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	<title>Commenti a: FRANKENSTEIN OSSIA IL PROMETEO MODERNO</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Di: Filomena Spolaor</title>
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		<dc:creator>Filomena Spolaor</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:48:53 +0000</pubDate>
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		<description>Nello spettacolo diretto da Massini il volto di una Creatura viene proiettato sulla scena come il grande simbolo di un uomo rinato dal respiro della biologia a cui tutti gli esseri partecipano. La sua voce, donata dall&#039;attore S. Lombardi (che le ha prestato anche il volto), ha interagito con il racconto della Shelley sottolineando il percorso che il limite della morte segnala nella condizione naturale. Nel primo quadro, in cui si è narrata l&#039;infanzia di Victor, la scena ha assunto la forma di un quadro che ha ritratto i dialoghi e i costumi della fine del Settecento. Il piano in discesa su cui ruotavano tutti i famigliari dello scienziato ha accompagnato il dialogo serrato di cui è maestro Massini,offrendo al termine dell&#039;atto la chiave di lettura della sua riscrittura romanzesca: quella della neve che pesa sui rami come le troppe domande pesano sul pensiero,&quot;perché i rami finiscono per spezzarsi&quot;. Nel secondo quadro la scena riproduceva un&#039; aula anatomica universitaria, in cui l&#039;attore che interpretava Victor esprimeva quei battiti che lo avrebbero portato a studiare il meccanismo che lega i centri vitali dell&#039;uomo con le scariche dei fulmini sperimentate da Galvani. La Creatura, disegnata su uno schermo nel fondo della scena dava la voce a quella che il mito greco ha sancito come la paternità degli uomini, ovvero l&#039;intelligenza e la memoria che Prometeo distribuì tra gli umani. La traccia grafica di una massa di scheletri è stata scolpita anche sulla parte anteriore della scena, offrendo lo spunto moderno al problema della creazione. La soffitta in cui Victor eseguiva i suoi esperimenti, riempita di catene in scena, mi è sembrata una citazione artaudiana, appartenente a quella che De Marinis ha sancito come il &quot;secondo teatro della crudeltà artaudiano&quot;, in riferimento proprio al processo degenerativo dei cadaveri. Nel penultimo quadro Massini ha compiuto un&#039;operazione di &quot;teatro nel teatro&quot;, nascondendo dietro il teatrino di un capitano di mare (colui che nel romanzo della Shelley recuperava il corpo di Victor al Polo Nord) la farsa di un&#039;attrice che indossava la maschera della Creatura. Lo spettacolo si è concluso con la sostituzione, da parte di Massini, della fine della Creatura (che per la Shelley decise di darsi la morte per tutte le persone che aveva ucciso e per il dolore arrecato a suo &quot;padre&quot;) con la voce dell&#039;attore che ha interpretato il nichilismo di Massini, affermando che &quot;dare la vita è un delitto&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nello spettacolo diretto da Massini il volto di una Creatura viene proiettato sulla scena come il grande simbolo di un uomo rinato dal respiro della biologia a cui tutti gli esseri partecipano. La sua voce, donata dall&#8217;attore S. Lombardi (che le ha prestato anche il volto), ha interagito con il racconto della Shelley sottolineando il percorso che il limite della morte segnala nella condizione naturale. Nel primo quadro, in cui si è narrata l&#8217;infanzia di Victor, la scena ha assunto la forma di un quadro che ha ritratto i dialoghi e i costumi della fine del Settecento. Il piano in discesa su cui ruotavano tutti i famigliari dello scienziato ha accompagnato il dialogo serrato di cui è maestro Massini,offrendo al termine dell&#8217;atto la chiave di lettura della sua riscrittura romanzesca: quella della neve che pesa sui rami come le troppe domande pesano sul pensiero,&#8221;perché i rami finiscono per spezzarsi&#8221;. Nel secondo quadro la scena riproduceva un&#8217; aula anatomica universitaria, in cui l&#8217;attore che interpretava Victor esprimeva quei battiti che lo avrebbero portato a studiare il meccanismo che lega i centri vitali dell&#8217;uomo con le scariche dei fulmini sperimentate da Galvani. La Creatura, disegnata su uno schermo nel fondo della scena dava la voce a quella che il mito greco ha sancito come la paternità degli uomini, ovvero l&#8217;intelligenza e la memoria che Prometeo distribuì tra gli umani. La traccia grafica di una massa di scheletri è stata scolpita anche sulla parte anteriore della scena, offrendo lo spunto moderno al problema della creazione. La soffitta in cui Victor eseguiva i suoi esperimenti, riempita di catene in scena, mi è sembrata una citazione artaudiana, appartenente a quella che De Marinis ha sancito come il &#8220;secondo teatro della crudeltà artaudiano&#8221;, in riferimento proprio al processo degenerativo dei cadaveri. Nel penultimo quadro Massini ha compiuto un&#8217;operazione di &#8220;teatro nel teatro&#8221;, nascondendo dietro il teatrino di un capitano di mare (colui che nel romanzo della Shelley recuperava il corpo di Victor al Polo Nord) la farsa di un&#8217;attrice che indossava la maschera della Creatura. Lo spettacolo si è concluso con la sostituzione, da parte di Massini, della fine della Creatura (che per la Shelley decise di darsi la morte per tutte le persone che aveva ucciso e per il dolore arrecato a suo &#8220;padre&#8221;) con la voce dell&#8217;attore che ha interpretato il nichilismo di Massini, affermando che &#8220;dare la vita è un delitto&#8221;.</p>
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