Percorsi: Stagione '07 '08
Tags: classici, Features
La vedova scaltra
Sabato 2, domenica 3 febbraio 2008, ore 21,00
Raffaella Azim in
LA VEDOVA SCALTRA
di Carlo Goldoni
Adattamento del testo di Carlo Goldoni a cura di Lina Wertmüller
In collaborazione con Tiziana Masucci
regia di Lina Wertmüller
scene e costumi Enrico Job
musiche originali Italo Greco, Lucio Gregoretti, Gabriele Miracle
Giovanni Costantino, Elena D’Anna, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Roberto Valerio e
Gianni Cannavacciuolo nel ruolo di Arlecchino
Associazione Teatrale Pistoiese, Tauma produzioni, La Biennale di Venezia
In occasione del trecentesimo anniversario dalla nascita del grande commediografo Carlo Goldoni, Raffaella Azim sarà protagonista di La vedova Scaltra, spettacolo che vede il ritorno a teatro della nota regista cinematografica Lina Wertmüller impegnata in un progetto di rivisitazione in chiave contemporanea di grandi testi del passato.
Carlo Goldoni colloca La vedova scaltra del 1748, in una Venezia pullulante di artisti e avventurieri provenienti da ogni parte d’Europa. Testo di transizione tra la commedia dell’arte e la “commedia nova”, La vedova scaltra ha importanza fondamentale nello sviluppo della drammaturgia goldoniana. Essa costituisce infatti il primo autentico trionfo dell’appena iniziata riforma, e il grande successo delle prime rappresentazioni lo aiutarono ad affrontare con più determinazione il suo programma di innovazione teatrale, come racconta egli stesso: ‘Sebbene le commedie da me date avessero tutte avuto fortuna, nessuna fu fortunata come questa. Ebbe trenta repliche e dappertutto fu rappresentata con lo stesso esito felice. L’inizio della mia riforma non poteva avere accoglienze più fervorose.’
La vedova scaltra, che costituisce una sorta di prova generale de La Locandiera, si compone di una interessante fusione di gioco teatrale tradizionale e vita vissuta, con punte di asprezza e crudeltà.
Rosaura, maritata giovanissima ad un signore anziano e ricco e rimasta vedova, è oggetto dei corteggiamenti di quattro cavalieri, vogliosi di conquistare una preda. Il filo conduttore di tutta l’opera è un sostanziale bisogno d’amore. Assenti la mondanità e il desiderio di costruire un nucleo familiare. L’appassionata ma saggia vedova è mossa da valori freschi e autentici e ritrova nell’amore il senso principale della vita.
Enrico Job ha immaginato al centro dell’azione un letto, simbolo di voluttà, per Rosaura rimasto sempre vuoto. Un letto quasi verginale nonostante la vedovanza, denso di sogni e di solitudini. Nella rielaborazione dell’opera, sono stati eliminati alcuni personaggi e maschere e la polemica tra vecchio e nuovo si concentra su Arlecchino, testimone della Commedia dell’Arte. Si preparano gli sconvolgimenti rivoluzionari che distruggeranno l’incipriata eleganza di un secolo















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