Stagione '06 '07
Il metodo groholm – 15 marzo
Nuovo teatro srl e Vesuvioteatro
Presentano
IL METODO GROHOLM
di Jordi Galceran
traduzione di Enrico Ianniello
con Nicoletta Braschi, Maurizio Donadoni, Enrico Ianniello,Tony Laudadio
scene Giacomo Andrico
costumi Cristina Da Rold
disegno luci Cesare Accetta regia Cristina Pezzoli
Gli ultimi quattro candidati ad un incarico manageriale di un’importante multinazionale sono riuniti per essere sottoposti alle prove finali di un processo di selezione, che si trasforma in una serie di prove sempre più crudeli imposte da biglietti recapitati tramite una specie di calapranzi orizzontale. Già la prima di queste prove semina nei quattro insicurezza e diffidenza: uno di loro, dice il messaggio, è in realtà una spia della direzione, si tratta di riconoscerlo, anche se poi chi lo individuasse non riceverà conferma. Si creano così alleanze precarie, subito smontate dal sospetto. In un altro test ciascuna delle cavie deve indossare un cappello e quindi rappresentare rispettivamente un politico, un religioso, un pagliaccio e un torero. Si deve perorare il diritto alla sopravvivenza del proprio personaggio in un ipotetico aereo che sta precipitando. In un’altra ancora, tre devono decidere se assumerebbero o no il quarto, del quale viene rivelato che sta cambiando sesso…Abbiamo insomma un gioco al massacro, in cui ciascuno lotta contro tutti gli altri mentre di nessuno siamo certi che sia colui che dice di essere, fino a un finale con molti risvolti, uno più cinico degli altri. Tutte le prove a cui vengono sottoposti i personaggi, per quanto possa sembrare incredibile, sono ispirate ad autentiche tecniche di selezione del personale, documentate in manuali di specialisti della materia. Quello che accade nella pièce è condurle alle estreme conseguenze, senza nascondere la comicità derivante dall’assurda inclemenza di tali prove. L’idea dello spettacolo nasce da un aneddoto reale. Qualche anno fa, a Madrid, in una busta dell’immondizia fu trovato un fascicolo contenente domande di assunzione per una catena di supermercati. Uno degli impiegati del dipartimento del personale vi aveva annotato le sue impressioni sui candidati: “straniero grasso”, “questa no, brutta e stracciona”, “grassoccia con brufoli”, “fuori di testa, padre alcolizzato”… L’impiegato, giustificato dalla sacra missione che gli era stata raccomandata, si è creduto in diritto di poter mettere per iscritto quelle bestialità. Il solo fatto di avere il potere di concedere o no un posto di lavoro lo legittimava ad essere crudele, maschilista, xenofobo. Questo è quanto fanno, fino all’estremo, i personaggi de Il Metodo Grönholm, perché non importa chi siamo né come siamo, ciò che conta è l’opinione che gli altri, spettatori della nostra vita, deducono dalla nostra apparenza.





















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