Stagione '08 '09

Sentieri…del perdersi e del ritrovarsi

Sentieri…del perdersi e del ritrovarsi

17 e 18 febbraio ore 10,00

autore Miriam Bardini e Gigi Tapella
regia Gigi Tapella
con Miriam Bardini, Gigi Tapella, Martina Raccanelli

Nautai Teatro

durata 60′
linguaggio prevalente teatro d’attore

scuola PRIMARIA
Forse sono i bambini a sostenere il mondo
e gli animali, i cuccioli di ogni specie.
C’è tanta gioia dentro quei corpi piccoli
tanta di quella preghiera, forse sono i bambini
i fiori l’acqua, le cose fatte da due mani,
la quiete di una casa, roba da niente

Mariangela Gualtieri

“Sentieri…del perdersi e del ritrovarsi” prende ispirazione proprio dai “sentieri” che le fiabe fanno percorrere ai loro protagonisti e che li portano a smarrirsi dentro foreste più o meno intricate. Sentieri che fanno attraversare, che prendono la forma di labirinti o che si biforcano, sentieri che scompaiono ma comunque sentieri che portano “ad un centro”. Veri e propri percorsi iniziatici, dove si apprende a sopravvivere alla fame, alle streghe, agli orchi.  Solo dopo averli affrontati, infatti, sarà possibile ritrovare “la strada” per fare ritorno a casa. La ” bambina” protagonista dello spettacolo si troverà a affrontare un vero e proprio viaggio di iniziazione alla ricerca del “fuoco” che si è spento nella casa. Presente in quasi tutte le fiabe, la tematica del cammino è spesso metafora di un percorso di crescita, fatto di perdite e di ritrovamenti, di smarrimenti e scoperte. Proprio come nelle favole che hanno ispirato Sentieri, dalle celeberrime “Cappuccetto Rosso” e “Hansel e Gretel” a “Puccettino” e “La Bella Vassilissa”, passando per i miti e le leggende di diverse culture.

Bibliografia:

- B.Bettelheim Il bosco incantato

- J.Halifax Lo sciamano

- C.P.Estes Donne che corrono con i lupi

- A. Oz D’un tratto nel folto del bosco

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One Response to “Sentieri…del perdersi e del ritrovarsi”

  1. Inserisco la recensione di Remo Rostagno sulla spettacolo, che approfondisce le nostre considerazioni sul rapporto tra verità e finzione

    Far finta per fare davvero

    La prima cosa che colpisce è il gioco. il gioco in scena prima della scena. Il gioco che si smorza quando si smorzano le luci. E le luci che si smorzano, all’inizio, dicono che il gioco è finito. Dicono che adesso si fa sul serio. Diocono che ora si comincia a giocare davvero. C’è gioco e gioco. Per giocare ci si allena. L’allenamento sta nello scrigno della finzione. Allora è così: si fa finta per prepararsi a fare davvero, ci si allena, per cominciare a far finta ma in modo che il pubblico capisca che di lì in poi, lo spettacolo comincia, e si fa per finta perchè sia davvero.
    E siamo nella foresta. E chiunque arrivi nella foresta non può che essere forestiero da tenere oltre la soglia. Ogni soglia ha dei paletti con limiti insuperabili. Nessun uomo, da che mondo è mondo, è mai riuscito a sopravvivere senza essere venuto a patti con la foresta. Anche quelli che il chiavistello di casa non l’hanno mai aperto e l’uscio di casa mai superato. Il viaggio nella foresta di un bimbo che nasce comincia prima di forzare chiavistelli, prima di vedere l’orizzonte di un sole che tramonta dietro le dune. Comincia con l’urlo di vento che gli riempie i polmoni e accende il fuoco degli occhi. Crescerà quel bambino, gli insegneranno che per rendersi visibile deve farsi la carta d’identità, che per andare dritto verso ovest deve avere il passaporto. Ma quel bambino non sa che la prima frontiera abita il suo cuore e se con quella non ha imparato a giocarci per finta, a giocarci davvero, il suo viaggio non potrà mai iniziare.
    A meno che gli dei lo abbiano favorito facendogli incontrare le streghe. Che sanno far finta e giocare davvero. Basta entrare nella foresta con loro. Là, nel buio, c’è la luce del fuoco. Non basta scoprirlo, bisogna afferrarlo e dargli del tu. Se un bambino, un giorno, a teatro, incontra Nautai si fidi e ci provi: afferri il fuoco, lo chiuda in pugno e se lo spalmi sul cuore. Quel giorno può iniziare gli allenamenti per il suo viaggio verso la frontiera dell’ovest. Se incontro quel bambino gli dirò che quel viaggio proviene da una Compagnia che, a volte, ci mostra che i carri teatrali sono antichi quanto il mondo, non consumano le ruote e possono anche volare.

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