Habitat per la scena contemporanea 07

Ossigeno

11, 12, 13, aprile 2007 ore 21,00

Teatrino Clandestino

Presenta

OSSIGENO
Di Ivan Vyrypaev

con Fiorenza Menni e Marco Cavalcoli

regia Pietro Babina

costumi Fiorenza Menni con 051Bologna concept&apparelI

n collaborazione con Ravenna Teatro e Emilia Romagna Teatro Fondazione

e con il sostegno di Comune di Bologna – Settore Cultura,

Regione Emilia Romagna e Ministero Beni Culturali

residenza artistica Teatro Comunale di Casalecchio di Reno

“Questa sera ascolterete dieci composizioni da un album nuovo: Ossigeno”.
Inizia così la nuova produzione di Teatrino Clandestino, che per la prima volta in Italia, mette in scena questo testo del pluri-premiato giovane autore russo Ivan Vyrypaev.
Con la sua particolare struttura ritmica pop – sulla quale Pietro Babina ha costruito una partitura elettronica originale – e le sue forti tinte politiche permeate di ironia beffarda, Ossigeno racconta la storia di Andrea e Andrea, due giovani che si innamorano e che, attraverso la storia sgangherata e tragica del loro amore, ci parlano di come una generazione, quella nata negli anni settanta, abbia ereditato un mondo ormai consumato. Scandito in dieci discorsi ispirati ai dieci comandamenti biblici, lo spettacolo rende testimonianza della “nuova confusione mondiale” e di come proprio quei fondamenti morali della nostra civiltà vengano quotidianamente trasgrediti e sbeffeggiati. Attraverso rime articolate e un immaginario teatralmente evocato, Teatrino Clandestino immerge lo spettatore in una vera e propria situazione da concerto in cui i due protagonisti cantano e si gridano l’un l’altro domande senza risposta, in una frontalità ostinata ed estroversa tutta rivolta al pubblico che è qui palesemente il loro referente privilegiato. E proprio in questa totale estroversione, il lavoro di Teatrino Clandestino poggia il suo tentativo di rivedere ancora una volta il suo rapporto con lo spettatore, che si trova coinvolto e “inseguito” senza tregua durante tutto lo spettacolo. L’impianto visivo della scenografia allude al problema della strutturazione dell’immagine e imprigiona a metà il corpo degli attori tra una cornice di neon e una trasposizione scarnificata di un’opera di Velasquez, permettendo loro allo stesso tempo una via di fuga in cui i due appaiono nella loro interezza o come ombre. I costumi, creati da giovani stilisti, completano l’emotiva contemporaneità dell’opera.

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