Stagione '08 '09
LA STORIA DI HANSEL E GRETEL
testo Katia Scarimbolo
scene luci e regia Michelangelo Campanale
con Catia Caramia, Giulio Ferretto,
Paolo Gubello, Maria Pascale
Produzione Teatro Crest
Età consigliata: dai 6 agli 11 anni
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore
Durata: 60 minuti
Nella regione tedesca dello Spessart esiste ancora una fitta foresta, difficile da attraversare con i suoi pochi e aspri sentieri, resi ancora più difficoltosi da giganteschi e ombrosi pini e faggi, i cui rami intralciano il cammino. Per i contadini della zona è “il bosco della strega”, per via di un rudere con i suoi quattro forni e della storia di una donna bellissima che, con i suoi dolci magici, catturava quanti, perdendosi nel bosco, arrivavano nei pressi della sua casa.
Sembra essere questa l’origine della fiaba di Hansel e Gretel, racconto “ombroso” come il bosco, reso ancora più inquietante dalla presenza di una donna che appare ai due fratellini bellissima, accogliente e materna, ma strega che inganna e mangia i bambini.
Nello spettacolo, come nella fiaba, la sua presenza getta una luce mutevole su ogni passaggio della storia: il giornaliero inganno dell’immagine nasconde verità opposte o semplicemente più complicate. La casa, il bosco, il sentiero illuminato dai magici sassolini, le piume lucenti del cigno, tutto gira e si trasforma, per poi ritornare con una luce nuova, come il sole ogni mattina.
“Cosa è buono? Cosa è brutto? Ciò è vero o ciò appare… non lasciatevi ingannare!”.
In tempi di recessione economica, raccontare ai bimbi della società dei consumi una favola che prende avvio proprio dalla prosastica difficoltà di un padre e di una madre a sfamare i figli può non essere un esercizio di stile. Del resto, le favole non lo sono mai. Quali ansie d’abbandono, paura di non vedere soddisfatti i propri bisogni, quali fantasmi prendono corpo in bambini che sentono minacciata la propria avidità di benessere? Uno spettacolo sospeso tra realtà e favola, perché i bambini imparino a dare valore alle cose e soprattutto alla loro capacità di discernere e conquistarle, a superare la dipendenza passiva, quella dai genitori e quella… dall’abbondanza.






















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Il testo di C. Scarimbolo ha un intento didatttico, come hanno spiegato i quattro attori interpreti della storia, quello di svelare l’inganno che giace alle spalle delle cose belle, dietro le apparenze di cui è travestita la realtà filtrata dai bambini anche attraverso la televisione. La fiaba di Hansel e Gretel è stata ambientata dalla compagnia interamente all’interno e all’esterno di una casetta praticabile, all’inizio dimora della famiglia dei protagonisti. I loro genitori prendono la decisione di abbandonare per ben due volte i bambini, interpretati da un attore e un’attrice giovani e allegri come gli spiriti del bosco, in mezzo alla foresta poiché non sono più in grado di sfamarli. Ma se Hansel e Gretel al primo abbandono riescono a ritrovare la strada attraverso i sassolini lasciati nel sentiero, la seconda volta le molliche di pane vengono mangiate da un corvo, un pupazzo animato da un altro attore con dei lunghi artigli arancioni. Lo spettacolo è stato ricco di sorprese, come quella di far ruotare velocemente la casa, che rivestita di rami si trasformava nella cucina di una bella fata che donava i dolci ai due bambini perduti nel bosco. Gli oggetti commestibili creati a mano dagli attori erano dei golosi dolciumi, che abilmente utilizzati come materiale drammaturgico, hanno trasformato lo spazio della casetta in un cappello da prestigiatore. La piccola finestra della casina, per esempio, si è trasformata nella cella in cui è stato rinchiuso Hansel, come un boccone in attesa di venire mangiato dalla principessa che avvolta in un mantello si sdoppiava nella strega affamata di bambini. L’attrice che ha agito questo doppio ruolo ha spiegato di aver usato i suoi trucchi anche per costruire le bellissime ali del cigno (mutazione del corvo )con un vecchio paracadute in cui aveva inserito del bambù. Alla fine Gretel, che diceva di non saper fare niente, è riuscita a spingere la strega dentro al forno, lasciando la visione al fantasmagorico effetto di assistere alla piccola casa che andava in fiamme tra nubi di fumi.