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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; Innovazione</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<itunes:summary>Casalecchio di Reno (BO)</itunes:summary>
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			<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni</title>
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		<title>Sul concetto di volto nel Figlio di Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 18:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[17 e 18 febbario ore 21
Socìetas Raffaello Sanzio
Ideazione e regia: Romeo Castellucci
Musica originale: Scott Gibbons
Con: Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Voltolina
Collaborazione all’allestimento: Giacomo Strada
Realizzazione oggetti: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso
Tecnica del suono: Marco Canali, Matteo Braglia
Luci: Fabio Berselli, Luciano Trebbi
Attrezzeria: Vito Matera
Organizzazione: Gilda Biasini, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini
Amministrazione: Michela Medri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>17 e 18 febbario ore 21</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Socìetas Raffaello Sanzio<br />
Ideazione e regia: Romeo Castellucci<br />
Musica originale: Scott Gibbons<br />
<span id="more-3174"></span>Con: Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella<br />
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Voltolina<br />
Collaborazione all’allestimento: Giacomo Strada<br />
Realizzazione oggetti: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso<br />
Tecnica del suono: Marco Canali, Matteo Braglia<br />
Luci: Fabio Berselli, Luciano Trebbi<br />
Attrezzeria: Vito Matera<br />
Organizzazione: Gilda Biasini, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini<br />
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci<br />
Consulenza &amp; Progettazione: Massimiliano Coli</p>
<p>Durata 60 min. circa</p>
<p style="text-align: justify;">Produttore Esecutivo: <em>Societas Raffaello Sanzio</em><br />
in Coproduzione con: <em>Theater der Welt 2010  deSingel international arts campus / Antwerp Théâtre National de Bretagne / Rennes The National Theatre / Oslo Norway<br />
Barbican London and SPILL Festival of Performance  Chekhov International Theatre Festival / Moscow Holland Festival / Amsterdam;  Athens Festival GREC 2011 Festival de Barcelona  Festival d’Avignon  International Theatre Festival DIALOG Wroclav / Poland  BITEF (Belgrade International Theatre Festival) spielzeit&#8217;europa I Berliner Festspiele/  Théâtre de la Ville–Paris/ Romaeuropa Festival  Theatre festival /SPIELART München (Spielmotor München e.V.) Le-Maillon, Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne  TAP Théâtre Auditorium de Poitiers- Scène Nationale Peak Performances @ Montclair State-USA</em><br />
In collaborazione con <em>Centrale Fies/Dro</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’attività generale della Socìetas Raffaello Sanzio è sostenuta dalle seguenti Istituzioni italiane: Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Regione Emilia Romagna; Comune di Cesena. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo nasce dalla considerazione dell’odierna ed estrema solitudine del Volto di Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo vuole essere una riflessione sulla difficoltà del 4° comandamento se preso alla lettera. Onora il padre e la madre.<br />
Un figlio, nonostante tutto, si prende cura del proprio padre, della sua incontinenza, del suo crollo fisico e morale. Crede, senza conoscerlo, in questo comandamento. Fino in fondo. Fino in fondo il figlio sopporta quella che sembra essere l’unica eredità del proprio padre. Le sue feci. E così come il padre anche il figlio sembra svuotarsi del proprio essere. La kenosis troppo umana di fronte a quella divina.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale. Gli escrementi rappresentano la realtà ultima della creatura, ma anche il vocabolario quotidiano del linguaggio d’amore che il figlio porta al proprio padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra sullo sfondo il grande volto del Salvator Mundi dipinto da Antonello da Messina. Tutto lo svolgimento della scena non è che un piano-sequenza molto semplice che descrive tutti i tentativi del figlio di pulire e ridare dignità al vecchio genitore. Invano. Gesù, il Salvator Mundi, è il testimone muto del fallimento del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo ha scelto proprio il dipinto di Antonello a causa dello sguardo che il pittore ha saputo imprimere all’espressione ineffabile del volto di Gesù.  Questo sguardo è in grado di guardare direttamente negli occhi ciascuno spettatore. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Questa economia dello sguardo obbliga,  perché interroga, la coscienza di ciascuno spettatore come spettatore. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora. Questo ritratto di Antonello cessa di essere un dipinto per farsi specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche lo rendono possibile,  vede l’ingresso di un gruppo di bambini. Entrano in scena con le loro cartelle di scuola che svuotano presto del loro contenuto: si tratta di granate giocattolo. Uno a uno cominciano a lanciare queste bombe sul ritratto. E’ un crescendo. Ad ogni colpo corrisponde un frastuono. Nel climax delle deflagrazioni, imitanti degli autentici colpi di cannone, nasce dapprima una voce che sussurra il nome di Gesù, poi si moltiplicano fino a diventare tante e tutte ripetono quel nome. Poi, sul finire dell’azione e come fosse il prodotto di quei colpi, nasce un canto: il “Gloria Patri – Omnis Una&#8221; di Sisak. I colpi delle bombe diventano la musica del suo nome. In questa scena non ci sono adulti. Ci sono innocenti contro un innocente. La violenza rimane nel gesto adulto mentre l’intenzione è quella del bambino che vuole l’attenzione del genitore distratto. Il bambino ha fame, come si dice nel salmo 88: Dio non nascondermi il tuo Volto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche di ciascuna sala teatrale lo rendono possibile, prevede in un momento l’uso dell’odore di ammoniaca. L’ammoniaca, come si sa, è l’ultima trasformazione possibile,  l’ultima fattuale transustanziazione dell’uomo, l’ultima esalazione del corpo umano nella morte: le spoglie dell’uomo si trasformano in gas, in aureola. Il “profumo” dell’uomo. Il suo saluto alla terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo &#8211; come tutto il Teatro Occidentale che trova fondamento nella problematica bellezza della Tragedia greca &#8211; obbedisce alle sue stesse regole retoriche:<br />
è antifrastico, utilizza cioè l’elemento estraneo e violento per veicolare il significato contrario.  La violenza qui significa, omeopaticamente, la ricerca e il bisogno di contatto umano; così come allo stesso modo un bacio può significare tradimento. La lezione della Tragedia attica consiste in questo: fare un passo indietro: rendersi disumani per potere meglio comprendere l’umana fragilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo nasce come un getto diretto delle e dalle Sacre Scritture. Il libro dell’Ecclesiaste, la Teodicea del Libro di Giobbe, il salmo 22, il salmo 23, i Vangeli. Il libro della Tragedia appoggiato su quello della Bibbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero che emana &#8211; achiropita, non per mano d’uomo – dal ritratto del Cristo. Tutto l’inchiostro delle sacre scritture qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’ icona ulteriore: quella che scavalca ogni immagine e che ci consegna un luogo vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra la tela del dipinto che viene lacerata come una membrana, come un sideramento dell’immagine. Un campo vuoto e nero in cui campeggia luminosa una scritta di luce, scavata nelle tavole del supporto del ritratto: Tu sei il mio pastore. E’ la celebre frase del salmo 23 di Davide. La scrittura della Bibbia ha perso il suo inchiostro per essere espressa in forma luminosa. Ma ecco che quando si accendono le luci in sala si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta in grigio e quasi inintelligibile: un non, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu non sei il mio pastore. La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore? Il dubbio di Gesù sulla croce Dio perché mi hai abbandonato? espresso dalle parole stesse del salmo 22 del Re Davide. Questa sospensione, questo salto della frase, racchiude il nucleo della fede come dubbio, come luce. E allo stesso tempo è sempre lei, la stessa domanda: essere o non essere? O piuttosto: essere E non essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo è una bestemmia, come la croce è bestemmia romana, come la corona di spine è bestemmia romana, come Gesù condannato, perché ha bestemmiato. Nel libro dell’Esodo la sola  pronuncia del nome di JHWH è bestemmia. Dante scrive una bestemmia nel canto XXV dell’Inferno. Venerare il volto di Cristo nelle icone era bestemmia e idolatria per i cristiani bizantini prima del Concilio di Nicea. Galileo bestemmia quando dice che la terra gira intorno al sole. Vedere il proprio padre perdere le feci per casa, in cucina, in salotto è bestemmia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo non è esatto, questo spettacolo è merda d’artista.</p>
<p style="text-align: justify;">16 gennaio 2012<br />
Romeo Castellucci, Socìetas Raffaello Sanzio</p>
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		<title>Cane blu</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 22:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro per famiglie 11/12]]></category>
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		<description><![CDATA[22 gennaio ore 16, 30
adattamento teatrale Nicola Lusuardi
regia Fabrizio Montecchi
produzione Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile D’Innovazione
Chien Bleu, Nadja © L’Ecole des Loisirs &#8211; Paris
dai 3 anni
teatro d&#8217;attore e ombre

Quale bambino non ha mai sognato d’avere un cane che dorme con lui, che veglia su di lui e lo protegge? Cane Blu non è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>22 gennaio ore 16, 30</strong></p>
<p>adattamento teatrale Nicola Lusuardi<br />
regia Fabrizio Montecchi</p>
<p>produzione Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile D’Innovazione<br />
Chien Bleu, Nadja © L’Ecole des Loisirs &#8211; Paris</p>
<p>dai 3 anni<br />
teatro d&#8217;attore e ombre</p>
<p><span id="more-3154"></span></p>
<p>Quale bambino non ha mai sognato d’avere un cane che dorme con lui, che veglia su di lui e lo protegge? Cane Blu non è un cane come gli altri. Arriva da un dove che non si sa dov’è e da un tempo che sembra senza tempo. Questo lo rende libero, potente e misterioso. Ma Cane Blu è anche docile e mansueto e questo ne fa il protettore, l’amico, il confidente di Carlotta. Tra Cane Blu e la bambina nasce un’amicizia segreta, fatta soprattutto di silenzi e tenerezze, interrotta solo dalla madre che, una volta scoperto il legame tra i due, impedisce alla bambina di accoglierlo e di frequentarlo. Ma Cane Blu continua a vegliare su Carlotta e nel momento del pericolo la salva, difendendola dall’attacco dello Spirito del bosco nel quale la bambina si era persa.<br />
Questa storia, all’apparenza semplice e lineare, è in realtà pervasa da qualcosa di grande e misterioso che la rende ricca di pathos e di tensione. Cane Blu ci racconta l’universo più intimo e contrastato del bambino e del “fantastico” che si fa presenza quotidiana, che s’insinua nelle nostre vite e ci accompagna in momenti importanti della nostra esistenza.<br />
Con questa produzione Teatro Gioco Vita continua il suo viaggio nel mondo del libro illustrato per bambini scegliendo un’autrice connotata per l’originalità dei suoi temi e delle sue illustrazioni. L’opera di Nadja rappresenta sicuramente un’ulteriore occasione per evolvere il proprio linguaggio delle ombre e sviluppare nuove forme rappresenta¬tive ed espressive per il pubblico dei più piccoli.</p>
<p>E dopo lo spettacolo MERENDA IN COMPAGNIA con collaborazione con</p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/03/melamangio-x-web.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-2514" title="melamangio x web" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/03/melamangio-x-web.bmp" alt="melamangio x web" width="134" height="52" /></a></p>
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		<title>La repubblica dei bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 21:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
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		<description><![CDATA[29 e 30 novembre 2011, ore 10
Teatro delle Briciole
Cantiere Nuovi Sguardi per un Pubblico Giovane
un progetto affidato a Teatro Sotterraneo
regia Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Daniele Bonaiuti, Chiara Renzietà
7-10 anni
Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 e 30 novembre 2011, ore 10</strong></p>
<p>Teatro delle Briciole<br />
Cantiere Nuovi Sguardi per un Pubblico Giovane</p>
<p>un progetto affidato a Teatro Sotterraneo</p>
<p><span id="more-3010"></span>regia Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa<br />
con Daniele Bonaiuti, Chiara Renzietà</p>
<p style="text-align: justify;">7-10 anni</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo politico-militare e dove alcuni soggetti, preso il controllo del territorio, hanno emanato proprie leggi, coniato una nuova moneta, strutturato proprie istituzioni e avviato rapporti con territori vicini. Qui l’esercizio di cittadinanza può ripartire da zero, porsi domande originarie sul fare società e rispondere con modalità inedite.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parte dalla scena teatrale come piattaforma vuota su cui costruire una micronazione. Due attori irrompono sulla scena e cominciano a progettare il loro paese in miniatura. Servono delle leggi. Servono dei luoghi. Servono delle cose. Si parte da zero, tutto è da costruire, liberi di costruirlo come vogliamo. La micronazione è una scena vuota, deserta, che lentamente si popola e riempie, magari anche degli stessi elementi che compongo il panorama teatrale (luci, musiche ecc) oppure di segnali che diano regole (cartelli, striscioni ecc) di modo che ai bambini sia dato vedere come da un vuoto si possa edificare una Polis. L’incognita è sul tipo di Polis.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro il coinvolgimento diretto dei bambini pare un necessario rovesciamento. I bambini non dispongono solitamente di potere diretto. Sui bambini non gravano responsabilità. I bambini vivono in un mondo normativo, fatto di ordini, obblighi e divieti. È nella natura delle cose, che il vecchio guidi il fanciullo. E del resto il fanciullo non potrebbe decidere su cose di cui non ha ancora fatto esperienza. Nel costruire una nazione in miniatura proviamo a dotare i bambini di un potere inedito e fatto su misura. Sullo sfondo un piccolo luogo deserto in cui dar vita a una società, Robinson Crusoe ma anche il serial Lost, e naturalmente Il signore delle mosche di Golding.<br />
Si tratta di una piccola Cosa Pubblica, si tratta di uno spettacolo teatrale dove la finzione è evidente perché è il motore dell’immaginazione, si tratta di un paese in miniatura che si spegnerà quando si spegneranno le luci che lo illuminano, ma al tempo stesso si tratta di una possibilità.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Poesia, cittadinanza e conflitto per il teatro scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 15:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola 11/12]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Poesia, cittadinanza e conflitto sono le parole chiave intorno a cui è stato costruito L’alfabeto del cuore 2011/12,  la rassegna dedicata alle scuole promossa da Emilia Romagna Teatro Fondazione per il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.  Tre parole che racchiudono fondamenti della vita da conoscere, praticare, gestire sin dalla prima infanzia.  Così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Poesia</strong>,<strong> cittadinanza</strong> e <strong>conflitto</strong> sono le parole chiave intorno a cui è stato costruito <strong>L’alfabeto del cuore 2011/12</strong>,  la rassegna dedicata alle scuole promossa da Emilia Romagna Teatro Fondazione per il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.  Tre parole che racchiudono fondamenti della vita da conoscere, praticare, gestire sin dalla prima infanzia.  Così, se la scuola è il luogo della formazione dell’individuo, il teatro ne diventa la palestra offrendo squarci di realtà e affondi poetici di cui appropriarsi come patrimonio personale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio da uno spettacolo che mette i piccoli spettatori in una situazione di  partecipazione civile che si comincia: <strong>La repubblica dei bambini</strong>, del <strong>Teatro Sotterraneo, </strong>costruisce tra le mura del teatro una micro nazione, invita i bambini a esprimere  il loro voto, a governare direttamente un piccolissimo stato che durerà solo un’ora ma a sufficienza per capire il valore della Cosa Pubblica.  E patrimonio comune non può  non essere anche la poesia che, in collaborazione con la Biblioteca Cesare Pavese diventerà uno dei fili portanti di tutta la stagione attraverso attività formative, incontri con poeti e naturalmente, con il teatro. <strong>Ferruccio Filipazzi</strong>, uno dei narratori più longevi del Teatro Ragazzi italiano, presenterà <strong>E sulle case il cielo</strong>, nato dall’incontro con <strong>Giusi Quarenghi.</strong> Uno spettacolo di poesia  illustrato dal vivo dai disegni su sabbia di <strong>Massimo Ottoni</strong>, un’occasione per incontrare direttamente quella che viene considerata una della maggiori poetesse contemporanee per l’infanzia ma soprattutto un modo per avvicinare la poesia  con leggerezza ed emozione. Di grande poeticità sono anche gli spettacoli  destinati al pubblico  più piccolo: da <strong>Nico cerca un amico</strong> del <strong>Baule Volante</strong>, tratto dal libro illustrato di <strong>Matthias Hoppe</strong> a <strong>In mezzo al mare</strong> di <strong>Silvano Antonelli</strong> e <strong>Storie Fruttuose</strong> di <strong>Cà Luogo d’arte</strong>, il rapporto con il mondo delle emozioni e delle loro rappresentazioni è fortissimo, passando dai libri illustrati e dai ricordi dei bambini raccolti dall’Osservatorio dell’immaginario della Compagnia Stilema ai linguaggi dell’animazione e della scena.  Come sempre inoltre, non mancheranno le grandi storie: <strong>Rosaspina</strong> del <strong>Teatro del Piccione</strong> e <strong>Robin Hood</strong> di <strong>Armamaxa Teatro</strong>, saranno opportunità di incontro con il  fiabesco e il mondo delle leggende popolari, mentre <strong>Secondo Pinocchio</strong>, della <strong>Compagnia Burambò</strong> dimostrerà, ancora una volta, la ricchezza delle grandi  storie da cui è sempre possibile trarre nuova linfa e ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la ormai consolidata sezione dedicata agli adolescenti invece, si è scelto di lavorare sul conflitto, in collaborazione con il Centro di Documentazione Pedagogica.  <strong>Gang</strong>, lo spettacolo del <strong>Charioteer Theatre</strong> in lingua inglese, racconta il conflitto sociale, quello delle bande giovanili che infiammano le strade del Regno Unito, coinvolgendo direttamente gli studenti nella messinscena, mentre <strong>Somari</strong>, della giovanissima compagnia <strong>Kilodrammi</strong>, parla di un conflitto più nascosto, quello con gli adulti e con il proprio tempo, incapace di dare alle giovani generazioni prospettive future.  Una proposta, quella per gli adolescenti, che come lo scorso anno sarà seguita anche dagli psicologi della ASL di Bologna e che verrà corredato da incontri, attività di laboratorio e blog.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuano naturalmente le tradizionali proposte di formazione sia per le classi con <strong>l’Associazione Culturale Cantharide</strong>, con <strong>Franny e Zooey</strong> e i laboratori di costruzione dei burattini condotti dalla maestra burattinaia Sandra Pagliarani in collaborazione con <strong>Arte e Salute Onlus</strong>, sia per i docenti, con la ripresa degli incontri su didattica e teatro. Una importante novità è rappresentata da progetto <strong>Face à Face</strong>, <strong>Parole di francia per scene d’Italia</strong>, realizzato grazie alla collaborazione con l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Alliance Française di Bologna con cui nelle scorse stagioni, sono stati  presentati al pubblico  testi di drammaturgia contemporanea francese. Quest’anno il progetto verrà destinato all’infanzia: i testi di autori francesi presi in considerazione porteranno con sé nuovi mondi, sia dal punto di vista linguistico che dal punto di vista poetico, e metteranno in relazione un’idea di infanzia e di teatro per l’infanzia molto diverse tra loro, come ma con moltissime affinità.  Un modo per allargare i propri confini, mettere in relazione esperienze diverse e chissà,  costruire un’idea d’infanzia europea.</p>
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		</item>
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		<title>Eco &#8211; Electonic Cooperation on line</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 13:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 17 al 19 di Aprile
in diretta streaming dal Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (Bo)
Un progetto di Pietro Babina
per Mesmer an Artistic Association
more info: www.pietrobabina.net/eco
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 17 al 19 di Aprile</strong><br />
in diretta streaming dal Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (Bo)</p>
<p><span id="more-2523"></span>Un progetto di Pietro Babina<br />
per Mesmer an Artistic Association</p>
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		<title>UNO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30
11 marzo 2010, ore 10,00
L’inciampo nella realtà

Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni
di Graziano Graziani
Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10marzo 2010, ore 9,15 e 10.30</strong></p>
<p><strong>11 marzo 2010, ore 10,00</strong></p>
<p><strong>L’inciampo nella realtà</strong></p>
<p><span id="more-1679"></span><br />
Dialoga a distanza con Capossela e Chaplin l’ultimo spettacolo del Teatro delle Apparizioni</p>
<p>di Graziano Graziani</p>
<p>Nel Teatro delle Apparizioni un ruolo centrale lo ha sempre rivestito la ricerca dello stupore. Non stiamo parlando del sensazionalismo, della ricerca dell’effetto, ma di quella sensazione epidermica che solletica il corpo quando ci si imbatte in qualcosa di bello ma totalmente inaspettato. Ecco, lo stupore che è centrale nella ricerca del Teatro delle Apparizioni ha a che vedere con la meraviglia. E la meraviglia è un’emozione immediatamente corporea, e quindi intimamente connessa al percorso che questa formazione romana ha intrapreso nel corso degli anni con il teatro sensoriale, segno distintivo dell’esordio e dei primi spettacoli del Teatro delle Apparizioni.<br />
In anni più recenti lo sguardo della compagnia si è spostato verso il teatro ragazzi. Un’evoluzione in qualche modo naturale, che ha permesso di proseguire il percorso intrapreso attorno a questa esplorazione della meraviglia senza reiterare all’infinito le formule legate all’esplorazione sensoriale, contemporaneamente recuperando la frontalità della visione. D’altronde il lavoro del Teatro delle Apparizioni non ha nulla a che vedere con l’intrattenimento per bambini con cui spesso, purtroppo, coincide la formula del teatro ragazzi. Piuttosto, il loro teatro è la materializzazione di una zona di confine, dove il linguaggio della scena sposa le tematiche dell’infanzia, ma lo fa inventando codici e creando suggestioni esattamente come nel teatro “adulto”. E anzi, attingendo a un terreno immaginifico così fecondo e allo stesso tempo così diffuso (poiché il passaggio dell’infanzia è una dimensione comune a tutti), in qualche modo si allinea all’idea di teatro popolare d’arte proposta qualche tempo fa da Massimiliano Civica.</p>
<p>Uno, l’ultima produzione del Tda appena andata in scena al Duncan 3.0 di Roma, è forse l’esempio migliore di questa fusione di piani. Non a caso si tratta di un lavoro che, oltre ad aver vinto il primo premio nel Festival internazionale di teatro ragazzi di Lugano, è risultato finalista al Premio Extra, dedicato alla nuova scena di ricerca italiana. Una capacità di commistione di registri e che si realizza grazie a una facoltà che il cantautore Vinicio Capossela, nelle sue canzoni, ha definito “l’incanto”. Qualcosa che non ha nulla a che vedere con la retorica dell’innocenza, ma piuttosto con la capacità di guardare il mondo con occhi diversi (una facoltà che, ha dichiarato Capossela in un’intervista, «se la sai conservare, poi te la ritrovi»).<br />
Uno (Dario Garofalo) è il personaggio senza nome e (quasi) senza parole che entra sulla scena con il fare un po’ sgonfio e pierrottesco degli attori da film muto. È povero, trasandato, palesemente non ha un soldo in tasca e per di più ha fame e non ha nulla da mangiare. Si aggira per un vasto campo di rifiuti col dondolio luminoso dei derelitti e degli esclusi chapliniani. Comincia a rovistare in mezzo al pattume, nella speranza di trovare qualcosa da mangiare, ma tra i rifiuti trova solo cartacce e rottami. Eppure lì, nella disperazione della solitudine e della fame scatta qualcosa. Uno si illumina, e con lui si illuminano gli oggetti lì attorno. Se non è possibile mangiare si può sempre… fare finta. Così comincia a ingozzarsi di fogli di giornale, accartocciati e infilati sotto la maglia, finché non formano una grande pancia. L’immaginazione è meglio di niente, almeno dà modo di sconfiggere lo scoramento e, soprattutto, di guardare il mondo sotto una luce nuova.<br />
È così che Uno, masticando uno strano gramelot, si lancia in un’esplorazione della realtà attorno a lui che ha completamente cambiato di segno. Gioca con serpenti fatti di tubi di scarico, si fa la doccia in una vasca ricavata da un televisore scassato, fa parlare strani esseri fatti di calzini e scopre tracce di nobili cavalieri del deserto tra tende fatte di giornali, ornati di corone a foggia di cestello di lavatrice.<br />
Di colpo il mondo-pattume partorisce nuove possibilità grazie all’immaginario di questo personaggio stralunato che, grazie l’attenta regia di Fabrizio Pallara, passa da un’immagine all’altra come in una partitura musicale. Una sequenza che muove con naturalezza da un piano di realtà scarna e miserevole a uno di luminosa immaginazione, complici le musiche e il disegno luci, che senza simbolismi tracciano chiaramente la temperatura delle emozioni di Uno.</p>
<p>Non c’è solo gioco nella reinterpretazione degli oggetti, che pure suggerisce al mondo-adulto, dissennato produttore di tutto quello “scarto” che soffoca il pianeta, la possibilità di guardare oltre, riciclando, reinventando, ovvero cambiando prospettiva. Non si tratta solo sorprendersi a sorridere di fronte al concerto per calzini che Uno improvvisa da un sacco di abiti buttati (c’è forse un legame con «Il paradiso dei calzini» di Capossela?). C’è anche la dimensione fortemente politica della volontà di cambiare le cose pur davanti a un campo di macerie, di rovesciare un punto di vista lucido, che ci mostra un mondo in frantumi, grazie a quella lucidità ancora più fine in grado di vedere che «c’è splendore in ogni cosa» (come recitano i versi di una grande poetessa prestata al teatro, Mariangela Gualtieri). Ovvero la capacità di illuminare la realtà con la lente dell’immaginazione, intravedendone così le potenzialità più nascoste, che è una delle qualità più preziose dell’animale uomo.<br />
Eppure – e qui sta il lato più acuto dello spettacolo – non c’è celebrazione, ma solo spinta a mettersi in gioco. Non a caso ciò che muove Uno è una spinta terrena, naturale e terribile come l’istinto della fame. E quando danzando con un’immaginaria compagna, ombrellone con il cappello, Uno si imbatte in una mela reale, rossa e succosa, lui la mangia avidamente, senza più curarsi della sua “stanza dei giochi” e anzi irrompendo – con un lievissimo ma sorprendente coup de théatre – nella realtà degli spettatori. Perché non c’è autismo né compiacimento nella danza chapliniana di Uno; piuttosto la dichiarazione di una scelta.</p>
<p>NB: Per chi volesse approfondire il percorso del Teatro delle Apparizioni, è in libreria un bel volume curato da Letizia Bernazza e uscito per Editoria&amp;Spettacolo. Si tratta di un libro prezioso non soltanto perché ricostruisce dieci anni di attività di questa formazione romana, giovane, ma che già annovera radici profonde. Ma anche perché è elaborato come una visione multiprospettica del lavoro del TdA, che passa per l’analisi dell’autrice fino ai racconti in prima persona di chi ha fatto il Teatro delle Apparizioni, o ne ha accompagnato il percorso: dal regista Fabrizio Pallara agli attori Giuliano Polgar, Margherita Lacché, dal drammaturgo Simone Giorgi a chi si occupa delle scene, dei costumi, dell’organizzazione come Sara Ferrazzoli, Stefania Frasca, Laura Rhi-Sausi, passando per le collaborazioni fisse, come col regista cinematografico Marco Magiarotti e il musicista Valerio Vigliar, e per quelle spuntate lungo il cammino, con il Teatro dei Sassi di Matera e la regista messicana Shaday Larios Ruiz.<br />
Una visione polimorfa e reccia, alla quale si aggiunge l’osservazione esterna degli interventi critici, che hanno accompagnato il percorso delle Apparizioni, dai docenti che hanno visto nascere la compagnia come Giorgio Taffon e Giancarlo Sammartano, allo sguardo dei critici teatrali che si sono imbattuto nel lavoro di questa bandi di “folletti” (come scrive Gianfranco Capitta) e sono stati rapiti dalla loro naïveté, dal loro essere una sorprendente anomalia (come spiega Paolo Ruffini, curatore della collana) nel panorama della scena contemporanea italiana.</p>
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		<title>STORIA DI UN UOMO E DELLA SUA OMBRA &#8211; MANNAGGIA’A MORT</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 17:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro per famiglie '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[clown]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interscenario]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per famiglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 31 gennaio alle ore 16,00
Regia di  Giuseppe Semeraro
musiche originali dal vivo di Raffaele Vasquez
con Giuseppe Semeraro, Dario Cadei, Raffaele Vasquez
Clown e musica dal vivo
dai 5 anni
Spettacolo finalista al premio Scenario Infanzia 2008
Compagnia Principio Attivo Teatro
Progetto Interscenario 
in collaborazione con Il Centro la Soffitta – Università di Bologna, ITC Teatro e Teatri di Vita.
un lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Domenica 31 gennaio alle ore 16,00</strong></p>
<p>Regia di  Giuseppe Semeraro<br />
musiche originali dal vivo di Raffaele Vasquez</p>
<p><span id="more-1549"></span>con Giuseppe Semeraro, Dario Cadei, Raffaele Vasquez</p>
<p><em>Clown e musica dal vivo<br />
dai 5 anni</em></p>
<p>Spettacolo finalista al <a href="http://www.associazionescenario.it/premio-scenarioinfanzia.html">premio Scenario Infanzia 2008</a><br />
Compagnia Principio Attivo Teatro</p>
<p><a href="http://www.cultureteatrali.org/news/551-interscenario.html"><strong>Progetto Interscenario </strong></a><br />
in collaborazione con Il Centro la Soffitta – Università di Bologna, ITC Teatro e Teatri di Vita.</p>
<p>un lavoro singolare ed essenziale,  privo di testo e interamente  giocato sulla musica e sui suoni dal vivo .</p>
<p>E’ in gioco, sul palcoscenico, l’eterna lotta tra bene e male, tra luce e ombra, tra morte e vita. Temi importanti, ma affrontati con leggerezza e ironia, tra gag surreali e diavolerie acustiche di un musicista che modella lo spazio scenico, accompagnando ogni gesto sulla scena. Un omino in pigiama  lotta contro la sua Ombra, travestita da morte, che lo insegue, cercando di invadere i suoi spazi. Mannaggia ‘a mort  è una favola muta, studiata nei minimi particolari, che ricorda un cartone animato in bianco nero, ricca di rimandi alla tradizione filmica, da Charlie Chaplin a Buster Keaton.</p>
<p>A fine spettacolo  MERENDA IN COMPAGNIA in collaborazione con   <a href="../wp-content/uploads/2010/01/melamangio-x-web2.bmp"><img title="melamangio x web" src="../wp-content/uploads/2010/01/melamangio-x-web2.bmp" alt="melamangio x web" width="112" height="41" /></a></p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/storia-di-un-uomo-e-della-sua-ombra-mannaggia%e2%80%99a-mort1/" /></p>]]></content:encoded>
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