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Humilliados y ofendidos di Cesar Brie
Questo documentario racconta ciò che è successo a Sucre in Bolivia, il 24 maggio 2008, quando i contadini indigeni que erano arrivati in città per ricevere il rpesidente Evo Morales furono aggrediti, vessati e umiliati da violenti oppositori del governo, organizzati in gruppi d’attacco.
Il documentario, realizzato da Cesar Brie, mostra le immagini che provano la partecipazione e la direzione degli attacchi da parte dei rapprasentanti degli enti locali, delle autorità comunali e dei dirigenti universitari e raccoglie le testimonianze dei contadini aggrediti.





















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Un documentario sull’aggressione del 24 maggio 2008 e la ricca oligarchia contro gli indios
Bolivia, umiliati e offesi.
Cesar Brie racconta le torture ai campesinos
di Davide Turrini, Liberazione 4 aprile 2009
La mattina del 24 maggio 2008 una piccola rappresentanza dei campesinos
della regione del Chuquisaca arriva nella città boliviana di Sucre. Sono
stati invitati nella capitale della regione dal primo presidente boliviano indigeno,
Evo Morales, per farsi consegnare ufficialmente due ambulanze.
La polizia e l’esercito sorvegliano lo stadio dove avverrà l’incontro.
All’improvviso una folla imponente di cosiddetti cittadini di Sucre irrompe
in scena. Sindaco, consiglieri comunali, rettore e studenti dell’università,
gente comune marciano inferociti in direzione di forze dell’ordine e
contadini, formando un gruppo di centinaia e centinaia di persone. Si
fanno spazio con pietre, bastoni, lacrimogeni e candelotti di dinamite. Dapprima
spingono polizia ed esercito a farsi da parte, perfino malmenandoli
poi, travolti da una rabbia ancestrale, si riversano contro i contadini per impedirgli
di ricevere le ambulanze e costringerli a sloggiare. Una volta accerchiati,
i contadini vengono picchiati, denudati e costretti con la forza dalla
folla a finire sulla piazza principale per bruciare la loro bandiera, baciare quella
monarchica del municipio di Sucre e ad urlare “Morales porco”.
Tutto avviene sotto continua minaccia di morte e senza fare distinzione tra
uomini, donne, anziani, bambini. Una violenta e totale sospensione dei
diritti umani registrata dalla videocamera di Cesar Brie, il cinquantacinquenne
regista teatrale di origine argentina, oramai da diciotto anni cittadino
boliviano: «Quel giorno avevo una giacca simile a quella che indosso ora e in
tasca mi era rimasta la videocamera con cui avevo appena filmato le mie figlie. Ho sentito che a Sucre c’era caos e sono
corso a vedere. Nonostante l’esilio volontario e l’attività politica svolta da adolescente
nell’Argentina della dittatura militare non ho mai assistito di persona ad una
cosa simile». Il risultato è Humillados y offendidos, documentario d’assalto e d’informazione
appena passato sugli schermi della nona edizione dello “Human Rights Nights”, organizzato
da Cineteca e Università di Bologna. Le facce ferite, incerottate e contrite di decinedi campesinos
aprono il reportage di Brie che subito affronta i dettagli grandguignoleschi delle violenze
avvenute quel 24 maggio. I corpi martoriati e i visi tumefatti gocciolanti sangue costretti
da uno sciame imbestialito a finire nella piazza centrale per una sorta di
rogo collettivo, di purificazione barbara e rigeneratrice della comunità.
Brie il giorno dopo ha subito raccolto le testimonianze dei campesinos feriti
ed ha fatto attività di denuncia in tutto il paese: «In un mese il documentario
era pronto, ne ho inseriti frammenti su youtube e l’ho portato alle
televisioni di La Paz, perfino un distributore pirata di dvd mi ha chiesto di
venderlo in tutto il paese. Però, quando le emittenti televisive nazionali l’-
hanno trasmesso, nelle province di Cochabamba e Sucre hanno bruciatoi cavi tv».
Gli umiliati e gli offesi ritratti da Brie rappresentano simbolicamente la svolta
politica indigena che sta rivoluzionando l’intera America Latina oggi:
«La Bolivia è un paese a stragrande maggioranza indigena che ha eletto
un presidente indigeno. Ma lo scontro di Sucre racconta proprio di questa separazione
fortissima tra città e campagna esistente fin dai tempi coloniali.
Quelli che abitano in città, anche persone di classi medio basse dicono agli
indios “cosa venite a fare qui?” Si sa, il fascismo per esistere deve essere popolare
e deve attingere nelle classi medie e medio-basse della popolazione. Nel
documentario vediamo gente di pelle scura che picchia altra gente scura di
pelle. Sono persone che hanno origine chiaramente indigena, ma che non
si riconoscono più come tali. Questo è il classico processo del razzismo in
Bolivia. Il campesino che arriva in città parla nel suo dialetto e viene discriminato.
Così cambia vestito e lingua e parla spagnolo. Dopo vent’anni riesce
a camuffarsi, ma il procedimento psicologico suo e della generazione dei
suoi figli è odiare il proprio specchio, cioè il proprio fratello, padre, le proprie
origini. Su questo hanno fatto leva i manovratori di interessi economici
a Sucre che hanno voluto lo scempio del 24 maggio». Visto il clima e le reazioni violente,
un’opposizione politica conservatrice che per colpa di una legge elettorale
del Senato non premia i distretti con più elettori votanti ma l’antica importanza
coloniale delle città, il processo di riforme di Morales sembra bloccato
e i tempi futuri paiono bui: «L’altro giorno ho sofferto per il 6 a 1 inflitto
dalla Bolivia all’Argentina, ma oramai sono cittadino boliviano. Da quando
c’è Morales, un vero politico incorruttibile, il livello di vita dei più miserabili
è aumentato considerevolmente: pensioni e buoni scuola ridanno orgoglio
ai poveri e cancellano la loro vergogna di sentirsi persone inutili. Purtroppo,
però, non mi sento ottimista per il futuro e ho la sensazione che
tutto questo cambiamento andrà in malora. I meccanismi di controllo democratico
stanno saltando. Mi aiuta solo la massima di Gramsci: il pessimismo
dell’intelligenza contro l’ottimismo della volontà».
invio doc ciao