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Festa alla Scuola Malaguti
Abbiamo scelto di terminare il progetto di laboratorio sulle Interculture con una festa a scuola.
Sabato 24 maggio, dalle 11 in poi, gli allievi della scuola, i genitori, le insegnanti e gli operatori del progetto sull’intrecultura si incontreranno a scuola per condividere il lavoro svolto. Su questo blog, vi racconteremo i preparativi e poi… com’è andata…
Programma della giornata:
ore 9,00: Tutta le classi si incontrano nell’anfiteatro della scuola. Saluti e presentazione del progetto
ore 9,15: “Trasloco” spettacolo della III A.
ore 9,45: Ci si sposta in palestra. Le I medie presentano la loro orchestra “fantastica”, diretta da Filippo Plancher
ore 10,30: Le seconde leggono alcuni brani dei loro pezzi di scrittura coordinati da Federica Iacobelli
ore 11,00: Arrivano i genitori. Ogni classe raduna i propri genitori e presenta i lavori svolti durante l’anno
Nella sala insegnanti, verrà trasmetto lungo tutta la mattinata, il video “Operazione Chiara”, realizzato dalla III B.
Ore 12,00: Inzia la festa





















http://www.ertgiovani.com/j/
Vi aspetto alla proiezione del film documento realizzato con la 3B dal nome “Operazione Chiara”. Oltre a una parte di finzione, ispirata liberamente al romanzo di Amara Lakhous dal titolo:”Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” e realizzata con la preziosa collaborazione di Gianni Cascone, il video è composto anche da una parte documentaria. I ragazzi e le ragazze della 3B sapientemente guidati dall’insegnante Adanella Bianchi, si confrontano sui temi scottanti e attuali del razzismo e dell’intolleranza nei confronti del diverso. Sarò felice di commentare, dopo la visione del film, su questo blog con i ragazzi, le insegnanti, i genitori e gli operatori.
Pietro Annicchiarico
Ho visto il film della terza B e mi sono molto emozionata. Sia nella parte di fiction che nelle interviste c’erano veramente loro, i ragazzi, con le loro caratteristiche, i loro pensieri. Alcuni di loro hanno veramente tirato fuori alcune cose che stanno nel profondo, dalla paura e il disagio di essere donna in un certo contesto culturale, alla riconoscenza verso i compagni per la loro accoglienza. Tutto questo è stato bello pechè era “vero”, non discorsi costruiti, ma la loro spontaneità, il loro pensiero, in alcuni casi non condivisibile e a tratti preoccupante, ma il loro pensiero.
Grazie a PIetro e Adanella
Firmato : la mamma di Enrico Zoni
Tiziana grazie. Il tuo sguardo ha colto le sfumature più sensibili di questo video. Non è stato facile per me affrontare il tema della differenza, ma era necessario, e oggi più che mai diventa indispensabile. Oltre alla differenza di culture è stato spontaneo occuparsi della differenza di genere. Il discorso è venuto da sè. Alta è stata la mediazione con gli interlocutori e quello che si vede, e che si sente, è la sintesi “mostrabile” di ciò che è ancora più profondo e che sta alla base di questi neo individui, che emerge talvolta, ma che ha ancora bisogno di nuovi spazi di libertà espressiva per avere cittadinanza piena. Ecco per me questo dovrebbe essere la scuola (inteso come spazio e bene pubblico): spazio di libertà espressiva al riparo dalle interferenze sociali e familiari. Ma lo è?
Grazie Pietro per la sfida che lanci a noi insegnanti con la tua ultima domanda. L’estate ormai è davanti a noi e avremo un po’ di tempo per pensarci, in vista del prossimo anno scolastico…
grazie a tutti, da Cira a Pietro, da Tiziana a Lena, da Vittoria, a Leda, a Adanella, a tutti i ragazzi. Quel che è certo, infatti, è che questa prima esperienza di laboratorio è stata davvero un intreccio di culture, di saperi, di punti di vista e di linguaggi. nel suo farsi, e soprattutto nel suo mostrarsi finale, è emersa da ciò la possibilità-necessità di un confronto più aperto e più acceso tra questi linguaggi, per arrivare magari a forme di espressione ancora nuove e inattese rispetto a quelle decise o immaginate all’inizio del percorso: una possibilità che richiede sempre più pensiero, sempre più domande, sempre più disposizione all’ascolto e all’abbandono degli schemi che ‘funzionano’, dei tracciati volti al prodotto prima che all’incontro. Pietro parla di “spazio di libertà espressiva al riparo dalle interferenze sociali”. Ma che cosa vuol dire? che cosa sono, o quali sarebbero, le interferenze sociali? la scuola è una società, e come tale vive il proprio status a volte rispecchiando, a volte fortunatamente anche tradendo le regole e le condizioni presenti della società più grande in cui è calata. E ogni libertà espressiva, d’altro canto, non si dà se non dentro la consapevolezza dei recinti, delle regole, delle situazioni e delle occasioni…
Premetto che questo mio intervento come anche il primo, risulterebbe più chiaro se fosse preceduto dalla visione del film-documento “Operazione Chiara” a cui rimando tutti per continuare la riflessione.
Mi rendo conto di essere stato criptico, quindi provo a rispondere alle giuste domande di Federica, cercando di essere il più chiaro possibile.
Le interviste ai ragazzi, che sono raccolte nel video che abbiamo presentato a scuola, mi hanno dato la possibilità di osservare alcune dinamiche sociali e familiari che interferiscono sulla creazione e sullo sviluppo del pensiero critico dei ragazzi. Alcuni di loro mi dicevano con una pulita ingenuità: “non lo so perchè, ma il mio pensiero coincide con quello dei miei genitori, ma giuro che è una coincidenza, il mio pensiero è il mio”. Altri decidevano del loro futuro (scolastico e non solo) in base ai desideri reconditi non solo dei diretti progenitori ma addirittura in base ai costumi e alle tradizioni del gruppo di appartenenza. Alcune di queste informazioni dopo averle registrate mi sono state fatte cancellare dai ragazzi per paura di ritorsioni familiari. Un’altra ragazza ha preferito eliminare le sue frasi che contenevano denunce di atteggiamenti xenofobi da parte di maestre di scuola primaria. Queste sono le interferenze sociali e familiari di cui parlavo. La scuola in questo caso, grazie all’intervento di mezzi, risorse e linguaggi altri e fuori dall’ordinaria didattica, insomma i nostri laboratori, ha dato loro la possibilità di dire “ciò che non si può dire” normalmente. E non importa che il nostro film abbia rinunciato allo scoop, come invece hanno fatto stampa e tv recentemente con le lettere dei bambini di Ponticelli, quelle contro i rom e a favore dei roghi dei loro campi. Salvaguardando il desiderio dei nostri ragazzi, mi importa registrare che loro abbiano trovato un “luogo” dove fosse possibile confidarsi. Questi luoghi sono scomparsi del tutto nella vita degli adolescenti e, sembra paradossale, in questo caso l’hanno trovato a scuola. Una delle mamme, infatti, è venuta con i lucciconi dicendomi che non aveva mai sentito parlare suo figlio in quel modo. A casa cioè, il figlio non parla con nessuno e non dice nulla di quello che sente e pensa, mentre invece nel film è prolisso e molto chiaro nei suoi convincimenti. Ecco spiegato per me cosa dovrebbere essere la scuola: ripeto, luogo altro dai condizionamenti sociali e familiari, dove a prevalere dovrebbero essere metodi che FANNO ESPRIMERE piuttosto che favorire metodi che INCULCANO un sapere sempre più obsoleto e con gli arnesi arruginiti (come direbbe Adanella), incapaci ad esempio di insegnare ai ragazzi di distinguere il vero dal falso frullato e affettato in televisione (che per forza di cose e per sua natura, dice fandonie, e qui cito Enrico).
Grazie
Pietro
grazie Pietro: in effetti non avevo inteso che cosa significasse per te, per voi, il termine “interferenze”. Ora capisco, e condivido il senso della bellezza della scuola come luogo che provi a comprendere gli adolescenti e a farli crescere nella ricerca della loro identità. Una identità forgiata inevitabilmente anche dall’ambiente, e “dipendente, ma anche potenzialmente libera, come è nell’epoca delle “possibilità”, la giovinezza, non solo quella anagrafica ma quella che dovremmo tutti poter ritrovare sempre in noi, magari proprio partendo dalla scuola. Quanto al sapere, obsoleto è forse quello inculcato negli ultimi trenta-quarant’anni, intendendone metodi e contenuti. Forse invece – ma questo è un mio pensiero che si fa strada lungo il percorso dell’incontro -, forse un ritorno alla classicità, ovvero alla libertà e al pensiero propri dello spirito classico, farebbe bene a tutti, al teatro come alla scuola.
Ecco i link al film realizzato dalla III B della Scuola Media Malaguti di Crespellano 2007/2008
“Operazione Chiara” I° Tempo
http://it.youtube.com/watch?v=-cnSvDPXxw8
“Operazione Chiara” II° Tempo
http://it.youtube.com/watch?v=QnoYipObcoo
i video sono stati rimossi per volere della segreteria della scuola