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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; pupazzi</title>
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		<title>Pik Badaluk</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 21:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AUDITORIUM SPAZIO BINARIO
8 – 9 marzo, ore 9.30 e 10.45
testo di Marina Allegri
regia di Maurizio Bercini
con Ilaria Commisso, Francesca Grisenti, Paolo Codognola
scene e pupazzi di Maurizio Bercini, Donatello Galloni, Ilaria Commisso
costumi di Giuseppina Fabbi
musiche originali suonate dal vivo di Paolo Codognola
video di Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso
voce fuori campo di Alberto Branca
Nel libro “La storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AUDITORIUM SPAZIO BINARIO</p>
<p><strong>8 – 9 marzo, ore 9.30 e 10.45</strong></p>
<p>testo di Marina Allegri<br />
regia di Maurizio Bercini</p>
<p><span id="more-2344"></span>con Ilaria Commisso, Francesca Grisenti, Paolo Codognola<br />
scene e pupazzi di Maurizio Bercini, Donatello Galloni, Ilaria Commisso<br />
costumi di Giuseppina Fabbi<br />
musiche originali suonate dal vivo di Paolo Codognola<br />
video di Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso<br />
voce fuori campo di Alberto Branca</p>
<p>Nel libro “La storia di Pik Badaluk” si racconta una storia molto semplice, la storia del bambino Pik che apre il cancello del recinto, scappa dall’orto di casa e si trova in mezzo ai pericoli della foresta. Viene inseguito dal leone e si rifugia…sopra un albero di mele!<br />
L’Africa di Pik è un paese di fantasia: inutile cercare il Politically correct.  E’ un’Africa molto ingenua, più immaginata che conosciuta. Grete Meuche, autrice del libro pubblicato per la prima volta  nel 1922, scrisse questa storia con quello sguardo ingenuo  che ben si coniuga con lo stupore infantile verso un popolo ed un paese lontano ed assai differente, pronto forse  ad essere esplorato e conosciuto dietro le finestre delle nostre cucine.  L’idea di Africa è assolutamente fantastica: al posto della savana, Pik trova un albero di mele dove rifugiarsi per sfuggire al leone, come se dall’orto di la casa o dalla finestra della cucina entrassero all’improvviso i profumi ed i misteri delle foreste africane.<br />
Per aiutare questo sogno collettivo di Africa ad occhi aperti, lo spettacolo utilizza pupazzi, immagini animate,  musiche dal vivo, un testo scarno ed essenziale, tante canzoni … per  far tornare giocosa e privata la scoperta di ciò che è “diverso da se”, nel bene e nel male.</p>
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		<title>Cirano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 15:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[25 – 26 gennaio, ore 10
CIRANO 
Ispirato a `Cyrano de Bergerac` di Edmond Rostand
drammaturgia originale per ragazzi, regia Paola Crecchi

con Paola Crecchi, Riccardo Reina
“Ciò che è essenziale è perfetto”
Leonardo Da Vinci
Età consigliata: 8-13 anni
Durata 60 minuti
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e marionette
Opera che ha sollecitato una infinita serie di letture (romantiche, avventurose, idealiste), il capolavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>25 – 26 gennaio, ore 10</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>CIRANO </strong><br />
<strong>Ispirato a `Cyrano de Bergerac` di Edmond Rostand</strong><strong><br />
</strong><em>drammaturgia originale per ragazzi, regia </em>Paola Crecchi</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2259"></span><br />
<em>con </em>Paola Crecchi, Riccardo Reina</p>
<p><em>“Ciò che è essenziale è perfetto”</em><br />
<strong>Leonardo Da Vinci</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Età consigliata: </em>8-13 anni</p>
<p style="text-align: left;">Durata 60 minuti</p>
<p style="text-align: left;">Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e marionette</p>
<p style="text-align: justify;">Opera che ha sollecitato una infinita serie di letture (romantiche, avventurose, idealiste), il capolavoro di Edmond Rostand (1868-1918) nasconde nelle sue pieghe una fondamentale dualità. Cyrano de Bergerac è infatti un guerriero e un poeta, è spavaldo e sensibile, irruento e dolce: come dire maschile e femminile. Sul dualismo si focalizza questa drammaturgia per ragazzi in cui l’eroe spadaccino nemico di ogni ipocrisia e bassezza, l’istrionico ribelle, l’anticonformista a cui “piace non piacere”, l’utopista che vuole cambiare il mondo con la forza della parola, ci viene incontro anche con una inconsueta levità, con un piglio ironico e popolare che sa giocare sulla propria bruttezza, sul celebre naso, simbolo di deformità ma anche di una diversità che non si arrende e non si piega, che lo fa unico e ce lo fa amare per la sua non conformità ai canoni estetici omologati. Insomma un Cirano extravagante, un ‘brutto’ che grazie alla sua intelligenza non si confonde con la massa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un tema, quello del dualismo, che coinvolge in pieno anche la lingua teatrale utilizzata. In una scena che è di volta in volta camera da letto e campo di duelli, d’amore e d’amicizia, si fondono attori e marionette, alludendo e giocando sull’umano e sul suo doppio inanimato, sul contrasto, anche spassoso, tra i caratteri di Cirano e l’amico rivale Cristiano, attraverso cui il poeta nasuto esprime il doloroso amore impossibile per Rossana. Ecco allora al centro della scena il conflitto comico (il dualismo) tra intelligenza e stupidità, tra brillantezza e insulsaggine, tra ricchezza interiore e afasia dei sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La ‘diversità’ di quest’anima d’idealista, di questo alfiere della fantasticheria e nemico del potere, può risultare forse illuminata in modo particolare proprio da un racconto che sfronda un testo dei sue mille personaggi e delle sue mille interpretazioni, per fornirci una via d’accesso lieve, ironica ed essenziale alla vicenda di un uomo che “in vita sua fu tutto e non fu niente”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>PINICORILLO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 
testo e regia Bruno Stori
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi

Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares
età 3-7 anni
PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09
C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 e 24 marzo ore 9,30 e 10,45 </strong></p>
<p>testo e regia Bruno Stori<br />
con Piergiorgio Gallicani e Morello Rinaldi</p>
<p><span id="more-1686"></span></p>
<p>Teatro delle Briciole/Fondazione delle arti Solares</p>
<p>età 3-7 anni</p>
<p><strong>PRIMI APPUNTI DI VIAGGIO</strong><br />
di Bruno Stori, 4 febbraio &#8216;09</p>
<p>C’era un bambino. E c’era una madre. La madre non si dava pace perché il bambino non cresceva. Era un bambino così piccolo che nessuno riusciva a vederlo. Tutto, per Pinicorillo, era un intreccio di curiosità e di paura. Tutte le cose del mondo potevano trasformarsi in una terribile minaccia. Una leggera brezza di vento era uno spaventoso tornado. Il giardino dietro la casa era una inestricabile foresta. Una innocua gallina nell’aia era un formidabile mostro, che poteva inghiottirlo inavvertitamente insieme a un chicco di grano.<br />
Pinicorillo era attratto da quel mondo grande e terribile, perché sentiva il richiamo irresistibile della vita. Per questo disobbedisce alla madre, per questo esce di casa, attraversa l’erba, guarda gli animali, vede le forme della realtà, i colori, annusa gli odori. È allora che una mucca lo inghiotte. Così inizia il viaggio di Pinicorillo.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Nel ventre della mucca</strong><br />
Mi affascina enormemente, nella storia di Pinicorillo, quel che accade nella pancia della mucca. È un viaggio lungo il quale egli viene sballottato, trascinato, ma riesce anche a lasciarsi andare. A volte lo spazio si allarga, a volte diventa angusto. E l’uscita non può avvenire se non attraverso un pertugio spiacevole, ma necessario. Mi attrae, in questa storia, la potente, essenziale metafora di una nuova nascita.  Pinicorillo ha avuto bisogno di rientrare nella pancia della mucca per cambiare la sua condizione di essere invisibile, per diventare grande.<br />
Ma c’è un altro simbolo molto forte che mi interessa: è la necessità di essere “visti”, la necessità che lo sguardo dei genitori si posi su di noi, uno sguardo che ci veda davvero, nel percorso che ci porta a crescere.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>La stalla è un teatro</strong><br />
Vorrei che il racconto avvenisse come dentro una stalla, che i bambini avessero la sensazione di “entrare” in una stalla. Questa è una fiaba di ambiente agreste. Un tempo, nel mondo contadino, adulti e bambini si riunivano la sera dentro una stalla per ascoltare i racconti dei vecchi. Era il “teatro”, il momento sacro della narrazione.<br />
L’ambiente contadino troverà espressione nello spettacolo anche a livello linguistico. I narratori –attori sono due contadini, e la dimensione dialettale del linguaggio avrà un suo spazio di rappresentazione.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Microcosmi e macrocosmi</strong><br />
Immagino un rapporto intenso tra parole e cose, tra animato e inanimato, tra oggetti e figure. Il viaggio di Pinicorillo intreccia visivamente le dimensioni metaforiche del piccolo e del grande. La dimensione “micro” del bambino invisibile si scontra con il formato “macro” del cosmo intorno a lui. Immagino due attori che siano anche animatori della materia, e che facciano transitare il punto di vista dello spettatore da un prima a un dopo, entrando negli occhi del protagonista. Dalla situazione iniziale, quella di un universo fuori scala, alla fine del tragitto, quando la ri-nascita porta con sé un nuovo equilibrio delle proporzioni nel rapporto col mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>LA LEGGENDA DEL CONIGLIO VOLANTE</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 11:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro per famiglie '09 '10]]></category>
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		<description><![CDATA[7 marzo ore 16,00
di Gigio Brunello
Compagnia De Bastiani/Puche
Spettacolo vincitore del concorso europeo Puppets&#38;Music

Regia Gigio Brunello
Aiuto regia Alberto De Bastiani
supervisione Gyula Molnar
Animatori:
Alberto De Bastiani
Salvador Puche
Anna Paola Barolo
Marta De Bastiani
Burattini   Jams Davis
Costumi  Anna Paola Barolo
Disegni  Gigio Brunello
Scenografia : Gigio Brunello, JimmyDavis, Salvador Puche, Pierpaolo Di Giusto
Musiche di Michele Caniato eseguite da Michele Paguri al pianoforte
Musiche di Gigio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>7 marzo ore 16,00</strong></p>
<p>di Gigio Brunello<br />
Compagnia De Bastiani/Puche</p>
<p>Spettacolo vincitore del concorso europeo Puppets&amp;Music</p>
<p><span id="more-1663"></span></p>
<p>Regia Gigio Brunello<br />
Aiuto regia Alberto De Bastiani<br />
supervisione Gyula Molnar</p>
<p>Animatori:<br />
Alberto De Bastiani<br />
Salvador Puche<br />
Anna Paola Barolo<br />
Marta De Bastiani</p>
<p>Burattini   Jams Davis<br />
Costumi  Anna Paola Barolo<br />
Disegni  Gigio Brunello<br />
Scenografia : Gigio Brunello, JimmyDavis, Salvador Puche, Pierpaolo Di Giusto</p>
<p>Musiche di Michele Caniato eseguite da Michele Paguri al pianoforte<br />
Musiche di Gigio Brunello<br />
eseguite e arrangiate da<br />
David Boato Tromba<br />
Marco Ponchiroli Pianoforte<br />
Igor Checchini Percussioni<br />
Rosa Brunello Basso elettrico e contrabbasso</p>
<p>Scenofonia di Lorenzo Brutti<br />
tecnici di registrazione<br />
Lorenzo Brutti<br />
Max Di Blas</p>
<p>Voci<br />
Eva Brunello<br />
Alberto De Bastiani<br />
Lorenzo Brutti<br />
Rosa Brunello<br />
Gigio Brunello</p>
<p>“…Quella notte mio nonno,  Coniglio volante, artista del circo nazionale d’Ungheria, campione di permanenza in volo, venne sparato in cielo e per poco non fece ritorno . Era l’estate del 1959 e tornò sulla terra confuso tra fiocchi di candida neve: nevicava ed era piena estate….”  La voce narrante è quella di Coniglio Ginetto , la sola a rievocare di quando in quando una storia che vive  di musica, di immagini, di pause incantate, non di parole. Eppure, quella che il pubblico è chiamato a seguire è una storia epica, fatta di inseguimenti sulla neve, orsi che scappano e voli nello spazio. E’ anche storia di formazione, trasformazione e risveglio per burattini che finiscono nella pancia dell’orso o intrappolati nella neve.  I burattini, le sagome che ballano e le ombre cinesi stampate sui vetri di una  finestra,  sono pagine animate come in un libro per i lettori più piccini.</p>
<p>Lo spettacolo, vincitore del concorso europeo “Puppet&amp;Music” è stato premiato con la seguente motivazione:<br />
“&#8230;per aver colto una delle possibili articolazioni del rapporto tra la ricerca musicale e l’universo dei puppet, facendo della traccia sonora il filo conduttore di un progetto unitario e organico, in felice equilibrio fra tradizione e innovazione, sostenuto da una seria riflessione teorica e da un canovaccio già ampiamente strutturato nel quale emergono figure e motivi ben riconoscibili dell’universo poetico di Gigio Brunello. Raccontare una storia togliendo la parola ai burattini e immergendoli in un “discorso sonoro” è una sfida che può aprire nuove possibilità di ricerca nelle relazioni tra figure e musica, garantendone nel contempo la pari dignità artistica.<br />
La giuria sottolinea come il progetto, che prevede oltretutto la collaborazione internazionale di due compagnie, si rivolga a un pubblico sia di adulti che di ragazzi, coinvolgendo musicisti di riconosciuto valore nella scena contemporanea in una creazione simultanea e coessenziale nei linguaggi musicali e del teatro di figura.”</p>
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		<title>FIABE ITALIANE</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 15:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<title>FIABE ITALIANE</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 15:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19  e 20 gennaio ore 10,00
Testo: Marina Allegri
Regia: Maurizio Bercini

con: Francesca Bizzarri e Dario Eduardo De Falco
scenografie: Maurizio Bercini e Donatello Galloni costruite nei laboratori di Cà Luogo d’Arte
pittore di scena: Patrizio Dall’Argine.
costumi: Patrizia Caggiati
musiche: Paolo Codognola
produzione:  Cà luogo d&#8217;arte
“Le fiabe sono vere -scriveva Italo Calvino- sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>19  e 20 gennaio ore 10,00</strong></p>
<p>Testo: Marina Allegri<br />
Regia: Maurizio Bercini</p>
<p><span id="more-1489"></span></p>
<p>con: Francesca Bizzarri e Dario Eduardo De Falco</p>
<p>scenografie: Maurizio Bercini e Donatello Galloni costruite nei laboratori di Cà Luogo d’Arte<br />
pittore di scena: Patrizio Dall’Argine.<br />
costumi: Patrizia Caggiati<br />
musiche: Paolo Codognola</p>
<p>produzione:  Cà luogo d&#8217;arte</p>
<p>“Le fiabe sono vere -scriveva Italo Calvino- sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita; sono il catalogo dei destini che possono darsi ad un uomo ed a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi di un destino: dalla nascita, che sovente porta in sé un auspicio e una condanna, alla giovinezza, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto fino a confermarsi come essere umano”.</p>
<p>E’ importante nutrirsi ed essere nutriti di fiabe. Sospendere, anche solo per poco, il chiaroscuro della realtà, per inoltrarsi in un bosco o in un palazzo fatato, vedendo le vite di ognuno rapite da amori fatati o sconvolte da terribili magie, messe alla prova da percorsi irti di ostacoli, verso felicità prigioniere di un incantesimo, assaporando “l’infinita possibilità di metamorfosi di tutto ciò che esiste”…<br />
Così anche nelle vite dei popoli, che paiono fisse ed immutabili, tutto torna possibile: re giusti si rivelano persecutori, castelli coperti di rovi si risvegliano a nuova vita, i poveri diventano ricchi, gli ingiusti vengono puniti…<br />
Fiabe, appunto…</p>
<p>In questo spettacolo abbiamo scelto di raccontare le fiabe del popolo italiano, fiabe raccolte con grande minuzia dal Nord al Sud, fiabe apparentemente tutte uguali, ma che hanno assorbito l’eco lontana dell’anima del popolo italiano raccontatore, gli odori del bosco e del mare, gli accenti di dialetti ormai perduti, profumo di povertà e di cibi diversi, mantenendo la passione e la speranza che si esprimeva nell’attitudine di  “narrar fiabe”.<br />
Due “raccontatori di italianità” si muovono nella scenografia di un’Italia in miniatura, che, come un grande flipper, si illumina a caso su una regione  o una città, narrando fiabe italiane.<br />
Sono molto simili le une alle altre, le fiabe italiane, nei passaggi obbligati per arrivare alla soluzione, nei motivi che cambiano semplicemente “tipo”, nelle morali finali. Sta infatti alla piccola e grande “arte italiana” di questi due raccontatori organizzarle, valorizzarle, tenendole unite col sottile filo della storia di un popolo che trasmette con queste fiabe il colore dei suoi luoghi, le sue fatiche, le sue speranze, il suo contenuto.</p>
<p>Quindi, di nuovo con Calvino:<br />
“Chi sa quanto è raro costruire un sogno senza rifugiarsi nell’evasione, formarsi un’autocoscienza che non rifiuta l’invenzione di un destino; chi conosce la forza di una realtà che interamente esplode in fantasia, sa che miglior lezione, poetica e morale, le fiabe non potrebbero darci”</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ELEFANTE SMEMORATO E LA PAPERA FICCANASO</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/lelefante-smemorato-e-la-papera-ficcanaso1/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 14:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Auditorium Spazio Binario, Zola Predosa
14 e 15 gennaio 2010, ore 9,15 e 10,30
Un vecchio elefante dalla lunga proboscide non riesce a dormire la notte.
I pensieri, i cattivi ricordi forse, gli attanagliano la mente.
Un bel giorno decide di fare un tentativo: soffia dentro alcuni palloncini rossi i suoi ricordi e li fa volare via. Il tentativo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Auditorium Spazio Binario, Zola Predosa<br />
14 e 15 gennaio 2010, ore 9,15 e 10,30</strong></p>
<p>Un vecchio elefante dalla lunga proboscide non riesce a dormire la notte.<br />
I pensieri, i cattivi ricordi forse, gli attanagliano la mente.<br />
Un bel giorno decide di fare un tentativo: soffia dentro alcuni palloncini rossi i suoi ricordi e li fa volare via. Il tentativo gli riesce quasi perfettamente perché, improvvisamente, perde la memoria. Tutto dovrebbe filare liscio, quand’ ecco entrare, o meglio, “ficcarsi” nella sua vita una papera che dapprima fa lui tante domande, poi passa a elargire suggerimenti e, infine esorta l’elefante ad uscire dal torpore della dimenticanza per cominciare una vita nuova.<br />
“Una bella passeggiata è quello che ti ci vuole altrimenti morirai di noia!”<br />
Così lo ammonisce la papera Teresina.<br />
Non è facile decidere il da farsi; ancora una volta l’ elefante si ritrova a combattere con i suoi pensieri finché, come rapito da una cieca volontà, parte all’avventura.<br />
Il mondo è giovane, esaltante e lui così ingenuo, indifeso come un bimbo alla prima esperienza. Ecco perché  non gli riesce di difendersi dai pericoli che sono in agguato. Per un elefante che sa parlare la lingua degli uomini, non sarà difficile finire in un circo dapprima e in una gabbia di zoo per ultimo.<br />
Intanto, solo così il nostro elefante troverà il coraggio di tornare a vivere la sua vita in compagnia dei nuovi e dei vecchi ricordi. Belli e brutti che siano.<br />
La “ficcanaso” di Teresina, ormai amica dello sventurato, ha un’idea.<br />
L’elefante deve soffiare ancora una volta nei palloncini rossi ben altro che i ricordi..!<br />
E cosa allora?<br />
Certe cose si scoprono vivendo, altre nei sogni, questa… andando a teatro.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>Il libro dal quale è stato tratto lo spettacolo si intitola “Elefanti bianchi, palloncini rossi” dell’ autrice austriaca Christine Nostlinger. Edito dalla Salani I Criceti.<br />
Christine Nostlinger è nata nel 1936, a Vienna, dove vive. Ha studiato all’Accademia<br />
di Belle Arti, ha lavorato per la radio e per la televisione, e da tanti anni si dedica alla letteratura per l’infanzia.<br />
La Nostlinger è stata definita la scrittrice per l’infanzia più rappresentativa degli ultimi anni.</p>
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		<title>IL LUPO E I SETTE CAPRETTI</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 17:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro per famiglie '09 '10]]></category>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[pupazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per famiglie]]></category>

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		<description><![CDATA[15 novembre 2009 ore 16,00 


Di e con Danilo Conti e Antonella Piroli
Compagnia Tanti Cosi progetti
Prosegue il percorso di Tanti Cosi Progetti  sulla fiaba classica: è Il lupo e i sette capretti nella versione dei fratelli Grimm, che sembra essere la più conosciuta: sei ingenui capretti finiscono nella pancia del lupo. Solo il più piccolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>15 novembre 2009 ore 16,00 </strong></p>
<p><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2009/11/lupo1.jpg"><br />
</a></p>
<p>Di e con Danilo Conti e Antonella Piroli</p>
<p>Compagnia Tanti Cosi progetti</p>
<p>Prosegue il percorso di Tanti Cosi Progetti  sulla fiaba classica: è Il lupo e i sette capretti nella versione dei fratelli Grimm, che sembra essere la più conosciuta: sei ingenui capretti finiscono nella pancia del lupo. Solo il più piccolo sfugge alla sua bocca vorace. Insieme alla mamma, con astuzia e coraggio, salverà i fratellini….<br />
Questa fiaba è il punto di partenza di un lavoro che ha portato il TCP ad una messa in scena con figure nella quale, parallelamente alla ricerca sul linguaggio della favola con le sue tante sfumature, approfondisce il lavoro sulle tecniche di animazione che da sempre caratterizzano le sue roduzioni. Inoltre Il lupo e i sette capretti succede alle precedenti produzioni, I tre porcellini e Cappuccetto Rosso,  creando un percorso sulla figura del lupo e di tutto quello che rappresenta nell’immaginario semplice e istintivo dell’infanzia e più complesso ed elaborato dell’età adulta.<br />
Le fiabe sono fatte per essere raccontate, e diversi sono i modi per poterle raccontare. Forse il più comune è quello della narrazione (anche i genitori leggendo le fiabe ai figli diventano narratori, interpretando i personaggi differenziando le voci…); noi abbiamo scelto di proporla attraverso quello che è il nostro linguaggio, il nostro modo di rivolgerci al pubblico per il quale l’attore in scena agisce e interagisce con tanti elementi, manipolandoli, giocando con essi.<br />
Il lavoro di questi elementi che si aggiunge, che supporta, che subentra a quello dell’attore è quello fatto sui pupazzi, sulle immagini, sugli oggetti (spesso recuperati, rielaborandoli) così che il lavoro dell’attore si arricchisce di quello dell’animatore.</p>
<p>Dopo lo spettacolo: <strong>Merenda in compagnia</strong> in collaborazione con <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2008/12/melamangio-x-web.bmp"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-699" title="melamangio-x-web" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2008/12/melamangio-x-web.bmp" alt="" width="82" height="32" /></a></p>
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