PINICORILLO

testo e regia Bruno Stori
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi

età  consigliata 3-7 anni
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e figure
durata: 60 minuti

Pinicorillo è una fiaba popolare dell’Appenino bolognese e racconta la storia di un bambino “piccolo, così piccolo che neppure sua mamma riusciva a vederlo. Lei sapeva che c’era perché sentiva quella vocina sottile come un filo di seta che la chiamava e allora poteva individuare l’angolo della cucina dove si era andato a cacciare il suo bimbo sfortunato. Spargeva sul pavimento delle briciole di pane e delle gocce d’acqua e ripeteva le solite esortazioni: “devi mangiare, piccolino mio, altrimenti non cresci e va a finire che le galline ti mangeranno!”
Questo l’inizio della fiaba di Pinicorillo,  che racconta la storia di un bambino che per crescere è costretto a compiere un viaggio nella pancia di una mucca.  “Della storia di Pinicorillo – dice Bruno Stori, autore  del testo teatrale e regista dello spettacolo -  mi affascina enormemente, quel che accade nella pancia della mucca. È un viaggio lungo il quale egli viene sballottato, trascinato, ma riesce anche a lasciarsi andare. A volte lo spazio si allarga, a volte diventa angusto. E l’uscita non può avvenire se non attraverso un pertugio spiacevole, ma necessario. Mi attrae, in questa storia, la potente, essenziale metafora di una nuova nascita.  Pinicorillo ha avuto bisogno di rientrare nella pancia della mucca per cambiare la sua condizione di essere invisibile, per diventare grande. Ma c’è un altro simbolo molto forte che mi interessa: è la necessità di essere “visti”, la necessità che lo sguardo dei genitori si posi su di noi, uno sguardo che ci veda davvero, nel percorso che ci porta a crescere” .
Il racconto, come da tradizione,  avviene dentro una stalla, dove i narratori –attori sono  due contadini raccontano la dimensione microscopica di Pinicorillo nella dimensione macroscopica del cosmo intorno  a lui,  utilizzando parole e cose, oggetti e figure animate dalla maestria di Morello Rinaldi.

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One Response to “PINICORILLO”

  1. Domandando ai bambini se c’era qualcuno che si chiamava Pinicorillo, il narratore di questa fiaba popolare ci ha raccontato la vicenda di un bambino piccolissimo che, rimasto solo, esce nel giardino di casa e finisce inconsapevolmente nella pancia di un bue, che lo inghiotte con l’erba. La scena buia era illuminata da una lampada rotonda a forma di luna piena, come quella presente nella pièce di Beckett “Aspettando Godot”,ai cui vagabondi protagonisti somigliavano anche gli attori di questo spettacolo. Uno di loro ha raccontato la storia mimandola con una tecnica del gesto variopinta di immagini, attraverso cui aprire al gioco le diverse figurazioni da lui incarnate; l’altra presenza in scena, tutta vestita di nero, commentava nell’ombra gli accadimenti del piccolo bambino,come un mago che animava gli incantesimi con il soffio della voce. Il corpo malleabile dell’interprete ha tradotto tutte le più minime azioni che un bambino può compiere rotolandosi nella pancia di un bue, con la stessa delicatezza con cui i bambini presenti in sala (dai 3 ai 7 anni) si muovono come camminatori nella prima infanzia della vita. Tra i materiali utilizzati in questa rappresentazione, una storia vera raccontata dalla nonna all’attore narratore, protagonisti sono stati i teli, con cui dare vita alla pancia del bue, che si trasforma in lenzuolo sotto cui nascondere la propria sagoma, per danzare in solitudine un percorso delle forme che conducano al ritrovamento della via d’uscita verso la “maturità”. Il pupazzo della formica animato a vista e la sagoma paurosa perché gigante di una gallina, la lumaca disegnata da luci colorate proiettate sul telo dello sfondo e i suoni del ranocchio, hanno accompagnato una pantomima scritta dai segni degli attori sul ritmo di varie percussioni, tra cui le campane per imitare il verso della mucca. La metafora del viaggio si è simbolizzata in una grande foglia usata come remo per nuotare all’interno dello stomaco del bue, dando corpo ai riti di iniziazione che in tutto il mondo i bambini devono compiere per diventare grandi. Pinicorillo alla fine è atterrato nella stalla, è diventato pieno di amici, sicuro di sé, e ha salutato con un simpatico cappellino a forma di mezzo limone legato sulla testa.

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