Stagione '07 '08

Molly Sweeney

Sabato 17, domenica 18 novembre 2007, ore 21,00

MOLLY SWEENEY

di Brian Friel
traduzione Monica Capuani e Marta Gilmore

con Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano

regia Andrea De Rosa
scene Laura Benzi
costumi Ursula Patzak
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione,
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
in collaborazione con Asti Teatro 29

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Andrea De Rosa per mettere in scena Molly Sweeney, testo ispirato a un fatto realmente accaduto, convoca un ascolto tattile chiedendo al pubblico di immergersi in un buio molto vicino alla cecità della protagonista. Tre interpreti d’eccezione danno corpo al singolare caso clinico di Molly Sweeney, donna di quarant’anni, cieca ma perfettamente autonoma, che dopo essere stata convinta a sottoporsi all’operazione, riacquista parzialmente la vista, perdendo però tutte le sue certezze.
Il testo, ispirato a un fatto realmente accaduto e raccontato dal neurologo Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere, apre uno squarcio profondo sui problemi etici e filosofici che la cura dei pazienti può avere sugli stessi. Brian Friel rielabora la vicenda di un singolare caso clinico mantenendo intatto il rigore scientifico e introducendo degli elementi che trasfigurano il caso. La folgorante e drammatica storia di Molly Sweeney tratteggiata con un’umanità senza diaframmi, mette a nudo la disarmata vulnerabilità di tutti i personaggi.
Molly, quarantenne cieca ma completamente autonoma, lavora come fisioterapista in un centro benessere. Il tatto è la strada per entrare in contatto col mondo e per riconoscerlo, e supplisce perfettamente all’assenza della vista.
La donna, convinta a sottoporsi ad un’operazione chirurgica, riacquista in parte la vista, ma il tanto atteso esito positivo provoca invece in lei un grande un trauma. Molly si trova infatti a dover ri-conoscere il mondo, a doversi reinventare il suo orientamento, a re-imparare a vedere. Tutto ciò sfocerà in un tragico fallimento, probabilmente già intuito dalla paziente prima dell’intervento. Si riapre dunque l’antico interrogativo che William Molyneux sottopose all’amico John Locke: “ Immaginiamo un uomo nato cieco e ormai adulto, a cui sia stato insegnato a distinguere un cubo da una sfera mediante il tatto e al quale venga ora data la vista; sarebbe egli in grado, prima di toccarli di distinguerli e dire quale sia la sfera e quale il cubo, servendosi solo della vista?”.
Info: 051/573040 www.teatrocasalecchio.it

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3 Responses to “Molly Sweeney”

  1. Grazie ancora una volta ad Orsini, sempre alla ricerca di spettacoli originali ed emozionanti; il solo cruccio quello di non vedere la prima mezz’ora al buio totale, come in altri teatri, ma con la mascherina: al ventesimo minuto i sensi erano già acuiti e si sentiva ogni minimo fruscìo; emozionante e intenso, completa l’immedesimazione con la protagonista, la brava Valentina Sperlì, già vista e apprezzata in “Vecchi tempi”. Una serata speciale!

  2. Questa è una bella riflessione: il buio totale in cui era costretto lo spettatore ha acuito i sensi e aumentato l’ascolto. Sarà che non siamo più capaci di ascoltarci perché viviamo in un mondo troppo rumoroso?

  3. Molly Sweeney lo possiamo considerare un elogio del silenzio?

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