Stagione '09 '10, Teatro scuola '09 10

KISH KUSH – TRACCE DI UN INCONTRO

KISH KUSH – TRACCE DI UN INCONTRO

martedì 20 aprile ore 9,30 e 10,45

mercoledì 21 aprile ore 9,30 e 10,45

Con Daniel Gol e Alessandro Nosotti

Regia
Laura Marchegiani
Scritto e ideato da Teatrodistinto

Quante lingue esistono al mondo; che suoni hanno?
Colui che parla in modo diverso, è diverso da me?
Com’è fatto lo straniero? Quali sono i suoi gusti?
Cosa posso creare insieme a lui?
Le infinite domande silenziose che possono sorgere in un bambino, che si confronta con un compagno di
provenienza straniera, non sempre trovano risposte.
Le dinamiche che prendono forma nell’incontro con accenti, colori e modalità differenti dalle nostre, necessitano di
uno spazio di riflessione, confronto e dialogo.
Il progetto KISH-KUSH tracce di un incontro vuole essere una piccola finestra sul tema della diversità culturale e
linguistica, attraverso il gioco del Teatro.
Il progetto KISH KUSH, finalista a Premio Scenario Infanzia 2008, nasce come spazio dinamico tra due personaggi
di provenienze diverse, con l’obiettivo di condurre i giovani spettatori verso una riflessione e una discussione sul
tema della diversità.
Kish Kush diventa per noi luogo dell’immaginario, spazio neutro, che ospita due personaggi divisi, che non parlano
la stessa lingua.
Lo spazio di gioco, inizialmente suddiviso in due parti, propone agli spettatori due punti di vista differenti dell’azione.
Attraverso suoni, ombre, e oggetti usati in modo simbolico, le due figure arrivano a confrontarsi, abbattendo il
delicato muro di carta che li divide. Ha così inizio lo scambio, che porta alla creazione di immagini e sapori nuovi.
Storia di silenzi, di timore della lingua straniera, Kish- Kush
è uno scarabocchio a quattro mani, luogo giocoso di chi
riconosce la meraviglia nell’ incontro con la diversità.

Bookmark and Share

2 Responses to “KISH KUSH – TRACCE DI UN INCONTRO”

  1. All’inizio sembra di assistere a due spettacoli differenti: il palco, sul quale vengono accolti i piccoli spettatori, è diviso in due da una diagonale, un telo bianco a segnare lo spazio dell’alterità. Da un lato un omino vestito di bianco- Daniele Gol- gioca con una sottile e impalpabile sabbia, dall’altro lato uno spilungone tutto gambe- Alessandro Nosotti- anche lui in bianco, si trastulla con delle arance. Sul telo si contorce rispettivamente l’ ombra dispettosa dell’altro personaggio: ognuno dei due protagonisti è incuriosito dal profilo che si muove accanto a lui, l’ansia di conoscere ciò che non si vede bene diventa presto desiderio di scoperta. L’apparente atmosfera di surrealtà donataci dal bianco e dai primi minuti di silenzio è interrotta dallo squarciarsi del muro di carta: ecco prendere inizio la storia di un incontro.
    E’ un incontro come tanti, come i migliaia e milioni di incontri tra bambini, uomini, donne, che oggi come ieri, si spostano dal proprio paese e incontrano chi è diverso da loro. E’ un incontro come tanti, come i migliaia e milioni di incontri di chi, al sicuro nel proprio paese, nella propria casa, tra le proprie cose, con la propria stabilità, incontra chi arriva da lontano ed è diverso.
    I due protagonisti si guardano sospettosi, si annusano, si odorano. Si parlano e non si capiscono. Uno parla italiano, l’altro ebraico. Ognuno cerca di definire il proprio spazio, di difendere la propria casa, cerca di farsi capire usando pennello e colori. Ed ecco venir fuori sull’enorme spazio bianco ai loro piedi un grande Kish-Kush. Uno scarabocchio, in lingua ebraica. Un pasticcio di linee, di case stilizzate, di equivoci tra il mio e il tuo, tra il questo e quello, un miscuglio di lingue e di sapori, di arance e di semi di zucca. Un miscuglio che alla fine, superate le paure, le perplessità, può diventare un miscuglio meraviglioso. Vivevo solo in uno spazio tutto mio e poi è venuto fuori un pasticcio, uno scarabocchio- ma basta una maschera dipinta per scimmiottarsi a vicenda e un lungo nastro bianco, memoria di un muro che adesso non è più invalicabile, per tendersi la mano a vicenda e gridare shalom.

  2. Questo spettacolo prodotto da Teatrodistinto e finalista del Premio Scenario per l’Infanzia del 2008, ha parlato, come suggerisce l’apposizione del titolo “tracce di un incontro”, della questione delle diversità tra culture. L’azione è stata giocata da due attori percorrendo rapporti spaziali opposti, sempre aperta all’improvvisazione sullo spartito di carta bianca che attraversava obliquamente il palcoscenico. Un personaggio in un bianco abito orientale soffiava pazientemente della sabbia che in piccoli cumuli era stata disposta intorno a lui, filtrandola poeticamente con le dita delle mani. La sensorialità percettivamente scoperta dai suoi gesti ha posto in ascolto l’ombra apparsa nel secondo lato dello schermo divisorio, creando un dialogo tra i loro corpi strutturato su uno scambio armonioso di gesti in cerca di risposte reciproche. Kish-Kush ovvero disegnare con fantasia un ritratto dell’ altro, il significante contenuto della parola “persona”, interpretato cercando la definizione di un’istanza comunicativa che passa dal suono inarticolato BL a prove di un contatto per mezzo di una lettera da far passare in una fessura tagliata sul muro di carta, al suono di danza delle mani. Il séparé cartaceo è stato strappato e la luce nuda di una coppia di lampadine poste ai due vertici del quadrato agito scenicamente ha caraterizzato gli oggetti d’uso delle proprie tradizioni, delle arance italiane o un sasso ebraico. I segni della diversità dei due attori, uno alto e l’altro più basso, sono stati circoscritti anche dai loro soggettivi modi di abitare una dimora comune (secondo l’uso italiano di dormire su di un’area tratteggiata dal gessetto colore azzurro come un cielo, o l’uso ebreo di sonnecchiare seduti sopra le ginocchia); il conflitto si è scatenato quando l’attore più alto ha rubato il sasso del figurante ebreo, ma si è risolto nella pace di un dialogo che ha indotto gli spettatori bambini a imparare le parole straniere espresse da una chiarissima oralità performativa. La metafora teatrale di un vortice disegnato sulla sabbia ha coinvolto i nostri sguardi nel percorso di distensione con il quale gli interpreti hanno svolto quel rotolo di carta che alla fine è diventato una fascia elastica a cui tendere le nostre braccia.

Leave a Reply

You can use these XHTML tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>