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LA GIOVANE SCENA
Massimo Castri racconta La Presidentessa

C’è una dispersione di giovani talenti nel teatro italiano. Molto promettenti attori restano stritolati dalle leggi di mercato. Per questo il lavoro del regista Massimo Castri, quello di raccogliere attorno a sè una compagnia di giovani interpreti, rappresenta un esperimento unico nel panorama italiano. E’ ciò che avviene nello spettacolo prodotto da ERT (che ha appena esordito al Bonci di Cesena) La presidentessa, un testo di Maurice Hannequin del 1912 che venerdì arriva a Castelfranco in provincia di Modena e sabato e domenica sarà al Teatro Testoni di Casalecchio.
Castri, lei ha messo insieme un gruppo che ha ormai conquistato fama e reputazione nazionale
“Si, abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti, con attori che provengono da una dura selezione, che hanno superato provini molto articolati e con i quali lavoriamo da anni. Quello a cui aspiriamo è non lavorare sull’ “‘effimero”, una sola produzione, ma portare questi ragazzi ad essere una compagnia compatta, in grado di affrontare prove molto diverse, spettacoli che toccano corde differenti, lontane”.
C’è, infatti, una grande diversità tra la sua penultima regia “Così è se vi pare” di Pirandello e questa?
“La presidentessa è un’opera comica, un vaudeville scritto nel 1912 che ha l’obiettivo di proiettare lo spettatore nel cuore di una storia fatta di paradossi, di trovate, sostenute da una sceneggiatura serrata, quasi “televisiva” che si impone sul pubblico. In “Così è se vi pare”, che affronta temi assolutamente diversi, ho cercato però di esaltare quegli aspetti della “commedia” che ho ripreso, e naturalmente sottolineato, sino al paradosso, nel nuovo lavoro”.
Seduzione potere. Sembra legato all’attualità il fulcro narrativo de La Presidentessa
“E’ una avventura “classica”, per il teatro leggero: ci sono una giovane e bella soubrette, un vecchio e potente burocrate, una girandola di equivoci”.
E il pubblico come reagisce?
“Si lascia rapire dal gioco ad incastro ideato dagli autori, la commedia sembra tramandare un concetto “perenne” di comicità, che non ha bisogno di rinnovarsi, talmente perfetti sono i meccanismi che lo regolano”.
Intervista di Pier Francesco Pacoda, Il Resto del Carlino mercoledì 18 novembre 2009





















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