Percorsi: Stagione '08 '09
Tags: drammaturgia contemporanea, Features, Prosa, teatro e letteratura
FRANKENSTEIN OSSIA IL PROMETEO MODERNO
Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21,00
scritto e diretto da Stefano Massini
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley
scene Laura Benzi
costumi Micol Medda, Caterina Bottai
proiezioni Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti
luci Roberto Innocenti
Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura
con (in ordine di apparizione)
Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani,Alessio Nieddu,
Daniele Bonaiuti, Simone Martini, Antonio Fazzini, Roberto Posse
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana
/Teatro delle Donne-Centro Nazionale di Drammaturgia
in collaborazione con Festival della Creatività 2008
Il mito di Frankenstein è un colossale ingorgo di equivoci. Intanto nell’immaginario collettivo Frankenstein è per tutti il nome della Creatura, mentre nell’originale è il cognome dello scienziato creatore. E a tutto questo si sommi la portentosa quantità di deviazioni e confusioni narrative che si sono depositate sulla formidabile storia di Mary Shelley dopo decenni di versioni cinematografiche, rivisitazioni, riscritture, caricature e parodie.
Fedele invece al materiale originale, messa da parte l’icona horror e la ricerca gotica della paura a tutti i costi, Massini mette in primo piano la sconcertante umanità della Creatura, scaraventata nel mondo con un bagaglio di inestricabili domande. La sua dolorosa solitudine è la chiave del testo e illumina a posteriori perfino il tortuoso percorso del giovane Victor verso la creazione.
In un gioco continuo di ribaltamenti e di rimandi, si scopre la tormentata continuità che lega la passione prometeica del ventiquattrenne Victor alla desolata diversità della sua Creatura, la cui rabbiosa protesta è la protesta dell’Uomo contro i limiti – di ogni tipo – che lo stringono.
Dice l’autore: “Ho scritto la mia versione teatrale di Frankenstein con irrispettoso rispetto. Del testo originale mi sono sforzato di mantenere le atmosfere, i colori, la decadente freddezza dell’ultimo Settecento, optando però per una radicale rivoluzione di punto di vista: a tessere le trame della storia è stavolta la Creatura, il cui umanissimo viso impera sulla scena in un lungo primo piano, capace di evocare – come in un lucido atto d’accusa – perfino la nascita del suo stesso Creatore”.
Nello spettacolo le tappe dell’esperimento di Victor prendono forma un indizio dopo l’altro e vanno a comporre un mosaico fitto di personaggi, che nello sguardo della Creatura assommano tutte le miserie della condizione umana. Sarà il racconto della Creatura, grande maschera dominante sulla scena attraverso la proiezione del volto di Sandro Lombardi, a far prendere vita ai personaggi di questo “Prometeo moderno”.
Il Frankenstein di Stefano Massini si interroga sul labile confine che separa la scienza dal territorio inesplorato dell’oltre. Oltre la vita. Oltre il tempo circoscritto della mortalità fissata. Oltre il conto alla rovescia della clessidra rovesciata e implacabile.
Dopo il successo di pubblico e i prestigiosi premi ricevuti in Italia, Massini sta ora raccogliendo consensi sempre maggiori anche nel resto d’Europa, dove i suoi testi vengono rappresentati con frequenza – di recente a Parigi il suo Donna non rieducabile, dedicato alla memoria di Anna Politkovskaia.
Edito in Italia dalla Ubulibri, il teatro di Stefano Massini è tradotto e pubblicato in Francia, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca.















Nello spettacolo diretto da Massini il volto di una Creatura viene proiettato sulla scena come il grande simbolo di un uomo rinato dal respiro della biologia a cui tutti gli esseri partecipano. La sua voce, donata dall’attore S. Lombardi (che le ha prestato anche il volto), ha interagito con il racconto della Shelley sottolineando il percorso che il limite della morte segnala nella condizione naturale. Nel primo quadro, in cui si è narrata l’infanzia di Victor, la scena ha assunto la forma di un quadro che ha ritratto i dialoghi e i costumi della fine del Settecento. Il piano in discesa su cui ruotavano tutti i famigliari dello scienziato ha accompagnato il dialogo serrato di cui è maestro Massini,offrendo al termine dell’atto la chiave di lettura della sua riscrittura romanzesca: quella della neve che pesa sui rami come le troppe domande pesano sul pensiero,”perché i rami finiscono per spezzarsi”. Nel secondo quadro la scena riproduceva un’ aula anatomica universitaria, in cui l’attore che interpretava Victor esprimeva quei battiti che lo avrebbero portato a studiare il meccanismo che lega i centri vitali dell’uomo con le scariche dei fulmini sperimentate da Galvani. La Creatura, disegnata su uno schermo nel fondo della scena dava la voce a quella che il mito greco ha sancito come la paternità degli uomini, ovvero l’intelligenza e la memoria che Prometeo distribuì tra gli umani. La traccia grafica di una massa di scheletri è stata scolpita anche sulla parte anteriore della scena, offrendo lo spunto moderno al problema della creazione. La soffitta in cui Victor eseguiva i suoi esperimenti, riempita di catene in scena, mi è sembrata una citazione artaudiana, appartenente a quella che De Marinis ha sancito come il “secondo teatro della crudeltà artaudiano”, in riferimento proprio al processo degenerativo dei cadaveri. Nel penultimo quadro Massini ha compiuto un’operazione di “teatro nel teatro”, nascondendo dietro il teatrino di un capitano di mare (colui che nel romanzo della Shelley recuperava il corpo di Victor al Polo Nord) la farsa di un’attrice che indossava la maschera della Creatura. Lo spettacolo si è concluso con la sostituzione, da parte di Massini, della fine della Creatura (che per la Shelley decise di darsi la morte per tutte le persone che aveva ucciso e per il dolore arrecato a suo “padre”) con la voce dell’attore che ha interpretato il nichilismo di Massini, affermando che “dare la vita è un delitto”.