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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; classici</title>
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		<title>EDIPO RE</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
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		<description><![CDATA[domenica 28 marzo ore 21,00
Di: Sofocle
traduzione di Raul Montanari
Regia: Antonio Calenda
con Franco Braciaroli
  &#8230;e Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste De Pasquale, Filippo De Toro, Luca Fiorino, Daniele Gonciaruk
Scene: Pier Paolo Bisleri
Musiche: Germano Mazzocchetti
Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>domenica 28 marzo ore 21,00</strong></p>
<p><strong>Di: Sofocle</strong><br />
traduzione di Raul Montanari</p>
<p><strong>Regia: Antonio Calenda</strong></p>
<p><strong></strong><strong>con Franco Braciaroli</strong></p>
<p><strong> </strong><span id="more-1674"></span> &#8230;e Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste De Pasquale, Filippo De Toro, Luca Fiorino, Daniele Gonciaruk</p>
<p>Scene: Pier Paolo Bisleri<br />
Musiche: Germano Mazzocchetti</p>
<p>Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro di Messina</p>
<p>È con grande impegno che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – assieme ai coproduttori del Teatro de gli Incamminati e del Teatro di Messina – si appresta ad affrontare, per la regia di Antonio Calenda, l’Edipo di Sofocle, uno dei testi fondamentali di tutta la cultura occidentale, i cui significati non cessano di riverberare, con sempre nuovi echi nel nostro presente.<br />
Un progetto scenico che oltre ad aprire la nuova collaborazione con Messina, permette contemporaneamente all’Ente di proseguire la propria ricerca nel filone dei grandi classici (si ricorderà, alcune stagioni orsono l’imponente lavoro critico e artistico costruito attorno all’Orestea eschilea), e di continuare l’intenso e proficuo scambio con una struttura – quella del Teatro de Gli Incamminati – e con un protagonista della levatura di Franco Branciaroli, con cui sono stati già raggiunti importanti risultati con il recente allestimento di Vita di Galileo.<br />
«In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo costantemente l’incombere – commenta il regista – è emblematico rielaborare il percorso, dal buio verso la chiarezza che Edipo compie nella tragedia sofoclea: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi e collettivo, di grande profondità…».<br />
Scritta probabilmente nel 430 a.C., la tragedia si incentra sul mito di Edipo, che dopo aver risolto gli enigmi della Sfinge ha ottenuto di regnare sulla città di Tebe e la mano della regina Giocasta, vedova del re Laio. Con lei concepisce quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone ed Ismene e potrebbe vivere felice, come sovrano giusto e padre amato. Ma il testo si apre in realtà su uno scenario cupo: la città di Tebe infatti è devastata da una violentissima pestilenza. Edipo si rivolge all’Oracolo di Delfi, nella speranza di poter ottenere qualche consiglio per accattivarsi il favore degli dei e salvare la città dall’epidemia. L’oracolo suggerisce di scoprire chi abbia ucciso il Re Laio, solo dopo aver fatto giustizia, la pace ritornerà a Tebe. Edipo dunque, si impegna subito ad indagare: ascolta il saggio e cieco Tiresia e altri, ignaro che sarà egli stesso la vittima di quelle ricerche. Si viene a conoscenza infatti che, per una serie di fatti complessi e imprevedibili, Edipo è figlio di Laio (e dunque sarebbe il suo giusto successore al trono) ma in seguito ad una lite sulla strada per Tebe è stato egli stesso a uccidere il genitore. Assassino del padre, sposo della propria madre e a sua volta padre di quattro frutti di un amore incestuoso… Edipo è sopraffatto da tali terribili rivelazioni e altresì deciso a sottomettersi alla più giusta punizione: sul cadavere della sfortunata Giocasta, suicidatasi nel comprendere il misfatto da lei commesso, si acceca. Sconterà il proprio gesto in un eterno esilio, che egli stesso aveva deciso per l’assassino di Laio. Abbandona dunque Tebe, affidando il regno ed i figli al cognato Creonte.<br />
Il mito di Edipo, dopo la celebre versione sofoclea, è stato in ogni tempo oggetto di rivisitazioni, dall’età medievale, rinascimentale, moderna, suscitando un interesse che non ha conosciuto soste. Ma è la contemporaneità che – soprattutto a seguito della lettura freudiana – ha donato più di ogni altro momento storico al mito edipico una centralità assoluta, nell’ambito scientifico come in quello delle arti e in particolare della letterature, del teatro di prosa  musicale.<br />
La vicenda di Edipo è infatti diventata il simbolo del legame dell’uomo verso i propri genitori un legame che si sviluppa fra gli opposti di amore e odio. Nel Novecento, il mito edipico diviene quasi archetipo di ogni dinamica drammaturgica del passato (lo si riconosce addirittura nell’Amleto di Shakespeare) e della scrittura coeva. Anche se Freud e la sua concezione psicoanalitica sono stati fortemente discussi, tuttavia hanno dato il La ad una serie di riflessioni in cui hanno trovato origine fondamentali momenti della storia della narrativa e del teatro europei: fra essi i lavori di von Hofmannsthal, di Cocteau di Gide e di Eliot, fino ad arrivare a Pasolini.</p>
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		<title>LE NUVOLE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 13:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[5 e 6 marzo 2010, ore 21,00
LE NUVOLE
di ARISTOFANE
traduzione di Letizia Russo
regia di Antonio Latella

con (in o.  a.):
Marco Cacciola
Annibale Pavone
Maurizio Rippa
Massimiliano Speziani
scene e costumi di Annelisa Zaccheria
musiche di Franco Visioli
luci di Giorgio Cervesi Ripa
foto di Anna Bertozzi
aiuto regista Tommaso Tuzzoli
Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi
LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>5 e 6 marzo 2010, ore 21,00</strong></p>
<p>LE NUVOLE<br />
di ARISTOFANE<br />
traduzione di Letizia Russo</p>
<p>regia di Antonio Latella</p>
<p><span id="more-1656"></span></p>
<p>con (in o.  a.):<br />
Marco Cacciola<br />
Annibale Pavone<br />
Maurizio Rippa<br />
Massimiliano Speziani</p>
<p>scene e costumi di Annelisa Zaccheria<br />
musiche di Franco Visioli<br />
luci di Giorgio Cervesi Ripa<br />
foto di Anna Bertozzi<br />
aiuto regista Tommaso Tuzzoli</p>
<p>Teatro Stabile dell’Umbria<br />
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi</p>
<p>LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro Stabile dell&#8217;Umbria, per la regia di Antonio Latella sta effettuando una lunga tournée italiana, dopo la prima assoluta dello scorso Luglio a SPOLETO 52 FESTIVAL DEI 2MONDI, dove Latella, ancora una volta, ha sorpreso il pubblico con la sua messinscena della celebre commedia classica.<br />
Il regista &#8211; che, con questa, firma la sua tredicesima regia con lo Stabile umbro &#8211; ha liberato il testo da qualsiasi anche minima convenzione e se ne è appropriato, pur rispettandone la lettera e la vis satirica. L&#8217;estro e l&#8217;intelligenza dei suoi interpreti e dei suoi collaboratori hanno saputo esaltare questa lettura che, con lucidità, penetra nel nucleo dell&#8217;opera &#8211; quel contrasto tra vecchio e nuovo, tra rettitudine e disonestà, che Aristofane stigmatizza &#8211; e ne accende l&#8217;intatto potenziale di ironica e crudele provocazione.<br />
La traduzione dal greco della commedia, inedita e pensata per questa messinscena, è firmata da Letizia Russo, che si è ispirata alla tradizione classica.<br />
Gli interpreti sono (in o. a.):<br />
Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani.<br />
Le scene e i costumi sono di Annelisa Zaccheria &#8211; qui alla decima collaborazione con Latella &#8211; che ci offre una traccia del suo lavoro sul testo: ”Nutrendomi delle atmosfere grafiche e surreali di Max Ernst, di quelle apocalittiche di McCarthy o ancestrali di Rondinone […] ho cercato di rappresentare soprattutto un’esperienza visiva.”.<br />
Il suono e le musiche sono, come sempre, di Franco Visioli e, come sempre, l’ideazione delle luci è di Giorgio Cervesi Ripa.</p>
<p>COSÌ ANTONIO LATELLA, nei suoi appunti di lavoro sul testo di Aristofane:</p>
<p>“Il gioco del Teatro si moltiplica in questa commedia umana, la porta della conoscenza si è fatta minuscola, varcarla è impegnativo ma è dietro a quel cancello di velluto rosso che si imparano i trucchi della finzione, a bluffare sulla verità o a saperla riconoscere … “.</p>
<p>NEL 423 A. C., quando LE NUVOLE va in scena per la prima volta, Aristofane (presumibilmente, n. 450 – m. 388 a. C.) è un giovane commediografo già affermato che coglie con la nuova opera, forse, il suo successo più importante. Ancora oggi LE NUVOLE è la commedia antica più rappresentata, assieme a GLI UCCELLI, a LISISTRATA e a LE RANE, appartenenti alla maturità dell’Autore.<br />
Il suo esordio era avvenuto circa quattro anni prima, quando Atene, sfiancata da una violenta epidemia di peste, era già nel pieno della guerra del Peloponneso. Le sue prime due commedie non ci sono pervenute ma ne conosciamo l’argomento e sappiamo che, fin dai suoi inizi, Aristofane calò la realtà contemporanea nel genere comico e, più di una volta, personaggi pubblici dell’epoca hanno agito nel suo teatro, fatti oggetto dal commediografo di una satira aggressiva e pragmatica. Il giovane Aristofane viveva il suo presente come decadenza dell’Età dell’Oro di Atene e contestava sia la politica della supremazia ad ogni costo, sia la filosofia e la poesia che si erano allontanate dalla tradizione e ricercavano nuovi metodi e nuovi linguaggi. Socrate, suo contemporaneo, anche se più grande di quasi vent’anni, è il personaggio centrale de LE NUVOLE, rappresentato come un vecchio stravagante, che parla da sofista ed è maestro di disonestà intellettuale.</p>
<p>L’involontario protagonismo di Socrate in questa commedia ha da sempre suscitato curiosità e divertimento nei lettori e negli spettatori. Non senza qualche vivace dissenso. Come quando, nel suo Dizionario Filosofico Portatile (1746), alla voce ATEO, ATEISMO, Voltaire sferra un violento attacco contro Aristofane:<br />
“[…] Quell’uomo (che i commentatori ammirano perché era greco, senza pensare che era greco anche Socrate): Aristofane! Egli fu il primo che abituò gli ateniesi a considerare Socrate un ateo.<br />
[…]<br />
Egli preparò di lontano il veleno con cui giudici infami fecero morire l’uomo più virtuoso della Grecia.”.</p>
<p>Ma in un altro passaggio dei suoi appunti, Latella osserva e chiarisce:</p>
<p>“[…] Questa commedia antica non mette in scena un personaggio ma l’ICONA di un PERSONAGGIO, che ha nome SOCRATE, e il luogo che lo ospita, IL PENSATOIO, è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, vero protagonista che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollastro né pollessa. […]”.</p>
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		<title>ROMEO AND JULIET (ARE DEAD)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 9,30 e 11,15 
Regia Laura Pasetti
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori
Produzione: Charioteer Theatre

Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano
Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 9,30 e 11,15 </strong></p>
<p>Regia Laura Pasetti<br />
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne<br />
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori<br />
Produzione: Charioteer Theatre</p>
<p><span id="more-1643"></span></p>
<p>Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono a darsi pace. Non accettano la loro fine prematura e ritengono che Shakespeare sia stato particolarmente ingiusto e crudele. Per cercare di dare un senso al loro destino, ripetono all’infinito la scena finale. Gli spettatori entrano e assistono a questa scena: Giulietta addormentata nella tomba, Romeo arriva, la crede morta e si uccide. Giulietta si sveglia, vede il suo amore morto e si uccide a sua volta.<br />
A questo punto Mercurio interrompe la loro rappresentazione: non ne può più di assistere al finale, propone ai due innamorati di ripercorrere le tappe fondamentali della loro settimana insieme e forse, in questo modo, troveranno le risposte che cercano, forse scopriranno dove Shakespeare ha sbagliato e vedranno se veramente avevano un’altra scelta.</p>
<p>Lo spettacolo si pone il doppio scopo di avvicinare gli studenti alla lingua di Shaekespeare e al Teatro. I tre personaggi principali di Romeo, Giulietta e Mercuzio rappresentano le scene più importanti della tragedia rigorosamente nell’inglese di Shaekespeare e nello stesso tempo commentano in Inglese moderno le scene svolte. Mercuzio funge da narratore collegando le scene in Italiano e traduce dall’inglese alcuni commenti per facilitare i ragazzi nella comprensione.<br />
Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri per sottolineare l’attualità del testo e della storia. La scena della morte dei due innamorati viene prima rappresentata in abiti del 1500, poi i personaggi si cambiano e indossano jeans e maglietta.</p>
<p>Le musiche, di John Metcalfe sottolineano il ritmo di alcune scene, aiutano ad apprezzare il pentametro giambico ed evocano in maniera efficace le circostanze.</p>
<p>Lo spettacolo è molto dinamico, la scenografia inesistente, proprio per dare l’opportunità agli studenti di apprezzare la poesia del testo, stimolare la fantasia e appassionare al teatro, in grado di creare solo con la recitazione le situazioni più drammatiche.</p>
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		<title>AMLETO A PRANZO E A CENA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
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		<category><![CDATA[ERT Fondazione]]></category>
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		<description><![CDATA[18 febbraio ore 21,00
19 febbraio ore 11,00
da Amleto di William Shakespeare
ideazione e regia Oscar De Summa
con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa
Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 febbraio ore 21,00<br />
19 febbraio ore 11,00</strong></p>
<p>da Amleto di William Shakespeare<br />
ideazione e regia Oscar De Summa</p>
<p><span id="more-1620"></span>con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni</p>
<p>Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa</p>
<p>Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo consenso di critica e di pubblico il cui successo non mancherà di ripetersi.<br />
Oscar De Summa, attore di solida formazione teatrale, dopo aver affrontato numerosi testi shakespeariani come attore è qui ideatore, regista nonché interprete  di questa  insolita versione della tragedia shakesperiana.  Progetto nato in origine per ‘Teatro Errante’ progetto promosso da Emilia Romagna Teatro volto a rilanciare la sfida di un teatro che fosse sia popolare e di qualità l’Amleto qui proposto da classico tra i classici viene riletto e messo in scena da De Summa in una versione di rara originalità.<br />
Dato per acquisito nella memoria collettiva lo stereotipo di un uomo in calzamaglia nera con un teschio in mano, e la celeberrima  frase ‘Essere o non essere’  De Summa propone un lavoro che riesce a parlare sia  a chi solitamente non è abituato al frequentare il teatro ed il suo linguaggio  ma anche ad un pubblico solitamente avvezzo a frequentare le platee teatrali. La scena è essenziale, un piazzato di luci ed una tastiera a bordo palco, suonata a turno dagli stessi attori. Proprio come accadeva nelle compagnie di commedia dell’arte, gli attori decidono sul luogo cosa mettere in scena. Sul palco insieme a De Summa, tre attori, ‘una piccola e sgangherata compagnia di attori’ come ironicamente la definisce lo stesso regista. Una bella sfida: uno spettacolo che ci fa scoprire quanto di Amleto abiti a tutt’oggi  nel nostro quotidiano. Il sipario si alza e la compagnia, tra invidie e gelosie tenta di mettere in scena Amleto. Tra liti e complicità gli attori si scambiano consigli non propriamente disinteressati e lasciano venire a galla velenosi grovigli familiari.</p>
<p><em>La storia c’è tutta (o quasi), e i dialoghi, ritmicamente serrati secondo la grande tradizione comica nostrana, ci guidano a conoscere le molte facce di un personaggio inesauribile attraverso un linguaggio tutto contemporaneo. Nella vicenda, apparentemente lontana, del principe danese emergono così questioni semplici, che riguardano il comune animo umano, e che mettono in luce quanto nulla sia cambiato dentro di noi, quanto quel dentro di noi sia possibile nominarlo anche grazie a Shakespeare, quanto Amleto abiti il nostro quotidiano, costantemente presente a pranzo e a cena. </em>Oscar De Summa</p>
<p><strong>Biglietto unico  matinée: 5,00 € </strong></p>
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		<title>Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello</title>
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		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/il-giuoco-delle-parti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 14:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[11-12 dicembre 2008 ore 21,00
TEATRO TESTONI
Teatro Stabile di Calabria
uno spettacolo di
Egisto MARCUCCI e Elisabetta COURIR
con Geppy GLEIJESES, Marianella BARGILI, Luciano VIRGILIO

 Il Giuoco delle parti di Luigi Pirandello, uno dei suoi capolavori scritto per Ruggiero Ruggieri nel 1918. Se ne ricordano alcune grandi edizioni, ma soprattutto quella del 1965 della Compagnia De Lullo, Falk, Valli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>11-12 dicembre 2008 ore 21,00</p>
<p>TEATRO TESTONI<br />
Teatro Stabile di Calabria</p>
<p>uno spettacolo di<br />
Egisto MARCUCCI e Elisabetta COURIR</p>
<p>con Geppy GLEIJESES, Marianella BARGILI, Luciano VIRGILIO</p>
<p><a href="http://www.classicitaliani.it/pirandel/drammi/13_pira_Il_giuoco_delle_parti.htm"><br />
<strong> Il Giuoco delle parti</strong></a> di <a href="http://www.pirandelloweb.com/"><strong>Luigi Pirandello</strong></a>, uno dei suoi capolavori scritto per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Ruggeri"><strong>Ruggiero Ruggieri</strong></a> nel 1918. Se ne ricordano alcune grandi edizioni, ma soprattutto quella del 1965 della Compagnia De Lullo, Falk, Valli, Albani, resa famosa dalla clamorosa ambientazione “novecentista” ispirata ai quadri di Casorati e dalla memorabile prova di Romolo Valli nel ruolo di Leone Gala.<br />
Questo spettacolo vede riuniti i nomi di Geppy Gleijeses, che dopo lo straordinario successo di Io, l’erede, di Eduardo De Filippo, testo di così forte impronta pirandelliana, ritorna al filtro ironico e in questa occasione è affiancato da uno dei più importanti registi italiani, Egisto Marcucci, bloccato per alcuni anni da un grave incidente ma ora recuperato al grande teatro. Marcucci ha firmato il progetto, mentre la drammaturgia dello spettacolo è lasciata a una sua collaboratrice abituale, Elisabetta Courir. Marianella Bargilli e Luciano Virgilio sono invece gli altri due attori che affiancheranno Geppy Gleijeses, impegnato anche nella recitazione.</p>
<p>Il giuoco delle parti, inserendosi tra la stesura di opere come Così è, se vi pare e I giganti della montagna attraverso le quali l’autore fa saltare definitivamente i resti del teatro borghese, appartiene a quella fase pirandelliana dove il processo di deformazione e di scomposizione imposto ai personaggi è ormai consolidato. Dietro alla doppiezza di una scrittura drammatica e nel contempo comica, c’è la consapevolezza di essere isolati in un mondo senza amore, senza via di uscita, senza liberazione, con la continua constatazione della risibilità dei comportamenti e della condizione umana nella commiserazione di una vita perduta e comicamente tradita. La vera crudeltà non è lo scioglimento dell’enigma, ma il porre con chiarezza l’enigma stesso che tale deve restare.</p>
<p>Si informa inoltre che, in occasione di questo evento, si è ritenuto importante contattare le scuole del territorio e offrire loro uno sconto di 5 euro a biglietto. Inoltre, Geppy Gleijeses si è reso disponibile la mattina del 12 dicembre alle ore 12,00 per un incontro-lezione aperto agli studenti, in cui si parlerà e discuterà sulla figura di Pirandello e il suo teatro.</p>
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		<title>Presentata la Stagione di Prosa 2008/09</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 09:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
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		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
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Presentata da Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta la Stagione di Prosa 2008/09 del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.
Una stagione che, se da una parte ribadisce l’attenzione verso i classici dall’altro offre uno spazio importante alla drammaturgia contemporanea e ai registi provenienti dal nuovo teatro, impegnati a sviscerare le domande del presente [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Presentata da Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta la <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/stagione-08-09/prosa/">Stagione di Prosa 2008/09</a> del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Una stagione che, se da una parte ribadisce l’attenzione verso i classici dall’altro offre uno spazio importante alla drammaturgia contemporanea e ai registi provenienti dal nuovo teatro, impegnati a sviscerare le domande del presente in una sorta di<span> </span>nuovo teatro civile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il cartellone si apre con <strong>Passaggio in India</strong>, il nuovo lavoro di <strong>Federico Tiezzi</strong> ispirato al celebre romanzo di <strong>E. Morgan Forster. Sandro Lombardi,</strong> protagonista e curatore della traduzione del testo di <strong>Santha Rama Rau,</strong><span> </span>è affiancato da <strong>Giulia Lazzarini</strong> che interpreta<span> </span>Mrs Moore l’anziana donna inglese partita per l’India alla ricerca dell’esotico. Il viaggi la porterà a scoprire una civiltà misteriosa, <span> </span>molto più complessa della semplicistica immagine propagandata dai colonizzatori inglesi. Lo spettacolo, di stringente attualità dato il tema dello “scontro di civiltà”, scava nel carattere civile del racconto e pur essendo ambientato negli anni Venti, può essere letto come un ritratto dei nostri tempi. Segue un classico del teatro italiano: <strong>Luigi Pirandello</strong> con Il <strong>Giuoco delle parti</strong>, nell’ interpretazione di <strong>Geppy Gleijeses</strong> e la regia di <strong>Egisto Marcucci</strong>. È uno dei testi più famosi di Pirandello in cui <span>la risibilità dei comportamenti umani, messa in luce dall’autore, è portata alle sue estreme conseguenze. Chiude la prima parte della stagione uno spettacolo che riflette sul tema della Natività: <strong>Provando in nome della Madre</strong> in cui lo scrittore <strong>Erri De Luca</strong>, già noto al nostro pubblico per <em>Chisciotte e gli Invincibili</em>, racconta la storia di Maria, secondo la<span> </span>sua definizione “operaia della divinità”. </span><span style="line-height: 115%;">Gennaio riparte con uno spettacolo che ha appena vinto il premio ETI Olimpici del teatro<span> </span>come miglior testo della stagione e che, nella sua versione letteraria, è un vero<span> </span>fenomeno editoriale. Stiamo parlando di <strong>Gomorra</strong> di <strong>Roberto Saviano</strong> che insieme a <strong>Mario Gelardi</strong> ne ha curato la</span><span> drammaturgia. Uno spettacolo nato prima che il libro venisse pubblicato e che </span>vedrà <span> </span>in scena lo stesso scrittore, interpretato da Ivan Castiglione. <span> </span>Si scoprirà così <span> </span>in che modo egli ha conosciuto quelle persone di cui racconta e <span> </span>di come si poneva nei loro riguardi. Lo spettacolo racconta anche il momento in cui ha cominciato a scrivere e il lavoro di raccolta del materiale. Insomma, un altro tassello al puzzle di questa narrazione che si dimostra ancora una volta un filone inesauribile di storie.<span> </span><span>Un altro gradito ritorno sul nostro palcoscenico è quello di <strong>Elena Bucci</strong> con una rilettura di <strong>Hedda Gabler</strong>, di <strong>Henrik Ibsen</strong>. Insieme a Marco Sgrosso l’attrice rilegge il dramma borghese come una sorta di combattimento in un ring. I dialoghi serrati, a due, a volte a tre, fanno emergere le passioni apparentemente domate dalla ragionevolezza, portando i personaggi verso la tragedia finale.<span> </span>Un testo che invece reagisce con forza e determinazione al pensiero dominante fino a minacciarne la sua stessa sopravvivenza è il <strong>Candido</strong> di <strong>Voltaire</strong> che sul palco del Testoni viene ospitato nella versione di <strong>Stefano Massini</strong> con la bravissima <strong>Ottavia Piccolo</strong>. </span>In questa favola-avventura di pieno Settecento c’è molto che ci riguarda da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso, <span style="font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span></span>ma lo spettacolo <span> </span>è divertente. Le grandi domande sono travestite da sberleffi, perché, come diceva Voltaire, “non c’è miglior modo di pensare che farlo ridendo”. <span> </span>E per continuare a ridere con intelligenza, <span>abbiamo deciso di dare spazio a un attore che ha fatto della comicità il suo segno, ma che affonda le sue <span> </span>radici più profonde <span> </span>nel teatro d’autore. Parliamo di <strong>Paolo Rossi</strong> che, con <strong>Sulla strada ancora,</strong> sperimenta tutta la sua maestria di improvvisatore,<span> </span>racconta la sua storia personale e professionale accidentata anche se di grande<span> </span>successo, offre vere e proprie lezioni di teatro passando da Jarry a Shakespeare, da Cechov a Lenny Bruce. Uno spettacolo che non si può raccontare perché si costruisce ogni sera con il pubblico. L’attualità e la sua inquietante banalità quotidiana entra invece in scena con <strong>La badante</strong> un testo di <strong>Cesare Lievi</strong> che ne cura anche la regia. Attraverso lo schema del giallo lo spettacolo compie una riflessione </span><span style="line-height: 115%;">poetica sui cambiamenti indotti nella nostra società dalla presenza degli immigrati, ma ciò che emerge è soprattutto </span><span style="line-height: 115%;">l’aridità degli affetti familiari,<span> </span>la sterilità del benessere, il “nulla di fronte a cui ci si perde” del nostro quotidiano. </span><span style="line-height: 115%;">E di immigrati e immigrazione ci parla anche <strong>Cèsar Brie</strong>, che con la sua inconfondibile vena poetica rilegge l’<strong>Odissea</strong>, </span><span style="line-height: 115%;">il poema della perdita e del ritorno. Ulisse è il migrante, il curioso, il guerriero, il naufrago e se la sua figura incarna nostalgia, scaltrezza, disperazione, lotta per la sopravvivenza, i personaggi che lo circondano  incarnano fedeltà, attesa, ricerca del padre, nostalgia. Brie si inoltra, attraverso di loro, in tutti gli aspetti del racconto, dalla fiaba ai ricordi, ma soprattutto ci racconta degli Ulisse di oggi: gli artisti nel loro viaggio attraverso le forme, gli impiegati che vanno via immobili con la loro immaginazione, i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi. L<em>’Odissea</em> sarà programmato<span> </span>in collaborazione con il Centro La Soffitta – Dipartimento Musica e Spettacolo del’’Università di Bologna, e fa parte di un progetto più articolato intorno alla figura di Cèsar Brie, che verrà presentato insieme alle altre attività del Centro La Soffitta nei prossimi mesi. </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; text-transform: uppercase; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; text-transform: uppercase; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></p>
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		<title>La caccia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa '06 '07]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[25 e 26 marzo, ore 21,00
LA CACCIA 
di Luigi Lo Cascio
liberamente ispirato a Baccanti di Euripide
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice Mangano, Desideria Rayner
con Luigi Lo Cascio e Pietro Rosa
regia di Luigi Lo Cascio
scene e concezione video Alice Mangano
scene e disegni Nicola Console
suoni e montaggio video Desideria Rayner
disegno luci Stefano Mazzanti
assistente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>25 e 26 marzo, ore 21,00</strong></p>
<p><strong>LA CACCIA </strong><br />
di Luigi Lo Cascio<br />
liberamente ispirato a Baccanti di Euripide<br />
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice Mangano, Desideria Rayner<br />
con Luigi Lo Cascio e Pietro Rosa<br />
regia di Luigi Lo Cascio<br />
scene e concezione video Alice Mangano<br />
scene e disegni Nicola Console<br />
suoni e montaggio video Desideria Rayner<br />
disegno luci Stefano Mazzanti<br />
assistente alla regia Marco Serafino Cecchi<br />
direttore della fotografia Marianne Boutrit<br />
proiezioni video Franco Duranti<br />
assistente di produzione Erika Antonelli<br />
responsabile tecnico Stefano Revelant<br />
macchinista Massimo Teruzzi<br />
elettricista Marco Giusti<br />
direttore di scena e fonico Igor Del Piccolo<br />
scenotecnica Delta Studios</p>
<p>una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG</p>
<p>Grazie a<br />
Rosalba Amico, Salvatore Aricò<br />
Alessio Boni, Fabrizio Gifuni<br />
Marco Tullio Giordana<br />
Giuliana Nobile, Carlo Pagani<br />
Violante Pallavicino, Sara Pozzoli<br />
Pino Rosa, Anouk Rozzo<br />
Edward Rozzo, Massimo Termini<br />
Massimo Toppi, Fulvio Zucconi<br />
macelleria Carmine a Campo de’ Fiori<br />
macelleria Tor Millina</p>
<p>La caccia è un tentativo di variazione su uno degli innumerevoli motivi che compongono<br />
<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Le_Baccanti_(Euripide)">“Baccanti”</a></strong> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Euripide"><strong>Euripide</strong></a>. Si è scelto questo argomento, non soltanto perché l’attività e la<br />
metafora della caccia sono molto presenti in quel testo per alludere al meccanismo dello<br />
scontro tra persecutore e preda e al capovolgimento tragico nei rapporti di forza tra le<br />
due figure (lo stesso Dioniso, tra gli infiniti nomi e appellativi, è anche chiamato<br />
Zagreus, nel senso di Bacco cacciatore). Ma anche perché la caccia è qualcosa che<br />
rimanda immediatamente alle pratiche che si mettono in campo per circoscrivere<br />
l’enigma di questa tragedia. La caccia rappresenta il desiderio di accerchiare, stanare,<br />
catturare, proprio quell’entità che per eccellenza è inafferrabile: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dioniso"><strong>Dioniso</strong></a>, coi suoi tratti<br />
ambigui di gioiosità e di annientamento. Le difficoltà e le contraddizioni a cui si<br />
perviene volendo centrare una volta e per tutte il bersaglio non verranno occultate.<br />
Dioniso, che non si lascerà acchiappare, di fatto non compare sulla scena. Ne dedurremo<br />
l’azione dagli effetti che produce in particolare su Penteo, il quale inizialmente<br />
contrasta il dio, salvo poi rimanere irretito da quella stessa sostanza sfuggente che ha<br />
provocato in lui tanto scompiglio.<br />
La caccia a Dioniso verrà data anche, su un altro versante, da un personaggio che<br />
apparirà più volte nel corso dello spettacolo: uno studioso del mondo greco. Il suo modo<br />
di agguantare l’essenza del testo in esame vorrebbe fondarsi sulle promesse di<br />
chiarimento che derivano da stratagemmi di natura critica e dal trattamento della<br />
materia mitica con espedienti legati alla scienza dell’erudizione.<br />
Ma non è detto che la questione venga effettivamente esaurita soltanto tra le trame,<br />
per quanto suggestive, dei concetti che infittiscono le pagine dei commentari. Dioniso<br />
non appare, non si dà alla vista né degli adepti, né degli oppositori. E anche il suo<br />
corredo di emblemi ed attributi rischia di sopravvivere solo nel registro degradato del<br />
feticcio, della merce, dell’immagine seduttiva che solo per qualche istante fa balenare<br />
l’illusione di un compiuto appagamento. Così gli antichi cori cedono il passo ai<br />
‘coroselli’. Al posto della voce della comunità che si compatta per risolvere un<br />
problema, per richiamare a una norma o per proporre un’etica condivisa, prende corpo<br />
un monito impersonale e mortifero che s’inoltra e frammenta la narrazione per imporre<br />
un oggetto di consumo.<br />
Tormentato da una fortissima inquietudine, Penteo vorrà vedere a tutti i costi le donne<br />
che danzano sul monte Citerone. Una sua soggettiva, dunque, che ci permette di seguire<br />
passo passo l’annebbiamento e la distorsione dello sguardo a cui va incontro in seguito<br />
alla febbre che lo spinge ad osservare da vicino le baccanti. Le immagini proiettate<br />
sopra una lavagna attribuiscono così una certa evidenza alla realtà di quelle disfunzioni<br />
della visione (vertigini, allucinazioni, sdoppiamenti, sfocature) che altrimenti potremmo<br />
giudicare come semplici suggestioni senza oggetto. Le facoltà percettive di Penteo<br />
saranno infine compiutamente compromesse nell’istante in cui avverrà il ribaltamento,<br />
da cacciatore che guarda, a preda che viene guardata.<br />
Con La caccia <a href="http://luigilocascio.20m.com/"><strong>Luigi Lo Cascio</strong></a> e il <a href="http://www.cssudine.it/"><strong>CSS Teatro stabile di innovazione del FVG</strong></a> si ritrovano<br />
nella condivisione di un nuovo importante percorso di produzione teatrale. Un percorso<br />
comune che inizia più di dieci anni fa, nel 1995, con la prima avventura scenica assieme,<br />
lo spettacolo <em>Verso Tebe</em>, scritto dallo stesso Luigi, che rivelava già allora la sua<br />
profonda attrazione per la ricerca di possibilità ancora inedite di attraversamento delle<br />
tragedie di Euripide. L’anno prima, Luigi era fra gli autori e gli interpreti del <em>Labirinto di<br />
Orfeo</em>, una drammaturgia collettiva pensata per coinvolgere un unico spettatore al<br />
centro di un itinerario dall’intensa dimensione sensoriale ed emotiva. Anche negli anni<br />
successivi è ancora con noi a condividere progetti e attività, dalle letture sceniche del<br />
Premio Candoni del 1996, alle produzioni teatrali CSS di cui è chiamato a essere<br />
interprete, come <em>Gloria del teatro immaginario</em>, ultimo capitolo di una trilogia sul<br />
teatro di Giuliano Scabia diretto da Alessandro Marinuzzi, e il cantiere di produzione su<br />
<em>La famiglia Schroffenstein</em> per la regia di Antonio Syxty.<br />
Poi, nella carriera di Luigi arriva il cinema: dal 1999, con la sua felice rivelazione ne <em>I<br />
cento passi</em> e praticamente fino al 2005, il grande schermo lo impegna a tempo pieno<br />
facendone uno dei migliori interpreti del nuovo cinema italiano.<br />
Solo due anni fa, Luigi è tornato a dedicarsi anche al teatro con in mente il disegno di un<br />
progetto da seguire: coltivare da autore e interprete alcune sue passioni letterarie –<br />
prima Kafka e ora di nuovo la tragedia greca – e rivisitare questi stessi testi tramite la<br />
creazione di partiture sceniche nate dal cortocircuito di più linguaggi scenici e artistici.<br />
È in questo orizzonte che si intersecano nuovamente i fili della collaborazione fra Lo<br />
Cascio e noi del CSS. Il punto di contatto è anche questa volta l’impegno reciproco a<br />
creare le condizioni di un lavoro che consenta realmente lo sviluppo di “una ricerca”,<br />
dandosi tempo, modi e luoghi giusti per farlo.<br />
Fuori dagli schemi della produzione tradizionale, la misura temporale che ci siamo dati è<br />
quella di un anno. Un anno in cui trovarsi – noi come produttori, Luigi e gli artisti visivi<br />
che sono in questi anni i suoi compagni nella pratica del suo teatro – per lavorare a<br />
tappe successive a una nuova idea di racconto, sulle tracce delle “Baccanti”, e su forme<br />
teatrali che avessero per noi il segno del nuovo.<br />
L’anno è trascorso, rispettando le rispettive aspettative e il percorso tracciato all’inizio,<br />
giungendo anche e necessariamente a risultati non prevedibili.<br />
La caccia è oggi il risultato di una coniugazione fra teatro di parola a cui sa dare corpo in<br />
scena Luigi Lo Cascio, e un tessuto di contributi per immagini proveniente dal cinema di<br />
animazione, dall’utilizzo del suono elettronico e della video arte.<br />
La sua forma è quella di un “monologo multimediale” che esplora con un tratto e una<br />
poetica originale e densa di sensi il dialogo fra linguaggi artistici, mettendo in gioco il<br />
corpo e la voce, le visioni e i suoni, per raccontare l’ultima terribile notte di Penteo, ma<br />
anche per testare ancora una volta il valore comunicativo del teatro con forme di<br />
interazione artistica che ci rimandano ad un “artigianato-tecnologico” dal segno<br />
sorprendentemente innovativo.</p>
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		<itunes:subtitle>25 e 26 marzo, ore 21,00

LA CACCIA 
di Luigi Lo Cascio
liberamente ispirato a Baccanti di Euripide
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>25 e 26 marzo, ore 21,00

LA CACCIA 
di Luigi Lo Cascio
liberamente ispirato a Baccanti di Euripide
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice Mangano, Desideria Rayner
con Luigi Lo Cascio e Pietro Rosa
regia di Luigi Lo Cascio
scene e concezione video Alice Mangano
scene e disegni Nicola Console
suoni e montaggio video Desideria Rayner
disegno luci Stefano Mazzanti
assistente alla regia Marco Serafino Cecchi
direttore della fotografia Marianne Boutrit
proiezioni video Franco Duranti
assistente di produzione Erika Antonelli
responsabile tecnico Stefano Revelant
macchinista Massimo Teruzzi
elettricista Marco Giusti
direttore di scena e fonico Igor Del Piccolo
scenotecnica Delta Studios

una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

Grazie a
Rosalba Amico, Salvatore Aricograve;
Alessio Boni, Fabrizio Gifuni
Marco Tullio Giordana
Giuliana Nobile, Carlo Pagani
Violante Pallavicino, Sara Pozzoli
Pino Rosa, Anouk Rozzo
Edward Rozzo, Massimo Termini
Massimo Toppi, Fulvio Zucconi
macelleria Carmine a Campo dersquo; Fiori
macelleria Tor Millina

La caccia egrave; un tentativo di variazione su uno degli innumerevoli motivi che compongono
ldquo;Baccantirdquo; di Euripide. Si egrave; scelto questo argomento, non soltanto percheacute; lrsquo;attivitagrave; e la
metafora della caccia sono molto presenti in quel testo per alludere al meccanismo dello
scontro tra persecutore e preda e al capovolgimento tragico nei rapporti di forza tra le
due figure (lo stesso Dioniso, tra gli infiniti nomi e appellativi, egrave; anche chiamato
Zagreus, nel senso di Bacco cacciatore). Ma anche percheacute; la caccia egrave; qualcosa che
rimanda immediatamente alle pratiche che si mettono in campo per circoscrivere
lrsquo;enigma di questa tragedia. La caccia rappresenta il desiderio di accerchiare, stanare,
catturare, proprio quellrsquo;entitagrave; che per eccellenza egrave; inafferrabile: Dioniso, coi suoi tratti
ambigui di gioiositagrave; e di annientamento. Le difficoltagrave; e le contraddizioni a cui si
perviene volendo centrare una volta e per tutte il bersaglio non verranno occultate.
Dioniso, che non si lasceragrave; acchiappare, di fatto non compare sulla scena. Ne dedurremo
lrsquo;azione dagli effetti che produce in particolare su Penteo, il quale inizialmente
contrasta il dio, salvo poi rimanere irretito da quella stessa sostanza sfuggente che ha
provocato in lui tanto scompiglio.
La caccia a Dioniso verragrave; data anche, su un altro versante, da un personaggio che
appariragrave; piugrave; volte nel corso dello spettacolo: uno studioso del mondo greco. Il suo modo
di agguantare lrsquo;essenza del testo in esame vorrebbe fondarsi sulle promesse di
chiarimento che derivano da stratagemmi di natura critica e dal trattamento della
materia mitica con espedienti legati alla scienza dellrsquo;erudizione.
Ma non egrave; detto che la questione venga effettivamente esaurita soltanto tra le trame,
per quanto suggestive, dei concetti che infittiscono le pagine dei commentari. Dioniso
non appare, non si dagrave; alla vista neacute; degli adepti, neacute; degli oppositori. E anche il suo
corredo di emblemi ed attributi rischia di sopravvivere solo nel registro degradato del
feticcio, della merce, dellrsquo;immagine seduttiva che solo per qualche istante fa balenare
lrsquo;illusione di un compiuto appagamento. Cosigrave; gli antichi cori cedono il passo ai
lsquo;corosellirsquo;. Al posto della voce della comunitagrave; che si compatta per risolvere un
problema, per richiamare a una norma o per proporre unrsquo;etica condivisa, prende corpo
un monito impersonale e mortifero che srsquo;inoltra e frammenta la narrazione per imporre
un oggetto di consumo.
Tormentato da una fortissima inquietudine, Penteo vorragrave; vedere a tutti i costi le donne
che danzano sul monte Citerone. Una sua soggettiva, dunque, che ci permette di seguire
passo passo lrsquo;annebbiamen...</itunes:summary>
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		<title>Finale di partita</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 12:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 marzo 2008, ore 21,00
Franco Branciaroli
in
FINALE DI PARTITA
di  Samuel Beckett
con Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin
e con la partecipazione di Lucia Ragni
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
regia Franco Branciaroli
produzione Teatro de Gli Incamminati 
con il contributo di Artemide
Non c’è nulla di più comico dell’infelicità.
Samuel Beckett
Nel 2006, anno del centenario della nascita di Samuel Beckett, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>19 marzo 2008, ore 21,00</strong></p>
<p>Franco Branciaroli<br />
in</p>
<p><strong>FINALE DI PARTITA</strong></p>
<p>di  Samuel Beckett<br />
con Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin<br />
e con la partecipazione di Lucia Ragni</p>
<p>scene e costumi Margherita Palli<br />
luci Gigi Saccomandi</p>
<p>regia Franco Branciaroli</p>
<p>produzione <strong><a href="http://www.incamminati.it/">Teatro de Gli Incamminati </a></strong><br />
con il contributo di Artemide</p>
<p>Non c’è nulla di più comico dell’infelicità.<br />
Samuel Beckett</p>
<p>Nel 2006, anno del centenario della nascita di <strong><a href="http://www.samuelbeckett.it/">Samuel Beckett</a></strong>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Branciaroli"><strong>Franco Branciaroli</strong></a> ha messo in scena – nella duplice veste di attore e regista &#8211; uno dei capolavori del drammaturgo irlandese: Finale di partita., considerato ormai un classico del teatro contemporaneo.<br />
Della parola beckettiana Branciaroli mette in rilievo soprattutto la dimensione tragicomica che perfettamente si attaglia a quella che è, per dichiarazione dello stesso Beckett, la battuta e la sintesi principale del testo: ovvero che niente è più comico dell&#8217;infelicità.<br />
L’allestimento dello spettacolo punta infatti a dare risalto all’impossibilità del mondo-superstite di comunicare,  e alla sua condanna di continuare a produrre parole e rumore, quasi che il silenzio coincidesse con la morte. Chiuso ciascuno nella propria infermità, lo spettacolo cerca dunque di sfogliare le molte sfaccettature racchiuse dentro al <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Finale_di_partita">testo dell’autore</a></strong> irlandese, da cui   la scelta di Franco Branciaroli di dare risalto all’ispirazione clownesca dei personaggi.<br />
Parte integrante della regia sono la scena disegnata da Margherita Palli, che al vuoto esistenziale beckettiano dà concretezza sospendendo l’azione su un vuoto fisico, e le luci di Luigi Saccomandi che, totalmente allampanate e inverosimili, rendono sensibile la consistenza assolutamente antinaturale di ogni residua esistenza.<br />
Scrive Branciaroli nelle sue note di regia: “Paradossalmente, i testi di Beckett oggi non sono più assurdi: si sono avverati. Il mondo rappresentato è quanto resta dell’ultimo naufragio. Anche i personaggi in gioco sono dei resti alla deriva. Hamm è cieco e immobilizzato sulla sedia a rotelle, il padre e la madre vegetano inchiodati dentro due bidoni della spazzatura, dai quali emergono, se Clov alza il coperchio, con la sola testa. Clov può ancora camminare, ma senza potersi piegare né sedere. E anche questi mi paiono simboli della condizione umana, validi oggi.  Il messaggio di Beckett sull’uomo è tragicamente vero, la sfida che mi sono proposto è farlo arrivare togliendo peso alle parole. Non per togliere peso al tragico: anzi, per renderlo più efficace”.</p>
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Franco Branciaroli
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di  Samuel Beckett
con Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin
e con la partecipazione di Lucia Ragni

scene e costumi Margherita ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>19 marzo 2008, ore 21,00

Franco Branciaroli
in

FINALE DI PARTITA

di  Samuel Beckett
con Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin
e con la partecipazione di Lucia Ragni

scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

regia Franco Branciaroli

produzione Teatro de Gli Incamminati 
con il contributo di Artemide

Non crsquo;egrave; nulla di piugrave; comico dellrsquo;infelicitagrave;.
Samuel Beckett

Nel 2006, anno del centenario della nascita di Samuel Beckett, Franco Branciaroli ha messo in scena ndash; nella duplice veste di attore e regista - uno dei capolavori del drammaturgo irlandese: Finale di partita., considerato ormai un classico del teatro contemporaneo.
Della parola beckettiana Branciaroli mette in rilievo soprattutto la dimensione tragicomica che perfettamente si attaglia a quella che egrave;, per dichiarazione dello stesso Beckett, la battuta e la sintesi principale del testo: ovvero che niente egrave; piugrave; comico dell'infelicitagrave;.
Lrsquo;allestimento dello spettacolo punta infatti a dare risalto allrsquo;impossibilitagrave; del mondo-superstite di comunicare,  e alla sua condanna di continuare a produrre parole e rumore, quasi che il silenzio coincidesse con la morte. Chiuso ciascuno nella propria infermitagrave;, lo spettacolo cerca dunque di sfogliare le molte sfaccettature racchiuse dentro al testo dellrsquo;autore irlandese, da cui   la scelta di Franco Branciaroli di dare risalto allrsquo;ispirazione clownesca dei personaggi.
Parte integrante della regia sono la scena disegnata da Margherita Palli, che al vuoto esistenziale beckettiano dagrave; concretezza sospendendo lrsquo;azione su un vuoto fisico, e le luci di Luigi Saccomandi che, totalmente allampanate e inverosimili, rendono sensibile la consistenza assolutamente antinaturale di ogni residua esistenza.
Scrive Branciaroli nelle sue note di regia: ldquo;Paradossalmente, i testi di Beckett oggi non sono piugrave; assurdi: si sono avverati. Il mondo rappresentato egrave; quanto resta dellrsquo;ultimo naufragio. Anche i personaggi in gioco sono dei resti alla deriva. Hamm egrave; cieco e immobilizzato sulla sedia a rotelle, il padre e la madre vegetano inchiodati dentro due bidoni della spazzatura, dai quali emergono, se Clov alza il coperchio, con la sola testa. Clov puograve; ancora camminare, ma senza potersi piegare neacute; sedere. E anche questi mi paiono simboli della condizione umana, validi oggi.  Il messaggio di Beckett sullrsquo;uomo egrave; tragicamente vero, la sfida che mi sono proposto egrave; farlo arrivare togliendo peso alle parole. Non per togliere peso al tragico: anzi, per renderlo piugrave; efficacerdquo;.</itunes:summary>
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		<title>Luigi Lo Cascio al Teatro Testoni</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 19:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inseriamo un brano del film &#8220;I cento passi&#8221; per presentare Luigi Lo Cascio, che la prossima settimana sarà ospite nel nostro teatro, ma anche per ricordare Peppino Impastato, di cui in questi giorni ricorre il trenetennale della morte.
Si avvisa il gentile pubblico che 
l&#8217;incontro con Luigi Lo Cascio
è annullato 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Inseriamo un brano del film &#8220;I cento passi&#8221; per presentare Luigi Lo Cascio, che la prossima settimana sarà ospite nel nostro teatro, ma anche per ricordare Peppino Impastato, di cui in questi giorni ricorre il trenetennale della morte.</p>
<p><em>Si avvisa il gentile pubblico che </em></p>
<p><em>l&#8217;incontro con Luigi Lo Cascio</em></p>
<p><em>è annullato </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il giardino dei ciliegi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 16:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
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		<description><![CDATA[Stampa la pagina de Il giardino dei ciliegi e vieni a teatro.  Pagherai solo 8,00 € 
&#160;
Lunedì 18, martedì 19 febbraio 2008, ore 21,00
IL GIARDINO DEI CILIEGI
di Anton Čechov
regia Ferdinando Bruni
con Ida Marinelli, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Elena Russo Arman, Angelica Leo, Luca Toracca, Vittorio Attene, Cristina Crippa, Nivola Stravalaci, Corinna Agustoni, Fabiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify" align="center"><em>Stampa la pagina de Il giardino dei ciliegi e vieni a teatro.  Pagherai solo 8,00 €</em><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Lunedì 18, martedì 19 febbraio 2008, ore 21,00</strong></p>
<p><strong>IL GIARDINO DEI CILIEGI</strong></p>
<p>di Anton Čechov<br />
regia Ferdinando Bruni<br />
con Ida Marinelli, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Elena Russo Arman, Angelica Leo, Luca Toracca, Vittorio Attene, Cristina Crippa, Nivola Stravalaci, Corinna Agustoni, Fabiano Fantini, Edoardo Ribatto<br />
musiche di Filippo Del Corno<br />
eseguite da Sentieri Selvaggi<br />
luci di Nando Frigerio<br />
suono di Jean- Christophe Potvin</p>
<p>Teatridithalia, Teatro dell’Elfo</p>
<p>Nell’allestimento di questa commedia tratta da <strong><a href="http://biografie.studenti.it/biografia.htm?BioID=1169&amp;biografia=Anton+Cechov">Anton Čechov</a></strong>, rarefatta, buffa e disperata che ha per protagonista il tempo e il suo trascorrere nella vita degli individui e del mondo,undici attori diretti da <strong><a href="http://www.elfo.org/storia/bioferd.html">Ferdinando Bruni</a></strong> mettono in gioco la coralità, la sensibilità e la maturità di un gruppo e delle sue singole personalità,<br />
Un’enorme tenuta che va alla malora, un frutteto che una volta all’anno, nel mese di maggio, si copre di fiori bianchi e diventa “giardino”, simbolo di rimpianti, speranze e sogni. Ogni anno il ciclo delle stagioni si compie, e ogni anno il giardino ritorna giovane, ricomincia la sua vita. A contemplare questo miracolo per l’ultima volta, riuniti nella grande casa dell’infanzia, i personaggi della commedia non possono che scorgere su di sé, ognuno nell’altro, i segni del tempo che passa, il miracolo che su di loro non si compie, l’approssimarsi di una resa dei conti col proprio destino. Così nell’arco di un’ultima estate, si compie una vicenda fatta di nulla, ma che attraverso il chiacchiericcio inconsistente che copre la disperazione, attraverso pause di silenzio da riempire subito di risate o di lacrime, lascia intrasentire “il ridacchiare del tempo, quel galoppo da padrone”, lascia intravedere la ferite della vita che se ne va “senza averla vissuta”.<br />
Il regista colloca i quattro atti del Giardino dei ciliegi in una specie di limbo, l’antica stanza dei bambini, che è simbolicamente punto di ritrovo per la famiglia di Ljuba, fra oggetti concreti, ma carichi di valenze evocative: la lavagna con l’alfabeto cirillico-europeo, i tabelloni illustrati per imparare il francese (la lingua dell’aristocrazia, la lingua dell’esilio), gli uccelli impagliati, prigionieri di una vita artificiale, oggetti che piano piano andranno sparendo, recidendo legami col passato, fragili e malati, lasciando spazio alla durezza impietosa del presente o alle utopie luminose del futuro.  Con queste parole Ferdinando Bruni ci restituisce una sua chiave di lettura dell’opera:<br />
&#8220;Lontane ormai tutte le possibili nostalgie per un mondo tramontato circa un secolo fa, madeleines che non evocano più nulla, tramontato il tetro impero oltre la cortina di ferro, siamo finalmente liberi di leggere questa pièce leggendaria senza le lenti deformanti della nostalgia o dell’ideologia. &#8211; Il giardino dei ciliegi torna essere quello che è: un’enorme tenuta che va alla malora, un tempo principale fonte di reddito della svagata famiglia di aristocratici decaduti che la possiede.”</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><span style="color: black"><o:p></o:p></span></p>
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#160;
Lunedigrave; 18, martedigrave; 19 febbraio 2008, ore 21,00
IL ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Stampa la pagina de Il giardino dei ciliegi e vieni a teatro.  Pagherai solo 8,00 euro; 
#160;
Lunedigrave; 18, martedigrave; 19 febbraio 2008, ore 21,00
IL GIARDINO DEI CILIEGI

di Anton Čechov
regia Ferdinando Bruni
con Ida Marinelli, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Elena Russo Arman, Angelica Leo, Luca Toracca, Vittorio Attene, Cristina Crippa, Nivola Stravalaci, Corinna Agustoni, Fabiano Fantini, Edoardo Ribatto
musiche di Filippo Del Corno
eseguite da Sentieri Selvaggi
luci di Nando Frigerio
suono di Jean- Christophe Potvin

Teatridithalia, Teatro dellrsquo;Elfo

Nellrsquo;allestimento di questa commedia tratta da Anton Čechov, rarefatta, buffa e disperata che ha per protagonista il tempo e il suo trascorrere nella vita degli individui e del mondo,undici attori diretti da Ferdinando Bruni mettono in gioco la coralitagrave;, la sensibilitagrave; e la maturitagrave; di un gruppo e delle sue singole personalitagrave;,
Unrsquo;enorme tenuta che va alla malora, un frutteto che una volta allrsquo;anno, nel mese di maggio, si copre di fiori bianchi e diventa ldquo;giardinordquo;, simbolo di rimpianti, speranze e sogni. Ogni anno il ciclo delle stagioni si compie, e ogni anno il giardino ritorna giovane, ricomincia la sua vita. A contemplare questo miracolo per lrsquo;ultima volta, riuniti nella grande casa dellrsquo;infanzia, i personaggi della commedia non possono che scorgere su di seacute;, ognuno nellrsquo;altro, i segni del tempo che passa, il miracolo che su di loro non si compie, lrsquo;approssimarsi di una resa dei conti col proprio destino. Cosigrave; nellrsquo;arco di unrsquo;ultima estate, si compie una vicenda fatta di nulla, ma che attraverso il chiacchiericcio inconsistente che copre la disperazione, attraverso pause di silenzio da riempire subito di risate o di lacrime, lascia intrasentire ldquo;il ridacchiare del tempo, quel galoppo da padronerdquo;, lascia intravedere la ferite della vita che se ne va ldquo;senza averla vissutardquo;.
Il regista colloca i quattro atti del Giardino dei ciliegi in una specie di limbo, lrsquo;antica stanza dei bambini, che egrave; simbolicamente punto di ritrovo per la famiglia di Ljuba, fra oggetti concreti, ma carichi di valenze evocative: la lavagna con lrsquo;alfabeto cirillico-europeo, i tabelloni illustrati per imparare il francese (la lingua dellrsquo;aristocrazia, la lingua dellrsquo;esilio), gli uccelli impagliati, prigionieri di una vita artificiale, oggetti che piano piano andranno sparendo, recidendo legami col passato, fragili e malati, lasciando spazio alla durezza impietosa del presente o alle utopie luminose del futuro.  Con queste parole Ferdinando Bruni ci restituisce una sua chiave di lettura dellrsquo;opera:
"Lontane ormai tutte le possibili nostalgie per un mondo tramontato circa un secolo fa, madeleines che non evocano piugrave; nulla, tramontato il tetro impero oltre la cortina di ferro, siamo finalmente liberi di leggere questa piegrave;ce leggendaria senza le lenti deformanti della nostalgia o dellrsquo;ideologia. - Il giardino dei ciliegi torna essere quello che egrave;: unrsquo;enorme tenuta che va alla malora, un tempo principale fonte di reddito della svagata famiglia di aristocratici decaduti che la possiede.rdquo;




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		<itunes:author>antonio@global-local.net</itunes:author>
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		<title>Pinocchio</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro Scuola '07 '08]]></category>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 14 – venerdì 15 febbraio 2008, ore 10,00
TEATRO DELLE BRICIOLE
PINOCCHIO

Regia: Letizia Quintavalla
Drammaturgia: Bruno Stori
Con: Anna Amadori, Paola Crecchi, Claudio Guain, Morello Rinaldi
Il perfetto equilibrio tra le tecniche del teatro di figura e il teatro d’attore rendono questo Pinocchio, &#8211; coprodotto nel 1992 e ripreso oggi dal Teatro delle Briciole in occasione del trentennale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 14 – venerdì 15 febbraio 2008, ore 10,00</p>
<p><strong>TEATRO DELLE BRICIOLE<br />
PINOCCHIO<br />
</strong><br />
Regia: Letizia Quintavalla<br />
Drammaturgia: Bruno Stori<br />
Con: Anna Amadori, Paola Crecchi, Claudio Guain, Morello Rinaldi</p>
<p>Il perfetto equilibrio tra le tecniche del teatro di figura e il teatro d’attore rendono questo Pinocchio, &#8211; coprodotto nel 1992 e ripreso oggi dal Teatro delle Briciole in occasione del trentennale di ERT Fondazione &#8211;  uno spettacolo significativo, in cui la commistione tra burattini, forme, figure e attori è costituzionale, drammaturgica.<br />
Pinocchio, mosso da attori vestiti di nero come nel teatro giapponese del buranku, vuole percorrere i sentieri del reale per poter abbandonare le sue spoglie burattinesche, ma viene sempre deviato nel suo cammino dalla fantasia, che lo avvolge in un mondo di fiaba. D’altra parte, la casa di Geppetto, inscritta in un cerchio rotante di alberi al centro della scena, è un modesto teatrino: il luogo magico dove tutto può accadere, dove la fantasia incontra la realtà. Lì dentro Geppetto modella il ciocco di legno che diventerà suo figlio, ma sempre lì dentro, nel magico rettangolo dietro il sipario, ci saranno Mangiafuoco e le sue terrorizzate marionette, la trattoria del Gambero Rosso dove Pinocchio cena con il gatto e la Volpe, l’arena del circo che ha comprato il burattino diventato ciuchino, il ventre oscuro della balena .<br />
La lucidissima drammaturgia di Bruno Stori ha badato a evidenziare i toni notturni, macabri, allarmanti del testo, felicemente sintetizzati nella memorabile battuta della Fata: “con certi comportamenti si finisce in carcere o all’ospedale” . Pinocchio ne viene fuori per quel che davvero è: una sorta di stralunato e ciclico viaggio infantile nelle trasformazioni catastrofiche della crescita.</p>
<p>Fascia d’età: 6 &#8211; 11<br />
Durata: 1 ora<br />
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e teatro di figura</p>
<p>Note sulla compagnia:<br />
Il Teatro delle Briciole nasce a Reggio Emilia nel 1976 dove, con un gesto d’amore e insieme di ribellione per il teatro di animazione, inizia a fondare la propria ricerca. Nel 1979 si trasferisce a Parma dove nel 1981 costituisce il primo Centro Stabile in Italia di produzione,  programmazione e ricerca Teatro Ragazzi e Giovani ora diventato Teatro Stabile di Innovazione.</p>
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		<title>La vedova scaltra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 16:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 2, domenica 3 febbraio 2008, ore 21,00
Raffaella Azim in
LA VEDOVA SCALTRA
di Carlo Goldoni
Adattamento del testo di Carlo Goldoni a cura di Lina Wertmüller
In collaborazione con Tiziana Masucci
regia di Lina Wertmüller

scene e costumi Enrico Job
musiche originali Italo Greco, Lucio Gregoretti, Gabriele Miracle
Giovanni Costantino, Elena D’Anna, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Roberto Valerio e
Gianni Cannavacciuolo nel ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 2, domenica 3 febbraio 2008, ore 21,00</strong></p>
<p>Raffaella Azim in<br />
<strong>LA VEDOVA SCALTRA</strong><br />
di Carlo Goldoni<br />
Adattamento del testo di Carlo Goldoni a cura di Lina Wertmüller<br />
In collaborazione con Tiziana Masucci<br />
regia di Lina Wertmüller</p>
<p><span id="more-232"></span><br />
scene e costumi Enrico Job<br />
musiche originali Italo Greco, Lucio Gregoretti, Gabriele Miracle<br />
Giovanni Costantino, Elena D’Anna, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Roberto Valerio e<br />
Gianni Cannavacciuolo nel ruolo di Arlecchino</p>
<p>Associazione Teatrale Pistoiese, Tauma produzioni, La Biennale di Venezia</p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2008/01/la-vedova-scaltra.JPG" title="la-vedova-scaltra.JPG"><img src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2008/01/la-vedova-scaltra.miniatura.JPG" alt="la-vedova-scaltra.JPG" /></a></p>
<p>In occasione del trecentesimo anniversario dalla nascita del grande commediografo <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni">Carlo Goldoni</a></strong>, Raffaella Azim sarà protagonista di La vedova Scaltra, spettacolo che vede il ritorno a teatro della nota regista cinematografica <strong><a href="http://www.linawertmuller.com/">Lina Wertmüller</a></strong> impegnata in un progetto di rivisitazione in chiave contemporanea di grandi testi del passato.<br />
Carlo Goldoni colloca <strong><a href="http://www.classicitaliani.it/index206.htm">La vedova scaltra</a></strong> del 1748, in una Venezia pullulante di artisti e avventurieri provenienti da ogni parte d’Europa. Testo di transizione tra la commedia dell’arte e la “commedia nova”, La vedova scaltra ha importanza fondamentale nello sviluppo della drammaturgia goldoniana. Essa costituisce infatti il primo autentico trionfo dell&#8217;appena iniziata riforma, e il grande successo delle prime rappresentazioni lo aiutarono ad affrontare con più determinazione il suo programma di innovazione teatrale, come racconta egli stesso: &#8216;Sebbene le commedie da me date avessero tutte avuto fortuna, nessuna fu fortunata come questa. Ebbe trenta repliche e dappertutto fu rappresentata con lo stesso esito felice. L&#8217;inizio della mia riforma non poteva avere accoglienze più fervorose.&#8217;<br />
La vedova scaltra, che costituisce una sorta di prova generale de La Locandiera, si compone di una interessante fusione di gioco teatrale tradizionale e vita vissuta, con punte di asprezza e crudeltà.<br />
Rosaura, maritata giovanissima ad un signore anziano e ricco e rimasta vedova, è oggetto dei corteggiamenti di quattro cavalieri, vogliosi di conquistare una preda. Il filo conduttore di tutta l’opera è un sostanziale bisogno d’amore. Assenti la mondanità e il desiderio di costruire un nucleo familiare. L’appassionata ma saggia vedova è mossa da valori freschi e autentici e ritrova nell’amore il senso principale della vita.<br />
<strong><a href="http://www.enricojob.com">Enrico Job</a></strong> ha immaginato al centro dell’azione un letto, simbolo di voluttà, per Rosaura rimasto sempre vuoto. Un letto quasi verginale nonostante la vedovanza, denso di sogni e di solitudini. Nella rielaborazione dell’opera, sono stati eliminati alcuni personaggi e maschere e la polemica tra vecchio e nuovo si concentra su Arlecchino, testimone della Commedia dell’Arte. Si preparano gli sconvolgimenti rivoluzionari che distruggeranno l’incipriata eleganza di un secolo</p>
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		<title>Aida &#8211; Di come la guerra seppellisce l&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 16:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[opera lirica]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 27 gennaio 2008, ore 16,00
OPIFICIO D’ARTE SCENICA
 AIDA
Di come la guerra seppellisce l’amore
Testo e Drammaturgia di Gabriele Duma e Andrea Stanisci
Regia di Gabriele Duma
Scene e Costumi di Andrea Stanisci
Luci di Marco Carletti
Con Antonella Franceschini e Gabriele Duma
Coreografa e danzatrice Valentina Moar
Trascrizione per sassofoni di Daniele Faziani
Aida, una principessa etiope, è catturata e condotta in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Domenica 27 gennaio 2008, ore 16,00</strong></p>
<p><strong>OPIFICIO D’ARTE SCENICA</strong><br />
<strong> AIDA<br />
Di come la guerra seppellisce l’amore</strong></p>
<p>Testo e Drammaturgia di Gabriele Duma e Andrea Stanisci<br />
Regia di Gabriele Duma<br />
Scene e Costumi di Andrea Stanisci<br />
Luci di Marco Carletti<br />
Con Antonella Franceschini e Gabriele Duma<br />
Coreografa e danzatrice Valentina Moar<br />
Trascrizione per sassofoni di Daniele Faziani</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aida_(opera)">Aida</a></strong>, una principessa etiope, è catturata e condotta in schiavitù in Egitto. Radamés, un comandante militare, è combattuto nella scelta tra il suo amore per Aida e la sua fedeltà al Faraone. Inoltre Radamés è amato da Amneris, la figlia del Faraone&#8230; Questa in sintesi la trama di Aida di <strong><a href="http://www.giuseppeverdi.it/">Giuseppe Verdi</a></strong>, forse l’opera più conosciuta al mondo e identificata per antonomasia con il mondo della <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Opera_lirica">lirica</a></strong>. Per questo Gabriele Duma, attore e cantante ormai impegnato da anni su un progetto di educazione all’ascolto dell’opera lirica, ha scelto di lavorare su Aida, che sotto il fasto dei suoi allestimenti, riserva delle importanti sorprese tematiche. Infatti, se si volesse condensare tutta la storia in una frase, si potrebbe dire semplicemente: di come la guerra seppellisce l’amore. E per guerra si intende non solo la guerra vera e propria combattuta sul campo di battaglia, quanto tutto l’insieme di azioni e intrighi che la ragion di stato chiede e impone. Uno dei temi principali è infatti il conflitto tra vita pubblica e privata, tra ragione di stato e  ragioni del cuore che immancabilmente finiscono per soccombere.</p>
<p>Fascia d’età: dagli 8 anni<br />
Durata: 60 minuti<br />
Tecnica Utilizzata: teatro d’attore, musica e canto</p>
<p>Opificio d&#8217;Arte Scenica<br />
La compagnia e&#8217; impegnata da oltre un decennio nello studio e nella pratica della drammaturgia musicale alla ricerca di un prodotto artistico, didattico ed educativo che coniughi le esigenze di formazione del pubblico con quelle di crescita e approfondimento dei giovani artisti. La compagnia ha all&#8217;attivo importanti collaborazioni musicali tra cui il  Teatro Comunale di Bologna e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.</p>
<p>Clicca qui in basso per il comunicato stampa &#8211; programma di sala</p>
<p><strong><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2008/01/comunicatostampaaida-2.pdf" title="comunicatostampaaida-2.pdf">comunicatostampaaida-2.pdf</a></strong></p>
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		<title>Ricominciano le Conversazioni nel foyer</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 13:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel ricordarvi due appuntamenti da non perdere, in programmazione la prossima settimana nel nostro teatro, vi comunichiamo che mercoledì 23 gennaio, dopo lo spettacolo, ricominciano le Conversazioni nel Foyer. Primo appuntamento con Maria Paiato. Vi aspettiamo numerosi.
martedì 22 gennaio 2008, ore 21,00
Spettacolo fuori abbonamento
La Fiamma e la ragione
di e con Corrado Augias
mercoledì 23 gennaio 2008, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel ricordarvi due appuntamenti da non perdere, in programmazione la prossima settimana nel nostro teatro, vi comunichiamo che mercoledì 23 gennaio, dopo lo spettacolo, ricominciano le <em>Conversazioni nel Foyer. Primo appuntamento con Maria Paiato. </em>Vi aspettiamo numerosi.</p>
<p><strong>martedì 22 gennaio 2008, ore 21,00</strong></p>
<p>Spettacolo fuori abbonamento</p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/le-fiamme-e-la-ragione/">La Fiamma e la ragione</a></p>
<p>di e con Corrado Augias</p>
<p><strong>mercoledì 23 gennaio 2008, ore 21,00</strong></p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/un-cuore-semplice/">Un cuore semplice</a></p>
<p>di Luca de Bei</p>
<p>con Maria Paiato</p>
<p><strong> a seguire (ore 23,00 circa)<br />
</strong></p>
<p><strong>Conversazioni nel foyer</strong></p>
<p>Conversazione con Maria Paito a cura di Cira Santoro</p>
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