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	<title>Commenti a: FIABE ITALIANE</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Di: Maria Claudia</title>
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		<dc:creator>Maria Claudia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 11:54:48 +0000</pubDate>
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		<description>Spettacolo delizioso, per adulti e bambini. Adulti che ridono delle frequenti e sottili allusioni alla situazione di oggi, bambini eccitati dall&#039;uso delle voci (una vera e propria giostra di dialetti e inflessioni regionali), degli oggetti (eccezionale il caffè che bolle sulla caffettiera-vesuvio)e delle luci da lunapark che stabiliscono di volta in volta quale fiaba narrare. Lo spettacolo è uno splendido modo per veicolare un classico come Calvino e con i suoi mille linguaggi abitua il bambino allo spettacolo teatrale a tutto tondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spettacolo delizioso, per adulti e bambini. Adulti che ridono delle frequenti e sottili allusioni alla situazione di oggi, bambini eccitati dall&#8217;uso delle voci (una vera e propria giostra di dialetti e inflessioni regionali), degli oggetti (eccezionale il caffè che bolle sulla caffettiera-vesuvio)e delle luci da lunapark che stabiliscono di volta in volta quale fiaba narrare. Lo spettacolo è uno splendido modo per veicolare un classico come Calvino e con i suoi mille linguaggi abitua il bambino allo spettacolo teatrale a tutto tondo.</p>
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		<title>Di: Filomena Spolaor</title>
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		<dc:creator>Filomena Spolaor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 22:12:27 +0000</pubDate>
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		<description>Dentro l&#039;immagine finale di una coppia di figure popolari che discendono l&#039;Italia sedute su i nostri avi si racchiude la rappresentazione di alcune delle fiabe scritte da Calvino. La vicenda siciliana di Colapesce che si perde nelle acque per cercare le ragioni dei pericoli della sua terra mi ha lasciata con l&#039; &quot;acqua alla gola&quot;, sopratutto per i suoi sottintesi alla recente frana di Messina, alla strage di Ustica e alla mafia. La brava attrice che interpretava più personaggi nella fiaba umbra di Giovannino Senzapaura  ha spiegato di averla drammatizzata perché popolare è anche vincere la paura contro il Gigante attraverso la furbizia. Ricostruire scenicamente la storia di un ragazzo nato debole e reso forte perché immerso nel vino caldo con una calamita, che si trova a inventare la scusa di essere stato divorato da una pecora affinché anche il Gigante lo imiti nel farsi uscire le budella, è stato sicuramente difficile. Ma gli attori hanno inventato tanti oggetti, di cui fare dei piccoli espedienti per dare fiato alla storia. Lo studio dei vari dialetti regionali ha divertito tutti, sopratutto l&#039;emiliano-romagnolo della principessa che si trova a dover sposare un principe dalla testa di maiale. Il filo rosso delle metamorfosi ha intrecciato anche i protagonisti della disavventura capitata ai cittadini piemontesi. Nello scoprire che chi rubava i loro beni era non altri che il loro conte, il quale indossava una maschera (chiamata dagli attori Sibillina)che per l&#039;aspetto faunesco ricordava le Atellane e i Ludi Romani, gli abitanti come tante figurine da presepe illuminarono tutta l&#039;Italia. La scenografia, infatti, consisteva nella figura di una grande Italia in legno compensato, con tante luci colorate che si accendevano e si spegnevano, come gli accenti della lingua parlata nei tanti luoghi abitati. 
Le curiosità dei bambini erano tutte rivolte alla tecnica di manipolazione degli oggetti e dei pupazzi, alla scoperta degli artifici che avevano animato le parole  e che, secondo la volontà espressa da Cira Santoro all&#039;inizio dello spettacolo, dovrebbero stimolare il confronto con la scrittura di Calvino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dentro l&#8217;immagine finale di una coppia di figure popolari che discendono l&#8217;Italia sedute su i nostri avi si racchiude la rappresentazione di alcune delle fiabe scritte da Calvino. La vicenda siciliana di Colapesce che si perde nelle acque per cercare le ragioni dei pericoli della sua terra mi ha lasciata con l&#8217; &#8220;acqua alla gola&#8221;, sopratutto per i suoi sottintesi alla recente frana di Messina, alla strage di Ustica e alla mafia. La brava attrice che interpretava più personaggi nella fiaba umbra di Giovannino Senzapaura  ha spiegato di averla drammatizzata perché popolare è anche vincere la paura contro il Gigante attraverso la furbizia. Ricostruire scenicamente la storia di un ragazzo nato debole e reso forte perché immerso nel vino caldo con una calamita, che si trova a inventare la scusa di essere stato divorato da una pecora affinché anche il Gigante lo imiti nel farsi uscire le budella, è stato sicuramente difficile. Ma gli attori hanno inventato tanti oggetti, di cui fare dei piccoli espedienti per dare fiato alla storia. Lo studio dei vari dialetti regionali ha divertito tutti, sopratutto l&#8217;emiliano-romagnolo della principessa che si trova a dover sposare un principe dalla testa di maiale. Il filo rosso delle metamorfosi ha intrecciato anche i protagonisti della disavventura capitata ai cittadini piemontesi. Nello scoprire che chi rubava i loro beni era non altri che il loro conte, il quale indossava una maschera (chiamata dagli attori Sibillina)che per l&#8217;aspetto faunesco ricordava le Atellane e i Ludi Romani, gli abitanti come tante figurine da presepe illuminarono tutta l&#8217;Italia. La scenografia, infatti, consisteva nella figura di una grande Italia in legno compensato, con tante luci colorate che si accendevano e si spegnevano, come gli accenti della lingua parlata nei tanti luoghi abitati.<br />
Le curiosità dei bambini erano tutte rivolte alla tecnica di manipolazione degli oggetti e dei pupazzi, alla scoperta degli artifici che avevano animato le parole  e che, secondo la volontà espressa da Cira Santoro all&#8217;inizio dello spettacolo, dovrebbero stimolare il confronto con la scrittura di Calvino.</p>
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