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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; grandi autori</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<title>Rusteghi. I nemici della civiltà</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 11:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 marzo ore 21
20 marzo ore 16
da I Rusteghi di Carlo Goldoni
traduzione e adattamento Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero
con (in ordine alfabetico)
Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini
regia Gabriele Vacis
composizione scene, costumi, luci e scenofonia Roberto Tarasco
Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Teatro Regionale Alessandrino
I Rusteghi appartiene alla maturità compositiva di Carlo Goldoni, che coincide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>19 marzo ore 21</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>20 marzo ore 16</strong></p>
<p style="text-align: justify;">da I Rusteghi di Carlo Goldoni</p>
<p style="text-align: justify;">traduzione e adattamento Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2398"></span>con (in ordine alfabetico)<br />
Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini</p>
<p style="text-align: justify;">regia Gabriele Vacis<br />
composizione scene, costumi, luci e scenofonia Roberto Tarasco</p>
<p style="text-align: justify;">Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Teatro Regionale Alessandrino</p>
<p style="text-align: justify;">I Rusteghi appartiene alla maturità compositiva di Carlo Goldoni, che coincide anche con gli ultimi malinconici anni della permanenza a Venezia. Ai fasti del pubblico, che accompagnano la felice stagione del 1750 delle sedici commedie riformate, seguono le commediole antagoniste dell’abate Chiari, che sottraggono pubblico al commediografo, ma soprattutto la polemica restaurazione proposta da Carlo Gozzi, a favore di un ritorno alla Commedia dell’Arte.<br />
Due anni separano Goldoni dal viaggio a Parigi, alla Comédie Italienne, e sempre più nelle sue storie si coglie il disinganno per una realtà storica profondamente diversa da quella raccontata agli esordi: Venezia ha perso il ruolo di potenza dell’Adriatico, agita da una classe aristocratica incapace di gestire un indispensabile cambiamento di rotta e da una borghesia commerciale che stenta a imporsi come classe dirigente.<br />
I Rusteghi si inserisce dunque a pieno titolo su questo sfondo, con un tratto di audacia finora mai emerso. Il mercante Pantalone, l’avveduto borghese che in molte commedie incarna l’ideale di un soggetto sociale avveduto e responsabile, si trasforma in una amara caricatura di se stesso. Autentico tiranno, si impone con protervia su famiglia e domestici. In un prezioso gioco di specchi, Goldoni amplifica le valenze del personaggio sdoppiandolo in altrettanti alter-ego, gli altri “rusteghi” dell’opera: Canciano, Leonardo, Simon e Maurizio. La loro capitolazione a un nuovo codice comportamentale ha il sapore di un happy end forzoso, estraneo per primo a loro stessi. Cupa e vagamente claustrofobica questa commedia parla ancora al nostro tempo, all’intolleranza travestita da moralismo, alla difficoltà di mettersi in relazione, alla mancanza di comunicazione di un’epoca che proprio della comunicazione fa il proprio vessillo.<br />
Il disinganno di Goldoni è ancora vivo nelle parole dei protagonisti e descrive una società buia e alla deriva, sopita, ma ancora presente, nella nostra pratica quotidiana.</p>
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		<title>Finale di partita</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 10:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[10 &#8211; 11 marzo ore 21,00
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Massimo Castri
con Vittorio Franceschi,  Milutin Dapcevic
Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra
scene e costumi Maurizio Balò
luci Robert John Resteghini
suono Franco Visioli
regista assistente Marco Plini
Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma,
Teatro Metastasio Stabile della Toscana
Premio Ubu 2010 come Miglior spettacolo dell&#8217;anno (ex &#8211; aequo)
Nella sua lunga ed eccellente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>10 &#8211; 11 marzo ore 21,00</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Samuel Beckett<br />
traduzione Carlo Fruttero<br />
regia Massimo Castri</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2350"></span>con Vittorio Franceschi,  Milutin Dapcevic</p>
<p style="text-align: justify;">Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra</p>
<p style="text-align: justify;">scene e costumi Maurizio Balò<br />
luci Robert John Resteghini<br />
suono Franco Visioli<br />
regista assistente Marco Plini</p>
<p>Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma,<br />
Teatro Metastasio Stabile della Toscana</p>
<p style="text-align: justify;">Premio Ubu 2010 come Miglior spettacolo dell&#8217;anno (ex &#8211; aequo)</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua lunga ed eccellente carriera Massimo Castri non ha mai lavorato su testi di Samuel Beckett: lo fa in questa occasione scegliendo il suo capolavoro  Finale di partita, testo il cui titolo deriva da una mossa del gioco degli scacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">‘<em>Effettivamente questa è la prima volta che metto in scena Beckett ha dichiarato Castri  Rileggendo Finale di partita mi sono trovato a fare alcune considerazioni molto semplici: la scrittura  di Beckett fa il paio con quella d Cecov nelle Tre Sorelle, lavoro che ho messo in scena un paio di anni fa, per la sua asciuttezza ed essenzialità; un momento di scrittura che nasce nell’800 ma che penetra nel ‘900 e del secolo scorso riassume, secondo me. nella maniera più efficace, alcuni stimoli.’</em></p>
<p style="text-align: justify;">Protagonisti in scena Hamm, cieco e condannato a trascorrere i suoi giorni su una sedia a rotelle e Clov, il suo servo. I due  vivono un rapporto conflittuale, in cui si consumano continui litigi ma anche una reciproca dipendenza. Clov vive nell’eterna tentazione di andarsene ma pare non esserne capace. L’incalzante botta e risposta  tra Hamm e il suo servitore che costituiscono l’ordito più evidente della trama del testo, sembrano un infinito alternarsi di mossa e contromossa scacchistica. In scena, incombe la presenza degli anziani genitori di Hamm, Nagg e Nell entrambi privi degli arti inferiori costretti a trascorrere la loro esistenza nei bidoni della spazzatura. Lo stesso Beckett, nel corso di alcune prove dello spettacolo allo Schiller Theatre di Berlino disse: “Hamm è il re in questa partita a scacchi persa sin dall’inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare l’inevitabile fine”.</p>
<p style="text-align: justify;">‘<em>Finale di Partita &#8211; dichiara Castri – racconta di un giorno particolare, (…) ha un percorso seminarrativo , da un certo punto di vista, che lo differenzia molto da Aspettando Godot. Un percorso che va da un punto A ad un punto B con un punto finale sospeso come sarebbe difficile non aspettarsi da Beckett</em>.’</p>
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		<title>L&#8217;ultima recita di Salomè</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 15:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[8 e 9 febbraio ore 21,00 
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
da Oscar Wilde
con Ferdinando Bruni Oscar Wilde, Iokanaan, Erode
Enzo Curcurù Mavor Parker, Giovane siriano, Erodiade
Alejandro Bruni Ocaña Salomé
luci di Nando Frigerio
suono di Luca De Marinis
produzione Teatridithalia
Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco conosciuta in Italia, forse messa in ombra dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>8 e 9 febbraio ore 21,00 </strong></p>
<p>uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia<br />
da Oscar Wilde</p>
<p><span id="more-2284"></span>con Ferdinando Bruni Oscar Wilde, Iokanaan, Erode<br />
Enzo Curcurù Mavor Parker, Giovane siriano, Erodiade<br />
Alejandro Bruni Ocaña Salomé</p>
<p style="text-align: justify;">luci di Nando Frigerio<br />
suono di Luca De Marinis<br />
produzione Teatridithalia</p>
<p style="text-align: justify;">Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco conosciuta in Italia, forse messa in ombra dalla popolarità della versione operistica di Richard Strauss. L’autore inglese l’aveva composta nel 1891 a Parigi, pensando – pare –  a Sarah Bernhardt, al suo orientaleggiante esotismo, alla sua voce recitante.<br />
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ne portano in scena una versione molto personale, intrecciando materiali diversi al tessuto di questo suggestivo atto unico, brani tratti sia dalle ultime opere dello scrittore (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis) che da testimonianze, interviste e dichiarazioni.<br />
Tra gioco e rito questa inquietante “ultima recita di Salomé”, interpretata unicamente da uomini, va in scena su di un palcoscenico atipico, il baraccone di un circo o di un luna park di periferia.  Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde che divennero suoi accusatori quando fu processato per sodomia) invita il pubblico ad entrare “nel serraglio” dove potrà ammirare un prodigio (o forse un monstrum): il Poeta, “il Gran Sacerdote della Corrente Estetica Moderna che raccolse tutti i sistemi in una sola frase, tutta la vita in un epigramma”.<br />
In uno spettacolo in cui le identità dei personaggi sono destinate a moltiplicarsi, Ferdinando Bruni si cala inizialmente nei panni dello scrittore, raffigurandocelo incatenato in carcere (dove effettivamente fu recluso dal 1895 al 1897); ma in breve al dialogo tra Wilde e Mavor si sovrappongono le battute che nella Salomé si scambiano il profeta Iokanaan, anch’egli prigioniero, e il Giovane siriano incaricato di custodirlo. E così le parole di dolore che segnano le ultime opere dello scrittore si sovrappone la recita di quest’inedita Salomé nella quale Bruni si divede tutti i ruoli con Enzo Curcurù e il giovane Alejandro Bruni.</p>
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		<title>Santos</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 18:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni Politicamente Scorrette]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>

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		<description><![CDATA[22 gennaio 2011, ore 21,00
SANTOS
da un racconto di Roberto Saviano
adattamento teatrale di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro

con Ivan Castiglione, Francesco di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo
voce Raffaele Auriemma
scene Luigi Ferrignom, costumi Giovanna Napolitano
musiche Francesco Forni 	luci Francesco Sabatino
regia Mario Gelardi
Santos è un racconto di Roberto Saviano, uscito in una raccolta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>22 gennaio 2011, ore 21,00</strong></p>
<p>SANTOS</p>
<p>da un racconto di Roberto Saviano</p>
<p>adattamento teatrale di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro</p>
<p><span id="more-2218"></span></p>
<p>con Ivan Castiglione, Francesco di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo</p>
<p>voce Raffaele Auriemma</p>
<p>scene Luigi Ferrignom, costumi Giovanna Napolitano</p>
<p>musiche Francesco Forni 	luci Francesco Sabatino</p>
<p>regia Mario Gelardi</p>
<p style="text-align: justify;">Santos è un racconto di Roberto Saviano, uscito in una raccolta, ma praticamente sconosciuto. È la storia di quattro ragazzini che vengono assoldati come vedette della camorra. Il loro compito è quello di giocare a calcetto in una piazza ed avvisare quando arriva la polizia o qualcuno sospetto. Saviano racconta la carriera dei ragazzi, che si trovano a scegliere tra il calcio e la delinquenza. Il gioco come metafora della vita, il calcio come unica soluzione per uscire da una realtà che appare misera. I ragazzi si trovano a dover scegliere da che parte stare, se continuare a guadagnare soldi facili con attività che diventano sempre più criminali o abbandonare tutto e provare a realizzare i loro sogni. Saviano descrive le vicende di quattro ragazzi e di un giovane boss in ascesa, e quella di un vecchio capoclan, ma descrive anche un piccolo mondo che potrebbe essere quello di una qualsiasi piazza di paese. Santos, il titolo viene dal pallone arancione usato dai ragazzi per giocare a calcio, è una storia densa di emozioni ed avvenimenti, ha una scrittura forte e dinamica come è tipico del Saviano scrittore. Uno dei ragazzi per la passione del calcio, per l’emozione di proseguire un’azione di gioco durante una partita, viene espulso dal gruppo e proprio per questo si salva da una vita fatta di espedienti e criminalità. È la passione che salva la vita di questo ragazzo ed è anche la chiave della storia: seguire un sogno, realizzare un’aspirazione, è l’unica vera speranza di un destino migliore. Abbiamo immaginato una favola nera, permeata di leggenda,  perché i fatti che si susseguono hanno sempre rimandi alla realtà. Abbiamo immerso i protagonisti di Santos  in un’atmosfera arrugginita in cui la luce deve farsi spazio tra le feritoie per illuminare le vite. E, come per ogni favola che si rispetti, ci sono i buoni e i cattivi, c’è il traditore, chi si sacrifica, il bravo ragazzo e il furbo. C’è chi realizza i suoi sogni ma per farlo deve andar via, c’è chi resta e deve fare i conti con la realtà. Una prima parte veloce come il primo tempo di una partita, un tempo in cui gli anni scappano, corrono, si accavallano, una seconda parte in cui arriva l’età adulta e il tempo sembra dilatarsi. A commentare questa favola nera, questa cronaca di cinque vite, un radiocronista d’eccezione, Raffaele Auriemma, vero giocoliere delle parole che commenta non solo il gioco ma anche la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Saviano racconta il calcio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 16:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[grandi storie]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>

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		<description><![CDATA[In attesa dello spettacolo Santos in programmazione il 22 gennaio 2010 ore 21,00
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa dello spettacolo Santos in programmazione il 22 gennaio 2010 ore 21,00</p>
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		<title>Romeo e Giulietta</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 12:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi attori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[regia]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>

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		<description><![CDATA[7 dicembre ore 21,00
8 dicembre ore 16,00
di William Shakespeare
uno spettacolo di Giuseppe Marini

con Sonia Barbadoro, Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Fusco, Marco Grossi, Simone Pieroni, Nicolò Scarparo, Eleonora Tata, Francesco Wolf Lucas Zanforlini
Società per Attori, 
in collaborazione con l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma e l’Accademia “Palcoscenico” di Padova
Al suo terzo incontro con Shakespeare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>7 dicembre ore 21,00</p>
<p>8 dicembre ore 16,00</p>
<p>di William Shakespeare</p>
<p style="text-align: justify;">uno spettacolo di Giuseppe Marini</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2133"></span></p>
<p>con Sonia Barbadoro, Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Fusco, Marco Grossi, Simone Pieroni, Nicolò Scarparo, Eleonora Tata, Francesco Wolf Lucas Zanforlini</p>
<p><em>Società per Attori, </em></p>
<p><em>in collaborazione con l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma e l’Accademia “Palcoscenico” di Padova</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al suo terzo incontro con Shakespeare, dopo il “Sogno di una notte di mezza estate” e “Amleto”, Giuseppe Marini porta ora in scena la più alta e suprema indagine poetica sulla (vera) natura dell’Amore. In tutta la letteratura mondiale di ogni epoca non è stato scritto niente di più sublime e anche nella produzione shakespeariana “Romeo e Giulietta” non ha eguali per come riesce a cantare l’irriducibilità di un amore che muore della propria intensità…del proprio “troppo”. Un amore “nato sotto cattiva stella” che, al suo primo apparire, incontra e copula con l’ombra della morte, perché soltanto il desiderio di annullamento attende e ispira una passione talmente pura e assoluta da non sospettare neppure la possibilità del calcolo, del compromesso, della convenienza (ingredienti più consoni alla Commedia). La morte, dunque, è presente e operosa in questa prima vera tragedia di Shakespeare e rivela sin da subito quale è l’oggetto preferito del suo assalto. Non i vecchi,ma i giovani nel loro desiderio erotico più intenso, nel pieno del loro tumulto ormonale, nel più dilagante trionfo di vita, di passione, di sensi. Nella “bella” Verona del Prologo, in questa città-tomba dilaniata da risse, duelli, da un odio violento di cui non si conoscono neanche più le ragioni d’origine, ma che ferve di vita, di movimento, di banchetti, di feste, di balli, di maschere… di teatro che, per contrasto, tanto più angosciosa e crudele fa apparire la “chiamata” della morte, non c’è spazio per i giovani e per l’Amore. Fiori prematuramente recisi, Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma soltanto in una cripta, in una sorta di macabro legame eterno, raggelato e “premiato” dalle insulse statue d’oro che verranno erette a loro ricordo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/la-notte-poco-prima-della-foresta1/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/la-notte-poco-prima-della-foresta1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 10 aprile, ore 21,00
di Bernard- Marie Koltès
traduzione di Luca Scarlini
con Claudio Santamaria

musica originale Giuliano Sangiorgi
sassofono Raffaele Casarano
scene Carmine Guarino
opera installativa Loredana Longo
costumi Caterina Nardi
installazione sonora Giuliano Lombardo
assistente alla regia Daniela Perticarà
regia Juan Diego Puerta Lopez
Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 10 aprile, ore 21,00</strong></p>
<p>di Bernard- Marie Koltès<br />
traduzione di Luca Scarlini</p>
<p>con Claudio Santamaria</p>
<p><span id="more-1700"></span></p>
<p>musica originale Giuliano Sangiorgi<br />
sassofono Raffaele Casarano</p>
<p>scene Carmine Guarino<br />
opera installativa Loredana Longo<br />
costumi Caterina Nardi<br />
installazione sonora Giuliano Lombardo<br />
assistente alla regia Daniela Perticarà</p>
<p>regia Juan Diego Puerta Lopez</p>
<p>Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un uomo tenta di trattenere uno sconosciuto che ha abbordato per strada una sera in cui è solo, terribilmente solo.<br />
Il protagonista errante di questo intenso soliloquio rovescia parole sul mondo, sul pubblico, mentre dal cielo cade incessante una pioggia carica di valenze simboliche. Una pioggia che annebbia i contorni, che rende liquidi i confini tra il sé e l’altro, che rende spasmodica e convulsa la sequenza dei ricordi.<br />
Ed è così, in maniera confusa ed ossessiva, che il giovane uomo racconta la sua solitudine, il suo sentirsi straniero, diverso, esiliato, vagabondando di notte, alla ricerca di una camera. Struttura quel mondo notturno e visionario in un linguaggio privo di punteggiatura, fatto di parafrasi e ripetizioni, denso di rabbia e nostalgia.<br />
La tensione drammatica si snoda attraverso aspri odori e sensazioni dolorose, creando un percorso emozionale in cui il protagonista diventa paradossalmente leggero, quasi impalpabile, e si perde. Si perde nella sua foresta, quella del lontano Nicaragua, idilliaco territorio senza eserciti né controllo. E ci porta con sé in un abbraccio a tratti molesto e a tratti tenero,  combattuto tra la sua difficoltà di essere e la sua smania di vivere.<br />
La notte poco prima della foresta  venne rappresentato per la prima volta al Festival di Avignone nel 1977, da un Bernard- Maria Koltès allora ventottenne.<br />
Juan Diego Puerta Lopez, regista e coreografo colombiano, è l’artefice di questo progetto drammaturgico che, perseguendo il suo percorso di ricerca teatrale, dirige un duttile Claudio Santamaria e si avvale di linguaggi multipli in grado di attraversare simultaneamente, come la pioggia del testo, aree emozionali diverse.</p>
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		<title>ROMEO AND JULIET (ARE DEAD)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
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		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 9,30 e 11,15 
Regia Laura Pasetti
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori
Produzione: Charioteer Theatre

Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano
Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 9,30 e 11,15 </strong></p>
<p>Regia Laura Pasetti<br />
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne<br />
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori<br />
Produzione: Charioteer Theatre</p>
<p><span id="more-1643"></span></p>
<p>Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono a darsi pace. Non accettano la loro fine prematura e ritengono che Shakespeare sia stato particolarmente ingiusto e crudele. Per cercare di dare un senso al loro destino, ripetono all’infinito la scena finale. Gli spettatori entrano e assistono a questa scena: Giulietta addormentata nella tomba, Romeo arriva, la crede morta e si uccide. Giulietta si sveglia, vede il suo amore morto e si uccide a sua volta.<br />
A questo punto Mercurio interrompe la loro rappresentazione: non ne può più di assistere al finale, propone ai due innamorati di ripercorrere le tappe fondamentali della loro settimana insieme e forse, in questo modo, troveranno le risposte che cercano, forse scopriranno dove Shakespeare ha sbagliato e vedranno se veramente avevano un’altra scelta.</p>
<p>Lo spettacolo si pone il doppio scopo di avvicinare gli studenti alla lingua di Shaekespeare e al Teatro. I tre personaggi principali di Romeo, Giulietta e Mercuzio rappresentano le scene più importanti della tragedia rigorosamente nell’inglese di Shaekespeare e nello stesso tempo commentano in Inglese moderno le scene svolte. Mercuzio funge da narratore collegando le scene in Italiano e traduce dall’inglese alcuni commenti per facilitare i ragazzi nella comprensione.<br />
Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri per sottolineare l’attualità del testo e della storia. La scena della morte dei due innamorati viene prima rappresentata in abiti del 1500, poi i personaggi si cambiano e indossano jeans e maglietta.</p>
<p>Le musiche, di John Metcalfe sottolineano il ritmo di alcune scene, aiutano ad apprezzare il pentametro giambico ed evocano in maniera efficace le circostanze.</p>
<p>Lo spettacolo è molto dinamico, la scenografia inesistente, proprio per dare l’opportunità agli studenti di apprezzare la poesia del testo, stimolare la fantasia e appassionare al teatro, in grado di creare solo con la recitazione le situazioni più drammatiche.</p>
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		<title>MORSO DI LUNA NUOVA</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
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		<description><![CDATA[di Erri De Luca
regia
GIANCARLO SEPE
con
Giovanni Esposito, Antonio Marfella, Luna Romani, Antonella Romano,  Giampiero Schiano, Antonio Spadaro, Simone Spirito, Pino Tufillaro,
La vicenda è ambientata in un periodo storico non molto lontano, la seconda guerra mondiale ed in particolare l’anno 1943 quando si pensava che, con l’armistizio dell’8 settembre la guerra fosse finita ed invece fu solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Erri De Luca</p>
<p>regia<br />
GIANCARLO SEPE</p>
<p><span id="more-1460"></span>con<br />
Giovanni Esposito, Antonio Marfella, Luna Romani, Antonella Romano,  Giampiero Schiano, Antonio Spadaro, Simone Spirito, Pino Tufillaro,</p>
<p>La vicenda è ambientata in un periodo storico non molto lontano, la seconda guerra mondiale ed in particolare l’anno 1943 quando si pensava che, con l’armistizio dell’8 settembre la guerra fosse finita ed invece fu solo l’inizio di una fase peggiore a causa degli scontri tra i tedeschi in ritirata e gli “alleati” che venivano a liberare il paese. Ci affidiamo nuovamente alle parole del regista “… Si tratta di una storia che mette insieme persone in fuga dalla guerra, persone spaventate dai bombardamenti che squassano Napoli. Rifugiate in un ricovero, si incontrano le più diverse realtà umane, dalla più umile al generale in pensione. È un testo che pone sotto il fuoco dell’attenzione la solidarietà, intesa come vera e propria anima partenopea. Se è vero che i napoletani sono molto capricciosi e combattivi, è vero anche che nel momento della difficoltà e del bisogno, della solidarietà umana, subito scattano e aprono una “concettualità” del vivere assieme che sfocia nella lotta contro il nemico comune. Questo è il cuore dello spettacolo: una Napoli prima distratta, in cui ognuno pensa ai fatti suoi, e che quando però identifica un male che può aggredirla ecco scattare una solidarietà incredibile, quel legame speciale che rende forte il suo popolo. È questo il concetto di teatralità che ho voluto mettere insieme: da una Napoli di fantasmi, di persone provate anche nel fisico in quanto assediate dai bombardamenti, da questa Napoli così disperata ecco dunque nascere il guizzo che porta gli uomini a mettersi insieme per dar vita a quella riscossa che ha poi consentito l’entrata degli alleati e la liberazione della città. Il tutto è ambientato in una cantina, un sotterraneo dove si sviluppa in nuce quella che sarà poi la rivolta che scaccerà il nemico…” Il testo di Erri De Luca non è un saggio storico ma solo il racconto degli stati d’animo, dei sentimenti, delle angosce, delle speranze di chi viveva in prima persona e sulla propria pelle, l’esperienza drammatica della guerra. «I protagonisti del libro sono persone, non personaggi. Hanno facce e voci che mi sono state tramandate da mia madre. Nei suoi incubi, però, non c&#8217;è il fragore dei bombardamenti ma il suono della sirena, che dava l&#8217;allarme, spezzava i sonni e costringeva tutti a scappare nei rifugi … Morso di luna nuova, è nulla più che l&#8217;atto di un erede al quale sono stati affidati in lascito quei racconti».(Erri De Luca)<br />
Ricordare la nostra storia, anche quella più recente, è un segno di rispetto nei confronti di chi ha dato la propria vita per la libertà ed è un monito per i posteri affinché si impegnino per evitare nuovi conflitti.</p>
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		<title>TRADIMENTI</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<description><![CDATA[11- 12 DICEMBRE, ORE  21,00
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
con Nicoletta Braschi, Enrico Ianniello, Tony Laudadio
e Nicola Marchitiello
regia Andrea Renzi
scene e costumi Lino Fiorito
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
Fondazione del Teatro Stabile di Torino/OTC Onorevole Teatro Casertano
Tradimenti (Betrayal), commedia che Harold Pinter scrisse nel 1978, è stata celebrata fin dagli esordi come uno dei maggiori testi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>11- 12 DICEMBRE, ORE  21,00</strong></p>
<p><strong>di Harold Pinter</strong><br />
traduzione Alessandra Serra</p>
<p>con Nicoletta Braschi, Enrico Ianniello, Tony Laudadio<br />
e Nicola Marchitiello</p>
<p>regia Andrea Renzi</p>
<p><span id="more-1397"></span>scene e costumi Lino Fiorito<br />
luci Pasquale Mari<br />
suono Daghi Rondanini</p>
<p>Fondazione del Teatro Stabile di Torino/OTC Onorevole Teatro Casertano</p>
<p>Tradimenti (Betrayal), commedia che Harold Pinter scrisse nel 1978, è stata celebrata fin dagli esordi come uno dei maggiori testi del premio Nobel inglese, grazie ai dialoghi stringati, alle ambigue emozioni che filtrano attraverso il fair play dei protagonisti, all’ipocrisia dei rapporti personali e professionali. La pièce parte dall’appuntamento tra due ex amanti che, anni dopo la fine del loro affaire, si incontrano in un pub. In nove, rapide scene si riavvolge il nastro della storia clandestina dei due, fino al bacio che sigla l’inizio della relazione tra Emma, sposata con Robert, e Jerry, miglior amico dell’uomo. Tra viaggi all’estero e riferimenti al mondo sofisticato in cui si muovono i protagonisti, Tradimenti mette in scena personaggi poco amabili e profondamente egotici, le cui parole vengono smentite dai fatti, scena dopo scena, in un brutale viaggio nel tempo ma anche viaggio alla ricerca dell’identità di ciascuno, che sembra strutturarsi proprio partendo dai ricordi. Jerry ed Emma si amano, e il loro amore fluttua in un labirinto di bugie, che avvolge ogni cosa e semina menzogna ovunque: Emma tradisce il marito, Jerry tradisce il miglior amico e la propria moglie Judith, ma anche Robert ha tradito Emma con altre donne. E c’è quasi una prospettiva interna al testo che riguarda il tradimento: Jerry, agente letterario, e Robert, editore, sono figure di successo, ma Pinter insinua che le loro carriere siano la mistificazione delle loro aspettative di un tempo. La civile accettazione dei rispettivi tradimenti permea di una soffocante amarezza l’intera vicenda, insinuando nello spettatore il dubbio sottile che tutti e tre i protagonisti siano complici nelle loro menzogne. In un’intervista rilasciata a Furio Colombo, Pinter spiegava la struttura drammaturgica in questi termini: «È solo il trucco della memoria, La memoria è così. Comincia tutto dall’ultimo istante, si riavvolge all’indietro. Solo che sopra c’è la testa o il cervello o la logica o l’abitudine a pensare. Mettendo tutto alla rovescia, in Betrayal, io ho preso la memoria alla lettera, la memoria senza logica, che è una macchina stupida, come tutte le macchine».<br />
E la crudeltà del testo non si ferma qui: Tradimenti è anche la storia del rapporto durato sette anni tra Harold Pinter e la giornalista televisiva Joan Bakewell, una relazione consumata dall’ombra dei matrimoni di entrambi, resa pubblica sulla scena da questa commedia e, infine, storicizzata da Michael Billington nella biografia del commediografo inglese a metà degli anni ’90. E proprio Billington, a proposito di una ripresa del 2003 della commedia, commenta: «Questo è anche un testo che parla del potere della memoria e delle diverse aspettative di uomini e donne. Ogni incontro nel testo è oscurato dal passato: c’è un pranzo amaramente divertente tra i due uomini quando il ricordo di Jerry della sensualità di Emma è sovrastato dalla dolorosa scoperta di Robert del tradimento della moglie. Ma ciò che fa di questo testo più di un gioco ironico è la consapevolezza di Pinter della differenza tra i due sessi: non avevo capito quanto Emma consideri l’appartamento di Kilburn come un nido d’amore, mentre per Jerry si tratta di un semplice pied-à-terre per il sesso. C’è un momento mozzafiato nella scena a Venezia quando Emma fissa immobile la pagina di un romanzo, consapevole che Robert ha scoperto il suo segreto. E quando la commedia torna indietro nel tempo, lei emana colpevolezza e si torce come un serpente quando muta la pelle».</p>
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		<title>LOVE IS MY SIN</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 10:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>

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		<description><![CDATA[dai sonetti di William Shakespeare
adattamento teatrale Peter Brook

Teatro Asioli, Correggio (RE)
domenica 22 &#8211; lunedi&#8217; 23 novembre 09, ore 21
musiche Louis Couperin (1626-1661) eseguite dal vivo da Franck Krawczyk
luci Philippe Vialatte
con Natasha Parry, Michael Pennington
collaborazione artistica Marie Hélène Estienne
produzione C.I.C .T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris
durata 50 min.
Spettacolo in lingua inglese con sopratitoli
A seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>dai sonetti di William Shakespeare</strong></p>
<p><strong>adattamento teatrale Peter Brook</strong></p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2009/10/natasha-parry-e-michael-pennington.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1326" title="natasha-parry-e-michael-pennington" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2009/10/natasha-parry-e-michael-pennington.jpg" alt="" /></a></p>
<p><strong>Teatro Asioli, Correggio (RE)</strong></p>
<p><strong>domenica 22 &#8211; lunedi&#8217; 23 novembre 09, ore 21</strong></p>
<p>musiche Louis Couperin (1626-1661) eseguite dal vivo da Franck Krawczyk<br />
luci Philippe Vialatte<br />
con Natasha Parry, Michael Pennington<br />
collaborazione artistica Marie Hélène Estienne<br />
produzione C.I.C .T. / Théâtre des Bouffes du Nord, Paris<br />
durata 50 min.</p>
<p>Spettacolo in lingua inglese con sopratitoli</p>
<p>A seguire concerto di Franck Krawczyk<br />
(piano elettrico, fisarmonica)<br />
musiche di Louis Couperin</p>
<p>Peter Brook realizza una mise en scène essenziale, uno spettacolo semplice, minimo, in cui gli attori leggono, recitano, interpretano una scelta dei sonetti di Shakespeare divisi in quattro parti: Il tempo divoratore, La separazione, La gelosia, Il tempo sconfitto.<br />
Natasha Parry e Michael Pennington sono entrambi attori shakesperiani di lungo corso, e ne conoscono il ritmo drammatico e le sfumature vocali: la loro interpretazione in lingua originale &#8211; con sovratitoli &#8211; promette al pubblico di poter apprezzare in profondità questi straordinari liriche.<br />
La musica per clavicembalo di Louis Couperin, resa ancora più delicata nell’esecuzione di Franck Krawczyk per fisarmonica e piano elettrico, è utilizzata da Brook per sottolineare la forza poetica dei Sonnets.<br />
A seguire, un concerto commentato di musiche di Couperin eseguite da Franck Krawczyk.</p>
<p>Nella stupefacente raccolta dei Sonetti penetriamo nella vita segreta di Shakespeare. Scopriamo il suo diario intimo, le sue passioni, le sue gelosie, i suoi sensi di colpa, la sua disperazione, e soprattutto le sue domande sul significato profondo dell’attrazione: per una donna, per un uomo, e per l’atto stesso dello scrivere.<br />
Non si è trattato di scegliere fra i 154 sonetti, ma di far emergere un movimento drammatico. Come guida, ho seguito le domande-risposte inespresse tra due persone.<br />
All’inizio c’è una tranquillità condivisa, poi a poco a poco emergono le pene d’amore: separazione, infedeltà, tradimento, fino al disgusto carnale.<br />
Poi, alla fine, Shakespeare esprime un amore che supera tutto, che si rivela più forte della vecchiaia e della morte.<br />
L’amore vince il tempo.<br />
Grazie alla loro lunga frequentazione shakespeariana, Natasha Parry e Michael Pennington insieme rendono perfettamente la ricchezza di questi testi.<br />
Peter Brook</p>
<p>Peter Brook è nato a Londra nel 1925. E’ uno dei più grandi registi del teatro mondiale: i suoi allestimenti per la scena, i suoi film, le sue regie liriche hanno scritto una pagina fondamentale nella storia dello spettacolo di tutti i tempi.<br />
Natasha Parry ha recitato con John Gielgud, Alec Guiness, Orson Welles, Rex Harrison sui palcoscenici inglesi e americani. Dal 1970 collabora con Peter Brook e il C.I.R.T. (Centre International de Recherche Théâtrale) da lui creato.  Ha lavorato con molti altri registi e attori, anche per il cinema.<br />
Michael Pennington (Cambridge, 1943), attore e regista, è cofondatore con Michel Bogdanov della English Shakespeare Company. Ha effettuato tournée in tutto il mondo con gli spettacoli della compagnia. E’ noto anche per le sue apparizioni cinematografiche e televisive (Il ritorno dello Jedi, Il ritorno di Sherlock Holmes…)<br />
Franck Krawczyk, nato nel 1969, è pianista e compositore. Oltre che di musica per orchestra, da camera e di numerose trascrizioni, è autore di musica per le scena e per installazioni, avendo collaborato, tra gli altri, con Boltanski, Kalman, Emio Greco/PC, Ostrovski. Insegna musica da camera al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Lione.<br />
Marie-Hélène Estienne ha preso parte a numerosi progetti teatrali di Brook e altri, sia come assistente alla drammaturgia che come adattatrice dei testi e co-autrice.</p>
<p><strong> Info e prenotazioni:</strong><br />
Teatro Comunale &#8220;Bonifazio Asioli&#8221;<br />
Corso Cavour, 9<br />
42015 Correggio (RE)<br />
Tel. 0522 637813<br />
Fax 0522 632681<br />
e-mail: info@teatroasioli.it</p>
<p>Apertura biglietteria:<br />
da lunedì a venerdì 18.00 &#8211; 19.00<br />
sabato 10.30 &#8211; 12.30</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Commedia di Candido</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 21:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>

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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 21,00
LA COMMEDIA DI CANDIDO
Ovvero
Avventura teatrale di una gran donna, tre grandi e un grande libro
Ispirata al candido di Voltaire
Di Stefano Massini
Con Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani
e con
Massimiliano Giovannetti,Natalia Magni, Francesca Farcomeni, Desireè Giorgetti, Alessandro Pazzi
Scene e costumi di Gianluca Sbicca – Simone Valsecchi
Musiche di Cesare Picco
Disegno luci di Iuraj SALERI
Regia di Sergio Fantoni
Agustine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 21,00</strong></p>
<p>LA COMMEDIA DI CANDIDO<br />
Ovvero<br />
Avventura teatrale di una gran donna, tre grandi e un grande libro</p>
<p>Ispirata al candido di Voltaire<br />
Di Stefano Massini<br />
Con Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani</p>
<p>e con<br />
Massimiliano Giovannetti,Natalia Magni, Francesca Farcomeni, Desireè Giorgetti, Alessandro Pazzi</p>
<p>Scene e costumi di Gianluca Sbicca – Simone Valsecchi<br />
Musiche di Cesare Picco<br />
Disegno luci di Iuraj SALERI</p>
<p>Regia di Sergio Fantoni</p>
<p>Agustine, un’attrice particolarmente esuberante del 1700 parigino,  finisce dentro una storia mille volte più grande di lei. Più precisamente, finisce in un triangolo impazzito fra tre signori di mezza età non proprio sconosciuti, di nome Denis Diderot, Jean Jacques Rousseau e Voltaire. Perché il caso vuole che l’ultimo di questi tre stia terrorizzando il mondo dalla sua villa di Ginevra. Voltaire, minaccia infatti di dare alle stampe un certo libretto satirico – piuttosto cattivo – in cui in un colpo solo potrebbe mettere alla berlina tutti i potenti del suo tempo, tutti i valori, tutti i suoi colleghi. Questo simpatico libretto è il Candido. Una pubblicazione di questo genere, in effetti, provoca un caos senza precedenti. Diderot teme per la propria Enciclopedia, Rousseau ha i brividi perché sa che Voltaire lo odia da sempre, i sovrani di mezza Europa tremano all’idea di essere svergognati, i gesuiti si preparano alla censura immediata…insomma, si schierano tutti contro Voltaire e il Candido.  Augustine si trova impelagata in questo turbinio. Le toccherà un’avventura rocambolesca  &#8211; sempre sul filo del rasoio – tra le fisime di Diderot, le sontuose colazioni di Voltaire e il tinello fatiscente di Rousseau in un vortice di travestimenti e in una carambola di finzioni.<br />
La Commedia di Candido è un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica all’infinito, uno spettacolo colorato, un susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono  duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ma in questa favola – avventura di pieno Settecento fra filosofi e parrucche c’è molto che riguarda l’età contemporanea: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso. I temi del Candido, quanto mai attuali, tornano per porci grandi domande travestite da sberleffi. Perché “non c’è miglior modo di pensare che farlo ridendo” come disse lo stesso Voltaire.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Hedda Gabler</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/hedda-gabler1/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/hedda-gabler1/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 16:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.teatrocasalecchio.it/home/?p=764</guid>
		<description><![CDATA[10 &#8211; 11 febbraio, ore 21,00 
di Henrik Ibsen
Regia di ELENA BUCCI
con la collaborazione di Marco Sgrosso
Progetto ed elaborazione drammaturgica di  Elena Bucci e Marco Sgrosso
disegno luci Maurizio Viani &#8211; costumi Ursula Patzak
con
Elena Bucci, Maurizio Cardillo, Roberto Marinelli, Filippo Pagotto
Giovanna Randi, Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani
Produzione CTB – Teatro Stabile di Brescia
In collaborazione con la  Compagnia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10 &#8211; 11 febbraio, ore 21,00 </strong></p>
<p>di Henrik Ibsen</p>
<p>Regia di ELENA BUCCI<br />
con la collaborazione di Marco Sgrosso<br />
Progetto ed elaborazione drammaturgica di  Elena Bucci e Marco Sgrosso<br />
disegno luci Maurizio Viani &#8211; costumi Ursula Patzak</p>
<p>con</p>
<p>Elena Bucci, Maurizio Cardillo, Roberto Marinelli, Filippo Pagotto<br />
Giovanna Randi, Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani</p>
<p>Produzione CTB – Teatro Stabile di Brescia<br />
In collaborazione con la  Compagnia Le Belle Bandiere<br />
Con il sostegno del Comune di Russi</p>
<p>Il rumore della folla mi spaventa&#8230;io non voglio trascinare la mia veste nel fango della vita, ma in abiti di festa aspettare il giorno dell’avvenire.</p>
<p>Henrik Ibsen</p>
<p>Siamo in un ambiente apparentemente tranquillo, una grande villa allestita secondo i canoni del paradiso borghese: agi, comodità, fiori recisi, il pianoforte, una collezione di pistole, un grande ritratto del padre di Hedda, il generale Gabler.  Anche il paesaggio umano sembra confortante: una coppia appena sposata con un promettente futuro, una zia premurosa, un assiduo amico di famiglia, un uomo di genio che torna alla rispettabilità e al lavoro, dopo una vita dissipata, ispirato dalla dedizione di una donna. Ma nell’arco di tempo di due giorni, scopriamo che niente è quello che appare. I soldi non bastano, l’amore non c’è o viene eluso, si scatenano invidie e rivalità, tornano a bruciare passioni che sembravano domate dalla ragionevolezza e dal buon senso. Per ben due volte risuona la battuta ‘queste cose non si fanno’: non si dà scandalo, non si dice la verità, non si vive secondo il proprio sentire, non si incrina l’immagine del decoro.<br />
Nell’allestimento di Elena Bucci, che ne è la protagonista insieme a Marco Sgrosso, lo spazio scenico cerca di fare sua la spietata sincerità del teatro: non c’è nessuno degli oggetti nominati, nessuna villa, nessun salotto. Ci sono otto sedie e, disegnati a terra, forme di quadrati concentrici che diventano labirinti, schemi di gioco, traiettorie per pedine, corridoi spalancati su un esterno che non si ha la forza di affrontare.<br />
Nella noia spesso dichiarata che procura questa attesa sotto anestesia e senza gusto, la vitalità si rifugia nel gioco del ‘parlare’, distillato in partite crudeli che misurano il potere di uno sull’altro, secondo un codice raffinato ed ipocrita.  I dialoghi, spesso a due, a volte a tre, sembrano svolgersi in una casa trasformata in elegante ring.<br />
Questi personaggi, così vicini per immagine e modi alle vecchie fotografie dei nostri album, rivelano nel duello una dimensione che li avvicina per un attimo ai miti delle grandi tragedie o dei racconti popolari, ma si ritraggono poi nel momento dell’azione decisiva che li trasformerebbe, se non in eroi, almeno in protagonisti della loro stessa vita.<br />
Ibsen, con intelligenza, consapevolezza ed ironia, riesce con grazia a farci sorridere, proprio mentre ci rivela  che  questa grande villa dove non c’è posto per la vita e non c’è posto per la morte, pur immaginata nel 1890, è ancora la nostra.</p>
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		<title>La concessione del telefono</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 23:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>

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		<description><![CDATA[LUNEDI’ 14 APRILE 2008, ORE 21,00
TEATRO STABILE DI CATANIA
presenta
LA CONCESSIONE DEL TELEFONO
dall’omonimo  romanzo di Andrea Camilleri
testo teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia
Giuseppe Dipasquale
scene di Antonio Fiorentino
costumi di Angela Gallaro
musiche di Massimiliano Pace
luci di Franco Buzzanca
con
Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina
Marcello Perracchio     e     Gian Paolo Poddighe
Alessandra Costanzo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LUNEDI’ 14 APRILE 2008, ORE 21,00</strong></p>
<p><strong>TEATRO STABILE DI CATANIA</strong><br />
presenta<br />
<strong>LA CONCESSIONE DEL TELEFONO</strong><br />
dall’omonimo  romanzo di Andrea Camilleri<br />
testo teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale</p>
<p>regia<br />
Giuseppe Dipasquale</p>
<p>scene di Antonio Fiorentino<br />
costumi di Angela Gallaro<br />
musiche di Massimiliano Pace<br />
luci di Franco Buzzanca</p>
<p>con<br />
Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina<br />
Marcello Perracchio     e     Gian Paolo Poddighe<br />
Alessandra Costanzo, Francesco Di Vincenzo, Mimmo Mignemi,  Angelo Tosto</p>
<p>La concessione del telefono, uno dei romanzi più amati di Andrea Camilleri, da cui è tratta la commedia omonima, è composta da un intreccio di equivoci e imbrogli che trovano la loro ambientazione ideale a Vigàta, la città immaginaria ormai nota a tutti che, nelle pagine dello scrittore agrigentino,  diventa ogni volta metafora di un modo di essere.<br />
Tutta la vicenda prende il via da un equivoco: Filippo Genuardi, cittadino di Vigatà, invia al Prefetto Vittorio Marascianno, la richiesta per la concessione di una linea telefonica ad uso privato. Come sarà più chiaro in seguito, il Genuardi è sposato con la figlia di un ricco possidente, vive di espedienti e di continue richieste al suocero, il quale è coniugato in seconde nozze con una bella ragazza troppo giovane per lui. Filippo si è invaghito, ricambiato, della moglie del suocero e il telefono, che collegherebbe le due case, dovrebbe appunto servire a rendere più frequenti gli appuntamenti clandestini. Però la richiesta non doveva essere inviata al Prefetto, ma all&#8217;amministrazione delle Poste e Telegrafi. Per ottenere una risposta chiara sulla faccenda, il Genuardi si rivolge ad un mafioso locale, il quale lo prega a sua volta di un favore. Intanto il Prefetto si è inquietato e inizia ad indagare sul Genuardi: i carabinieri lo aiutano, sospettando Filippo di attività sediziosa. A sua volta, il capomafia crede di essere stato dal Genuardi tradito e &#8230; tutto si complica. Lettere dei carabinieri, di prefetti, ministri, geometri, direttori generali, proprietari terrieri, commercianti, questori si intrecciano in un groviglio, nel quale annaspano vari personaggi del paese e, primo tra tutti, Filippo, preso dalla sua passione, ma avviato inesorabilmente entro un gioco molto più grande di lui .<br />
Ispirata dal rinvenimento di un astruso decreto ministeriale con cui, nel 1892, veniva concessa alla famiglia di Camilleri una linea telefonica, l’opera è una divertente ricostruzione delle assurdità burocratiche che spesso appesantiscono le nostre vite ma in una lettura più profonda, anche una denuncia della fitta rete di connivenze che affliggono la Sicilia, oppressa da Stato, Mafia e Chiesa. L&#8217;adattamento teatrale mette in scena uno spettacolo comico dai tempi perfetti, in cui  la peculiarità narrativa del romanzo non soccombe alla rappresentazione.</p>
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