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	<title>Commenti a: Un giorno a teatro</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Di: antonella</title>
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		<dc:creator>antonella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:34:08 +0000</pubDate>
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		<description>per me il teatro è una cosa stupenda , andateci</description>
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		<title>Di: antonella</title>
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		<dc:creator>antonella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:33:01 +0000</pubDate>
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		<title>Di: pietro annicchiarico</title>
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		<dc:creator>pietro annicchiarico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 10:39:39 +0000</pubDate>
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		<description>http://it.youtube.com/watch?v=_U0gZGfeA8I

qui sopra il link del promo del laboratorio sulle interculture</description>
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<p>qui sopra il link del promo del laboratorio sulle interculture</p>
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		<title>Di: pietro annicchiarico</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/laboratorio-sulle-interculture/comment-page-1/#comment-241</link>
		<dc:creator>pietro annicchiarico</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 21:31:39 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lena Stefenson</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/laboratorio-sulle-interculture/comment-page-1/#comment-177</link>
		<dc:creator>Lena Stefenson</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 10:51:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao! Sono Lena, regista svedese e una delle pedagoghe di questo progetto. Vorrei aggiungere dei commenti dei ragazzi della scuola Malaguti, fatti durante i laboratori la  mattina il 17 Dicembre quando abbiamo iniziato il nostro progetto. Per me sono commenti interessanti tutti quanti, riflettano bene cosa può pensare una persona giovane. La prima domanda...&quot;Quando ti senti straniera/o?&quot; l´ha fatto la pedagoga Elena Galleotti nel suo laboratorio, la seconda &quot;Multicultura...?&quot; l´ho fatto io. Se qualcuno vuole rispondere su questi commenti, mi darebbe piacere! Lascio parlare i ragazzi:

Mi sento straniero/a quando:

- sono all’ estero e non parlo la lingua

- parlo con gli adulti

- entro in un locale e tutti mi guardano 

- sono a scuola, quando sono fuori casa e quando mi prendono in giro

- quando parlo

-dopo le vacanze, quando devo tornare a scuola

- sono con i miei genitori in giro per Bologna!

- quando nessuno mi considera

- quando c´è matematica a scuola

- non conosco la lingua. In Italia mi sento straniero perché non capisco come si comportano gli altri.

- quando mi escludono da un gruppo

-le persone mi guardano male, quando vedono in me quello che loro non sono. Mi sento straniera quando nessuno mi parla. Mi sento straniera quando mi giudicano

- sono dove non vorrei

- mi sento esclusa dagli altri e quando non sono nel mio paese

Io non mi sento straniera perché mi sento a mio ago dapertutto



La Multicultura - cos´è secondo te? ....C´è qualcosa nella multicultura che ti interessa particolarmente, di cosa vuoi discutere?

Persone di diverse culture...La musica

Delle donne indiane con uomini africani che ballano ....Paesi esteri

Inutile... Cacciarli a calci nel sedere a casa loro

Un insieme di culture

Inutile... No

Caos, frizione, curiosità, communicazione difficile....Sfida collettiva

Budda - Dio -Allah.

Una classe multietnica.....Conoscere gli aspetti di altre tradizioni

.....Conoscere persone nuove

.....Razzismo

......Andare d´accordo

.....Realtà sconosciute

Tutte le culture del mondo, mi fa ricordare la scuola

Multicultura = per me vuol dire molti colori</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao! Sono Lena, regista svedese e una delle pedagoghe di questo progetto. Vorrei aggiungere dei commenti dei ragazzi della scuola Malaguti, fatti durante i laboratori la  mattina il 17 Dicembre quando abbiamo iniziato il nostro progetto. Per me sono commenti interessanti tutti quanti, riflettano bene cosa può pensare una persona giovane. La prima domanda&#8230;&#8221;Quando ti senti straniera/o?&#8221; l´ha fatto la pedagoga Elena Galleotti nel suo laboratorio, la seconda &#8220;Multicultura&#8230;?&#8221; l´ho fatto io. Se qualcuno vuole rispondere su questi commenti, mi darebbe piacere! Lascio parlare i ragazzi:</p>
<p>Mi sento straniero/a quando:</p>
<p>- sono all’ estero e non parlo la lingua</p>
<p>- parlo con gli adulti</p>
<p>- entro in un locale e tutti mi guardano </p>
<p>- sono a scuola, quando sono fuori casa e quando mi prendono in giro</p>
<p>- quando parlo</p>
<p>-dopo le vacanze, quando devo tornare a scuola</p>
<p>- sono con i miei genitori in giro per Bologna!</p>
<p>- quando nessuno mi considera</p>
<p>- quando c´è matematica a scuola</p>
<p>- non conosco la lingua. In Italia mi sento straniero perché non capisco come si comportano gli altri.</p>
<p>- quando mi escludono da un gruppo</p>
<p>-le persone mi guardano male, quando vedono in me quello che loro non sono. Mi sento straniera quando nessuno mi parla. Mi sento straniera quando mi giudicano</p>
<p>- sono dove non vorrei</p>
<p>- mi sento esclusa dagli altri e quando non sono nel mio paese</p>
<p>Io non mi sento straniera perché mi sento a mio ago dapertutto</p>
<p>La Multicultura &#8211; cos´è secondo te? &#8230;.C´è qualcosa nella multicultura che ti interessa particolarmente, di cosa vuoi discutere?</p>
<p>Persone di diverse culture&#8230;La musica</p>
<p>Delle donne indiane con uomini africani che ballano &#8230;.Paesi esteri</p>
<p>Inutile&#8230; Cacciarli a calci nel sedere a casa loro</p>
<p>Un insieme di culture</p>
<p>Inutile&#8230; No</p>
<p>Caos, frizione, curiosità, communicazione difficile&#8230;.Sfida collettiva</p>
<p>Budda &#8211; Dio -Allah.</p>
<p>Una classe multietnica&#8230;..Conoscere gli aspetti di altre tradizioni</p>
<p>&#8230;..Conoscere persone nuove</p>
<p>&#8230;..Razzismo</p>
<p>&#8230;&#8230;Andare d´accordo</p>
<p>&#8230;..Realtà sconosciute</p>
<p>Tutte le culture del mondo, mi fa ricordare la scuola</p>
<p>Multicultura = per me vuol dire molti colori</p>
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	<item>
		<title>Di: Teatro A.Testoni</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/laboratorio-sulle-interculture/comment-page-1/#comment-174</link>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 13:44:42 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco tag su cui lavorare: L&#039;altro. 

Grazie Federica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco tag su cui lavorare: L&#8217;altro. </p>
<p>Grazie Federica</p>
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		<title>Di: federica</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/laboratorio-sulle-interculture/comment-page-1/#comment-173</link>
		<dc:creator>federica</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 07:47:58 +0000</pubDate>
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		<description>La mattina di dicembre trascorsa con le classi del laboratorio è stato già un incontro tra culture: un incontro tra chi vive quotidianamente la scuola e chi invece non la vive; un confronto tra generazioni; e un primo incrocio tra modi diversi, anche per gli operatori stessi, di concepire e percepire il tema del percorso.
Per me, si tratta di cominciare un viaggio al quale le parole siano porte. Parole abusate e prive di senso, il più delle volte. E delle quali si può, l&#039;uno con l&#039;altro, riscoprire la verità nascosta. Parole che, in una società che è &#039;consumistica&#039; prima di essere &#039;multiculturale&#039;, sono diventate consumo esse stesse. Ciò che il nostro laboratorio non vuole essere. E ciò che questa mattina di dicembre, con i suoi momenti di scoperta e di aggregazione, di certo non è stata.
«Voglio parlare della scoperta che l&#039;io fa dell&#039;altro. L&#039;argomento è vastissimo», ha scritto Tzvetan Todorov nell&#039;incipit al suo capolavoro &quot;La conquista dell&#039;America&quot;. E continuava: «Possiamo scoprire gli altri in noi stessi (..). Ma anche gli altri sono degli io: sono dei soggetti come io lo sono, che unicamente il mio punto di vista - per il quale tutti sono &#039;laggiù&#039; mentre io sono &#039;qui&#039; - separa e distingue realmente da me. Posso concepire questi altri come un&#039;astrazione, (...) oppure come un gruppo sociale concreto al quale &#039;noi&#039; non apparteniamo. Questo gruppo, a sua volta, può essere interno alla società: le donne per gli uomini, i ricchi per i poveri, i pazzi per i &#039;normali&#039;, (...) ovvero può consistere in un&#039;altra società, (...) vicina o lontana».
Così, all&#039;inizio di questo viaggio con i ragazzi della scuola Malaguti, immagino che parlare dell&#039;altro, e scoprire che esiste, significhi prima di tutto disporsi, tutti insieme, all&#039;ascolto. Sia aprire le porte della nostra testa. Sia spalancare gli occhi. E in questo mondo che ci chiude in tante celle, e che ci fa dimenticare come ogni uomo sia essere pensante e amante, e prima di ogni cosa, provare ad ascoltare l&#039;altro  che ci sta di fronte. Che sia persona, parola, o cosa, o esperienza, o sentimento. O arte -
grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina di dicembre trascorsa con le classi del laboratorio è stato già un incontro tra culture: un incontro tra chi vive quotidianamente la scuola e chi invece non la vive; un confronto tra generazioni; e un primo incrocio tra modi diversi, anche per gli operatori stessi, di concepire e percepire il tema del percorso.<br />
Per me, si tratta di cominciare un viaggio al quale le parole siano porte. Parole abusate e prive di senso, il più delle volte. E delle quali si può, l&#8217;uno con l&#8217;altro, riscoprire la verità nascosta. Parole che, in una società che è &#8216;consumistica&#8217; prima di essere &#8216;multiculturale&#8217;, sono diventate consumo esse stesse. Ciò che il nostro laboratorio non vuole essere. E ciò che questa mattina di dicembre, con i suoi momenti di scoperta e di aggregazione, di certo non è stata.<br />
«Voglio parlare della scoperta che l&#8217;io fa dell&#8217;altro. L&#8217;argomento è vastissimo», ha scritto Tzvetan Todorov nell&#8217;incipit al suo capolavoro &#8220;La conquista dell&#8217;America&#8221;. E continuava: «Possiamo scoprire gli altri in noi stessi (..). Ma anche gli altri sono degli io: sono dei soggetti come io lo sono, che unicamente il mio punto di vista &#8211; per il quale tutti sono &#8216;laggiù&#8217; mentre io sono &#8216;qui&#8217; &#8211; separa e distingue realmente da me. Posso concepire questi altri come un&#8217;astrazione, (&#8230;) oppure come un gruppo sociale concreto al quale &#8216;noi&#8217; non apparteniamo. Questo gruppo, a sua volta, può essere interno alla società: le donne per gli uomini, i ricchi per i poveri, i pazzi per i &#8216;normali&#8217;, (&#8230;) ovvero può consistere in un&#8217;altra società, (&#8230;) vicina o lontana».<br />
Così, all&#8217;inizio di questo viaggio con i ragazzi della scuola Malaguti, immagino che parlare dell&#8217;altro, e scoprire che esiste, significhi prima di tutto disporsi, tutti insieme, all&#8217;ascolto. Sia aprire le porte della nostra testa. Sia spalancare gli occhi. E in questo mondo che ci chiude in tante celle, e che ci fa dimenticare come ogni uomo sia essere pensante e amante, e prima di ogni cosa, provare ad ascoltare l&#8217;altro  che ci sta di fronte. Che sia persona, parola, o cosa, o esperienza, o sentimento. O arte -<br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pietro annicchiarico</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/laboratorio-sulle-interculture/comment-page-1/#comment-168</link>
		<dc:creator>pietro annicchiarico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 10:38:31 +0000</pubDate>
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		<description>Una cosa mi ha colpito molto mentre facevo le riprese: anche i più riottosi tra i ragazzi delle terze, quelli &quot;più difficili&quot; anche per la delicata età che attraversano, si sono sedati quando sono apparsi i volti di Muna e Ruwan, ma specialmente quello spiritato di Aziz che intrepreta il musicista gnawa. Cosa è potuto accadere, dato che ai miracoli ormai è difficile credere? La sorpresa? Si, ma sorpresi di cosa? Forse di vedere che gli immigrati non lavano solo i vetri delle macchine dei loro genitori? O che persone che indossano abiti &quot;non convenzionali&quot; non sempre chiedono l&#039;elemosina, ma come in questo caso, offrivano loro qualcosa? E cosa offrivano queste colorate ombre di un tempo-spazio indefinito? Una nascita complessa, quella di un bambino o di una bambina che non vuole svegliarsi e resta annuvolato nella pancia della mamma. Di fronte a questa semplice ma efficace rappresentazione si è ottenuto un &quot;inspiegabile silenzio&quot;, che non era silenzio indotto dall&#039;autorità, bensì quello anelato da tutte le insegnanti, silenzio dovuto allo stupore, alla meraviglia, alla concentrazione. Poi vedere i &quot;marocchi&quot; sul palco, in alto, con le luci solo per loro e le scenografie e le musiche di altri spazi-luoghi-suoni-tempi non conosciuti, questo è davvero sorprendente per questi “poveri“ ragazzi abituati a sentire dal telegiornale che lo straniero è feccia, immondizia tra le immondizie, terrorista, tuttiugualiladriassassini. Un bel colpo all&#039;immaginario, in solo dieci minuti di spettacolo, si è riusciti a spazzare via anni di costruzioni mediatiche del mito dell&#039;immigrato-problema. Ma la strada è ancora in salita. L&#039;immigrato, e io lo so perchè sono immigrato dal sud Italia, è una risorsa (e gli imprenditori lo sanno perchè li sfruttano; e i politici ne approfittano per colpire al bassoventre il loro elettorato). Una risorsa indispensabile per la crescita economica e culturale del nostro paese, che altrimenti rischierebbe di svanire dal panorama mondiale, con tutti i suoi pregiudizi bigotti e provinciali. Alle insegnanti, agli operatori e operatrici di questo progetto che ci accingiamo a realizzare dico: svegliamo quel bimbo che dorme nella pancia della mamma e facciamo si che veda la luce della realtà in cui vive: una realtà già multiculturale e variegata.
grazie
pietro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa mi ha colpito molto mentre facevo le riprese: anche i più riottosi tra i ragazzi delle terze, quelli &#8220;più difficili&#8221; anche per la delicata età che attraversano, si sono sedati quando sono apparsi i volti di Muna e Ruwan, ma specialmente quello spiritato di Aziz che intrepreta il musicista gnawa. Cosa è potuto accadere, dato che ai miracoli ormai è difficile credere? La sorpresa? Si, ma sorpresi di cosa? Forse di vedere che gli immigrati non lavano solo i vetri delle macchine dei loro genitori? O che persone che indossano abiti &#8220;non convenzionali&#8221; non sempre chiedono l&#8217;elemosina, ma come in questo caso, offrivano loro qualcosa? E cosa offrivano queste colorate ombre di un tempo-spazio indefinito? Una nascita complessa, quella di un bambino o di una bambina che non vuole svegliarsi e resta annuvolato nella pancia della mamma. Di fronte a questa semplice ma efficace rappresentazione si è ottenuto un &#8220;inspiegabile silenzio&#8221;, che non era silenzio indotto dall&#8217;autorità, bensì quello anelato da tutte le insegnanti, silenzio dovuto allo stupore, alla meraviglia, alla concentrazione. Poi vedere i &#8220;marocchi&#8221; sul palco, in alto, con le luci solo per loro e le scenografie e le musiche di altri spazi-luoghi-suoni-tempi non conosciuti, questo è davvero sorprendente per questi “poveri“ ragazzi abituati a sentire dal telegiornale che lo straniero è feccia, immondizia tra le immondizie, terrorista, tuttiugualiladriassassini. Un bel colpo all&#8217;immaginario, in solo dieci minuti di spettacolo, si è riusciti a spazzare via anni di costruzioni mediatiche del mito dell&#8217;immigrato-problema. Ma la strada è ancora in salita. L&#8217;immigrato, e io lo so perchè sono immigrato dal sud Italia, è una risorsa (e gli imprenditori lo sanno perchè li sfruttano; e i politici ne approfittano per colpire al bassoventre il loro elettorato). Una risorsa indispensabile per la crescita economica e culturale del nostro paese, che altrimenti rischierebbe di svanire dal panorama mondiale, con tutti i suoi pregiudizi bigotti e provinciali. Alle insegnanti, agli operatori e operatrici di questo progetto che ci accingiamo a realizzare dico: svegliamo quel bimbo che dorme nella pancia della mamma e facciamo si che veda la luce della realtà in cui vive: una realtà già multiculturale e variegata.<br />
grazie<br />
pietro</p>
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