artisti, operatori teatrali e pedagogisti. Il teatro infatti,  offre al variegato mondo dell’educazione non solo spunti per didattiche emozionanti e coinvolgenti,  ma anche una chiave per entrare nella dimensione più autentica e originaria  dell’avventura pedagogica, grazie alla sua capacità di proporre contenuti, di regalare meraviglie, sorprese, di incuriosire, di impegnarsi in qualcosa, di riflettere sulla vita, di voler raccontare l’importanza per ognuno di noi di fare tutto questo con gli altri.  Ed è sulla base di questa esperienza che  ERT Fondazione propone una nuova stagione di teatro scuola attenta alla forma, al racconto e all’estetica, in una sorta di mesaa in scena della conoscenza e dei saperi.</p>
<p>Le novità della stagione sono rappresentate  da una presenza importante del teatro di figura: dai muppets de <strong>L’elefante smemorato e la papera ficcanaso</strong> della <strong>Compagnia Burambò</strong>,  alle animazioni di <strong>Morello Rinaldi</strong> nel <strong>Pinicorillo</strong> del<strong> Teatro delle Briciole/Fondazione Solares</strong>,  i burattini e i pupazzi di <strong>Cà Luogo d’arte</strong> in <strong>Fiabe italiane</strong> e il teatro d’oggetti di <strong>Uno </strong>del <strong>Teatro delle Apparizioni</strong> la visione “artigianale”  e  dal vivo delle figure animate pensiamo possa aiutare i bambini a stigmatizzare le figure animate dello schermo.  Un’altra presenza importante è quella delle grandi storie: <strong>Alice</strong> de <strong>I fratelli di taglia</strong>, ispirato al romanzo di <strong>Lewis Carroll</strong> <em>Alice nel paese delle meraviglie</em> e <strong>La Storia di Hansel e Gretel</strong> del <strong>Teatro Crest</strong>,  sono esempi di teatro ragazzi che uniscono a un raffinato lavoro sul racconto un allestimento importante, costituito da grandi scenografie, costumi e molti personaggi.<br />
Una grande storia viene raccontata anche da <strong>La Corte Ospitale</strong> che ha messo in scena <strong>Stelle di Cannella</strong>, tratto dall’omonimo  libro di Helga Schneider, che il 27 gennaio celebrerà la Giornata della Memoria insieme alle scuole di Casalecchio in un incontro dopo spettacolo curato dalla Biblioteca C. Pavese – Casa della Conoscenza. Particolare attenzione sarà dedicata alle nuove generazioni di compagnie di teatro ragazzi: la compagnia africana <strong>Mosika</strong> metterà in scena <strong>Un paese di stelle e sorrisi</strong>, progetto vincitore del premio Scenario Infanzia 2008, affiancato da un altro spettacolo finalista dello stesso premio: <strong>Kish kush</strong> del <strong>Teatrodistinto</strong>.</p>
<p>Per le scuole secondarie di I grado e il primo biennio delle superiori, in programma due proposte di eccellenza: il <strong>Charioteer Theatre</strong> di Forres (Scozia) propone <strong>Romeo and Juliet (are dead)</strong>, avvincente viaggio tra l&#8217;inglese shakespeariano e quello moderno, mentre il <strong>Piccolo Teatro di Milano</strong> presenta <strong>Darwin&#8230; tra le nuvole</strong>, omaggio allo scienziato britannico in occasione del bicentenario della nascita ideato da Giulio Giorello, Luca Boschi e Stefano de Luca.</p>
<p>Una proposta più articolata, rivolta alle scuole primarie, viene infine dalla <strong>Compagnia Rodisio</strong> che oltre a presentare <strong>Storia di una famiglia</strong>,  propone un laboratorio da realizzare in teatro con una classe, finalizzato alla ricerca drammaturgica del loro prossimo spettacolo, incentrato sul tema: “Sta per succedere qualcosa”.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/public/rotopalco09_10.pdf">PROGRAMMA COMPLETO </a></strong></p>
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