<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>
<channel>
	<title>Commenti a: Passaggio in India</title>
	<atom:link href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/passaggio-in-india/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home</link>
	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Jan 2012 15:37:24 +0100</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: Sualocin</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/passaggio-in-india/comment-page-1/#comment-16785</link>
		<dc:creator>Sualocin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 02:31:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?page_id=446#comment-16785</guid>
		<description>L&#039;ho visto stasera in teatro...
sono uscita arrabbiata, annoiata e senza applaudire!!!

Un regista deve fare spettacoli per un pubblico, che in genere ha una giornata pesante e spera di ottenere un po&#039; di magia da quelle due ore... e non è il caso di questo spettacolo!

Sarà che studio scenografia e regia da quattro anni, ma è una cosa orribile vedere attori che recitano e si muovono tipo burattini senza sapere perchè, che fanno movimenti insensati tipo alzarsi da una sedia, camminare un po&#039; a vuoto e risedersi su un&#039;altra... odiosissimi i &quot;siparietti&quot; in cui si sentivano, dietro il fondale, i rumori di chi cambiava la scena dietro...

Mi consola una cosa... se gente del genere è riuscita a diventare regista o scenografo, allora anche per me c&#039;è una possibilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho visto stasera in teatro&#8230;<br />
sono uscita arrabbiata, annoiata e senza applaudire!!!</p>
<p>Un regista deve fare spettacoli per un pubblico, che in genere ha una giornata pesante e spera di ottenere un po&#8217; di magia da quelle due ore&#8230; e non è il caso di questo spettacolo!</p>
<p>Sarà che studio scenografia e regia da quattro anni, ma è una cosa orribile vedere attori che recitano e si muovono tipo burattini senza sapere perchè, che fanno movimenti insensati tipo alzarsi da una sedia, camminare un po&#8217; a vuoto e risedersi su un&#8217;altra&#8230; odiosissimi i &#8220;siparietti&#8221; in cui si sentivano, dietro il fondale, i rumori di chi cambiava la scena dietro&#8230;</p>
<p>Mi consola una cosa&#8230; se gente del genere è riuscita a diventare regista o scenografo, allora anche per me c&#8217;è una possibilità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Eratostene</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/passaggio-in-india/comment-page-1/#comment-16763</link>
		<dc:creator>Eratostene</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 22:54:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?page_id=446#comment-16763</guid>
		<description>Il primo commento è algido, glaciale: lo spettacolo trasmette poche emozioni e non risulta chiaro il messaggio (o i messaggi) che intende comunicare (incontro/scontro di culture e civiltà? pregiudizio verso il diverso? tensione verso il divino o la divinità, come sembrano suggerire il monologo di Mrs. Moore e la chiosa di Lombardi prima del balletto bolliwoodiano finale, molto lynchiano? la ricerca di sé nell&#039;altro e tramite il diverso da sé?).
Lo spettacolo di Tiezzi ricorda molto da vicino i due precedenti - Gli uccelli (molto bello) e I giganti della montagna (baf...) -, estremizzando però le soluzioni sceniche ed interpretative di quest&#039;ultimo: utilizzo di video e filmati proiettati, ermetismo e straniamento nella recitazione, momenti di buio che fungono da ellissi temporali (con gli attori che rimangono come paralizzati prima dell&#039;azione): tutte queste scelte mi sembrano pregiudicare un&#039;immediata fruibilità dello spettacolo e risultano quasi come vuoto artificio più che intrinsecamente necessarie.
Attori nel complesso molto bravi (&quot;Lombardi ha un tono da professorino&quot;, dici giustamente).
Momenti da ricordare: la grande cornice di quadro vuota presente in scena nella prima metà dello spettacolo; il risveglio dall&#039;incubo di Mrs. Moore con i due attori immobili più distanti; l&#039;eco e le sue conseguenze in Mrs. Moore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo commento è algido, glaciale: lo spettacolo trasmette poche emozioni e non risulta chiaro il messaggio (o i messaggi) che intende comunicare (incontro/scontro di culture e civiltà? pregiudizio verso il diverso? tensione verso il divino o la divinità, come sembrano suggerire il monologo di Mrs. Moore e la chiosa di Lombardi prima del balletto bolliwoodiano finale, molto lynchiano? la ricerca di sé nell&#8217;altro e tramite il diverso da sé?).<br />
Lo spettacolo di Tiezzi ricorda molto da vicino i due precedenti &#8211; Gli uccelli (molto bello) e I giganti della montagna (baf&#8230;) -, estremizzando però le soluzioni sceniche ed interpretative di quest&#8217;ultimo: utilizzo di video e filmati proiettati, ermetismo e straniamento nella recitazione, momenti di buio che fungono da ellissi temporali (con gli attori che rimangono come paralizzati prima dell&#8217;azione): tutte queste scelte mi sembrano pregiudicare un&#8217;immediata fruibilità dello spettacolo e risultano quasi come vuoto artificio più che intrinsecamente necessarie.<br />
Attori nel complesso molto bravi (&#8221;Lombardi ha un tono da professorino&#8221;, dici giustamente).<br />
Momenti da ricordare: la grande cornice di quadro vuota presente in scena nella prima metà dello spettacolo; il risveglio dall&#8217;incubo di Mrs. Moore con i due attori immobili più distanti; l&#8217;eco e le sue conseguenze in Mrs. Moore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: elena bruni</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/passaggio-in-india/comment-page-1/#comment-16758</link>
		<dc:creator>elena bruni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 09:54:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?page_id=446#comment-16758</guid>
		<description>L’India raccontata da Federico Tiezzi è scandita da luci che si accendono e si spengono, creando l’illusione dei fotogrammi cinematografici o facendoci ricordare  i dagherrotipi. Le vicende si susseguono, così, come dei tableaux vivants, in cui i personaggi sono dei piccoli esseri umani che simili a pulviscoli,  si incrociano e si trovano in conflitto all’interno di uno spazio sociale e geografico ben definiti. Sebbene il romanzo sia ambientato nel secolo scorso, allo scorcio del Novecento, Tiezzi ha deciso di optare per una sorta di universalizzazione della condizione indiana. Il video, per la maggior parte del tempo  proiettato sullo sfondo, ci mostra un’India probabilmente attuale, dove la fissità della cinepresa riprende in maniera casuale i passanti che si trovano a imbattersi in quel pezzo di strada, così come nel film Smoke tratto dal romanzo di Paul Auster, Harvey Kietel poneva la sua macchina fotografica in un angolo di strada a New York e alla stessa ora, ogni giorno, fotografava le persone. In questo riadattamento di Tiezzi del romanzo di E.M. Forster, non c’è quindi solo un rimando alla grande letteratura, ma anche all’arte cinematografica e non a caso, il regista afferma di aver utilizzato come materiale di lavoro sia gli scritti che le riprese compiute da Moravia e Pasolini durante il loro viaggio in India. Tutti questi elementi riescono a attualizzare fortemente una problematica, quella dell’integrazione non risolta tra indiani e inglesi, convertendola in un monito, che ha anche un epilogo amaro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’India raccontata da Federico Tiezzi è scandita da luci che si accendono e si spengono, creando l’illusione dei fotogrammi cinematografici o facendoci ricordare  i dagherrotipi. Le vicende si susseguono, così, come dei tableaux vivants, in cui i personaggi sono dei piccoli esseri umani che simili a pulviscoli,  si incrociano e si trovano in conflitto all’interno di uno spazio sociale e geografico ben definiti. Sebbene il romanzo sia ambientato nel secolo scorso, allo scorcio del Novecento, Tiezzi ha deciso di optare per una sorta di universalizzazione della condizione indiana. Il video, per la maggior parte del tempo  proiettato sullo sfondo, ci mostra un’India probabilmente attuale, dove la fissità della cinepresa riprende in maniera casuale i passanti che si trovano a imbattersi in quel pezzo di strada, così come nel film Smoke tratto dal romanzo di Paul Auster, Harvey Kietel poneva la sua macchina fotografica in un angolo di strada a New York e alla stessa ora, ogni giorno, fotografava le persone. In questo riadattamento di Tiezzi del romanzo di E.M. Forster, non c’è quindi solo un rimando alla grande letteratura, ma anche all’arte cinematografica e non a caso, il regista afferma di aver utilizzato come materiale di lavoro sia gli scritti che le riprese compiute da Moravia e Pasolini durante il loro viaggio in India. Tutti questi elementi riescono a attualizzare fortemente una problematica, quella dell’integrazione non risolta tra indiani e inglesi, convertendola in un monito, che ha anche un epilogo amaro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

