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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; drammaturgia contemporanea</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<itunes:summary>Casalecchio di Reno (BO)</itunes:summary>
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			<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni</title>
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		<title>Rumore di acque</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro delle albe]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 10 e Domenica 11 dicembre ore 21
Teatro delle Albe
 di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli
in scena Alessandro Renda
musiche originali eseguite dal vivo Fratelli Mancuso

spazio, luci, costumi Ermanna Montanari, Enrico Isola
direzione tecnica Enrico Isola
ringraziamenti Tahar Lamri, Gabriele del Grande, Fabrizio Gatti, Francesco Sferlazzo, Antonino Cusumano, Goffredo Fofi, Piera Buscarino, Rosalba Ruggeri, Vincenzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 10 e Domenica 11 dicembre ore 21</strong></p>
<p><strong>Teatro delle Albe</strong></p>
<p><strong> </strong>di Marco Martinelli</p>
<p>ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari</p>
<p>regia Marco Martinelli</p>
<p>in scena Alessandro Renda</p>
<p>musiche originali eseguite dal vivo Fratelli Mancuso</p>
<p><span id="more-3017"></span></p>
<p>spazio, luci, costumi Ermanna Montanari, Enrico Isola</p>
<p>direzione tecnica Enrico Isola</p>
<p style="text-align: justify;">ringraziamenti Tahar Lamri, Gabriele del Grande, Fabrizio Gatti, Francesco Sferlazzo, Antonino Cusumano, Goffredo Fofi, Piera Buscarino, Rosalba Ruggeri, Vincenzo Renda, Marco Carsetti &#8211; Associazione Asinitas, Rome, Padre Francesco Fiorino &#8211; Fondazione San Vito Onlus di Mazara del Vallo, B.O. Service, W.M. Service</p>
<p style="text-align: justify;">coproduzione Ravenna Festival, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, “Circuito del Mito” della Regione Siciliana, Sensi Contemporanei col patrocinio di Teatro delle Albe opera in Ravenna Teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un monologo dallo humor nero che racconta i viaggi da una sponda all’altra del Mediterraneo. A raccontare gli uomini, le donne e i bambini che affollano le carrette del mare è uno strano essere, un generale al servizio del Ministro degli Inferi che abita un’isola alla deriva tra Africa e Europa.  Un burocrate, un funzionario stanco di mettere in fila e contare i corpi che annegano nel Mediterraneo.  Li racconta uno a uno: Yusuf, Sakinah, Jean Baptiste, Yasmine e tutti gli altri, numeri senza volto,  “non identificati” mangiati dai pesci. Hanno lasciato le loro terre per scappare da una guerra civile, dalla siccità, dallo sfruttamento, nell’illusione di una vita diversa, nella speranza del cambiamento e invece hanno trovato nuova povertà, nuovo sfruttamento, morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ogni “non identificato” risuona pietosamente la voce  e il suono dei  Fratelli Mancuso che danno allo spettacolo una straordinaria forza  rituale. Con strumenti inconsueti che spaziano dal liuto all’ocarina, ma soprattutto con voci che sembrano recare l’impronta ancestrale di ogni sentimento e sventura umana, i due fratelli siciliani enfatizzano  i momenti più drammatici del monologo del generale restituendo quel ‘rumore di acque’ che  evoca un’umanità antica, universale,  che da secoli trova nel ‘mare di mezzo’ il suo sostentamento e, a volte, anche la sua tomba e il suo funerale. La voce dei Mancuso è la voce della tragedia ma anche quella dei pescatori  seduti su nasse insanguinate, che riportano a galla quel che resta dei corpi e delle vite di coloro che si affacciano all’orizzonte di queste acque; l’azione di Renda e la drammaturgia di Martinelli, sono un requiem per i sacrificati, che fa irrompere la cronaca e la denuncia in una scrittura visionaria che scuote dall’indifferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/rumore-di-acque_1/" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cosine robette</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/cosine-robette/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 13:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Face à face]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 20 aprile, ore 21
di Pierre Notte
traduzione di Anna D’Elia
con Francesca Mazza, Angela Malfitano e Roberto Latini

Mise en espace a cura di Angela Malfitano e Francesca Mazza/Associazione culturale “Tra un atto e l’altro”Ingresso libero
Immagine di Erica il Cane
Questi “nove pezzi non proprio facili”, per adulti dai sette anni in poi, mettono in scena una galleria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Mercoledì 20 aprile, ore 21</strong></p>
<p style="text-align: left;">di Pierre Notte<br />
traduzione di Anna D’Elia<br />
con Francesca Mazza, Angela Malfitano e Roberto Latini</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2503"></span></p>
<p style="text-align: left;">Mise en espace a cura di Angela Malfitano e Francesca Mazza/Associazione culturale “Tra un atto e l’altro”Ingresso libero</p>
<p style="text-align: left;">Immagine di Erica il Cane</p>
<p style="text-align: left;">Questi “nove pezzi non proprio facili”, per adulti dai sette anni in poi, mettono in scena una galleria di personaggi presi in prestito soprattutto – ma non solo –  all’universo fiabesco classico dei fratelli Grimm. Fate ranocchi, principi più o meno azzurri, streghe cattive, ma anche zebre, giraffe, stelle e piantine, poliziotti e lupi mannari: l’elenco è lungo e gli accostamenti strampalati. Queste nove storielle agrodolci assemblano in modo inedito alcuni scampoli di fiabe, rimontandoli, però, al contrario: i ranocchi baciano le principesse trasformandole in batraci, gli uomini vogliono mutarsi in zebre per fuggire col loro amore a quattro zampe,  i bambini divorano i lupi, e gli occhiali cadono verso l’alto, sovvertendo la forza di gravità. In questa stralunata galleria c’è posto anche per i grandi della storia, da Luigi XVI a Maria Antonietta, intenti a scambiarsi battute surreali mentre la rivoluzione è alle porte. Minimo comune denominatore dei tanti quadretti è il ritmo scoppiettante del testo, il gusto per il calembour tipico dell’autore, che come una sorta di mago tira fuori dal cappello buffi accostamenti e sorprendenti assonanze.</p>
<p style="text-align: left;">Nell&#8217;ambito del progetto <a href="http://www.muspe.unibo.it/soffitta/2011/teatro/p_pierre_notte.htm"><strong>IL TEATRO DI PIERRE NOTTE </strong></a></p>
<p style="text-align: left;">con Angela Malfitano e Francesca Mazza</p>
<p style="text-align: left;">a cura di Elena di Gioia</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In collaborazione con ITC Teatro di San Lazzaro di Savena // Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno – ERT Fondazione // Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore //Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) – Università di Bologna //<br />
con il sostegno di La Soffitta Centro di promozione teatrale /DMS  &#8211; Università di Bologna, BCLA-Délégation Culturelle/Alliance Française di Bologna nell&#8217;ambito della quinta edizione del progetto Face à Face &#8211; Parole di Francia per Scene d&#8217;Italia e con il sostegno della Provincia di Bologna e della Fondazione Carisbo di Bologna.<br />
Promossa da Associazione Tra un Atto e l’Altro.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Si ringrazia per la collaborazione</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em><em><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/03/melamangio-x-web.bmp"><img class="size-full wp-image-2514 alignleft" title="melamangio x web" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/03/melamangio-x-web.bmp" alt="melamangio x web" width="137" height="53" /></a></em></p>
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		<title>Freddo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 11:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>

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		<description><![CDATA[29 marzo ore 21
30 e 31 marzo ore 10
di Lars Norén
traduzione di Annuska Palme Sanavio
Regia: Marco Plini
Scene e costumi: Claudia Calvaresi
Luci Robert John Resteghini
Suono Franco Visioli
Assistente alla regia Thea Dellavalle
Con: Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi
Emilia Romagna Teatro Fondazione
Nel segno di una pregnante attualità, Freddo  del drammaturgo svedese Lars Norén affronta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 marzo ore 21</strong></p>
<p><strong>30 e 31 marzo ore 10</strong><br />
di Lars Norén<br />
traduzione di Annuska Palme Sanavio</p>
<p>Regia: Marco Plini</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2404"></span>Scene e costumi: Claudia Calvaresi<br />
Luci Robert John Resteghini<br />
Suono Franco Visioli<br />
Assistente alla regia Thea Dellavalle<br />
Con: Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi</p>
<p>Emilia Romagna Teatro Fondazione</p>
<p>Nel segno di una pregnante attualità, Freddo  del drammaturgo svedese Lars Norén affronta la questione del razzismo e della xenofobia temi molto vivi nei paesi scandinavi, in cui l’attuale situazione politica che registra la crisi del modello social democratico, ha rinfocolato rigurgiti nazionalistici che hanno trovato adesione soprattutto da parte di giovani e non solo appartenenti alle classi sociali più deboli.</p>
<p>Norén, attento osservatore della società contemporanea,  ha scritto Freddo dopo la sua esperienza di lavoro, durata alcuni anni, in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare  e militante, così diverso da suoi famosi quartetti di coppie borghesi, affrontando un tema che per quanto possa ancora restare ai margini della società, può rivelare una violenza inaspettata e difficile  da contenere.</p>
<p>La storia narra di tre ragazzi adolescenti che si ritrovano a festeggiare la chiusura dell’anno scolastico in un bosco – in compagnia di qualche birra dando sfogo all’intonazione di cori nazisti.<br />
Connotati da teste rasate e grotteschi simboli nazisti tatuati sul loro corpo, apparentemente potrebbero sembrare  solo tre giovani inquieti il cui unico fine è perdere tempo. I discorsi dei ragazzi riflettono la situazione della Svezia di fine millennio, spaventata dall’arrivo degli immigrati che sono vissuti come possibili ‘inquinatori’ del puro sangue svedese. Ben presto si capisce che i tre amici non sono lì senza un motivo: stanno infatti aspettando Kalle, loro compagno di scuola di origine coreana che è stato adottato da una benestante famiglia svedese.<br />
L’arrivo di Kalle innesca un crescendo di tensione e violenza che culminerà nel  più tragico degli epiloghi.</p>
<p>Freddo è un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria ed urgente in una società globalizzata come la nostra, e ben si accorda alle manifestazioni che si celebrano in tutto il mondo il 21 marzo, dichiarato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite la “Giornata mondiale contro qualsiasi forma di razzismo e di discriminazione”.</p>
<p>Lars Norén (Stoccolma, 1944) è un poeta, romanziere, drammaturgo e regista teatrale svedese. È uno degli intellettuali più autorevoli del suo paese, ed è conosciuto e  rappresentato in tutto il mondo. Norén proviene da una cultura progressista, e viene considerato un intellettuale impegnato, nella definizione comune di autore attento alle dinamiche della società contemporanea.</p>
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		<title>18 mila giorni</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 17:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>

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		<description><![CDATA[15 marzo, ore 21 
testo originale di Andrea Bajani
con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa
regia di Alfonso Santagata
assistente alla regia Chiara Senesi
disegno luci di Andrea Violato
elementi scenici di Massimo Violato
musiche originali di Gianmaria Testa
18 mila giorni corrispondono a 50 anni.  E’ curioso come la prospettiva e il senso del tempo possano cambiare a seconda del criterio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>15 marzo, ore 21 </strong><br />
testo originale di Andrea Bajani<br />
con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa<br />
regia di Alfonso Santagata</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2362"></span>assistente alla regia Chiara Senesi<br />
disegno luci di Andrea Violato<br />
elementi scenici di Massimo Violato<br />
musiche originali di Gianmaria Testa</p>
<p style="text-align: justify;">18 mila giorni corrispondono a 50 anni.  E’ curioso come la prospettiva e il senso del tempo possano cambiare a seconda del criterio col quale lo si organizzi: gli anni o i giorni.  Il pitone è un animale che prima se ne sta buono e ti prende le misure e poi, quando ha raggiunto la tua stessa lunghezza o la tua stessa forza, ti fa fuori. Il nostro spettacolo parte da qui: dal tempo e da una metafora.  Protagonista un uomo di 50 anni che perde il lavoro. Riflessioni personali e epocali si intrecciano a sottolineare come in soli 18 mila giorni siano radicalmente mutate le prospettive e le aspettative sociali in Italia. Dalla dignità del lavoro del gruista della “Chiave a stella” di Primo Levi, da un’epoca in cui il lavoro era un diritto e elemento fondante dell’umana dignità, al trionfo dell’odierno precariato, divenuto persino forma più o meno palese di ricatto sociale.<br />
Protagonista Giuseppe Battiston, pluripremiato attore del nostro cinema e del nostro teatro (recentissimo il Premio UBU come miglior attore italiano). Accanto a lui, a fare da contrappunto musicale, il cantautore Gianmaria Testa che comporrà canzoni nuove e inedite apposta per questo spettacolo. Il testo, originale, sarà dello scrittore torinese Andrea Bajani. La regia è di Alfonso Santagata, uno dei più importanti esponenti del teatro italiano contemporaneo, le luci di Andrea Violato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>C’è stato un momento in cui ci siamo svegliati, e ci siamo resi conto che quello che prima avevamo non c’era più, si era volatilizzato. Come tornare a casa, cercarsi il portafoglio dentro la tasca e sentire che dentro la tasca c’è un vuoto dove prima era pieno. Si resta così, con un senso di tradimento che brucia. Perché quello che ferisce di più, oltre al furto, è il non essersi accorti di nulla, l’inganno di una mano che si infila, ti deruba, e poi se ne va via impunita. Ecco, io quando penso a che cosa è successo al lavoro in Italia, e dunque all’Italia, penso a quella stessa sensazione di tradimento. Com’è possibile, mi chiedo ogni volta, che dopo tanti anni un giorno ci siamo svegliati, e quello che avevamo dato per scontato – il lavoro – non c’era più, si era volatilizzato? Com’è successo che un giorno ci siamo svegliati e il lavoro, da diritto che era, era diventato una concessione, e ciascuno era disposto a sbranare il vicino pur di salvarsi? Com’è successo che l’Italia una mattina si è svegliata, e tutto quel che aveva messo da parte non c’era più? </em>Andrea Bajani<em><br />
</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Thom Pain (basato sul niente)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 16:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[monologo]]></category>

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		<description><![CDATA[12 gennaio 2010 ore 21,00

di Will Eno
con Elio Germano

Traduzione di Noemi Abe
Edinburgh International Festival, Fringe Award 2005
Finalista Premio Pulitzer per la sezione Teatro 2005
Produzione BAM teatro &#8211; INFINITO snc
In collaborazione con MITTELFEST 2010
Col contributo di: Festival La Notte dei Poeti &#8211; Settembre al Borgo
Curioso uomo, Thom Pain.  Antieroe solitario, narratore, amante tormentato, pazzo, esistenzialista, comico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>12 gennaio 2010 ore 21,00<br />
</strong></p>
<p>di Will Eno</p>
<p>con Elio Germano</p>
<p><span id="more-2141"></span></p>
<p>Traduzione di Noemi Abe</p>
<p>Edinburgh International Festival, Fringe Award 2005</p>
<p>Finalista Premio Pulitzer per la sezione Teatro 2005</p>
<p>Produzione BAM teatro &#8211; INFINITO snc</p>
<p>In collaborazione con MITTELFEST 2010</p>
<p>Col contributo di: Festival La Notte dei Poeti &#8211; Settembre al Borgo</p>
<p style="text-align: justify;">Curioso uomo, Thom Pain.  Antieroe solitario, narratore, amante tormentato, pazzo, esistenzialista, comico, caustico, poeta, filosofo, animatore, prestigiatore, consigliere, canaglia, confessore, seduttore, ottimista ferito e pessimista speranzoso. Intrappolato in riflessioni apparentemente inconsistenti e sconnesse, ci introduce alla memoria e agli incidenti che hanno plasmato la sua infanzia e ne hanno fatto l&#8217;uomo che è. Raccontando di sé, continuamente a metà tra memoria e paura, si abbandona ad altre storie, a barzellette, tenta giochi di prestigio, deviando in apparenza dal filo del suo discorso. Un&#8217;autentica cavalcata di parole, al servizio del teatro.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/thom-pain-basato-sul-niente/" /></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Donna non rieducabile</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/donna-non-rieducabile/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/donna-non-rieducabile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 18:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?p=2111</guid>
		<description><![CDATA[27 novembre ore 21,00

di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
musiche per arpa eseguite dal vivo di Floraleda Sacchi
coordinamento artistico dello spettacolo di Silvano Piccardi
La contemporanea srl
Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>27 novembre ore 21,00<br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;">di Stefano Massini</p>
<p style="text-align: left;">con Ottavia Piccolo</p>
<p style="text-align: left;">musiche per arpa eseguite dal vivo di Floraleda Sacchi</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2111"></span>coordinamento artistico dello spettacolo di Silvano Piccardi</p>
<p style="text-align: left;"><em>La contemporanea srl</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan). Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo &#8211; il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto. Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”. La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea. Nel <em>memorandum</em> “<em>Il sangue e la neve”</em>, l’interprete femminile che raccoglie il testimone caduto dalle mani della Politkovskaja nel momento della sua eliminazione (in una ideale staffetta in cui l’attrice non si sostiuisce alla persona, facendone un personaggio “teatrale”, ma semplicemente ne prolunga fino a noi la forza e il valore), sottolinea che Anna si riteneva, ed era, una “giornalista”. Punto. Un ruolo sempre più scomodo nella “società della comunicazione” e del controllo mediatico delle coscienze: in questa “civiltà”, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica. Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da <em>feullieton</em> politico. Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il <em>senso</em> della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere <em>dentro</em> gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende. Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo. Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa volta volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, una momento di pace&#8230; ), veniva quindi ricreato dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista. Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia.</p>
<p><em>Silvano Piccardi</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>La casa di Ramallah</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 17:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 – Mercoledì 24 novembre ore 21,00
Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia
Giorgio Albertazzi in
La casa di Ramallah
di Antonio Tarantino

con
Marina Confalone
e con Deniz Ozdogan
regia Antonio Calenda
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Elena Mannini
musiche Germano Mazzocchetti
luci Nino Napoletano
“La casa di Ramallah, spettacolo di Antonio Calenda, sul testo metafisico di Antonio Tarantino, apre la Stagione del Teatro Comunale A. Testoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Martedì 23 – Mercoledì 24 novembre ore 21,00</strong></p>
<p style="text-align: left;">Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Giorgio Albertazzi in</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>La casa di Ramallah</strong></p>
<p style="text-align: left;">di Antonio Tarantino</p>
<p><span id="more-2100"></span></p>
<p style="text-align: left;">con</p>
<p style="text-align: left;">Marina Confalone</p>
<p style="text-align: left;">e con Deniz Ozdogan</p>
<p style="text-align: left;">regia Antonio Calenda</p>
<p style="text-align: left;">scene Pier Paolo Bisleri</p>
<p style="text-align: left;">costumi Elena Mannini</p>
<p style="text-align: left;">musiche Germano Mazzocchetti</p>
<p style="text-align: left;">luci Nino Napoletano</p>
<p>“La casa di Ramallah, spettacolo di Antonio Calenda, sul testo metafisico di Antonio Tarantino, apre la Stagione del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno il 23 e 24 novembre alle ore 21,00. Temi attuali e un cast di eccezionale rilievo – con un maestro della statura di Giorgio Albertazzi, un’interprete della classe di Marina Confalone e il talento di Deniz Ozdogan – connotano una messinscena singolare, incentrata sulla storia di una giovane kamikaze: La casa di Ramallah messo in scena da Antonio Calenda.</p>
<p>«Quando si esplode il tuo corpo si divide in un milione, in un miliardo di frammenti ciascuno dei quali, per una legge fisica, conserva le qualità del tutto: udito vista eccetera, e la facoltà di pensare di parlare di riferire: un miliardo di testimoni, insomma, dell’evento della creazione, dell’esplosione originaria (…) Io, che ormai sono un miliardo di miliardi di particelle che vagano, vedo tutto e di tutto posso dar conto: e cioè che dio non esiste, che pace e guerra sono destinate a inseguirsi nel cerchio rovente del tempo, come s’inseguono amore e odio, salute e malattia, giorno e notte, sole e pioggia, padri e figli, noi e loro, la loro storia e la nostra: e nessuno ha ragione, completamente ragione, né completamente torto».</p>
<p>Nel testo surreale, significativo, inquietante di Antonio Tarantino, può accadere che una kamikaze, dopo essersi fatta esplodere, torni a portare questo crudo messaggio ai suoi genitori e al mondo.</p>
<p>La casa di Ramallah narra un viaggio attraverso la Palestina martoriata: un padre e una madre trascorrono le ultime loro ore con la figlia Myriam, percorrendo la strada che li conduce dove si compirà il suo destino di kamikaze.</p>
<p>I genitori intrecciano le riflessioni sulla guerra, il racconto dei loro morti, degli sfregi subiti, a quello dei piccoli fatti quotidiani… Si perdono fra i ricordi del loro primo incontro nella Piana di Thamma, dove raccoglievano pomodori per radunare qualche risparmio, vagheggiano ancora una casa bianca a Ramallah, da cui poter vedere il mare.</p>
<p>Alla figlia, poco più di una bambina, anche questa poca tenerezza è stata negata, assieme ai sogni, alle utopie, e lo si sente dalla violenza delle sue parole, dal tono crudo e spietato dei suoi racconti. Spietato come tutto ciò che ha dovuto subire dall’”organizzazione” che l’ha preparata a immolarsi per un Dio giovane, che è il migliore – le suggeriscono negli ultimi inumani istanti prima dell’esplosione – perché ha quattromila anni meno di quello degli avversari…</p>
<p>Estremismo, odio, annullamento della volontà: nell’unico istante in cui la ragazza vorrebbe voltare le spalle al suo ruolo di vittima sacrificale, è il destino a tarparle le ali e a chiuderle la via della fuga.</p>
<p>Non c’è consolazione nella scrittura straripante, ossessiva di Tarantino, ma un guardare alla realtà da un punto di vista forse provocatorio, ma necessario, singolare, visionario ma anche vero: nel suo percorso attraverso la drammaturgia d’autore vivente, Antonio Calenda ha voluto dare spazio e sostanza scenica a questo suo coraggioso sguardo sulla storia. Una storia che, anch’essa, davanti all’assurdità della guerra e della violenza, perde di significato.</p>
<p>Info e prenotazioni 051/573040 <a href="mailto:info@teatrocasalecchio.it">info@teatrocasalecchio.it</a></p>
<p><a href="../../../../../../">www.teatrocasalecchio.it</a></p>
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		<title>Abbonamenti e prezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 14:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rinnovo degli abbonamenti parte il 21 settembre con le prelazioni.
Dal 5 ottobre nuovi abbonamenti a  Testoni 14 e Prosa
Novità della stagione è l’abbonamento POLITICAMENTE SCORRETTO
che comprende gli spettacoli La casa di Ramallah, Donna non rieducabile (in scena nelle giornate della VI edizione di Politicamente Scorretto), Santos, La Repubblica di un solo giorno, 18mila giorni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il rinnovo degli abbonamenti parte il 21 settembre con le prelazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 5 ottobre nuovi abbonamenti a  <strong>Testoni 14</strong> e <strong>Prosa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Novità della stagione è l’abbonamento<strong> POLITICAMENTE SCORRETTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-1790"></span></strong>che comprende gli spettacoli <em>La casa di Ramallah</em>, <em>Donna non rieducabile</em> (in scena nelle giornate della VI edizione di <em>Politicamente Scorretto</em>), <em>Santos</em>, <em>La Repubblica di un solo giorno</em>,<em> 18mila giorni</em>, <em>Freddo</em> e <em>Terra matta. </em>I sette spettacoli vengono proposti in un carnet speciale, ed è stato pensato per gli spettatori che condividono la <strong>sfida di impegno civile e di lotta alle mafie</strong> che da sempre contraddistingue il progetto di punta dell’Istituzione Casalecchio delle Culture, in collaborazione con <strong>Carlo Lucarelli</strong> e <strong>LIBERA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da segnalare l’abbonamento <strong>DOMENICA IN PROSA</strong>, per chi preferisce andare a teatro la domenica pomeriggio, mentre viene riconfermato l’accordo con la CGIL-CISL e UIL per l’abbonamento <strong>IN CRISI DI TEATRO</strong>, destinato ai lavoratori in mobilità, ai cassintegrati e licenziati che potranno usufruire dello sconto del 50% sul costo degli abbonamenti e dei biglietti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per date, prezzi e maggiori informazioni clicca <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/stagione-2010-11/costi-del-biglietto/">qui </a></p>
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		<title>Teatro giovani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 15:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro giovani]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta ad hoc, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1805" title="Bulli_1" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg" alt="Bulli_1" /></a>Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta <em>ad hoc</em>, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie inferiori e superiori. Gli spettacoli proposti in questo caso, per temi, linguaggi e contenuti, sono particolarmente adatti a un pubblico adolescente, bisognoso, oggi più che mai, di essere catturato, di ascoltare ed essere ascoltato,  di sorprendere e di essere sorpreso.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si comincia con <strong>Fratelli</strong>, della <strong>Compagnia La ribalta</strong> diretta da <strong>Antonio Viganò</strong>, regista conosciuto a Bologna e provincia per aver diretto, con esiti importanti, il teatro dei Risvegli. Fratelli è uno spettacolo cult del teatro ragazzi nazionale: utilizzando il linguaggio del teatro –danza, di diretta ispirazione bauschiana, lo spettacolo racconta la relazione tra due fratelli di cui uno affetto da disagi psichici. Uno spettacolo forte che non ha paura di raccontare al pubblico giovane la malattia mentale e le relazioni difficili di cui è portatrice. La vita dei due fratelli è fatta di piccoli rituali alla ricerca di una comunicazione possibile, è un gioco che a volte si fa fantastico altre volte crudele. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressioni di desideri e scambi di intenzioni.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ritorna il <strong>Charioteer Theatre</strong> diretto da <strong>Laura Pasetti</strong> con uno spettacolo molto divertente: <strong>Get me out of here</strong> che fa il verso ai reality show. Il mago  Prospero tiene prigionieri sulla sua isola i personaggi delle opere  shakespeariano convinto che la loro narrazione non interessi più a nessuno. Amleto, Lady Macbeth e Puck, tentano di scappare, ma vengono fermati da Prospero che propone un gioco in interazione con il pubblico. Facendo il verso a un famoso reality, chi vuole uscire dall’isola dovrà convincere il pubblico che deciderà il vincitore. Uno spettacolo coinvolgente, che unisce interattività a inglese contemporaneo e inglese shakespeariano, in una chiave teatrale di altissima qualità senza concessioni alla dimensione didattica.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A chiudere la proposta in matinée per le scuole superiori, <strong>Freddo</strong> di <strong>Lars Norèn</strong> con la regia di Marco Plini che affronta in maniera cruda la questione del neonazismo e dell’intolleranza nelle giovani generazioni. Norén, attento osservatore della società contemporanea, ha scritto <em>Freddo </em>dopo la sua esperienza di lavoro, durata alcuni anni, in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare e militante che,  per quanto possa ancora restare ai margini della società, può rivelare una violenza inaspettata e difficile da contenere.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A complemento degli spettacoli, inoltre, ERT Fondazione intende proporre  incontri con le compagnie e momenti di approfondimento nella speranza di implementare le attività di social networking sul sito &#8211; e naturalmente nel foyer &#8211; del teatro.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per info e prenotazioni: 051/6133294</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Costo del biglietto: 5 €</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per insegnati accompagnatori: 1 omaggio ogni 15 alunni</span></h6>
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		<title>COPENAGHEN</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 14:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro e scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[28 e 29 aprile ore 21,00
di Michael Frayn
traduzione Filippo Ottoni, Maria Teresa Petruzzi
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Giuliana Lojodice
regia Mauro Avogadro
scene Giacomo Andrico
costumi Gabriele Mayer
luci Giancarlo Salvatori
musiche Andrea Liberovici
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione &#8211; Css Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia
Sono passati 11 anni dal debutto di Copenaghen, ma l&#8217;attualità del testo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>28 e 29 aprile ore 21,00</strong></p>
<p>di Michael Frayn</p>
<p><span id="more-1730"></span>traduzione Filippo Ottoni, Maria Teresa Petruzzi<br />
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Giuliana Lojodice<br />
regia Mauro Avogadro</p>
<p>scene Giacomo Andrico<br />
costumi Gabriele Mayer<br />
luci Giancarlo Salvatori<br />
musiche Andrea Liberovici</p>
<p>Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione &#8211; Css Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia</p>
<p>Sono passati 11 anni dal debutto di Copenaghen, ma l&#8217;attualità del testo e la forza dello spettacolo, lo rendono ancora attuale. Copenaghen dimostra quanto il teatro possa essere il mezzo ideale per parlare e riflettere su temi importanti e attuali –  come in questo caso l’etica nella scienza e nella vita degli uomini, in una trama da thriller scientifico che ripercorre la Storia dell’ultimo conflitto mondiale. Uno spettacolo che fra teorie, formule, disquisizioni sottilmente scientifiche, porta lo spettatore quasi a rivivere i dilemmi di chi, con i suoi studi e la sua stessa esperienza personale, ha dovuto fare i conti con la sostanziale fuggevolezza della verità e del senso delle cose, a porsi gli stessi interrogativi morali, le stesse questioni cruciali di responsabilità.<br />
Copenaghen è un avvincente thriller scientifico-politico, affidato nell&#8217;edizione italiana a tre grandi interpreti, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, diretti da Mauro Avogadro. Il testo è un inquietante &#8220;processo a porte chiuse&#8221;, come ha voluto definirlo lo stesso Avogadro, il disegno drammatico di un serratissimo faccia a faccia, una disputa etica e scientifica a tre voci, densa di angoscianti riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica nella seconda guerra mondiale. La vicenda è ambientata nel 1941 proprio nella capitale nordeuropea e ricostruisce l&#8217;incontro, in una Danimarca occupata dai Nazisti, di due scienziati, entrambi Premi Nobel, un tempo maestro e allievo. Due ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici.<br />
Umberto Orsini interpreta il fisico Bohr, un uomo umbratile e umorale, che una sera riceve, assieme alla moglie Margrethe &#8211; interpretata da Giuliana Lojodice &#8211; la visita del suo ex allievo. Una visita veramente insolita quella di Heisenberg &#8211; Massimo Popolizio &#8211; e nei padroni di casa si instaura la certezza che essa non sia casuale. Ma quali sono allora i veri motivi della sua visita? Nella più solida tradizione anglosassone, il dubbio è amletico: forse il fisico tedesco, in nome della vecchia amicizia, vuol far sapere a Bohr &#8211; ormai schierato con la ricerca Alleata &#8211; che ancora non possiede (e con lui quindi il Terzo Reich) la formula della bomba; oppure è lì per cercare di trovare con lui un accordo per bloccare o rallentare, in maniera bilaterale, le ricerche sulle armi nucleari?; o ancora, è semplicemente lì per offrirgli protezione, magari in cambio di qualche segreto? Tutte ipotesi lecite e tutte in parte con un fondo di verità che non troveranno una risposta univoca.</p>
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		<title>LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA</title>
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		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/la-notte-poco-prima-della-foresta1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 10 aprile, ore 21,00
di Bernard- Marie Koltès
traduzione di Luca Scarlini
con Claudio Santamaria

musica originale Giuliano Sangiorgi
sassofono Raffaele Casarano
scene Carmine Guarino
opera installativa Loredana Longo
costumi Caterina Nardi
installazione sonora Giuliano Lombardo
assistente alla regia Daniela Perticarà
regia Juan Diego Puerta Lopez
Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 10 aprile, ore 21,00</strong></p>
<p>di Bernard- Marie Koltès<br />
traduzione di Luca Scarlini</p>
<p>con Claudio Santamaria</p>
<p><span id="more-1700"></span></p>
<p>musica originale Giuliano Sangiorgi<br />
sassofono Raffaele Casarano</p>
<p>scene Carmine Guarino<br />
opera installativa Loredana Longo<br />
costumi Caterina Nardi<br />
installazione sonora Giuliano Lombardo<br />
assistente alla regia Daniela Perticarà</p>
<p>regia Juan Diego Puerta Lopez</p>
<p>Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un uomo tenta di trattenere uno sconosciuto che ha abbordato per strada una sera in cui è solo, terribilmente solo.<br />
Il protagonista errante di questo intenso soliloquio rovescia parole sul mondo, sul pubblico, mentre dal cielo cade incessante una pioggia carica di valenze simboliche. Una pioggia che annebbia i contorni, che rende liquidi i confini tra il sé e l’altro, che rende spasmodica e convulsa la sequenza dei ricordi.<br />
Ed è così, in maniera confusa ed ossessiva, che il giovane uomo racconta la sua solitudine, il suo sentirsi straniero, diverso, esiliato, vagabondando di notte, alla ricerca di una camera. Struttura quel mondo notturno e visionario in un linguaggio privo di punteggiatura, fatto di parafrasi e ripetizioni, denso di rabbia e nostalgia.<br />
La tensione drammatica si snoda attraverso aspri odori e sensazioni dolorose, creando un percorso emozionale in cui il protagonista diventa paradossalmente leggero, quasi impalpabile, e si perde. Si perde nella sua foresta, quella del lontano Nicaragua, idilliaco territorio senza eserciti né controllo. E ci porta con sé in un abbraccio a tratti molesto e a tratti tenero,  combattuto tra la sua difficoltà di essere e la sua smania di vivere.<br />
La notte poco prima della foresta  venne rappresentato per la prima volta al Festival di Avignone nel 1977, da un Bernard- Maria Koltès allora ventottenne.<br />
Juan Diego Puerta Lopez, regista e coreografo colombiano, è l’artefice di questo progetto drammaturgico che, perseguendo il suo percorso di ricerca teatrale, dirige un duttile Claudio Santamaria e si avvale di linguaggi multipli in grado di attraversare simultaneamente, come la pioggia del testo, aree emozionali diverse.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>PALI</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/pali1/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 15:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[26 febbraio ore 21,00 
di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
 con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
scene e costumi Lino Fiorito
disegno luci Beatrice Ficalbi
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31
In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>26 febbraio ore 21,00 </strong></p>
<p>di Spiro Scimone</p>
<p>regia Francesco Sframeli<br />
<span id="more-1634"></span> con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale<br />
scene e costumi Lino Fiorito<br />
disegno luci Beatrice Ficalbi<br />
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31</p>
<p>In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù e dei due ladroni. Semmai sono i pali de “La ricotta” di Pasolini. Sì, sembrano proprio i pali de “La ricotta” di Pasolini. E i personaggi che li abitano, perché i pali sono abitati, sono proprio fratelli di Stracci, il protagonista de “La ricotta” di Pasolini. Uno è uomo, ma interpreta una donna. La donna si chiama Bruciata. Prima non era bruciata e viveva a terra, accanto ai pali, dove lavorava. Poi un giorno l’hanno fatta diventare Bruciata ed è salita sul palo.</p>
<p>L’altro si chiama Senzamani e viene dalla fabbrica. Perché si chiama Senzamani è facile intuirlo, venendo dalla fabbrica. Da quando vive sul palo può tenere lo sguardo alto. In fabbrica non poteva mai tenere lo sguardo alto. Se teneva lo sguardo alto il capo gli faceva abbassare la testa. Invece dal palo può tenere lo sguardo alto e vedere cose che prima non vedeva.</p>
<p>Poi ci sono il Nero e l’Altro, che entrano suonando come una banda. Ma non sono una banda. Forse sono attori, forse sono comici. Il Nero è bravissimo a lavare i panni. Non solo i suoi panni, anche i panni degli altri. A lui piace lavare i panni degli altri. A lui piace fare le cose per gli altri. Ma finisce sempre che gli altri se ne approfittano. E non è bello che gli altri se ne approfittino.</p>
<p>L’Altro vuole far ridere la gente. Ma è sempre più faticoso far ridere la gente. Per far ridere la gente devi soffrire, star male. Di solito la gente gode se tu soffri. Ma Bruciata e Senzamani no, non godono se soffri e ti invitano a salire sui pali. Sui pali si sta bene. Ci si tiene lontani dalla merda che aumenta sulla terra. La merda è talmente tanta che ogni giorno rischi di ingoiarla, se apri la bocca. E tenerla chiusa è impossibile. Allora per poter aprire la bocca conviene andare sui pali, finché ce ne sono di liberi. Solo che sui pali ti devi proteggere con l’ombrello, perché c’è sempre cattivo tempo. E non sai cosa pioverà dal cielo.</p>
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		<title>STABAT MATER FURIOSA</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 18:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Face à face]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean Pierre Siméon
11 febbraio 2010 ore 21,00
Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Fondazione Nuovi Mecenati
nell’ambito del progetto Face à Face
Parole di Francia in Italia/Paroles d’Italie en France
traduzione a cura di Chiara Gianlupi della Scuola di Interpreti e Traduttori di Forlì SSLMIT  con la supervisione di Marie-Line Zucchiatti
mise en espace a cura di Marinella Manicardi
Protagonista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Jean Pierre Siméon</p>
<p><strong>11 febbraio 2010 ore 21,00</strong></p>
<p>Emilia Romagna Teatro Fondazione<br />
in collaborazione con Fondazione Nuovi Mecenati<br />
nell’ambito del progetto Face à Face<br />
Parole di Francia in Italia/Paroles d’Italie en France</p>
<p><span id="more-1570"></span>traduzione a cura di Chiara Gianlupi della Scuola di Interpreti e Traduttori di Forlì SSLMIT  con la supervisione di Marie-Line Zucchiatti</p>
<p>mise en espace a cura di Marinella Manicardi</p>
<p>Protagonista è la madre di un giovane soldato morto in guerra. Stabat Mater Furiosa (2000) è il rifiuto di una donna, devastata, di capire perché l’uomo dichiara guerra. La sua voce è un grido per la vita; il grido di tutte le donne che capiscono che vita significa anche morte e non c’è bisogno di una spie-gazione per questo. Ma la guerra è una macchina inaccettabile, incredibile ed infernale. Porre fine a tutto quest’orrore, che sembra innaturale per l’uo¬mo, significa tornare indietro alle origini, indietro fino alla propria infanzia e di nuovo a quella dei nostri figli. Per vedere un giorno la fine della violenza che porta all’autodistruzione, ogni bambino deve capire che è nato con il sangue sulle mani. E così può esserci un barlume di speranza: grazie al soffio della vita, al suono delle parole e all’innocenza dei  giorni felici.  In collaborazione con</p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-dc-alta-definizione2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1575" title="alliance francaise-dc alta definizione" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/alliance-francaise-dc-alta-definizione2.jpg" alt="alliance francaise-dc alta definizione" width="204" height="142" /> </a> <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Ambasciata-francese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1571" title="Ambasciata francese" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/02/Ambasciata-francese.jpg" alt="Ambasciata francese" width="138" height="170" /></a></p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/stabat-mater-furiosa/" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>FRANKENSTEIN OSSIA IL PROMETEO MODERNO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21,00 
scritto e diretto da Stefano Massini
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley
scene Laura Benzi
costumi Micol Medda, Caterina Bottai
proiezioni Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti
luci Roberto Innocenti
Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura
con (in ordine di apparizione)
Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani,Alessio Nieddu,
Daniele Bonaiuti, Simone Martini,    Antonio Fazzini, Roberto Posse
produzione Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21,00 </strong></p>
<p>scritto e diretto da Stefano Massini<br />
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley</p>
<p><span id="more-1534"></span>scene Laura Benzi<br />
costumi Micol Medda, Caterina Bottai<br />
proiezioni Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti<br />
luci Roberto Innocenti</p>
<p>Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura</p>
<p>con (in ordine di apparizione)<br />
Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani,Alessio Nieddu,<br />
Daniele Bonaiuti, Simone Martini,    Antonio Fazzini, Roberto Posse</p>
<p>produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana<br />
/Teatro delle Donne-Centro Nazionale di Drammaturgia<br />
in collaborazione con Festival della Creatività 2008</p>
<p>Il mito di Frankenstein è un colossale ingorgo di equivoci. Intanto nell’immaginario collettivo Frankenstein è per tutti il nome della Creatura, mentre nell’originale è il cognome dello scienziato creatore. E a tutto questo si sommi la portentosa quantità di deviazioni e confusioni narrative che si sono depositate sulla formidabile storia di Mary Shelley dopo decenni di versioni cinematografiche, rivisitazioni, riscritture, caricature e parodie.<br />
Fedele invece al materiale originale, messa da parte l’icona horror e la ricerca gotica della paura a tutti i costi, Massini mette in primo piano la sconcertante umanità della Creatura, scaraventata nel mondo con un bagaglio di inestricabili domande. La sua dolorosa solitudine è la chiave del testo e illumina a posteriori perfino il tortuoso percorso del giovane Victor verso la creazione.<br />
In un gioco continuo di ribaltamenti e di rimandi, si scopre la tormentata continuità che lega la passione prometeica del ventiquattrenne Victor alla desolata diversità della sua Creatura, la cui rabbiosa protesta è la protesta dell’Uomo contro i limiti – di ogni tipo – che lo stringono.<br />
Dice l’autore: “Ho scritto la mia versione teatrale di Frankenstein con irrispettoso rispetto. Del testo originale mi sono sforzato di mantenere le atmosfere, i colori, la decadente freddezza dell’ultimo Settecento, optando però per una radicale rivoluzione di punto di vista: a tessere le trame della storia è stavolta la Creatura, il cui umanissimo viso impera sulla scena in un lungo primo piano, capace di evocare – come in un lucido atto d’accusa – perfino la nascita del suo stesso Creatore”.<br />
Nello spettacolo le tappe dell’esperimento di Victor prendono forma un indizio dopo l’altro e vanno a comporre un mosaico fitto di personaggi, che nello sguardo della Creatura assommano tutte le miserie della condizione umana. Sarà il racconto della Creatura, grande maschera dominante sulla scena attraverso la proiezione del volto di Sandro Lombardi, a far prendere vita ai personaggi di questo “Prometeo moderno”.</p>
<p>Il Frankenstein di Stefano Massini si interroga sul labile confine che separa la scienza dal territorio inesplorato dell’oltre. Oltre la vita. Oltre il tempo circoscritto della mortalità fissata. Oltre il conto alla rovescia della clessidra rovesciata e implacabile.<br />
Dopo il successo di pubblico e i prestigiosi premi ricevuti in Italia, Massini sta ora raccogliendo consensi sempre maggiori anche nel resto d’Europa, dove i suoi testi vengono rappresentati con frequenza  – di recente a Parigi il suo Donna non rieducabile, dedicato alla memoria di Anna Politkovskaia.<br />
Edito in Italia dalla Ubulibri, il teatro di Stefano Massini è tradotto e pubblicato in Francia, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca.</p>
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