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	<title>Commenti a: PINICORILLO</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Di: Filomena Spolaor</title>
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		<dc:creator>Filomena Spolaor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:56:47 +0000</pubDate>
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		<description>Domandando ai bambini se c&#039;era qualcuno che si chiamava Pinicorillo, il narratore di questa fiaba popolare ci ha raccontato la vicenda di un bambino piccolissimo che, rimasto solo, esce nel giardino di casa e finisce inconsapevolmente nella pancia di un bue, che lo inghiotte con l&#039;erba. La scena buia era illuminata da una lampada rotonda a forma di luna piena, come quella presente nella pièce di Beckett &quot;Aspettando Godot&quot;,ai cui vagabondi protagonisti somigliavano anche gli attori di questo spettacolo. Uno di loro ha raccontato la storia mimandola con una tecnica del gesto variopinta di immagini, attraverso cui aprire al gioco le diverse figurazioni da lui incarnate; l&#039;altra presenza in scena, tutta vestita di nero, commentava nell&#039;ombra gli accadimenti del piccolo bambino,come un mago che animava gli incantesimi con il soffio della voce. Il corpo malleabile dell&#039;interprete ha tradotto tutte le più minime azioni che un bambino può compiere rotolandosi nella pancia di un bue, con la stessa delicatezza con cui i bambini presenti in sala (dai 3 ai 7 anni) si muovono come camminatori nella prima infanzia della vita. Tra i materiali utilizzati in questa rappresentazione, una storia vera raccontata dalla nonna all&#039;attore narratore, protagonisti sono stati i teli, con cui dare vita alla pancia del bue, che si trasforma in lenzuolo sotto cui nascondere la propria sagoma, per danzare in solitudine un percorso delle forme che conducano al ritrovamento della via d&#039;uscita verso la &quot;maturità&quot;. Il pupazzo della formica animato a vista e la sagoma paurosa perché gigante di una gallina, la lumaca disegnata da luci colorate proiettate sul telo dello sfondo e i suoni del ranocchio, hanno accompagnato una pantomima scritta dai segni degli attori sul ritmo di varie percussioni, tra cui le campane per imitare il verso della mucca. La metafora del viaggio si è simbolizzata in una grande foglia usata come remo per nuotare all&#039;interno dello stomaco del bue, dando corpo ai riti di iniziazione che in tutto il mondo i bambini devono compiere per diventare grandi. Pinicorillo alla fine è atterrato nella stalla, è diventato pieno di amici, sicuro di sé, e ha salutato con un simpatico cappellino a forma di mezzo limone legato sulla testa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domandando ai bambini se c&#8217;era qualcuno che si chiamava Pinicorillo, il narratore di questa fiaba popolare ci ha raccontato la vicenda di un bambino piccolissimo che, rimasto solo, esce nel giardino di casa e finisce inconsapevolmente nella pancia di un bue, che lo inghiotte con l&#8217;erba. La scena buia era illuminata da una lampada rotonda a forma di luna piena, come quella presente nella pièce di Beckett &#8220;Aspettando Godot&#8221;,ai cui vagabondi protagonisti somigliavano anche gli attori di questo spettacolo. Uno di loro ha raccontato la storia mimandola con una tecnica del gesto variopinta di immagini, attraverso cui aprire al gioco le diverse figurazioni da lui incarnate; l&#8217;altra presenza in scena, tutta vestita di nero, commentava nell&#8217;ombra gli accadimenti del piccolo bambino,come un mago che animava gli incantesimi con il soffio della voce. Il corpo malleabile dell&#8217;interprete ha tradotto tutte le più minime azioni che un bambino può compiere rotolandosi nella pancia di un bue, con la stessa delicatezza con cui i bambini presenti in sala (dai 3 ai 7 anni) si muovono come camminatori nella prima infanzia della vita. Tra i materiali utilizzati in questa rappresentazione, una storia vera raccontata dalla nonna all&#8217;attore narratore, protagonisti sono stati i teli, con cui dare vita alla pancia del bue, che si trasforma in lenzuolo sotto cui nascondere la propria sagoma, per danzare in solitudine un percorso delle forme che conducano al ritrovamento della via d&#8217;uscita verso la &#8220;maturità&#8221;. Il pupazzo della formica animato a vista e la sagoma paurosa perché gigante di una gallina, la lumaca disegnata da luci colorate proiettate sul telo dello sfondo e i suoni del ranocchio, hanno accompagnato una pantomima scritta dai segni degli attori sul ritmo di varie percussioni, tra cui le campane per imitare il verso della mucca. La metafora del viaggio si è simbolizzata in una grande foglia usata come remo per nuotare all&#8217;interno dello stomaco del bue, dando corpo ai riti di iniziazione che in tutto il mondo i bambini devono compiere per diventare grandi. Pinicorillo alla fine è atterrato nella stalla, è diventato pieno di amici, sicuro di sé, e ha salutato con un simpatico cappellino a forma di mezzo limone legato sulla testa.</p>
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