| Mezz’ora di buio totale, avvolti in un turbinio di suoni e voci che provengono da vari punti della sala, e ti obbligano a una concentrazione “diversarsamente abile”. La storia di Molly è un ribaltamento del concetto di abilità, e un viaggio nelle cecità morali di chi vede solo se stesso |
butto lì una citazione, non solo perchè è colta ( è di Roland Barthes) ma perchè è corta.
“l’ascolto è in fondo un piccolo teatro”.
Che ne pensi?
Beh, credo sia molto vero. Il teatro e l’ascolto producono immaginazione. La storia prende corpo nel cervello e si fa immagine, e ogni immagine è diversa dall’altra, ognuna è unica e irripetibile
Lo spettacolo che ho visto ieri sera non mi ha convinto per niente, la cosa che più mi ha colpito è stata la recitazione degli attori, modulata su cliché banali e ridondanti, privi di forza espressiva ed emotiva, incapaci di reggere le “trovate” (sigh!) drammaturgiche. Ero curioso di vedere Leonardo Capuano, attore di cui avevo tanto sentito parlare, in termini positivi ovviamente, ma ne sono restato profondamente deluso.
Esercizi di giocoleria.
Posso essere molto d’accordo con Massimiliano su quanto possa essere poco interessante assistere agli “esercizi di giocoleria” di tanto teatro professionista, compreso quello che s’è visto l’altra sera al testoni.
Ma ciò che trovo + pertinente in questo blog non è tanto misurare la qualità espressiva del teatro messo in scena ma sondare la qualità del teatro che produciamo noi spettatori, nella nostra mente.
E’ chiaro che si parte da una sollecitazione artistica e che si spera che questa sia degna della nostra attenzione.
Ma partirei da qui: dalla nostra attenzione, per riflettere in questa conversazione on line, su ciò che abbiamo elaborato, proiettandovi le nostre aspettative, i nostri desideri, le nostre domande di teatro, come dicevo all’incontro-aperitivo dell’altra sera nel foyer.
E in questa molly ho trovato il gusto a ritrovare il vuoto d’informazione visiva.
E’ stata come una decompressione dal rumore di fondo. Utile. Godibile. Intelligente.
E ciò corrisponde molto a ciò che cerco dal teatro (su questo lancerò + avanti un post ad hoc)
Certo l’ambientazione al buio è stata fatta tante volte. E anche il lavoro sull’ascolto.
Ma Westkemper che ha curato la regia sonora è un maestro di questa ricerca drammaturgica sui suoni e rumori di scena.
Lo ricordo ancora quando nell’Ignorabimus messo in scena da Ronconi attuò un lavoro sul paesaggio sonoro veramente notevole.
Esiste per voi una drammaturgia sonora?
certo! la cosa più interessante dello spettacolo è stato questo lavoro sui suoni, riconducibile ad una drammaturgia sonora: ciò che più mi ha colpito è stata non tanto l’ambientazione sonora generale di riproduzione di agenti atmosferici e rumori, ma la capacità di rendere percepibili gli scarti temporali (memorabile il flashback iniziale), ho trovato invece un inutile e fuorviante sforzo di energie il deambulare degli attori tra il pubblico, fra l’altro la voce nuda cozzava (senza un senso drammaturgico preciso) con l’amplificazione sonora “d’ambiente”.
L’idea delle mascherine, pur avendola sperimentata, mi è parsa, come tutti i tentativi di tirare in ballo fisicamente lo spettatore, irritante e poco efficace, in un certo senso mistificatoria nell’illusorio tentativo di suscitare la partecipazione attiva dello spettatore.
Mi sorge però un dubbio: il lavoro sonoro di molly, pur essendo di indubbia qualità, non mi ha sconvolto più di tanto, il gioco è assimilabile a ciò che già il cinema fa da anni con grande successo, ora anche nelle nostre case attraverso gli impianti home theatre .., non sarebbe dunque il caso di interrogarsi (aldilà degli scenari che possono aprire le contaminazioni con le moderne tecnologie) sulle specificità del teatro?
non ero re-intervenuto sul commento di massimiliano per non fare l’errore del “dialogo” (una delle tante disfunzioni di un blog).
Quel commento è così pertinente che ho una gran voglia di rifletterci su. Il rapporto tra suono e scena è stato per anni al centro delle mie attenzioni.
Curai diversi cicli di teatro radiofonico per Radio1-Audiobox negli anni ottanta.
Ma qualcosa combino ancora…
qui
http://celfi.unimc.it/streamings/el2006/
trovate il link ad un docuvideo (il sonoro non è sincrono. E’ stato mixato random…).
Si riferisce ad un’azione di perfoming media all’Abbazia di Fiastra che ho prodotto alla Koinè con l’Università di Macerata.
Per quanto riguarda il blog: c’è da mettere altra legna al fuoco.
E si vedrà se fa fiamma.
Con calma. la rete è fatta così.
Combustione lenta.
Serve sia legna che ossigeno.