KISH KUSH
Tracce di un incontro
Con Daniel Gol e Alessandro Nosotti
Regia Laura Marchigiani
Teatro distinto
Fascia d’età: 3 – 7 anni
Tecnica utilizzata: teatro d’ombre, d’oggetti e d’attore
Durata: 50 minuti
Quante lingue esistono al mondo; che suoni hanno?
Colui che parla in modo diverso, è diverso da me?
Com’è fatto lo straniero? Quali sono i suoi gusti?
Cosa posso creare insieme a lui?
Le infinite domande silenziose che possono sorgere in un bambino che si confronta con un compagno di provenienza straniera, non sempre trovano risposte. Le dinamiche che prendono forma nell’incontro con accenti, colori e modalità differenti dalle nostre, necessitano di uno spazio di riflessione, confronto e dialogo. Il progetto _KISH-KUSH tracce di un incontro_ vuole essere una piccola finestra sul tema della diversità culturale e linguistica, attraverso il gioco del Teatro.
Kish Kush è il luogo dell’immaginario, uno spazio neutro che ospita due personaggi divisi, che non parlano la stessa lingua. Lo spazio di gioco, inizialmente suddiviso in due parti, propone agli spettatori due punti di vista differenti dell’azione. Attraverso suoni, ombre, e oggetti usati in modo simbolico, le due figure arrivano a confrontarsi, abbattendo il delicato muro di carta che li divide. Ha così inizio lo scambio, che porta alla creazione di immagini e sapori nuovi. Storia di silenzi, di timore della lingua straniera, Kish- Kush è uno scarabocchio a quattro mani, luogo giocoso di chi riconosce la meraviglia nell’ incontro con la diversità.
Le recensioni
Kish Kush è uno spettacolo delicato e poetico, recitato in punta di piedi per un pubblico limitato. All’interno di un riquadro bianco, suddiviso diagonalmente da un muro di carta, convivono due personaggi provenienti da luoghi differenti. Il primo vive tra la sabbia ed il vento, l’altro si inebria del profumo delle arance. Attraverso suoni, oggetti e ombre riflesse, i protagonisti entrano piano piano in relazione, pur non vedendosi. Una lettera permette infine loro di comunicare, e così il muro viene abbattuto e può iniziare finalmente un confronto più diretto, fatto di parole sconosciute, sapori da scoprire, spazi comuni da ridefinire. I due sono diversi in tutto, vivono in mondo fatto di confini che piano piano come il muro si sbrecciano, ognuno di loro incomincia ad interessarsi dell’altro, prima ad osservarne il corpo, poi le cadenze infine i due cominciano a scambiarsi il cibo e le abitudini. Lo spettacolo vive sul concetto di diversità, unito al valore della conservazione della propria cultura. Nucleo principale della vicenda è lo scambio, inteso come possibilità di arricchimento e superamento del pregiudizio. Kish- Kush, ovvero scarabocchio in lingua ebraica, è il luogo dove si svolge lo spettacolo, dove rimangono disegni e resti di mondi diversi che finalmente si sono incontrati . Kish Kush, è uno spettacolo prezioso, fatto di piccoli gesti sempre significanti, di silenzi e di sguardi che valgono quanto le parole.
Mario Bianchi
Lo spazio diviso longitudinalmente da un velario trasparente propone agli spettatori punti di vista differenti su due personaggi e le loro azioni : simili ma diverse, vicine ma separate. Ma se le lingue sono distanti, i gesti, minimi e rigorosi parlano un linguaggio universale che si affida a simboli, suoni, tracce permettendo l’incontro tra i due. Si apre dunque uno spazio per la riflessione sul rapporto con l’altro, lo straniero, sul concetto di confine, su uno spazio da condividere, su un dialogo da inventare: e sul valore dello scambio, come forma primaria di comunicazione. C’è dentro questo spettacolo tutto un mondo di emozioni primarie,di fantasticherie, di paure molto presenti tra i bambini (Kish Kush in ebraico significa scarabocchio, la prima manifestazione grafica infantile) soprattutto oggi in una cultura multietnica in cui è indispensabile confrontarsi con le problematiche della diversità e dell’accoglienza.
Mafra Gagliardi






















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