Teatro scuola '09 10
STELLE DI CANNELLA
una fiaba cattiva
di Helga Schneider
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani
con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev
scene e costumi Manuela Gasperoni
ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)
produzione La Corte Ospitale
fascia d’età: 8 – 13 anni
David e Fritz sono due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti. Abitano in un quartiere di Berlino dove tutti cercano di andare d’accordo e di aiutarsi. Ma l’atmosfera cambia quando il partito nazista vince le elezioni: la propaganda antiebraica di Hitler crea inimicizie e sospetti. E David è ebreo… Fritz ripudia l’amico, lo minaccia, insulta i suoi genitori, anche se la madre Jutta, in realtà, è ariana. Lene, figlia del primo marito di Jutta – e quindi non ebrea – difende il patrigno e il fratellastro David, per il quale nutre sincero affetto, ma suo marito, un giovane ricco che svolge una vita brillante, a contatto con gente potente, le proibisce di compromettersi. La spirale di pregiudizi e persecuzioni raggiunge l’apice quando Fritz uccide il gatto dell’ex amico, “colpevole”, a suo dire, di aver “sedotto” la gattina “ariana”.
Berlino 1933.
Nella bottega di una pasticcera si inizia a narrare una storia dolce e terribile allo stesso tempo, la storia dell’indissolubile amicizia tra David Korsakov e Fritz Rauch violentemente fatta a pezzi dall’indottrinamento e dalla manipolazione provocata dall’ascesa al potere del nazismo. Il filo conduttore è dato da una narratrice-pasticcera che fonda in sé gli ingredienti che compongono il racconto. In scena, al suo fianco, due musicisti-attori appartenenti al gruppo klezmer Maxmaber Orkestar, che evocano i due protagonisti e gli altri personaggi che popolano il racconto.
A partire da una quotidianità che ci è prossima, il nostro obiettivo è far sì che i ragazzi possano riconoscere e ritrovarsi nelle loro naturali dinamiche, di fronte a una realtà che scivola progressivamente in quella deriva di gesti e azioni inspiegabili frutto dell’intolleranza e dei regimi dittatoriali.
Quando La Corte Ospitale mi ha offerto di lavorare alla messa in scena del libro di Helga Schneider Stelle di Cannella, è stato per me un piacere tornare a riallacciare un filo legato al mio passato lavorativo con il teatro ragazzi e anche a rinnovare il mio percorso di lavoro sulla memoria e sul teatro civile.
La sensazione è che nonostante ciò che è già stato scritto, detto e rielaborato sull’antisemitismo e sull’Olocausto, sono convinta che il teatro possa ancora aggiungere piccoli tasselli per mantenere viva la memoria e per non sottrarsi, grandi e piccoli, agli orrori di ieri come a quelli di oggi.
Roberta Biagiarelli
Uno spettacolo di teatro ragazzi, per non dimenticare
Dall’uscita del suo libro d’esordio Il rogo di Berlino (1995, Adelphi), per Helga Schneider, mitteleuropea ma scrittrice in lingua italiana, “Scrivere di guerra per una cultura della pace” é diventato un motto consolidato, oltre ad assumere un ruolo di impegno civico e morale.
Durante i suoi incontri con gli studenti delle scuole italiane, Helga non si é mai stancata di testimoniare del regime nazista e della II guerra mondiale, che da bambina ha vissuto sulla propria pelle nella capitale del Terzo Reich, Berlino, circostanza aggravata dal fatto che a 4 anni é stata abbandonata dalla madre diventata membro della Waffen-SS e infine guardiana al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau.
La Corte Ospitale si è unita a Helga Schneider nello sforzo di allestire uno spettacolo teatrale per giovanissimi dal titolo Stelle di cannella (tratto dal libro omonimo dell’autrice pubblicato da Salani), drammaturgia della stessa Schneider, finalizzato a creare una finestra sulla Storia del Novecento e stimolare i ragazzi, che saranno gli adulti di domani, a far tesoro di quanto é successo durante il nazismo affinché simili orrori non si ripetano più.
Perché “Comprendere e impossibile, ma conoscere é necessario.” (Primo Levi).





















http://www.ertgiovani.com/j/
Una narratrice-pasticcera, entrata nella scena come una Madre Coraggio guidando un tavolo con rotelle a cui erano appesi i suoi arnesi da cucina, mi ha guidato nella celebrazione della Giornata della Memoria. La conoscenza della ricetta dei biscotti alla cannella ha coinvolto i bambini presenti ad ascoltare la storia della diversità tra due amici di sangue diverso, il cui possesso di due gatti di razza differente, uno ebreo e uno ariano, è stato il motivo tragico della narrazione. L’ascesa del nazismo ha provocato una discriminazione razziale, una propaganda contro il diverso che la drammaturgia di H. Schneider ha tradotto dando la vita e la morte ai personaggi del suo romanzo. All’interno di tre casette praticabili la Biagiarelli ci ha raccontato la terribile vicenda dell’aggressione subita dal gatto di un ragazzo ebreo da parte del suo migliore amico tedesco. Il gioco della guerra, creato anche dai due musicisti-attori, ha trasportato il pubblico in quadri in cui si sono succedute le azioni, dal principio legate come l’amicizia tra i due ragazzi, e poi sempre più sincopate mano a mano che l’indottrinamento hitleriano rapiva la coscienza del giovane Fritz. L’incontro seguito con la Schneider ci ha fatto sentire tutti vicini, adulti e bambini, di fronte al racconto della sua esperienza giovanile durante il regime nazista. Le domande che le hanno posto i bambini erano tutte alla ricerca di una testimonianza sulla sofferenza di lei come vittima e di coloro di cui ieri si è fatta portatrice del diritto di pensiero. La diversità da sua madre, che l’ ha abbandonata da piccola per diventare membro delle SS non rinnegando la crudeltà dei crimini commessi nemmeno al tramonto della seconda guerra mondiale, l’ha spinta a salvare il suo pensiero nell’amicizia che le offre la scrittura, perché, come hanno detto i bambini delle scuole che avevano già letto il suo romanzo prima di questa sua trasposizione in teatro, è necessario “scrivere di guerra per una cultura di pace”.
Grazie a tutti.