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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni</title>
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		<title>EDIPO RE</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
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		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[domenica 28 marzo ore 21,00
Di: Sofocle
traduzione di Raul Montanari

con Franco Braciaroli,Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste De Pasquale, Filippo De Toro, Luca Fiorino, Daniele Gonciaruk
Regia: Antonio Calenda
Scene: Pier Paolo Bisleri
Musiche: Germano Mazzocchetti
Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro di Messina
È con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>domenica 28 marzo ore 21,00</strong></p>
<p><strong>Di: Sofocle</strong><br />
traduzione di Raul Montanari</p>
<p><span id="more-1674"></span><br />
<strong>con Franco Braciaroli</strong>,Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste De Pasquale, Filippo De Toro, Luca Fiorino, Daniele Gonciaruk<br />
<strong>Regia: Antonio Calenda</strong><br />
Scene: Pier Paolo Bisleri<br />
Musiche: Germano Mazzocchetti</p>
<p>Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro di Messina</p>
<p>È con grande impegno che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – assieme ai coproduttori del Teatro de gli Incamminati e del Teatro di Messina – si appresta ad affrontare, per la regia di Antonio Calenda, l’Edipo di Sofocle, uno dei testi fondamentali di tutta la cultura occidentale, i cui significati non cessano di riverberare, con sempre nuovi echi nel nostro presente.<br />
Un progetto scenico che oltre ad aprire la nuova collaborazione con Messina, permette contemporaneamente all’Ente di proseguire la propria ricerca nel filone dei grandi classici (si ricorderà, alcune stagioni orsono l’imponente lavoro critico e artistico costruito attorno all’Orestea eschilea), e di continuare l’intenso e proficuo scambio con una struttura – quella del Teatro de Gli Incamminati – e con un protagonista della levatura di Franco Branciaroli, con cui sono stati già raggiunti importanti risultati con il recente allestimento di Vita di Galileo.<br />
«In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo costantemente l’incombere – commenta il regista – è emblematico rielaborare il percorso, dal buio verso la chiarezza che Edipo compie nella tragedia sofoclea: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi e collettivo, di grande profondità…».<br />
Scritta probabilmente nel 430 a.C., la tragedia si incentra sul mito di Edipo, che dopo aver risolto gli enigmi della Sfinge ha ottenuto di regnare sulla città di Tebe e la mano della regina Giocasta, vedova del re Laio. Con lei concepisce quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone ed Ismene e potrebbe vivere felice, come sovrano giusto e padre amato. Ma il testo si apre in realtà su uno scenario cupo: la città di Tebe infatti è devastata da una violentissima pestilenza. Edipo si rivolge all’Oracolo di Delfi, nella speranza di poter ottenere qualche consiglio per accattivarsi il favore degli dei e salvare la città dall’epidemia. L’oracolo suggerisce di scoprire chi abbia ucciso il Re Laio, solo dopo aver fatto giustizia, la pace ritornerà a Tebe. Edipo dunque, si impegna subito ad indagare: ascolta il saggio e cieco Tiresia e altri, ignaro che sarà egli stesso la vittima di quelle ricerche. Si viene a conoscenza infatti che, per una serie di fatti complessi e imprevedibili, Edipo è figlio di Laio (e dunque sarebbe il suo giusto successore al trono) ma in seguito ad una lite sulla strada per Tebe è stato egli stesso a uccidere il genitore. Assassino del padre, sposo della propria madre e a sua volta padre di quattro frutti di un amore incestuoso… Edipo è sopraffatto da tali terribili rivelazioni e altresì deciso a sottomettersi alla più giusta punizione: sul cadavere della sfortunata Giocasta, suicidatasi nel comprendere il misfatto da lei commesso, si acceca. Sconterà il proprio gesto in un eterno esilio, che egli stesso aveva deciso per l’assassino di Laio. Abbandona dunque Tebe, affidando il regno ed i figli al cognato Creonte.<br />
Il mito di Edipo, dopo la celebre versione sofoclea, è stato in ogni tempo oggetto di rivisitazioni, dall’età medievale, rinascimentale, moderna, suscitando un interesse che non ha conosciuto soste. Ma è la contemporaneità che – soprattutto a seguito della lettura freudiana – ha donato più di ogni altro momento storico al mito edipico una centralità assoluta, nell’ambito scientifico come in quello delle arti e in particolare della letterature, del teatro di prosa  musicale.<br />
La vicenda di Edipo è infatti diventata il simbolo del legame dell’uomo verso i propri genitori un legame che si sviluppa fra gli opposti di amore e odio. Nel Novecento, il mito edipico diviene quasi archetipo di ogni dinamica drammaturgica del passato (lo si riconosce addirittura nell’Amleto di Shakespeare) e della scrittura coeva. Anche se Freud e la sua concezione psicoanalitica sono stati fortemente discussi, tuttavia hanno dato il La ad una serie di riflessioni in cui hanno trovato origine fondamentali momenti della storia della narrativa e del teatro europei: fra essi i lavori di von Hofmannsthal, di Cocteau di Gide e di Eliot, fino ad arrivare a Pasolini.</p>
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		<title>LABORATORIO SHAKESPEARE</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 17:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
per apprendere i segreti, le soluzioni, le invenzioni
di storie universali tra letteratura, pittura, teatro, teatro musicale, cinema
un progetto Istituto MetaCultura in coproduzione con ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione © 2009
con il supporto di
Fondazione Teatro La Fenice &#8211; Area Formazione, Ricerca, Servizi innovativi
Fondazione Roberto Rossellini per lo Sviluppo del Pensiero Enciclopedico
Il Laboratorio Shakespeare è un progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/shake_poems.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1562" title="shake_poems" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/shake_poems.jpg" alt="shake_poems" width="270" height="220" /></a></p>
<p>per apprendere i segreti, le soluzioni, le invenzioni<br />
di storie universali tra letteratura, pittura, teatro, teatro musicale, cinema</p>
<p>un progetto Istituto MetaCultura in coproduzione con ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione © 2009</p>
<p><span id="more-1560"></span>con il supporto di<br />
Fondazione Teatro La Fenice &#8211; Area Formazione, Ricerca, Servizi innovativi<br />
Fondazione Roberto Rossellini per lo Sviluppo del Pensiero Enciclopedico</p>
<p>Il Laboratorio Shakespeare è un progetto che si propone di favorire lo studio interdisciplinare dell’opera shakespeariana valorizzando il patrimonio di insegnamenti contenuti nell&#8217;opera di Shakespeare e in quella dei grandi autori a cui si ispira o che si sono ispirati ad essa. Il Laboratorio offre infatti la possibilità di apprendere i principi di composizione con cui Shakespeare ha creato la sua opera e permette di esplorare la rete di relazioni che lega ciascun testo di Shakespeare agli altri testi dell’autore e a quelli di coloro che hanno elaborato interessanti riscritture (quelle musicali, ad esempio di Verdi o di Tchaikovsky o di Britten, quelle pittoriche, ad esempio di Rackham o di Dulac o di Woodroffe), messe in scena (per la radio, per il teatro e per il cinema, da Welles a Brook, da Olivier a Kozintsev, da Strehler a Ronconi) e variazioni su un tema (da Lubitsch a Stoppard).</p>
<p>Il Laboratorio, mentre promuove lo studio delle opere di Shakespeare e di tanti altri grandi narratori del presente e del passato, simultaneamente promuove anche lo studio della narrazione e della scrittura drammaturgica attraverso l’esplorazione delle correlazioni tra tutte le opere incluse nel progetto. Infatti, mentre fa emergere quei principi narrativi con cui è composta l’opera shakespeariana, al contempo crea un rete di correlazioni con quei racconti (da favole a leggende, da commedie a tragedie, da romanzi a film) che sfidando lo spazio, il tempo e i media danno vita a sempre nuove variazioni.</p>
<p>Attraverso i suoi supporti multimediali, il “Laboratorio Shakespeare” costituisce inoltre un vasto archivio digitale multimediale di risorse e un sofisticato strumento di studio metodologico per esplorare l&#8217;universo shakespeariano e quello degli autori che si sono cimentati in progetti correlati ad esso. In particolare i sussidi didattici costituiscono la novità metodologica e tecnologica più rilevante della struttura del Laboratorio.  Ogni sussidio è concepito in forma «ipermediale», sia perché consente un accesso «reticolare»  e da ogni sua parte, sia perché è composto da tavole multimediali in cui il piano espressivo letterario si integra con quello visivo e audiovisivo; in questo modo si coniuga la familiarità di un raffinato libro illustrato con la ricchezza di un archivio digitale di risorse documentali, che lo espandono oltre i limiti di un supporto tradizionale, e con la struttura di un sistema enciclopedico, che «indicizza» ogni principio utilizzato da Shakespeare e ogni occasione in cui è adoperato.</p>
<p>Il risultato è uno strumento di conoscenza e di studio che invita a scoprire legami non immediatamente percepibili tra progetti autoriali distanti tra loro nello spazio e nel tempo oltre che nelle forme mediali; uno strumento che aiuta a comprendere «come» tali testi sono composti («come» sono narrati, scritti e messi in scena) e di conseguenza per quali aspetti possono essere considerati varianti di modelli compositivi più generali, condivisi con il progetto shakespeariano assunto di volta in volta come riferimento.  Ogni sussidio ipermediale è concepito per promuovere la rilettura di un testo shakespeariano da più punti di vista e per favorire la scoperta dei testi che, in rapporto a ciascun punto di vista, possono essere considerati correlabili ad esso.</p>
<p>Il laboratorio, gratuito, è  destinato alle classi che verranno a vedere gli spettacoli <strong><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/romeo-and-juliet-are-dead/">Romeo and Juliet</a> </strong>in programmazione <strong>martedì 23 febbraio alle ore 9,15 e 11,00 </strong>e <strong><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/amleto-a-pranzo-e-a-cena/">Amleto a Pranzo e a cena</a></strong>, in programmazione il 1<strong>9 febbraio alle ore 11,00</strong> (replica per le scuole e gli studenti universitari)<a href="ttp://www.youtube.com/watch?v=JFE07XK9JMc"><br />
</a></p>
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		<title>La leggenda del coniglio volante</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 12:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<title>PINICORILLO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 
testo e regia Bruno Stori
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi

Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares
età 3-7 anni
PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09
C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 </strong></p>
<p>testo e regia Bruno Stori<br />
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi</p>
<p><span id="more-1686"></span></p>
<p>Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares</p>
<p>età 3-7 anni</p>
<p><strong>PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO</strong><br />
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09</p>
<p>C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo che nessuno riusciva a vederlo. Tutto, per Pinicorillo, era un intreccio di curiosità e di paura. Tutte le cose del mondo potevano trasformarsi in una terribile minaccia. Una leggera brezza di vento era uno spaventoso tornado. Il giardino dietro la casa era una inestricabile foresta. Una innocua gallina nell’aia era un formidabile mostro, che poteva inghiottirlo inavvertitamente insieme a un chicco di grano.<br />
Pinicorillo era attratto da quel mondo grande e terribile, perché sentiva il richiamo irresistibile della vita. Per questo disobbedisce alla madre, per questo esce di casa, attraversa l’erba, guarda gli animali, vede le forme della realtà, i colori, annusa gli odori. È allora che una mucca lo inghiotte. Così inizia il viaggio di Pinicorillo.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Nel ventre della mucca</strong><br />
Mi affascina enormemente, nella storia di Pinicorillo, quel che accade nella pancia della mucca. È un viaggio lungo il quale egli viene sballottato, trascinato, ma riesce anche a lasciarsi andare. A volte lo spazio si allarga, a volte diventa angusto. E l’uscita non può avvenire se non attraverso un pertugio spiacevole, ma necessario. Mi attrae, in questa storia, la potente, essenziale metafora di una nuova nascita.  Pinicorillo ha avuto bisogno di rientrare nella pancia della mucca per cambiare la sua condizione di essere invisibile, per diventare grande.<br />
Ma c’è un altro simbolo molto forte che mi interessa: è la necessità di essere “visti”, la necessità che lo sguardo dei genitori si posi su di noi, uno sguardo che ci veda davvero, nel percorso che ci porta a crescere.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>La stalla è un teatro</strong><br />
Vorrei che il racconto avvenisse come dentro una stalla, che i bambini avessero la sensazione di “entrare” in una stalla. Questa è una fiaba di ambiente agreste. Un tempo, nel mondo contadino, adulti e bambini si riunivano la sera dentro una stalla per ascoltare i racconti dei vecchi. Era il “teatro”, il momento sacro della narrazione.<br />
L’ambiente contadino troverà espressione nello spettacolo anche a livello linguistico. I narratori –attori sono due contadini, e la dimensione dialettale del linguaggio avrà un suo spazio di rappresentazione.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Microcosmi e macrocosmi</strong><br />
Immagino un rapporto intenso tra parole e cose, tra animato e inanimato, tra oggetti e figure. Il viaggio di Pinicorillo intreccia visivamente le dimensioni metaforiche del piccolo e del grande. La dimensione “micro” del bambino invisibile si scontra con il formato “macro” del cosmo intorno a lui. Immagino due attori che siano anche animatori della materia, e che facciano transitare il punto di vista dello spettatore da un prima a un dopo, entrando negli occhi del protagonista. Dalla situazione iniziale, quella di un universo fuori scala, alla fine del tragitto, quando la ri-nascita porta con sé un nuovo equilibrio delle proporzioni nel rapporto col mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>UNO</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/uno/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
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		<description><![CDATA[10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30
11 marzo 2010, ore 10,00
L’inciampo nella realtà

Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni
di Graziano Graziani
Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30</strong></p>
<p><strong>11 marzo 2010, ore 10,00</strong></p>
<p><strong>L’inciampo nella realtà</strong></p>
<p><span id="more-1679"></span><br />
Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni</p>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica il corpo quando ci si imbatte in qualcosa di bello ma totalmente inaspettato. Ecco, lo stupore che è centrale nella ricerca del Teatro delle Apparizioni ha a che vedere con la meraviglia. E la meraviglia è un’emozione immediatamente corporea, e quindi intimamente connessa al percorso che questa formazione romana ha intrapreso nel corso degli anni con il teatro sensoriale, segno distintivo dell’esordio e dei primi spettacoli del Teatro delle Apparizioni.<br />
In anni più recenti lo sguardo della compagnia si è spostato verso il teatro ragazzi. Un’evoluzione in qualche modo naturale, che ha permesso di proseguire il percorso intrapreso attorno a questa esplorazione della meraviglia senza reiterare all’infinito le formule legate all’esplorazione sensoriale, contemporaneamente recuperando la frontalità della visione. D’altronde il lavoro del Teatro delle Apparizioni non ha nulla a che vedere con l’intrattenimento per bambini con cui spesso, purtroppo, coincide la formula del teatro ragazzi. Piuttosto, il loro teatro è la materializzazione di una zona di confine, dove il linguaggio della scena sposa le tematiche dell’infanzia, ma lo fa inventando codici e creando suggestioni esattamente come nel teatro “adulto”. E anzi, attingendo a un terreno immaginifico così fecondo e allo stesso tempo così diffuso (poiché il passaggio dell’infanzia è una dimensione comune a tutti), in qualche modo si allinea all’idea di teatro popolare d’arte proposta qualche tempo fa da Massimiliano Civica.</p>
<p>Uno, l’ultima produzione del Tda appena andata in scena al Duncan 3.0 di Roma, è forse l’esempio migliore di questa fusione di piani. Non a caso si tratta di un lavoro che, oltre ad aver vinto il primo premio nel Festival internazionale di teatro ragazzi di Lugano, è risultato finalista al Premio Extra, dedicato alla nuova scena di ricerca italiana. Una capacità di commistione di registri e che si realizza grazie a una facoltà che il cantautore Vinicio Capossela, nelle sue canzoni, ha definito “l’incanto”. Qualcosa che non ha nulla a che vedere con la retorica dell’innocenza, ma piuttosto con la capacità di guardare il mondo con occhi diversi (una facoltà che, ha dichiarato Capossela in un’intervista, «se la sai conservare, poi te la ritrovi»).<br />
Uno (Dario Garofalo) è il personaggio senza nome e (quasi) senza parole che entra sulla scena con il fare un po’ sgonfio e pierrottesco degli attori da film muto. È povero, trasandato, palesemente non ha un soldo in tasca e per di più ha fame e non ha nulla da mangiare. Si aggira per un vasto campo di rifiuti col dondolio luminoso dei derelitti e degli esclusi chapliniani. Comincia a rovistare in mezzo al pattume, nella speranza di trovare qualcosa da mangiare, ma tra i rifiuti trova solo cartacce e rottami. Eppure lì, nella disperazione della solitudine e della fame scatta qualcosa. Uno si illumina, e con lui si illuminano gli oggetti lì attorno. Se non è possibile mangiare si può sempre… fare finta. Così comincia a ingozzarsi di fogli di giornale, accartocciati e infilati sotto la maglia, finché non formano una grande pancia. L’immaginazione è meglio di niente, almeno dà modo di sconfiggere lo scoramento e, soprattutto, di guardare il mondo sotto una luce nuova.<br />
È così che Uno, masticando uno strano gramelot, si lancia in un’esplorazione della realtà attorno a lui che ha completamente cambiato di segno. Gioca con serpenti fatti di tubi di scarico, si fa la doccia in una vasca ricavata da un televisore scassato, fa parlare strani esseri fatti di calzini e scopre tracce di nobili cavalieri del deserto tra tende fatte di giornali, ornati di corone a foggia di cestello di lavatrice.<br />
Di colpo il mondo-pattume partorisce nuove possibilità grazie all’immaginario di questo personaggio stralunato che, grazie l’attenta regia di Fabrizio Pallara, passa da un’immagine all’altra come in una partitura musicale. Una sequenza che muove con naturalezza da un piano di realtà scarna e miserevole a uno di luminosa immaginazione, complici le musiche e il disegno luci, che senza simbolismi tracciano chiaramente la temperatura delle emozioni di Uno.</p>
<p>Non c’è solo gioco nella reinterpretazione degli oggetti, che pure suggerisce al mondo-adulto, dissennato produttore di tutto quello “scarto” che soffoca il pianeta, la possibilità di guardare oltre, riciclando, reinventando, ovvero cambiando prospettiva. Non si tratta solo sorprendersi a sorridere di fronte al concerto per calzini che Uno improvvisa da un sacco di abiti buttati (c’è forse un legame con «Il paradiso dei calzini» di Capossela?). C’è anche la dimensione fortemente politica della volontà di cambiare le cose pur davanti a un campo di macerie, di rovesciare un punto di vista lucido, che ci mostra un mondo in frantumi, grazie a quella lucidità ancora più fine in grado di vedere che «c’è splendore in ogni cosa» (come recitano i versi di una grande poetessa prestata al teatro, Mariangela Gualtieri). Ovvero la capacità di illuminare la realtà con la lente dell’immaginazione, intravedendone così le potenzialità più nascoste, che è una delle qualità più preziose dell’animale uomo.<br />
Eppure – e qui sta il lato più acuto dello spettacolo – non c’è celebrazione, ma solo spinta a mettersi in gioco. Non a caso ciò che muove Uno è una spinta terrena, naturale e terribile come l’istinto della fame. E quando danzando con un’immaginaria compagna, ombrellone con il cappello, Uno si imbatte in una mela reale, rossa e succosa, lui la mangia avidamente, senza più curarsi della sua “stanza dei giochi” e anzi irrompendo – con un lievissimo ma sorprendente coup de théatre – nella realtà degli spettatori. Perché non c’è autismo né compiacimento nella danza chapliniana di Uno; piuttosto la dichiarazione di una scelta.</p>
<p>NB: Per chi volesse approfondire il percorso del Teatro delle Apparizioni, è in libreria un bel volume curato da Letizia Bernazza e uscito per Editoria&amp;Spettacolo. Si tratta di un libro prezioso non soltanto perché ricostruisce dieci anni di attività di questa formazione romana, giovane, ma che già annovera radici profonde. Ma anche perché è elaborato come una visione multiprospettica del lavoro del TdA, che passa per l’analisi dell’autrice fino ai racconti in prima persona di chi ha fatto il Teatro delle Apparizioni, o ne ha accompagnato il percorso: dal regista Fabrizio Pallara agli attori Giuliano Polgar, Margherita Lacché, dal drammaturgo Simone Giorgi a chi si occupa delle scene, dei costumi, dell’organizzazione come Sara Ferrazzoli, Stefania Frasca, Laura Rhi-Sausi, passando per le collaborazioni fisse, come col regista cinematografico Marco Magiarotti e il musicista Valerio Vigliar, e per quelle spuntate lungo il cammino, con il Teatro dei Sassi di Matera e la regista messicana Shaday Larios Ruiz.<br />
Una visione polimorfa e reccia, alla quale si aggiunge l’osservazione esterna degli interventi critici, che hanno accompagnato il percorso delle Apparizioni, dai docenti che hanno visto nascere la compagnia come Giorgio Taffon e Giancarlo Sammartano, allo sguardo dei critici teatrali che si sono imbattuto nel lavoro di questa bandi di “folletti” (come scrive Gianfranco Capitta) e sono stati rapiti dalla loro naïveté, dal loro essere una sorprendente anomalia (come spiega Paolo Ruffini, curatore della collana) nel panorama della scena contemporanea italiana.</p>
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		<title>LA LEGGENDA DEL CONIGLIO VOLANTE</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 11:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro per famiglie '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[ombre]]></category>
		<category><![CDATA[pupazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per famiglie]]></category>

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		<description><![CDATA[7 marzo ore 16,00
di Gigio Brunello
Compagnia De Bastiani/Puche
Spettacolo vincitore del concorso europeo Puppets&#38;Music

Regia Gigio Brunello
Aiuto regia Alberto De Bastiani
supervisione Gyula Molnar
Animatori:
Alberto De Bastiani
Salvador Puche
Anna Paola Barolo
Marta De Bastiani
Burattini   Jams Davis
Costumi  Anna Paola Barolo
Disegni  Gigio Brunello
Scenografia : Gigio Brunello, JimmyDavis, Salvador Puche, Pierpaolo Di Giusto
Musiche di Michele Caniato eseguite da Michele Paguri al pianoforte
Musiche di Gigio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>7 marzo ore 16,00</strong></p>
<p>di Gigio Brunello<br />
Compagnia De Bastiani/Puche</p>
<p>Spettacolo vincitore del concorso europeo Puppets&amp;Music</p>
<p><span id="more-1663"></span></p>
<p>Regia Gigio Brunello<br />
Aiuto regia Alberto De Bastiani<br />
supervisione Gyula Molnar</p>
<p>Animatori:<br />
Alberto De Bastiani<br />
Salvador Puche<br />
Anna Paola Barolo<br />
Marta De Bastiani</p>
<p>Burattini   Jams Davis<br />
Costumi  Anna Paola Barolo<br />
Disegni  Gigio Brunello<br />
Scenografia : Gigio Brunello, JimmyDavis, Salvador Puche, Pierpaolo Di Giusto</p>
<p>Musiche di Michele Caniato eseguite da Michele Paguri al pianoforte<br />
Musiche di Gigio Brunello<br />
eseguite e arrangiate da<br />
David Boato Tromba<br />
Marco Ponchiroli Pianoforte<br />
Igor Checchini Percussioni<br />
Rosa Brunello Basso elettrico e contrabbasso</p>
<p>Scenofonia di Lorenzo Brutti<br />
tecnici di registrazione<br />
Lorenzo Brutti<br />
Max Di Blas</p>
<p>Voci<br />
Eva Brunello<br />
Alberto De Bastiani<br />
Lorenzo Brutti<br />
Rosa Brunello<br />
Gigio Brunello</p>
<p>“…Quella notte mio nonno,  Coniglio volante, artista del circo nazionale d’Ungheria, campione di permanenza in volo, venne sparato in cielo e per poco non fece ritorno . Era l’estate del 1959 e tornò sulla terra confuso tra fiocchi di candida neve: nevicava ed era piena estate….”  La voce narrante è quella di Coniglio Ginetto , la sola a rievocare di quando in quando una storia che vive  di musica, di immagini, di pause incantate, non di parole. Eppure, quella che il pubblico è chiamato a seguire è una storia epica, fatta di inseguimenti sulla neve, orsi che scappano e voli nello spazio. E’ anche storia di formazione, trasformazione e risveglio per burattini che finiscono nella pancia dell’orso o intrappolati nella neve.  I burattini, le sagome che ballano e le ombre cinesi stampate sui vetri di una  finestra,  sono pagine animate come in un libro per i lettori più piccini.</p>
<p>Lo spettacolo, vincitore del concorso europeo “Puppet&amp;Music” è stato premiato con la seguente motivazione:<br />
“&#8230;per aver colto una delle possibili articolazioni del rapporto tra la ricerca musicale e l’universo dei puppet, facendo della traccia sonora il filo conduttore di un progetto unitario e organico, in felice equilibrio fra tradizione e innovazione, sostenuto da una seria riflessione teorica e da un canovaccio già ampiamente strutturato nel quale emergono figure e motivi ben riconoscibili dell’universo poetico di Gigio Brunello. Raccontare una storia togliendo la parola ai burattini e immergendoli in un “discorso sonoro” è una sfida che può aprire nuove possibilità di ricerca nelle relazioni tra figure e musica, garantendone nel contempo la pari dignità artistica.<br />
La giuria sottolinea come il progetto, che prevede oltretutto la collaborazione internazionale di due compagnie, si rivolga a un pubblico sia di adulti che di ragazzi, coinvolgendo musicisti di riconosciuto valore nella scena contemporanea in una creazione simultanea e coessenziale nei linguaggi musicali e del teatro di figura.”</p>
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		<title>LE NUVOLE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 13:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[5 e 6 marzo 2010, ore 21,00
LE NUVOLE
di ARISTOFANE
traduzione di Letizia Russo
regia di Antonio Latella

con (in o.  a.):
Marco Cacciola
Annibale Pavone
Maurizio Rippa
Massimiliano Speziani
scene e costumi di Annelisa Zaccheria
musiche di Franco Visioli
luci di Giorgio Cervesi Ripa
foto di Anna Bertozzi
aiuto regista Tommaso Tuzzoli
Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi
LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>5 e 6 marzo 2010, ore 21,00</strong></p>
<p>LE NUVOLE<br />
di ARISTOFANE<br />
traduzione di Letizia Russo</p>
<p>regia di Antonio Latella</p>
<p><span id="more-1656"></span></p>
<p>con (in o.  a.):<br />
Marco Cacciola<br />
Annibale Pavone<br />
Maurizio Rippa<br />
Massimiliano Speziani</p>
<p>scene e costumi di Annelisa Zaccheria<br />
musiche di Franco Visioli<br />
luci di Giorgio Cervesi Ripa<br />
foto di Anna Bertozzi<br />
aiuto regista Tommaso Tuzzoli</p>
<p>Teatro Stabile dell’Umbria<br />
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi</p>
<p>LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro Stabile dell&#8217;Umbria, per la regia di Antonio Latella sta effettuando una lunga tournée italiana, dopo la prima assoluta dello scorso Luglio a SPOLETO 52 FESTIVAL DEI 2MONDI, dove Latella, ancora una volta, ha sorpreso il pubblico con la sua messinscena della celebre commedia classica.<br />
Il regista &#8211; che, con questa, firma la sua tredicesima regia con lo Stabile umbro &#8211; ha liberato il testo da qualsiasi anche minima convenzione e se ne è appropriato, pur rispettandone la lettera e la vis satirica. L&#8217;estro e l&#8217;intelligenza dei suoi interpreti e dei suoi collaboratori hanno saputo esaltare questa lettura che, con lucidità, penetra nel nucleo dell&#8217;opera &#8211; quel contrasto tra vecchio e nuovo, tra rettitudine e disonestà, che Aristofane stigmatizza &#8211; e ne accende l&#8217;intatto potenziale di ironica e crudele provocazione.<br />
La traduzione dal greco della commedia, inedita e pensata per questa messinscena, è firmata da Letizia Russo, che si è ispirata alla tradizione classica.<br />
Gli interpreti sono (in o. a.):<br />
Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani.<br />
Le scene e i costumi sono di Annelisa Zaccheria &#8211; qui alla decima collaborazione con Latella &#8211; che ci offre una traccia del suo lavoro sul testo: ”Nutrendomi delle atmosfere grafiche e surreali di Max Ernst, di quelle apocalittiche di McCarthy o ancestrali di Rondinone […] ho cercato di rappresentare soprattutto un’esperienza visiva.”.<br />
Il suono e le musiche sono, come sempre, di Franco Visioli e, come sempre, l’ideazione delle luci è di Giorgio Cervesi Ripa.</p>
<p>COSÌ ANTONIO LATELLA, nei suoi appunti di lavoro sul testo di Aristofane:</p>
<p>“Il gioco del Teatro si moltiplica in questa commedia umana, la porta della conoscenza si è fatta minuscola, varcarla è impegnativo ma è dietro a quel cancello di velluto rosso che si imparano i trucchi della finzione, a bluffare sulla verità o a saperla riconoscere … “.</p>
<p>NEL 423 A. C., quando LE NUVOLE va in scena per la prima volta, Aristofane (presumibilmente, n. 450 – m. 388 a. C.) è un giovane commediografo già affermato che coglie con la nuova opera, forse, il suo successo più importante. Ancora oggi LE NUVOLE è la commedia antica più rappresentata, assieme a GLI UCCELLI, a LISISTRATA e a LE RANE, appartenenti alla maturità dell’Autore.<br />
Il suo esordio era avvenuto circa quattro anni prima, quando Atene, sfiancata da una violenta epidemia di peste, era già nel pieno della guerra del Peloponneso. Le sue prime due commedie non ci sono pervenute ma ne conosciamo l’argomento e sappiamo che, fin dai suoi inizi, Aristofane calò la realtà contemporanea nel genere comico e, più di una volta, personaggi pubblici dell’epoca hanno agito nel suo teatro, fatti oggetto dal commediografo di una satira aggressiva e pragmatica. Il giovane Aristofane viveva il suo presente come decadenza dell’Età dell’Oro di Atene e contestava sia la politica della supremazia ad ogni costo, sia la filosofia e la poesia che si erano allontanate dalla tradizione e ricercavano nuovi metodi e nuovi linguaggi. Socrate, suo contemporaneo, anche se più grande di quasi vent’anni, è il personaggio centrale de LE NUVOLE, rappresentato come un vecchio stravagante, che parla da sofista ed è maestro di disonestà intellettuale.</p>
<p>L’involontario protagonismo di Socrate in questa commedia ha da sempre suscitato curiosità e divertimento nei lettori e negli spettatori. Non senza qualche vivace dissenso. Come quando, nel suo Dizionario Filosofico Portatile (1746), alla voce ATEO, ATEISMO, Voltaire sferra un violento attacco contro Aristofane:<br />
“[…] Quell’uomo (che i commentatori ammirano perché era greco, senza pensare che era greco anche Socrate): Aristofane! Egli fu il primo che abituò gli ateniesi a considerare Socrate un ateo.<br />
[…]<br />
Egli preparò di lontano il veleno con cui giudici infami fecero morire l’uomo più virtuoso della Grecia.”.</p>
<p>Ma in un altro passaggio dei suoi appunti, Latella osserva e chiarisce:</p>
<p>“[…] Questa commedia antica non mette in scena un personaggio ma l’ICONA di un PERSONAGGIO, che ha nome SOCRATE, e il luogo che lo ospita, IL PENSATOIO, è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, vero protagonista che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollastro né pollessa. […]”.</p>
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		<title>INTERVISTA A SCIMONE SFRAMELI</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<title>NASO ROSSO</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 17:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro per famiglie '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Danza contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per l'infanzia]]></category>

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		<description><![CDATA[28 febbraio 2010 ore 16.00
Teatrimperfetti/Maria Ellero
di e con Maria Ellero
Spettacolo per max 120 spettatori. Prenotazione obbligatoria 
Un piccolo spazio quadrato, l’interno di un mondo. Un piccolo spazio dentro al quale un grosso Naso Rosso dorme in un piccolo letto. Al di fuori del piccolo spazio una grande valigia. Come convincere un Naso Rosso, che per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>28 febbraio 2010 ore 16.00</strong></p>
<p>Teatrimperfetti/Maria Ellero<br />
di e con Maria Ellero</p>
<p><strong>Spettacolo per max 120 spettatori. Prenotazione obbligatoria </strong></p>
<p><strong><span id="more-1652"></span></strong>Un piccolo spazio quadrato, l’interno di un mondo. Un piccolo spazio dentro al quale un grosso Naso Rosso dorme in un piccolo letto. Al di fuori del piccolo spazio una grande valigia. Come convincere un Naso Rosso, che per quanto grosso è comunque piccolo, a uscire fuori dal suo piccolo spazio, che per lui è comunque grande? Una danz-attrice entrerà in questo piccolo spazio con una grande valigia. Toccherà a lei trovare il modo di convincerlo, svuotando la valigia che contiene in piccolo ciò che di meraviglioso fuori si può incontrare in grande. Un teatro senza parole e una danza con molto teatro. Un silenzio per contenere suoni, rumori, attese, inseguimenti, sguardi, giochi.</p>
<p>teatro danza<br />
dai 2 anni</p>
]]></content:encoded>
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		<title>PALI</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 15:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[26 febbraio ore 21,00 
di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
 con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
scene e costumi Lino Fiorito
disegno luci Beatrice Ficalbi
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31
In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>26 febbraio ore 21,00 </strong></p>
<p>di Spiro Scimone</p>
<p>regia Francesco Sframeli<br />
<span id="more-1634"></span> con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale<br />
scene e costumi Lino Fiorito<br />
disegno luci Beatrice Ficalbi<br />
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31</p>
<p>In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù e dei due ladroni. Semmai sono i pali de “La ricotta” di Pasolini. Sì, sembrano proprio i pali de “La ricotta” di Pasolini. E i personaggi che li abitano, perché i pali sono abitati, sono proprio fratelli di Stracci, il protagonista de “La ricotta” di Pasolini. Uno è uomo, ma interpreta una donna. La donna si chiama Bruciata. Prima non era bruciata e viveva a terra, accanto ai pali, dove lavorava. Poi un giorno l’hanno fatta diventare Bruciata ed è salita sul palo.</p>
<p>L’altro si chiama Senzamani e viene dalla fabbrica. Perché si chiama Senzamani è facile intuirlo, venendo dalla fabbrica. Da quando vive sul palo può tenere lo sguardo alto. In fabbrica non poteva mai tenere lo sguardo alto. Se teneva lo sguardo alto il capo gli faceva abbassare la testa. Invece dal palo può tenere lo sguardo alto e vedere cose che prima non vedeva.</p>
<p>Poi ci sono il Nero e l’Altro, che entrano suonando come una banda. Ma non sono una banda. Forse sono attori, forse sono comici. Il Nero è bravissimo a lavare i panni. Non solo i suoi panni, anche i panni degli altri. A lui piace lavare i panni degli altri. A lui piace fare le cose per gli altri. Ma finisce sempre che gli altri se ne approfittano. E non è bello che gli altri se ne approfittino.</p>
<p>L’Altro vuole far ridere la gente. Ma è sempre più faticoso far ridere la gente. Per far ridere la gente devi soffrire, star male. Di solito la gente gode se tu soffri. Ma Bruciata e Senzamani no, non godono se soffri e ti invitano a salire sui pali. Sui pali si sta bene. Ci si tiene lontani dalla merda che aumenta sulla terra. La merda è talmente tanta che ogni giorno rischi di ingoiarla, se apri la bocca. E tenerla chiusa è impossibile. Allora per poter aprire la bocca conviene andare sui pali, finché ce ne sono di liberi. Solo che sui pali ti devi proteggere con l’ombrello, perché c’è sempre cattivo tempo. E non sai cosa pioverà dal cielo.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>ROMEO AND JULIET (ARE DEAD)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 9,30 e 11,15 
Regia Laura Pasetti
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori
Produzione: Charioteer Theatre

Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano
Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 9,30 e 11,15 </strong></p>
<p>Regia Laura Pasetti<br />
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne<br />
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori<br />
Produzione: Charioteer Theatre</p>
<p><span id="more-1643"></span></p>
<p>Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono a darsi pace. Non accettano la loro fine prematura e ritengono che Shakespeare sia stato particolarmente ingiusto e crudele. Per cercare di dare un senso al loro destino, ripetono all’infinito la scena finale. Gli spettatori entrano e assistono a questa scena: Giulietta addormentata nella tomba, Romeo arriva, la crede morta e si uccide. Giulietta si sveglia, vede il suo amore morto e si uccide a sua volta.<br />
A questo punto Mercurio interrompe la loro rappresentazione: non ne può più di assistere al finale, propone ai due innamorati di ripercorrere le tappe fondamentali della loro settimana insieme e forse, in questo modo, troveranno le risposte che cercano, forse scopriranno dove Shakespeare ha sbagliato e vedranno se veramente avevano un’altra scelta.</p>
<p>Lo spettacolo si pone il doppio scopo di avvicinare gli studenti alla lingua di Shaekespeare e al Teatro. I tre personaggi principali di Romeo, Giulietta e Mercuzio rappresentano le scene più importanti della tragedia rigorosamente nell’inglese di Shaekespeare e nello stesso tempo commentano in Inglese moderno le scene svolte. Mercuzio funge da narratore collegando le scene in Italiano e traduce dall’inglese alcuni commenti per facilitare i ragazzi nella comprensione.<br />
Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri per sottolineare l’attualità del testo e della storia. La scena della morte dei due innamorati viene prima rappresentata in abiti del 1500, poi i personaggi si cambiano e indossano jeans e maglietta.</p>
<p>Le musiche, di John Metcalfe sottolineano il ritmo di alcune scene, aiutano ad apprezzare il pentametro giambico ed evocano in maniera efficace le circostanze.</p>
<p>Lo spettacolo è molto dinamico, la scenografia inesistente, proprio per dare l’opportunità agli studenti di apprezzare la poesia del testo, stimolare la fantasia e appassionare al teatro, in grado di creare solo con la recitazione le situazioni più drammatiche.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>BUCHETTINO DELLA SOCIETAS RAFFAELLO SANZIO</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/buchettino-della-societas-raffaello-sanzio/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/buchettino-della-societas-raffaello-sanzio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo con piacere questo appuntamento
Per adulti e bambini a partire dagli 8 anni d’età
BUCHETTINO
Tratto da “Le Petit Poucet”  di Charles Perrault (1628-1703)
Regia: Chiara Guidi
Scene e ambientazione sonora: Romeo Castellucci
Adattamento del testo: Claudia Castellucci
Narratrice: Chiara Guidi
Rumori dal vivo: Federico Lepri, Carmen Castellucci
Tecnico macchinista e regia sonora: Paolo Baldini
Cura: Gilda Biasini, Cosetta Nicolini
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo con piacere questo appuntamento</p>
<p>Per adulti e bambini a partire dagli 8 anni d’età</p>
<p><span id="more-1626"></span><strong>BUCHETTINO</strong></p>
<p>Tratto da “Le Petit Poucet”  di Charles Perrault (1628-1703)</p>
<p>Regia: Chiara Guidi</p>
<p>Scene e ambientazione sonora: Romeo Castellucci<br />
Adattamento del testo: Claudia Castellucci</p>
<p>Narratrice: Chiara Guidi</p>
<p>Rumori dal vivo: Federico Lepri, Carmen Castellucci<br />
Tecnico macchinista e regia sonora: Paolo Baldini</p>
<p>Cura: Gilda Biasini, Cosetta Nicolini<br />
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Massimiliano Coli<br />
Produzione: Socìetas Raffaello Sanzio</p>
<p><strong>26, 27, 28 Febbraio 2010 ore 18<br />
5, 6, 7, Marzo ore 18</strong><br />
Teatro Comandini, Cesena<br />
Via del serraglio 22<br />
Adulti 10 euro, Bambini 5 euro,</p>
<p><strong> </strong><strong>Domenica 28 Febbraio, navetta da Bologna<br />
partenza ore 16.30 dal Teatro Comunale Testoni di Casalecchio,<br />
Adulti e bambini, viaggio e spettacolo euro 13.<br />
Prenotazione obbligatoria prenotazioni@raffaellosanzio.org 0547 25566</strong></p>
<p><strong> </strong><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/buchettino-2-X-WEB.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1627" title="buchettino (2) X WEB" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/buchettino-2-X-WEB.jpg" alt="buchettino (2) X WEB" /></a></p>
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		<title>AMLETO A PRANZO E A CENA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[ERT Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[18 febbraio ore 21,00
19 febbraio ore 11,00
da Amleto di William Shakespeare
ideazione e regia Oscar De Summa
con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa
Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 febbraio ore 21,00<br />
19 febbraio ore 11,00</strong></p>
<p>da Amleto di William Shakespeare<br />
ideazione e regia Oscar De Summa</p>
<p><span id="more-1620"></span>con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni</p>
<p>Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa</p>
<p>Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo consenso di critica e di pubblico il cui successo non mancherà di ripetersi.<br />
Oscar De Summa, attore di solida formazione teatrale, dopo aver affrontato numerosi testi shakespeariani come attore è qui ideatore, regista nonché interprete  di questa  insolita versione della tragedia shakesperiana.  Progetto nato in origine per ‘Teatro Errante’ progetto promosso da Emilia Romagna Teatro volto a rilanciare la sfida di un teatro che fosse sia popolare e di qualità l’Amleto qui proposto da classico tra i classici viene riletto e messo in scena da De Summa in una versione di rara originalità.<br />
Dato per acquisito nella memoria collettiva lo stereotipo di un uomo in calzamaglia nera con un teschio in mano, e la celeberrima  frase ‘Essere o non essere’  De Summa propone un lavoro che riesce a parlare sia  a chi solitamente non è abituato al frequentare il teatro ed il suo linguaggio  ma anche ad un pubblico solitamente avvezzo a frequentare le platee teatrali. La scena è essenziale, un piazzato di luci ed una tastiera a bordo palco, suonata a turno dagli stessi attori. Proprio come accadeva nelle compagnie di commedia dell’arte, gli attori decidono sul luogo cosa mettere in scena. Sul palco insieme a De Summa, tre attori, ‘una piccola e sgangherata compagnia di attori’ come ironicamente la definisce lo stesso regista. Una bella sfida: uno spettacolo che ci fa scoprire quanto di Amleto abiti a tutt’oggi  nel nostro quotidiano. Il sipario si alza e la compagnia, tra invidie e gelosie tenta di mettere in scena Amleto. Tra liti e complicità gli attori si scambiano consigli non propriamente disinteressati e lasciano venire a galla velenosi grovigli familiari.</p>
<p><em>La storia c’è tutta (o quasi), e i dialoghi, ritmicamente serrati secondo la grande tradizione comica nostrana, ci guidano a conoscere le molte facce di un personaggio inesauribile attraverso un linguaggio tutto contemporaneo. Nella vicenda, apparentemente lontana, del principe danese emergono così questioni semplici, che riguardano il comune animo umano, e che mettono in luce quanto nulla sia cambiato dentro di noi, quanto quel dentro di noi sia possibile nominarlo anche grazie a Shakespeare, quanto Amleto abiti il nostro quotidiano, costantemente presente a pranzo e a cena. </em>Oscar De Summa</p>
<p><strong>Biglietto unico  matinée: 5,00 € </strong></p>
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		<title>AMLETO A PRANZO E A CENA</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[giovedì 18 febbraio ore 21,00
venerdì 19 febbraio ore 11,00
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>giovedì 18 febbraio ore 21,00</p>
<p>venerdì 19 febbraio ore 11,00</p>
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		<title>IL TEATRO DI JEAN PIERRE SIMEON</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Martedi 9 febbraio, ore 18
Délégation Culturelle/Alliance Française &#8211; Via De’Marchi 4
Incontro con la Professoressa Marie-Line Zucchiatti, SSLMIT Forlí,
Marinella Manicardi, regista e attrice, Chiara Gianlupi,
traduttrice, Maria Merelli, presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione,
Cira Santoro, responsabile del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio
Nell’ambito del progetto Face à Face 2010 in collaborazione
con la Fondazione Nuovi Mecenati, il Servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-x-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1614" title="alliance francaise-x web" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-x-web.jpg" alt="alliance francaise-x web" width="155" height="108" /></a></p>
<p><strong>Martedi 9 febbraio, ore 18</strong><br />
Délégation Culturelle/Alliance Française &#8211; Via De’Marchi 4</p>
<p><strong><span id="more-1610"></span></strong>Incontro con la Professoressa Marie-Line Zucchiatti, SSLMIT Forlí,<br />
Marinella Manicardi, regista e attrice, Chiara Gianlupi,<br />
traduttrice, Maria Merelli, presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione,<br />
Cira Santoro, responsabile del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio</p>
<p>Nell’ambito del progetto Face à Face 2010 in collaborazione<br />
con la Fondazione Nuovi Mecenati, il Servizio culturale<br />
dell’Ambasciata di Francia, Emilia Romagna Teatro Fondazione<br />
il Teatro Comunale di Casalecchio di Reno Alfredo Testoni<br />
e l’Università di Bologna / SSLMIT Forlí</p>
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		<title>UN PAESE DI STELLE E SORRISI</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Intercultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interscenario]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[martedì 16 febbraio ore 10,00 e 12,00
di e con
Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza
Produzione Teatro dell’Argine
Spettacolo vincitore Premio SCENARIOinfanzia 2008
Compagnia Mosika
Fascia d’età: 8- 10 anni
Tecnica utilizzata: teatro d’attore
Dura : 60 minuti
Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i genitori, i fratelli, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>martedì 16 febbraio ore 10,00 e 12,00</strong></p>
<p>di e con<br />
Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza<br />
Produzione Teatro dell’Argine</p>
<p>Spettacolo vincitore Premio SCENARIOinfanzia 2008</p>
<p>Compagnia Mosika</p>
<p><span id="more-1599"></span>Fascia d’età: 8- 10 anni<br />
Tecnica utilizzata: teatro d’attore<br />
Dura : 60 minuti</p>
<p>Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i genitori, i fratelli, i cugini, ma soprattutto la figlia.<br />
Questa è la storia di una figlia che resta nel proprio paese sognando di poter raggiungere sua madre. Due donne: una racconta lo sradicamento e le difficoltà incontrate in un paese tanto diverso dal proprio per cultura e tradizioni; l’altra racconta l’impossibilità di vivere in un luogo devastato dalle guerre, dalla fame e dalla povertà. Due figure femminili per parlare del valore incancellabile degli affetti familiari. Attraverso missive che viaggiano come aeroplanini di carta e note di canzoni popolari africane capaci di evocare un mondo solo all’apparenza lontano, si dipana una minuscola storia che ha al proprio centro i grandi sentimenti della perdita e dell’attesa. Una storia che prova a raccontare con discrezione la forza straordinaria di un legame vissuto “da lontano”.</p>
<p>Motivazione della giuria<br />
Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato e vissuto da una madre e da una figlia lontane, fra paesi, lingue, suoni e suggestioni diversamente colorati e<br />
distanti. Un paese di stelle e sorrisi costruisce sulla scena uno spazio essenziale che, attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative, racconta piccoli episodi di una vicenda privata che si rivela universale, toccando l’archetipo dell’allontanamento e della separazione. Affidata a un gioco scenico ricco di invenzioni dal contenuto intensamente metaforico e dal forte impatto emotivo, la drammaturgia diventa veicolo di scenari attraversati da guerre e distruzioni, conservando la luminosità di una storia affettiva che si fa paradigma antiretorico della contemporaneità.</p>
<p>Recensione<br />
«Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato&#8230;»: così iniziava la motivazione della giuria che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative lo spettacolo riuscisse a toccare «l’archetipo dell’allontanamento». E quella «luminosità di una storia affettiva» che rivela echi universali attraversa ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua lingala, uno degli idiomi del Congo). Molto brave le autrici/ attrici Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l’accordo comune nei ritmi, i passi di danza, la lingua d’origine, echi di tenerezza e nostalgia. I gesti del lavoro che cadenzano ancora i giochi della figlia devono passare ora a lei, Judith, ancora così giovane: un passaggio simbolico, mentre la madre decide di partire. Una lettera dello zio la invitava a raggiungerlo in Italia. Tante allora le raccomandazioni per la figlia: curare la nonna, scriverle spesso, e studiare, studiare, studiare, quella l’unica forma del vero riscatto. Il loro paese, in quell’Africa difficile, è ricco di stelle e sorrisi «ma sa essere anche molto crudele». Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto distaccato all’espressione più scoperta dei sentimenti, delle emozioni. Lettere/ aeroplanini di carta che volano dall’una all’altra. Scritture danzate nell’aria. La madre racconta della neve, Judith della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie: esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre per imparare l’italiano, la figlia il francese. Non è facile risparmiare in quell’Europa che pure Judith continua a sognare. Forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo? Volti di malinconia, occhi di tristezza&#8230; fino a quell’abbraccio finale e nuove danze – e applausi.</p>
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		<title>ANNULLAMENTO INTERIORS</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 14:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Interiors, annullato per cause indipendenti dalla direzione del teatro, verrà sostituito da EDIPO RE di Sofocle il 28 marzo alle orer 21,00
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Edipo_2_foto-di-Tommaso-Le-Pera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1587" title="Edipo_2_foto di Tommaso  Le Pera" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Edipo_2_foto-di-Tommaso-Le-Pera.jpg" alt="Edipo_2_foto di Tommaso  Le Pera" /></a></p>
<p>Interiors, annullato per cause indipendenti dalla direzione del teatro, verrà sostituito da EDIPO RE di Sofocle il 28 marzo alle orer 21,00</p>
]]></content:encoded>
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		<title>STABAT MATER FURIOSA</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 18:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Face à face]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?p=1570</guid>
		<description><![CDATA[di Jean Pierre Siméon
11 febbraio 2010 ore 21,00
Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Fondazione Nuovi Mecenati
nell’ambito del progetto Face à Face
Parole di Francia in Italia/Paroles d’Italie en France
traduzione a cura di Chiara Gianlupi della Scuola di Interpreti e Traduttori di Forlì SSLMIT  con la supervisione di Marie-Line Zucchiatti
mise en espace a cura di Marinella Manicardi
Protagonista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Jean Pierre Siméon</p>
<p><strong>11 febbraio 2010 ore 21,00</strong></p>
<p>Emilia Romagna Teatro Fondazione<br />
in collaborazione con Fondazione Nuovi Mecenati<br />
nell’ambito del progetto Face à Face<br />
Parole di Francia in Italia/Paroles d’Italie en France</p>
<p><span id="more-1570"></span>traduzione a cura di Chiara Gianlupi della Scuola di Interpreti e Traduttori di Forlì SSLMIT  con la supervisione di Marie-Line Zucchiatti</p>
<p>mise en espace a cura di Marinella Manicardi</p>
<p>Protagonista è la madre di un giovane soldato morto in guerra. Stabat Mater Furiosa (2000) è il rifiuto di una donna, devastata, di capire perché l’uomo dichiara guerra. La sua voce è un grido per la vita; il grido di tutte le donne che capiscono che vita significa anche morte e non c’è bisogno di una spie-gazione per questo. Ma la guerra è una macchina inaccettabile, incredibile ed infernale. Porre fine a tutto quest’orrore, che sembra innaturale per l’uo¬mo, significa tornare indietro alle origini, indietro fino alla propria infanzia e di nuovo a quella dei nostri figli. Per vedere un giorno la fine della violenza che porta all’autodistruzione, ogni bambino deve capire che è nato con il sangue sulle mani. E così può esserci un barlume di speranza: grazie al soffio della vita, al suono delle parole e all’innocenza dei  giorni felici.  In collaborazione con</p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-dc-alta-definizione2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1575" title="alliance francaise-dc alta definizione" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-dc-alta-definizione2.jpg" alt="alliance francaise-dc alta definizione" width="204" height="142" /> </a> <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Ambasciata-francese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1571" title="Ambasciata francese" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Ambasciata-francese.jpg" alt="Ambasciata francese" width="138" height="170" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>TUTTO ESAURITO PER MY FAIR LADY</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/tutto-esaurito-per-my-fair-lady/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/tutto-esaurito-per-my-fair-lady/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 12:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?p=1530</guid>
		<description><![CDATA[
 Si comunica al gentile pubblico che My fair  Lady in programmazione il 30 gennaio alle ore 21,00  registra il tutto esaurito. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/01/my-fair-lady-x-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1540" title="my fair lady x web" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/01/my-fair-lady-x-web.jpg" alt="my fair lady x web" /></a></p>
<p><strong> Si comunica al gentile pubblico che My fair  Lady in programmazione il 30 gennaio alle ore 21,00  registra il tutto esaurito. </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.teatrocasalecchio.it/home/tutto-esaurito-per-my-fair-lady/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>STELLE DI CANNELLA</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/stelle-di-cannella1/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/stelle-di-cannella1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 17:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per l'infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?p=1543</guid>
		<description><![CDATA[una fiaba cattiva
di Helga Schneider
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani

con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev
scene e costumi Manuela Gasperoni
ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)
produzione La Corte Ospitale
fascia d’età: 8 – 13 anni
David [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>una fiaba cattiva</strong><br />
di Helga Schneider<br />
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani</p>
<p><span id="more-1543"></span></p>
<p>con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev<br />
scene e costumi Manuela Gasperoni</p>
<p>ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli<br />
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)<br />
produzione La Corte Ospitale</p>
<p>fascia d’età: 8 – 13 anni</p>
<p>David e Fritz sono due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti. Abitano in un quartiere di Berlino dove tutti cercano di andare d’accordo e di aiutarsi. Ma l’atmosfera cambia quando il partito nazista vince le elezioni: la propaganda antiebraica di Hitler crea inimicizie e sospetti. E David è ebreo… Fritz ripudia l’amico, lo minaccia, insulta i suoi genitori, anche se la madre Jutta, in realtà, è ariana. Lene, figlia del primo marito di Jutta – e quindi non ebrea – difende il patrigno e il fratellastro David, per il quale nutre sincero affetto, ma suo marito, un giovane ricco che svolge una vita brillante, a contatto con gente potente, le proibisce di compromettersi. La spirale di pregiudizi e persecuzioni raggiunge l’apice quando Fritz uccide il gatto dell’ex amico, “colpevole”, a suo dire, di aver “sedotto” la gattina “ariana”.</p>
<p><strong>Berlino 1933. </strong><br />
Nella bottega di una pasticcera si inizia a narrare una storia dolce e terribile allo stesso tempo, la storia dell’indissolubile amicizia tra David Korsakov e Fritz Rauch violentemente fatta a pezzi dall’indottrinamento e dalla manipolazione provocata dall’ascesa al potere del nazismo. Il filo conduttore è dato da una narratrice-pasticcera che fonda in sé gli ingredienti che compongono il racconto. In scena, al suo fianco, due musicisti-attori appartenenti al gruppo klezmer  Maxmaber Orkestar, che evocano i due protagonisti e gli altri personaggi che popolano il racconto.<br />
A partire da una quotidianità che ci è prossima, il nostro obiettivo è far sì che i ragazzi possano riconoscere e ritrovarsi nelle loro naturali dinamiche, di fronte a una realtà che scivola progressivamente in quella deriva di gesti e azioni inspiegabili frutto dell’intolleranza e dei regimi dittatoriali.<br />
Quando La Corte Ospitale mi ha offerto di lavorare alla messa in scena del libro di Helga Schneider Stelle di Cannella, è stato per me un piacere tornare a riallacciare un filo legato al mio passato lavorativo con il teatro ragazzi e anche a rinnovare il mio percorso di lavoro sulla memoria e sul teatro civile.<br />
La sensazione è che nonostante ciò che è già stato scritto, detto e rielaborato sull’antisemitismo e sull’Olocausto, sono convinta che il teatro possa ancora aggiungere piccoli tasselli per mantenere viva la memoria e per non sottrarsi, grandi e piccoli, agli orrori di ieri come a quelli di oggi.<br />
Roberta Biagiarelli</p>
<p><strong>Uno spettacolo di teatro ragazzi, per non dimenticare</strong></p>
<p>Dall&#8217;uscita del suo libro d&#8217;esordio Il rogo di Berlino (1995, Adelphi), per Helga Schneider, mitteleuropea ma scrittrice in lingua italiana, “Scrivere di guerra per una cultura della pace&#8221; é diventato un motto consolidato, oltre ad assumere un ruolo di impegno civico e morale.<br />
Durante i suoi incontri con gli studenti delle scuole italiane, Helga non si é mai stancata di testimoniare del regime nazista e della II guerra mondiale, che da bambina ha vissuto sulla propria pelle nella capitale del Terzo Reich, Berlino, circostanza aggravata dal fatto che a 4 anni é stata abbandonata dalla madre diventata membro della Waffen-SS e infine guardiana al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau.<br />
La Corte Ospitale si è unita a Helga Schneider nello sforzo di allestire uno spettacolo teatrale per giovanissimi dal titolo Stelle di cannella (tratto dal libro omonimo dell&#8217;autrice pubblicato da Salani), drammaturgia della stessa Schneider, finalizzato a creare una finestra sulla Storia del Novecento e stimolare i ragazzi, che saranno gli adulti di domani, a far tesoro di quanto é successo durante il nazismo affinché simili orrori non si ripetano più.<br />
Perché &#8220;Comprendere e impossibile, ma conoscere é necessario.&#8221; (Primo Levi).</p>
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