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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; teatro contemporaneo</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<itunes:summary>Casalecchio di Reno (BO)</itunes:summary>
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			<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni</title>
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		<title>Sul concetto di volto nel Figlio di Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 18:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[17 e 18 febbario ore 21
Socìetas Raffaello Sanzio
Ideazione e regia: Romeo Castellucci
Musica originale: Scott Gibbons
Con: Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Voltolina
Collaborazione all’allestimento: Giacomo Strada
Realizzazione oggetti: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso
Tecnica del suono: Marco Canali, Matteo Braglia
Luci: Fabio Berselli, Luciano Trebbi
Attrezzeria: Vito Matera
Organizzazione: Gilda Biasini, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini
Amministrazione: Michela Medri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>17 e 18 febbario ore 21</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Socìetas Raffaello Sanzio<br />
Ideazione e regia: Romeo Castellucci<br />
Musica originale: Scott Gibbons<br />
<span id="more-3174"></span>Con: Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella<br />
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Voltolina<br />
Collaborazione all’allestimento: Giacomo Strada<br />
Realizzazione oggetti: Istvan Zimmermann, Giovanna Amoroso<br />
Tecnica del suono: Marco Canali, Matteo Braglia<br />
Luci: Fabio Berselli, Luciano Trebbi<br />
Attrezzeria: Vito Matera<br />
Organizzazione: Gilda Biasini, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini<br />
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci<br />
Consulenza &amp; Progettazione: Massimiliano Coli</p>
<p>Durata 60 min. circa</p>
<p style="text-align: justify;">Produttore Esecutivo: <em>Societas Raffaello Sanzio</em><br />
in Coproduzione con: <em>Theater der Welt 2010  deSingel international arts campus / Antwerp Théâtre National de Bretagne / Rennes The National Theatre / Oslo Norway<br />
Barbican London and SPILL Festival of Performance  Chekhov International Theatre Festival / Moscow Holland Festival / Amsterdam;  Athens Festival GREC 2011 Festival de Barcelona  Festival d’Avignon  International Theatre Festival DIALOG Wroclav / Poland  BITEF (Belgrade International Theatre Festival) spielzeit&#8217;europa I Berliner Festspiele/  Théâtre de la Ville–Paris/ Romaeuropa Festival  Theatre festival /SPIELART München (Spielmotor München e.V.) Le-Maillon, Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne  TAP Théâtre Auditorium de Poitiers- Scène Nationale Peak Performances @ Montclair State-USA</em><br />
In collaborazione con <em>Centrale Fies/Dro</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’attività generale della Socìetas Raffaello Sanzio è sostenuta dalle seguenti Istituzioni italiane: Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Regione Emilia Romagna; Comune di Cesena. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo nasce dalla considerazione dell’odierna ed estrema solitudine del Volto di Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo vuole essere una riflessione sulla difficoltà del 4° comandamento se preso alla lettera. Onora il padre e la madre.<br />
Un figlio, nonostante tutto, si prende cura del proprio padre, della sua incontinenza, del suo crollo fisico e morale. Crede, senza conoscerlo, in questo comandamento. Fino in fondo. Fino in fondo il figlio sopporta quella che sembra essere l’unica eredità del proprio padre. Le sue feci. E così come il padre anche il figlio sembra svuotarsi del proprio essere. La kenosis troppo umana di fronte a quella divina.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale. Gli escrementi rappresentano la realtà ultima della creatura, ma anche il vocabolario quotidiano del linguaggio d’amore che il figlio porta al proprio padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra sullo sfondo il grande volto del Salvator Mundi dipinto da Antonello da Messina. Tutto lo svolgimento della scena non è che un piano-sequenza molto semplice che descrive tutti i tentativi del figlio di pulire e ridare dignità al vecchio genitore. Invano. Gesù, il Salvator Mundi, è il testimone muto del fallimento del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo ha scelto proprio il dipinto di Antonello a causa dello sguardo che il pittore ha saputo imprimere all’espressione ineffabile del volto di Gesù.  Questo sguardo è in grado di guardare direttamente negli occhi ciascuno spettatore. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Questa economia dello sguardo obbliga,  perché interroga, la coscienza di ciascuno spettatore come spettatore. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora. Questo ritratto di Antonello cessa di essere un dipinto per farsi specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche lo rendono possibile,  vede l’ingresso di un gruppo di bambini. Entrano in scena con le loro cartelle di scuola che svuotano presto del loro contenuto: si tratta di granate giocattolo. Uno a uno cominciano a lanciare queste bombe sul ritratto. E’ un crescendo. Ad ogni colpo corrisponde un frastuono. Nel climax delle deflagrazioni, imitanti degli autentici colpi di cannone, nasce dapprima una voce che sussurra il nome di Gesù, poi si moltiplicano fino a diventare tante e tutte ripetono quel nome. Poi, sul finire dell’azione e come fosse il prodotto di quei colpi, nasce un canto: il “Gloria Patri – Omnis Una&#8221; di Sisak. I colpi delle bombe diventano la musica del suo nome. In questa scena non ci sono adulti. Ci sono innocenti contro un innocente. La violenza rimane nel gesto adulto mentre l’intenzione è quella del bambino che vuole l’attenzione del genitore distratto. Il bambino ha fame, come si dice nel salmo 88: Dio non nascondermi il tuo Volto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche di ciascuna sala teatrale lo rendono possibile, prevede in un momento l’uso dell’odore di ammoniaca. L’ammoniaca, come si sa, è l’ultima trasformazione possibile,  l’ultima fattuale transustanziazione dell’uomo, l’ultima esalazione del corpo umano nella morte: le spoglie dell’uomo si trasformano in gas, in aureola. Il “profumo” dell’uomo. Il suo saluto alla terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo &#8211; come tutto il Teatro Occidentale che trova fondamento nella problematica bellezza della Tragedia greca &#8211; obbedisce alle sue stesse regole retoriche:<br />
è antifrastico, utilizza cioè l’elemento estraneo e violento per veicolare il significato contrario.  La violenza qui significa, omeopaticamente, la ricerca e il bisogno di contatto umano; così come allo stesso modo un bacio può significare tradimento. La lezione della Tragedia attica consiste in questo: fare un passo indietro: rendersi disumani per potere meglio comprendere l’umana fragilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo nasce come un getto diretto delle e dalle Sacre Scritture. Il libro dell’Ecclesiaste, la Teodicea del Libro di Giobbe, il salmo 22, il salmo 23, i Vangeli. Il libro della Tragedia appoggiato su quello della Bibbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero che emana &#8211; achiropita, non per mano d’uomo – dal ritratto del Cristo. Tutto l’inchiostro delle sacre scritture qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’ icona ulteriore: quella che scavalca ogni immagine e che ci consegna un luogo vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo mostra la tela del dipinto che viene lacerata come una membrana, come un sideramento dell’immagine. Un campo vuoto e nero in cui campeggia luminosa una scritta di luce, scavata nelle tavole del supporto del ritratto: Tu sei il mio pastore. E’ la celebre frase del salmo 23 di Davide. La scrittura della Bibbia ha perso il suo inchiostro per essere espressa in forma luminosa. Ma ecco che quando si accendono le luci in sala si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta in grigio e quasi inintelligibile: un non, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu non sei il mio pastore. La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore? Il dubbio di Gesù sulla croce Dio perché mi hai abbandonato? espresso dalle parole stesse del salmo 22 del Re Davide. Questa sospensione, questo salto della frase, racchiude il nucleo della fede come dubbio, come luce. E allo stesso tempo è sempre lei, la stessa domanda: essere o non essere? O piuttosto: essere E non essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo è una bestemmia, come la croce è bestemmia romana, come la corona di spine è bestemmia romana, come Gesù condannato, perché ha bestemmiato. Nel libro dell’Esodo la sola  pronuncia del nome di JHWH è bestemmia. Dante scrive una bestemmia nel canto XXV dell’Inferno. Venerare il volto di Cristo nelle icone era bestemmia e idolatria per i cristiani bizantini prima del Concilio di Nicea. Galileo bestemmia quando dice che la terra gira intorno al sole. Vedere il proprio padre perdere le feci per casa, in cucina, in salotto è bestemmia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo non è esatto, questo spettacolo è merda d’artista.</p>
<p style="text-align: justify;">16 gennaio 2012<br />
Romeo Castellucci, Socìetas Raffaello Sanzio</p>
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		<title>Antigone. Una strategia del rito</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 22:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi interpreti]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[27 e 28 gennaio ore 21
progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci

con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci , Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Gabriele Paolocà
disegno luci Maurizio Viani
suono e sensori Raffaele Bassetti
una produzione CTB Teatro Stabile di Brescia
in collaborazione con
LE BELLE BANDIERE
e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>27 e 28 gennaio ore 21</strong></p>
<p style="text-align: justify;">progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso<br />
regia di Elena Bucci</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3159"></span></p>
<p>con la collaborazione di Marco Sgrosso</p>
<p style="text-align: justify;">con Elena Bucci , Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Gabriele Paolocà</p>
<p style="text-align: justify;">disegno luci Maurizio Viani<br />
suono e sensori Raffaele Bassetti</p>
<p style="text-align: justify;">una produzione CTB Teatro Stabile di Brescia<br />
in collaborazione con<br />
LE BELLE BANDIERE<br />
e con il sostegno del Comune di Russi</p>
<p style="text-align: justify;">In uno spazio severo ed impietoso verso le imprecisioni come il rigido ideale di buon governo di Creonte, il Coro – testimone e giudice – si muove come un corpo di ballo al ritmo di una tessitura sonora che avvolge anche il pubblico. Sono tutti presenti alla veglia per la scelta estrema di Antigone, ombra inquieta in questo spazio tagliato da lampi di luce, alla veglia per il corpo di Polinice, riflesso insanguinato sui volti dei vivi, alla veglia per un&#8217;antica identità quasi dimenticata.<br />
Una fila di sedie e cinque piccoli scranni determinano di volta in volta la divisione degli spazi e scandiscono il tempo dell’ascolto e quello del canto, come in una sospensione da concerto l&#8217;aspettativa da brivido degli strumenti che si accordano allude alla musica che seguirà.<br />
Nei tagli e nei riflessi della luce – che denunciano l’impossibilità di fare brillare quella del Sole, più volte evocata nelle parole e nelle preghiere –  le rovine di una città antica commuovono più della loro ricostruzione. Il Coro percorre un vuoto che tenta di  ricomporre le più diverse visioni dell&#8217;antico dal quale veniamo e che più non riconosciamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando tutto è compiuto, risuonano come un balsamo le parole di Sofocle che invocano la saggezza, porta della felicità a tutti aperta.</p>
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		</item>
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		<title>Alexis. Una tragedia greca</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/alexis-una-tragedia-greca_1/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 20:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[18 &#8211; 19 -20 gennaio ore 21 
di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con Silvia Calderoni, Vladimir Aleksic, Benno Steinegger,
Alexandra Sarantopoulou
e la collaborazione di Michalis Traitsis, Giorgina Pilozzi assistenza alla regia Nicolas Lehnebach
drammaturgia Daniela Nicolò
editing video Enrico Casagrande
fonica e interventi sonori Andrea Comandini
brano musicale Pyrovolismos sto prosopo di The boy
in video compaiono Nikos del Centro Libertario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 &#8211; 19 -20 gennaio ore 21 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò<br />
con Silvia Calderoni, Vladimir Aleksic, Benno Steinegger,<br />
Alexandra Sarantopoulou</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3138"></span>e la collaborazione di Michalis Traitsis, Giorgina Pilozzi assistenza alla regia Nicolas Lehnebach</p>
<p style="text-align: justify;">drammaturgia Daniela Nicolò</p>
<p style="text-align: justify;">editing video Enrico Casagrande<br />
fonica e interventi sonori Andrea Comandini<br />
brano musicale Pyrovolismos sto prosopo di The boy<br />
in video compaiono Nikos del Centro Libertario Nosotros,<br />
Stavros del gruppo musicale Deux ex machina<br />
luci e scena Enrico Casagrande e Daniela Nicolò<br />
direzione tecnica Valeria Foti</p>
<p style="text-align: justify;">relazioni pubbliche e stampa Sandra Angelini, Coralba Marrocco<br />
organizzazione e logistica Elisa Bartolucci, Valentina Zangari<br />
amministrazione Elisa Bartolucci con la collaborazione di Cronopios</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Produzione Motus, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Espace Malraux &#8211; Scène Nationale de Chambéry et de la Savoie &#8211; CARTA BIANCA, programme Alcotra coopération France Italie, Théâtre National de Bretagne/Rennes e il Festival delle Colline Torinesi con il sostegno di Provincia di Rimini, Regione Emilia-Romagna e MiBAC.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Preceduto da tre Contest, &#8211; Let the Sunshine In, Too Late! e Iovadovia &#8211; performance in forma di incontri/dialoghi, Alexis. Una tragedia greca è la quarta parte di un progetto artistico dal titolo Syrma Antigónes, che i Motus hanno avviato nel 2009.<br />
Sulle tracce della figura di Antigone, il progetto di Motus continua a farsi corpo, in una riflessione in cui la figura dell’antica eroina greca, archetipo di lotta e resistenza, diventa occasione di riflettere sulle urgenze dei giorni nostri ambientandone l’azione scenica in un contesto contemporaneo di guerriglia urbana.<br />
L’evento scatenante è la morte di Alexandros-Andreas Grigoropoulos, Alexis, quindicenne di Atene, ucciso nel 2008 da un colpo di pistola esploso dall’agente di polizia Epanimondas Korkoneas. Alexis, vittima della rivolta, è diventato una nuova icona ribelle della gioventù greca. Molti adolescenti, dopo la morte del ragazzo, sono scesi nelle strade per esprimere la loro indignazione e hanno manifestato a lungo il loro disagio, portando con sé la rabbia accumulata da tempo per la crescente condizione di emarginazione in cui vivono, realtà resa ancora più urgente dalla situazione di grave crisi economica che attanaglia la Grecia di oggi. Con un approccio diretto e documentario alla realtà i Motus presentano uno spettacolo composto da materiali eterogenei raccolti durante una residenza nel quartiere Exarchia di Atene, luogo in cui il tragico evento è occorso.<br />
Un vero e proprio lavoro sul campo che ha prodotto dialoghi, interviste, frammenti audio e video, testimonianze,  Alexis traccia la sua drammaturgia nel segno di questa precisa e dettagliata ricerca che cerca di rispondere alla domanda &#8220;come trasformare l&#8217;indignazione in azione?</p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì 19 gennaio alle 17 Incontro con i Motus. Per maggiori informazioni clicca <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/in-occasione-di-alexis-una-tragedia-greca/">qui </a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Rumore di acque</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro delle albe]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 10 e Domenica 11 dicembre ore 21
Teatro delle Albe
 di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli
in scena Alessandro Renda
musiche originali eseguite dal vivo Fratelli Mancuso

spazio, luci, costumi Ermanna Montanari, Enrico Isola
direzione tecnica Enrico Isola
ringraziamenti Tahar Lamri, Gabriele del Grande, Fabrizio Gatti, Francesco Sferlazzo, Antonino Cusumano, Goffredo Fofi, Piera Buscarino, Rosalba Ruggeri, Vincenzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 10 e Domenica 11 dicembre ore 21</strong></p>
<p><strong>Teatro delle Albe</strong></p>
<p><strong> </strong>di Marco Martinelli</p>
<p>ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari</p>
<p>regia Marco Martinelli</p>
<p>in scena Alessandro Renda</p>
<p>musiche originali eseguite dal vivo Fratelli Mancuso</p>
<p><span id="more-3017"></span></p>
<p>spazio, luci, costumi Ermanna Montanari, Enrico Isola</p>
<p>direzione tecnica Enrico Isola</p>
<p style="text-align: justify;">ringraziamenti Tahar Lamri, Gabriele del Grande, Fabrizio Gatti, Francesco Sferlazzo, Antonino Cusumano, Goffredo Fofi, Piera Buscarino, Rosalba Ruggeri, Vincenzo Renda, Marco Carsetti &#8211; Associazione Asinitas, Rome, Padre Francesco Fiorino &#8211; Fondazione San Vito Onlus di Mazara del Vallo, B.O. Service, W.M. Service</p>
<p style="text-align: justify;">coproduzione Ravenna Festival, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, “Circuito del Mito” della Regione Siciliana, Sensi Contemporanei col patrocinio di Teatro delle Albe opera in Ravenna Teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un monologo dallo humor nero che racconta i viaggi da una sponda all’altra del Mediterraneo. A raccontare gli uomini, le donne e i bambini che affollano le carrette del mare è uno strano essere, un generale al servizio del Ministro degli Inferi che abita un’isola alla deriva tra Africa e Europa.  Un burocrate, un funzionario stanco di mettere in fila e contare i corpi che annegano nel Mediterraneo.  Li racconta uno a uno: Yusuf, Sakinah, Jean Baptiste, Yasmine e tutti gli altri, numeri senza volto,  “non identificati” mangiati dai pesci. Hanno lasciato le loro terre per scappare da una guerra civile, dalla siccità, dallo sfruttamento, nell’illusione di una vita diversa, nella speranza del cambiamento e invece hanno trovato nuova povertà, nuovo sfruttamento, morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ogni “non identificato” risuona pietosamente la voce  e il suono dei  Fratelli Mancuso che danno allo spettacolo una straordinaria forza  rituale. Con strumenti inconsueti che spaziano dal liuto all’ocarina, ma soprattutto con voci che sembrano recare l’impronta ancestrale di ogni sentimento e sventura umana, i due fratelli siciliani enfatizzano  i momenti più drammatici del monologo del generale restituendo quel ‘rumore di acque’ che  evoca un’umanità antica, universale,  che da secoli trova nel ‘mare di mezzo’ il suo sostentamento e, a volte, anche la sua tomba e il suo funerale. La voce dei Mancuso è la voce della tragedia ma anche quella dei pescatori  seduti su nasse insanguinate, che riportano a galla quel che resta dei corpi e delle vite di coloro che si affacciano all’orizzonte di queste acque; l’azione di Renda e la drammaturgia di Martinelli, sono un requiem per i sacrificati, che fa irrompere la cronaca e la denuncia in una scrittura visionaria che scuote dall’indifferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		</item>
		<item>
		<title>In contemporanea</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/in-contemporanea/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/in-contemporanea/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 17:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione 2011/12]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Mariani]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Otto incontri a cura di Laura Mariani
“Abbiamo scritto la Stagione 2011-12 del Teatro Testoni, in accordo con il Comune, pensando ancora al teatro che vorremmo, a quello che ci piace. Con noi gli artisti, emiliano romagnoli, che ci hanno accompagnato e che noi vogliamo accompagnare, con un bell’intreccio generazionale, su drammaturgie che toccano temi importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Otto incontri a cura di Laura Mariani</p>
<p style="text-align: justify;">“Abbiamo scritto la Stagione 2011-12 del Teatro Testoni, in accordo con il Comune, pensando ancora al teatro che vorremmo, a quello che ci piace. Con noi gli artisti, emiliano romagnoli, che ci hanno accompagnato e che noi vogliamo accompagnare, con un bell’intreccio generazionale, su drammaturgie che toccano temi importanti dal punto di vista etico o politico, o che ci riguardano come individui, o su allestimenti che intendono il teatro come patrimonio collettivo e osservatorio culturale, chiedendoci ancora di vivere insieme una lunga storia che non vogliamo veder cancellare. Il cartellone 2011/2012 è per noi un frutto prezioso, forse irripetibile, che ha trovato nel Teatro Testoni un luogo di stimolo al pensiero, palcoscenico ideale di un teatro che riflette il suo tempo, che lo osserva e lo interroga.”<br />
Così scrive Pietro Valenti per l’ERT, che contestualmente ha  chiesto al Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna di affiancare gli spettacoli in programma, organizzando e conducendo incontri di presentazione e approfondimento con i singoli artisti. Un invito che la sezione Teatro del Dipartimento, coordinata da Marco De Marinis, ha accolto con piacere e con interesse, nell’intento di realizzare rapporti sempre più intensi e dinamici con la scena dal vivo, come è sua vocazione. Ha dunque mobilitato alcuni dei suoi docenti e dei suoi collaboratori.<br />
Il nostro primo motivo d’interesse è pedagogico. Vogliamo offrire ai nostri studenti (e, di conseguenza, a spettatori/spettatrici in genere) contatti diretti con gli artisti, perché alla visione degli spettacoli – elemento insostituibile di incontro e di studio – si accompagnino la conoscenza e la consapevolezza di come si arriva allo spettacolo e di cosa avviene fra uno spettacolo e l’altro. Perché in essi, necessariamente, si condensa il teatro, il quale è però portatore di una cultura più complessa e variegata; ed entrare dentro l’officina di un artista, sia pure in un tempo ristretto e tramite sole parole, potenzia la nostra comprensione del suo linguaggio.<br />
Il secondo motivo d’interesse è legato alla ricerca, in connessione con quanto propone questa stagione. La possibilità di rivedere in successione alcuni dei gruppi storici della nostra regione – Teatro delle Albe, Motus, Le belle bandiere e Socìetas Raffaello Sanzio – e artisti da essa accolti – Antonio Latella e César Brie –, sollecita a ripensare la storia del Teatro di ricerca italiano a partire da uno dei suoi insediamenti più persistenti e vitali e da alcuni dei suoi artisti guida. Ed è fondamentale dal punto di vista scientifico che gli studiosi si riferiscano alla loro esperienza di spettatori e al dialogo con gli stessi artisti.<br />
Inoltre, avendo il Teatro Testoni di Casalecchio coinvolto per questi incontri diversi spazi teatrali, ciò che si viene a configurare è una prima rete cittadina: anche questo è significativo e degno di sviluppi. Mentre il riferimento unitario al Dipartimento di Musica e Spettacolo per la cura di questo progetto potrà permettere la formulazione di domande comuni anche in corso d’opera, agevolando l’individuazione di interconnessioni, differenze, linee di tendenza.<br />
Laura Mariani, (DMS, Università di Bologna)</p>
<h2 style="text-align: justify;"><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/otto-incontri-a-cura-di-laura-mariani/">Calendario degli incontri </a></h2>
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		<title>Eco &#8211; Electonic Cooperation on line</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 13:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 17 al 19 di Aprile
in diretta streaming dal Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (Bo)
Un progetto di Pietro Babina
per Mesmer an Artistic Association
more info: www.pietrobabina.net/eco
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 17 al 19 di Aprile</strong><br />
in diretta streaming dal Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (Bo)</p>
<p><span id="more-2523"></span>Un progetto di Pietro Babina<br />
per Mesmer an Artistic Association</p>
<p>more info: <a href="http://www.pietrobabina.net/eco">www.pietrobabina.net/eco</a></p>
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		<title>La repubblica di un solo giorno</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/la-repubblica-di-un-solo-giorno/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 23:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni PS]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[19 febbraio ore 21,00
20 febbraio ore 16,00
di Ugo Riccarelli, Marco Baliani
regia Marco Baliani
con Patrizia Bollini, Daria Deflorian, Gabriele Duma, Simone Faloppa,  Renata Mezenov
Mariano Nieddu, Alessio Piazza,  Naike Anna Silipo, Alexandre Vella
produzione Teatro di Roma
«Quando il sogno è bello i vinti diventano più importanti dei vincitori». In pochi tratti il regista Marco Baliani sintetizza il senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>19 febbraio ore 21,00</strong></p>
<p><strong>20 febbraio ore 16,00</strong></p>
<p>di Ugo Riccarelli, Marco Baliani<br />
regia Marco Baliani</p>
<p><span id="more-2325"></span>con Patrizia Bollini, Daria Deflorian, Gabriele Duma, Simone Faloppa,  Renata Mezenov<br />
Mariano Nieddu, Alessio Piazza,  Naike Anna Silipo, Alexandre Vella</p>
<p style="text-align: justify;">produzione Teatro di Roma</p>
<p>«Quando il sogno è bello i vinti diventano più importanti dei vincitori». In pochi tratti il regista Marco Baliani sintetizza il senso profondo de La Repubblica di un solo giorno, pièce che racconta la breve avventura della repubblica romana, quel laboratorio politico e sociale nella Roma del Papa Re, che nel 1849 fu all’origine della nostra democrazia e della nostra costituzione.<br />
È il 1849. Nella Roma del papa re crolla il regime pontificio sull’onda dei moti popolari. Pio IX fugge a Gaeta. Un gruppo di idealisti, con Mazzini e Garibaldi, proclama la Repubblica. Un sogno breve, destinato alla sconfitta. &#8220;Ma quando i sogni sono belli i vinti diventano più importanti dei vincitori&#8221;, precisa Marco Baliani, autore e regista de La Repubblica di un solo giorno, lo spettacolo per nove attori, prodotto dal Teatro di Roma, che racconta quell’avventura e fa parte della trilogia progettata da Baliani in vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia. &#8220;Nei cinque mesi della sua vita – continua Baliani – la Repubblica trasformò una delle capitali più reazionarie d’Europa in un laboratorio di democrazia. E il giorno prima di cadere sotto i colpi delle truppe francesi promulgò una Carta dei diritti e dei doveri che, sancendo l’abolizione del potere temporale dei papi, la confisca delle terre del clero, l’abolizione della pena di morte e il suffragio universale, divenne un modello per tante Costituzioni successive del mondo occidentale, a partire dalla nostra&#8221;. La Repubblica romana coinvolse anche il popolo. Ed è proprio da qui che è partito Baliani per raccontarla. &#8220;Sarà una storia vista dal basso –  spiega il regista  –  con gli occhi di un ragazzo di Trastevere, Lucio, e della sua donna, Anita, come la moglie di Garibaldi&#8221;. A dar coscienza politica al ragazzo è un giovane borghese di Milano, sceso a Roma proprio per difendere la Repubblica. &#8220;Racconteremo, anche se non in modo banalmente naturalistico, l’ardore giovanile che mosse tanti ragazzi a sfidare la morte e a combattere in nome della libertà. Un esempio per quelli di oggi, che sfidano giovanilmente la morte lanciandosi a 200 all’ora sulle autostrade&#8221;.</p>
<p>Il 4 luglio 1849, dopo un assedio e un bombardamento durissimo, le truppe francesi, tradendo la loro stessa costituzione, riconsegnano Roma a Pio IX. Mentre i soldati francesi sciamano dal Gianicolo, in Campidoglio si festeggia la nascita della Costituzione repubblicana, una carta dei diritti e dei doveri che diventerà un modello per tante costituzioni successive del mondo occidentale, a partire dalla nostra. Il sogno della Repubblica Romana durò dunque un solo giorno. Per quel sogno morì sulle mura di Roma un’intera generazione di giovani. I loro nomi sono ancora inscritti sulle nostre strade, Mameli, Dandolo, Manara, Morosini. Morirono anche donne, gente del popolo, ragazzini. E poi tanti volontari, garibaldini, studenti, accorsi da ogni parte alla difesa di Roma, tutti contagiati da uno spirito nuovo, pronti a misurarsi con la grandezza di un progetto fino ad allora solo</p>
<p style="text-align: justify;">sognato. Lo spettacolo è la seconda tappa del progetto Fratelli di Storia, ideato da Marco Baliani e prodotto dal Teatro di Roma, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il primo spettacolo, Piazza d’Italia, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, ha debuttato al Teatro India di Roma l’8 febbraio 2010.<em></em></p>
<p><em>«Con questo spettacolo vogliamo raccontare l’epopea di questo pezzo di storia, la fascinazione giovanile verso un’ideale rivoluzionario, le contraddizioni tra gli stessi combattenti, i conflitti tra i loro ideali e la semplicità vendicativa del popolo, la nascita di improvvisi amori. La visione che guida lo spettacolo è l’immagine di una barricata, un urlo di oggetti buttati fuori dalla vita di tutti i giorni, accatastati per alzarsi a fronteggiare l’impossibile. Una barricata composta di storie, di voci, di volti, un arazzo di immagini corali, un dispiegarsi epico di racconti, monologhi, improvvisi dialoghi, un intersecarsi di corpi, canti, inni, musiche, a cercare di rendere visibile il caos gioioso e terribile della rivolta e l’ordine difficile delle idee e dei proclami, in un pullulare vulcanico di elementi che spingono, cozzano, si urtano, si affratellano e si spezzano».</em><em> Marco Baliani</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domenica 20 febbraio, dopo lo spettacolo </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>per il ciclo Conversazioni Politicamente Scorrette</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fratelli d&#8217;Italia </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>incontro con la compagnia e Ugo Riccarelli, autore del testo pubblicato da Mondadori </strong><em><strong><br />
</strong></em></p>
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		<title>Fratelli</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 16:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Danza contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[16 febbraio ore 10,00
di Carmelo Samonà, Michele Fiocchi, Remo Rostagno, Antonio Viganò
con Michele Fiocchi e Antonio Viganò
 regia di Antonio Viganò
dagli 11 anni

 
 
Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>16 febbraio ore 10,00</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>di Carmelo Samonà, Michele Fiocchi, Remo Rostagno, Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>con Michele Fiocchi e Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> regia di Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span id="more-2295"></span></em><em>dagli 11 anni</em><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><em>Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare ad occhi aperti o, semplicemente, per comunicare.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">È proprio la necessità di comunicare che spinge due fratelli che vivono in un appartamento nel cuore di una città ad inventare una serie di giochi, storie, gesti. Perchè non si parlano? Si parlano, eccome. Ma la lingua di uno dei due sembra ingarbugliata. Egli ha un modo di fare e di comportarsi del tutto suo. È certo che non può essere lasciato solo perchè da solo non ce la farebbe. Egli ha bisogno del fratello sano e il fratello sano vuole aiutare il fratello malato. Farebbe di tutto per lui. Da tempo registra i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue bizzarrie perchè non può sopportare l&#8217;idea che suo fratello possa nascondere linguaggi che egli non riesce a comprendere. Per aiutarlo non ha altra strada che tentare di scoprire la logica di ciò che fa e di ciò che dice. Non si rassegnerà mai, sarebbe un&#8217;offesa alla propria intelligenza. Del resto il loro rapporto è così stretto che anche lui, in fondo, ha bisogno del fratello malato. Ha scoperto, per esempio, che quando questi entra in una storia, sembra felice. E allora, via, a raccontare storie. Ma le storie, purtroppo, si interrompono, si spezzano, perdono il capo e la coda ed allora si entra nel mondo delle piccole cose quotidiane, nelle certezze degli oggetti presenti. La vita nell&#8217;appartamento porta a stabilire delle relazioni che sembrano quasi piccoli rituali o, volendo, un gioco. Lo spettacolo racconta la storia del rapporto tra i due fratelli. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressione di desideri e scambi di intenzioni. L&#8217;omonimo libro di Carmelo Samonà, &#8220;Fratelli&#8221;, ci ha spinti a compiere un viaggio nel mondo delle relazioni umane, ad esplorare zone non ancora conosciute ma che pure ci appartengono da sempre. Un viaggio sui sentieri che portano a cercare l&#8217;altro, il diverso, senza stancarci mai. A cercarlo, anche se ci sembra già di averlo trovato.</p>
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		<title>Electronic cooperation on line</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 14:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Eco]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[residenze]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[per il podcast clicca qui

Il 14 dicembre 2010 
ha inizio ECO
ELECTRONIC COOPERATION ONLINE
Un progetto on line di Pietro Babina
per Mesmer an Artistic Association
Due scrittori creano su un blog un dialogo dando vita ad una storia.
Attori e regista interpretano il dialogo creando degli episodi.
Il pubblico giorno per giorno legge il dialogo sul blog e guarda le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pietrobabina.net/pietrobabina/eco.html">per il podcast clicca qui<br />
</a></p>
<p><strong>Il 14 dicembre 2010 </strong><br />
ha inizio ECO<br />
<strong>ELECTRONIC COOPERATION ONLINE</strong><br />
Un progetto on line di Pietro Babina</p>
<p><span id="more-2171"></span>per Mesmer an Artistic Association</p>
<p>Due scrittori creano su un blog un dialogo dando vita ad una storia.<br />
Attori e regista interpretano il dialogo creando degli episodi.<br />
Il pubblico giorno per giorno legge il dialogo sul blog e guarda le prove trasmesse in streaming live.<br />
Scrittori, attori, regista e pubblico, si incontreranno in teatro per assistere dal vivo alla “serie teatrale” prodotta da ECO.</p>
<p>Per seguire ECO vai su <a href="http://www.pietrobabina.net/pietrobabina/eco.html">www.pietrobabina.net/pietrobabina/eco.html</a><br />
ECO è un progetto di ricerca e indagine sulla scrittura drammaturgica per il teatro, cinema e audiovisivi, interoperativo e intercreativo online.<br />
ECO si basa sull&#8217;uso di vari mezzi utilizzando internet come piattaforma di condivisione tra i vari agenti.</p>
<p>ECO è un progetto sostenuto da:</p>
<p>Regione Emilia-Romagna.</p>
<p>Baco Productions (BO); Centrale Fies (TN);  Fanny Alexander ( RA); Festival Santarcangelo dei Teatri (RM); Rifrazioni (BO); RomaEuropa Fondazione – RomaEuropa WebFactory (Roma);  Nuovo Teatro Nuovo (NA); Radio Città Fujiko (BO); Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (BO)</p>
<p>Regista: Pietro Babina<br />
Gli scrittori: Chiara Lagani e Jonny Costantino<br />
Gli attori: Francesca Mazza e Mauro Milone<br />
Organizzazione: Viviana Vannello<br />
Tecnico Streaming: Andrea Battaglioni</p>
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		<title>Abbonamenti e prezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 14:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rinnovo degli abbonamenti parte il 21 settembre con le prelazioni.
Dal 5 ottobre nuovi abbonamenti a  Testoni 14 e Prosa
Novità della stagione è l’abbonamento POLITICAMENTE SCORRETTO
che comprende gli spettacoli La casa di Ramallah, Donna non rieducabile (in scena nelle giornate della VI edizione di Politicamente Scorretto), Santos, La Repubblica di un solo giorno, 18mila giorni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il rinnovo degli abbonamenti parte il 21 settembre con le prelazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 5 ottobre nuovi abbonamenti a  <strong>Testoni 14</strong> e <strong>Prosa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Novità della stagione è l’abbonamento<strong> POLITICAMENTE SCORRETTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-1790"></span></strong>che comprende gli spettacoli <em>La casa di Ramallah</em>, <em>Donna non rieducabile</em> (in scena nelle giornate della VI edizione di <em>Politicamente Scorretto</em>), <em>Santos</em>, <em>La Repubblica di un solo giorno</em>,<em> 18mila giorni</em>, <em>Freddo</em> e <em>Terra matta. </em>I sette spettacoli vengono proposti in un carnet speciale, ed è stato pensato per gli spettatori che condividono la <strong>sfida di impegno civile e di lotta alle mafie</strong> che da sempre contraddistingue il progetto di punta dell’Istituzione Casalecchio delle Culture, in collaborazione con <strong>Carlo Lucarelli</strong> e <strong>LIBERA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da segnalare l’abbonamento <strong>DOMENICA IN PROSA</strong>, per chi preferisce andare a teatro la domenica pomeriggio, mentre viene riconfermato l’accordo con la CGIL-CISL e UIL per l’abbonamento <strong>IN CRISI DI TEATRO</strong>, destinato ai lavoratori in mobilità, ai cassintegrati e licenziati che potranno usufruire dello sconto del 50% sul costo degli abbonamenti e dei biglietti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per date, prezzi e maggiori informazioni clicca <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/stagione-2010-11/costi-del-biglietto/">qui </a></p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/abbonamenti-e-prezzi/" /></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Teatro giovani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 15:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro giovani]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta ad hoc, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1805" title="Bulli_1" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg" alt="Bulli_1" /></a>Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta <em>ad hoc</em>, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie inferiori e superiori. Gli spettacoli proposti in questo caso, per temi, linguaggi e contenuti, sono particolarmente adatti a un pubblico adolescente, bisognoso, oggi più che mai, di essere catturato, di ascoltare ed essere ascoltato,  di sorprendere e di essere sorpreso.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si comincia con <strong>Fratelli</strong>, della <strong>Compagnia La ribalta</strong> diretta da <strong>Antonio Viganò</strong>, regista conosciuto a Bologna e provincia per aver diretto, con esiti importanti, il teatro dei Risvegli. Fratelli è uno spettacolo cult del teatro ragazzi nazionale: utilizzando il linguaggio del teatro –danza, di diretta ispirazione bauschiana, lo spettacolo racconta la relazione tra due fratelli di cui uno affetto da disagi psichici. Uno spettacolo forte che non ha paura di raccontare al pubblico giovane la malattia mentale e le relazioni difficili di cui è portatrice. La vita dei due fratelli è fatta di piccoli rituali alla ricerca di una comunicazione possibile, è un gioco che a volte si fa fantastico altre volte crudele. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressioni di desideri e scambi di intenzioni.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ritorna il <strong>Charioteer Theatre</strong> diretto da <strong>Laura Pasetti</strong> con uno spettacolo molto divertente: <strong>Get me out of here</strong> che fa il verso ai reality show. Il mago  Prospero tiene prigionieri sulla sua isola i personaggi delle opere  shakespeariano convinto che la loro narrazione non interessi più a nessuno. Amleto, Lady Macbeth e Puck, tentano di scappare, ma vengono fermati da Prospero che propone un gioco in interazione con il pubblico. Facendo il verso a un famoso reality, chi vuole uscire dall’isola dovrà convincere il pubblico che deciderà il vincitore. Uno spettacolo coinvolgente, che unisce interattività a inglese contemporaneo e inglese shakespeariano, in una chiave teatrale di altissima qualità senza concessioni alla dimensione didattica.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A chiudere la proposta in matinée per le scuole superiori, <strong>Freddo</strong> di <strong>Lars Norèn</strong> con la regia di Marco Plini che affronta in maniera cruda la questione del neonazismo e dell’intolleranza nelle giovani generazioni. Norén, attento osservatore della società contemporanea, ha scritto <em>Freddo </em>dopo la sua esperienza di lavoro, durata alcuni anni, in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare e militante che,  per quanto possa ancora restare ai margini della società, può rivelare una violenza inaspettata e difficile da contenere.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A complemento degli spettacoli, inoltre, ERT Fondazione intende proporre  incontri con le compagnie e momenti di approfondimento nella speranza di implementare le attività di social networking sul sito &#8211; e naturalmente nel foyer &#8211; del teatro.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per info e prenotazioni: 051/6133294</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Costo del biglietto: 5 €</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per insegnati accompagnatori: 1 omaggio ogni 15 alunni</span></h6>
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		<title>Stagione di Prosa 2010/11</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 14:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10/11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Emilia Romagna Teatro Fondazione è lieta di presentare la Stagione 2010/11 del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno,
densa come sempre di nomi eccellenti e nuove drammaturgie, di pensieri forti e storie importanti, di fili da tessere e trame da  costruire. Sin dai primi spettacoli in calendario questi elementi emergono in maniera chiara: Giorgio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Emilia Romagna Teatro Fondazione è lieta di presentare la Stagione 2010/11 del Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno,</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1780"></span>densa come sempre di nomi eccellenti e nuove drammaturgie, di pensieri forti e storie importanti, di fili da tessere e trame da  costruire. Sin dai primi spettacoli in calendario questi elementi emergono in maniera chiara: <strong>Giorgio Albertazzi</strong> insieme a <strong>Marina Confalone</strong> e alla giovane e bravissima <strong>Deniz Odzogan </strong>presentano<strong> La casa di Ramallah, </strong>lo spettacolo di <strong>Antonio Tarantino</strong> che racconta l’ultimo viaggio di una kamikaze verso il suo destino suicida, mentre, in occasione di <em>Politicamente Scorretto</em>, promosso dall’Istituzione Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli, <strong>Ottavia Piccolo</strong> presenterà <strong>Donna non rieducabile</strong>, un testo di <strong>Stefano Massini</strong> che racconta i pensieri e le parole di Anna Politkovskaja,  la giornalista russa uccisa per aver svolto il suo mestiere senza pregiudizi e condizionamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si prosegue con uno dei classici più amati dal teatro di tutti i tempi: <strong>Romeo e Giulietta</strong> di Shakespeare, che con la traduzione di <strong>Luca Scarlini</strong> e la regia di <strong>Giuseppe Marini,</strong> riporta sul palco del Testoni la storia degli sfortunati innamorati interpretata da un cast di dieci giovani attori provenienti dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.</p>
<p style="text-align: justify;">A gennaio, dopo la pausa natalizia, la stagione viene riaperta da  <strong>Elio Germano</strong>, premiato come miglior attore nell’ultimo Festival di Cannes. L’attore, in pausa dal lavoro cinematografico, dirige se stesso nel monologo di <strong>Will Eno,</strong> <strong>Tom Pain (basato sul niente)</strong>, un’autentica cavalcata di parole al servizio del teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire un nuovo testo di <strong>Roberto  Saviano</strong>, <strong>Santos</strong> che racconta storie di  riscatto e di sport, di codici della strada e vite salvate, di camorra e campioni; <strong>Red</strong> di <strong>John Logan</strong> con la regia di <strong>Ferdinando Bruni</strong>, che racconta la storia di Mark Rotko, il famoso pittore  statunitense celebre per le sue tele di canapa dipinte con pochi colori intensi e morto suicida nel 1970; <strong>La Repubblica di un solo giorno</strong>, di <strong>Marco Baliani</strong> e <strong>Ugo Riccarelli</strong>, occasione per una riflessione sull’Unità d’Italia e il suo sofferto processo di costruzione. Questo spettacolo, infatti, racconta la storia della Repubblica Romana, durata un solo giorno, il 4 luglio 1849, ma portatrice di un progetto costituzionale che sarà di riferimento ai  costituzionalisti del 1945.</p>
<p style="text-align: justify;">Si continua con <strong>Finale di partita </strong>di<strong> Samuel Beckett </strong>con la regia di<strong> Massimo Castri</strong> e <strong>Vittorio Franceschi </strong> che, nei panni di Hamm ripropone l’assurda vicenda di questi personaggi intrappolati  tra bunker senza via d’uscita e bidoni della spazzatura<strong>;  18 mila giorni, Il pitone, </strong>con  il Premio Ubu<strong> Giuseppe Battiston</strong> e il cantautore <strong>Gian Maria Testa,</strong> che racconta la difficile situazione di un uomo di cinquant’anni alle prese con la disoccupazione.  Un titolo metaforico per uno spettacolo che parla di problemi molto concreti: 18.000 giorni sono infatti i giorni che compongono cinquant’anni, mentre il pitone è la metafora di un mondo del lavoro che cambia e a volte stritola le persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rusteghi, i nemici della civiltà</strong> di <strong>Carlo Goldoni</strong>, con <strong>Eugenio Allegri</strong>, <strong>Natalino Balasso</strong> e <strong>Antonia Spaliviero</strong> diretti da <strong>Gabriele Vacis</strong>, riporta sul palco del Testoni un classico del teatro, ma il testo goldoniano, frutto della maturità dell’artista, riesce ad essere attuale parlando al nostro tempo di intolleranza travestita da moralismo, della difficoltà di mettersi in relazione, della mancanza di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Stagione viene chiusa da due progetti di teatro contemporaneo che affondano le radici nel recente passato:  <strong>Freddo</strong> di <strong>Lars Norèn</strong>, con la regia di <strong>Marco Plini</strong>, un testo durissimo che parla del fenomeno del neonazismo giovanile  nei paesi del Nord Europa, dove in nome di una purezza della razza vengono ancora commessi crimini efferati e <strong>Terra Matta,</strong> con la regia e l’interpretazione di <strong>Vincenzo Pirrotta</strong>,  racconto epico che parte dalla prima guerra Mondiale e attraversa la storia contemporanea d’Italia con le parole dello scrittore semi &#8211; analfabeta <strong>Vincenzo Rabito</strong>, che dal 1968 al 1975, si chiuse in casa di fronte a una  vecchia Olivetti per raccontare la sua “sventurata e maletratata vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono ovviamente confermati gli appuntamenti con l’operetta e la Compagnia di Corrado Abbati. Quest’anno al Testoni di Casalecchio La vedova allegra su Musica di Franz Lehàr e Hello Dolly! su musiche di Michael Stewart e Jerry Herman rallegreranno il pubblico di affezionati al genere.</p>
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		<title>LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 10 aprile, ore 21,00
di Bernard- Marie Koltès
traduzione di Luca Scarlini
con Claudio Santamaria

musica originale Giuliano Sangiorgi
sassofono Raffaele Casarano
scene Carmine Guarino
opera installativa Loredana Longo
costumi Caterina Nardi
installazione sonora Giuliano Lombardo
assistente alla regia Daniela Perticarà
regia Juan Diego Puerta Lopez
Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 10 aprile, ore 21,00</strong></p>
<p>di Bernard- Marie Koltès<br />
traduzione di Luca Scarlini</p>
<p>con Claudio Santamaria</p>
<p><span id="more-1700"></span></p>
<p>musica originale Giuliano Sangiorgi<br />
sassofono Raffaele Casarano</p>
<p>scene Carmine Guarino<br />
opera installativa Loredana Longo<br />
costumi Caterina Nardi<br />
installazione sonora Giuliano Lombardo<br />
assistente alla regia Daniela Perticarà</p>
<p>regia Juan Diego Puerta Lopez</p>
<p>Un monologo senza respiro, un’unica frase, un fiume dirompente di parole, un insieme di attimi che non lasciano scampo. Un uomo tenta di trattenere uno sconosciuto che ha abbordato per strada una sera in cui è solo, terribilmente solo.<br />
Il protagonista errante di questo intenso soliloquio rovescia parole sul mondo, sul pubblico, mentre dal cielo cade incessante una pioggia carica di valenze simboliche. Una pioggia che annebbia i contorni, che rende liquidi i confini tra il sé e l’altro, che rende spasmodica e convulsa la sequenza dei ricordi.<br />
Ed è così, in maniera confusa ed ossessiva, che il giovane uomo racconta la sua solitudine, il suo sentirsi straniero, diverso, esiliato, vagabondando di notte, alla ricerca di una camera. Struttura quel mondo notturno e visionario in un linguaggio privo di punteggiatura, fatto di parafrasi e ripetizioni, denso di rabbia e nostalgia.<br />
La tensione drammatica si snoda attraverso aspri odori e sensazioni dolorose, creando un percorso emozionale in cui il protagonista diventa paradossalmente leggero, quasi impalpabile, e si perde. Si perde nella sua foresta, quella del lontano Nicaragua, idilliaco territorio senza eserciti né controllo. E ci porta con sé in un abbraccio a tratti molesto e a tratti tenero,  combattuto tra la sua difficoltà di essere e la sua smania di vivere.<br />
La notte poco prima della foresta  venne rappresentato per la prima volta al Festival di Avignone nel 1977, da un Bernard- Maria Koltès allora ventottenne.<br />
Juan Diego Puerta Lopez, regista e coreografo colombiano, è l’artefice di questo progetto drammaturgico che, perseguendo il suo percorso di ricerca teatrale, dirige un duttile Claudio Santamaria e si avvale di linguaggi multipli in grado di attraversare simultaneamente, come la pioggia del testo, aree emozionali diverse.</p>
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		<title>LE NUVOLE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 13:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[5 e 6 marzo 2010, ore 21,00
LE NUVOLE
di ARISTOFANE
traduzione di Letizia Russo
regia di Antonio Latella

con (in o.  a.):
Marco Cacciola
Annibale Pavone
Maurizio Rippa
Massimiliano Speziani
scene e costumi di Annelisa Zaccheria
musiche di Franco Visioli
luci di Giorgio Cervesi Ripa
foto di Anna Bertozzi
aiuto regista Tommaso Tuzzoli
Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi
LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>5 e 6 marzo 2010, ore 21,00</strong></p>
<p>LE NUVOLE<br />
di ARISTOFANE<br />
traduzione di Letizia Russo</p>
<p>regia di Antonio Latella</p>
<p><span id="more-1656"></span></p>
<p>con (in o.  a.):<br />
Marco Cacciola<br />
Annibale Pavone<br />
Maurizio Rippa<br />
Massimiliano Speziani</p>
<p>scene e costumi di Annelisa Zaccheria<br />
musiche di Franco Visioli<br />
luci di Giorgio Cervesi Ripa<br />
foto di Anna Bertozzi<br />
aiuto regista Tommaso Tuzzoli</p>
<p>Teatro Stabile dell’Umbria<br />
in collaborazione con Spoleto52 Festival dei 2 Mondi</p>
<p>LE NUVOLE DI ARISTOFANE, prodotto dal Teatro Stabile dell&#8217;Umbria, per la regia di Antonio Latella sta effettuando una lunga tournée italiana, dopo la prima assoluta dello scorso Luglio a SPOLETO 52 FESTIVAL DEI 2MONDI, dove Latella, ancora una volta, ha sorpreso il pubblico con la sua messinscena della celebre commedia classica.<br />
Il regista &#8211; che, con questa, firma la sua tredicesima regia con lo Stabile umbro &#8211; ha liberato il testo da qualsiasi anche minima convenzione e se ne è appropriato, pur rispettandone la lettera e la vis satirica. L&#8217;estro e l&#8217;intelligenza dei suoi interpreti e dei suoi collaboratori hanno saputo esaltare questa lettura che, con lucidità, penetra nel nucleo dell&#8217;opera &#8211; quel contrasto tra vecchio e nuovo, tra rettitudine e disonestà, che Aristofane stigmatizza &#8211; e ne accende l&#8217;intatto potenziale di ironica e crudele provocazione.<br />
La traduzione dal greco della commedia, inedita e pensata per questa messinscena, è firmata da Letizia Russo, che si è ispirata alla tradizione classica.<br />
Gli interpreti sono (in o. a.):<br />
Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani.<br />
Le scene e i costumi sono di Annelisa Zaccheria &#8211; qui alla decima collaborazione con Latella &#8211; che ci offre una traccia del suo lavoro sul testo: ”Nutrendomi delle atmosfere grafiche e surreali di Max Ernst, di quelle apocalittiche di McCarthy o ancestrali di Rondinone […] ho cercato di rappresentare soprattutto un’esperienza visiva.”.<br />
Il suono e le musiche sono, come sempre, di Franco Visioli e, come sempre, l’ideazione delle luci è di Giorgio Cervesi Ripa.</p>
<p>COSÌ ANTONIO LATELLA, nei suoi appunti di lavoro sul testo di Aristofane:</p>
<p>“Il gioco del Teatro si moltiplica in questa commedia umana, la porta della conoscenza si è fatta minuscola, varcarla è impegnativo ma è dietro a quel cancello di velluto rosso che si imparano i trucchi della finzione, a bluffare sulla verità o a saperla riconoscere … “.</p>
<p>NEL 423 A. C., quando LE NUVOLE va in scena per la prima volta, Aristofane (presumibilmente, n. 450 – m. 388 a. C.) è un giovane commediografo già affermato che coglie con la nuova opera, forse, il suo successo più importante. Ancora oggi LE NUVOLE è la commedia antica più rappresentata, assieme a GLI UCCELLI, a LISISTRATA e a LE RANE, appartenenti alla maturità dell’Autore.<br />
Il suo esordio era avvenuto circa quattro anni prima, quando Atene, sfiancata da una violenta epidemia di peste, era già nel pieno della guerra del Peloponneso. Le sue prime due commedie non ci sono pervenute ma ne conosciamo l’argomento e sappiamo che, fin dai suoi inizi, Aristofane calò la realtà contemporanea nel genere comico e, più di una volta, personaggi pubblici dell’epoca hanno agito nel suo teatro, fatti oggetto dal commediografo di una satira aggressiva e pragmatica. Il giovane Aristofane viveva il suo presente come decadenza dell’Età dell’Oro di Atene e contestava sia la politica della supremazia ad ogni costo, sia la filosofia e la poesia che si erano allontanate dalla tradizione e ricercavano nuovi metodi e nuovi linguaggi. Socrate, suo contemporaneo, anche se più grande di quasi vent’anni, è il personaggio centrale de LE NUVOLE, rappresentato come un vecchio stravagante, che parla da sofista ed è maestro di disonestà intellettuale.</p>
<p>L’involontario protagonismo di Socrate in questa commedia ha da sempre suscitato curiosità e divertimento nei lettori e negli spettatori. Non senza qualche vivace dissenso. Come quando, nel suo Dizionario Filosofico Portatile (1746), alla voce ATEO, ATEISMO, Voltaire sferra un violento attacco contro Aristofane:<br />
“[…] Quell’uomo (che i commentatori ammirano perché era greco, senza pensare che era greco anche Socrate): Aristofane! Egli fu il primo che abituò gli ateniesi a considerare Socrate un ateo.<br />
[…]<br />
Egli preparò di lontano il veleno con cui giudici infami fecero morire l’uomo più virtuoso della Grecia.”.</p>
<p>Ma in un altro passaggio dei suoi appunti, Latella osserva e chiarisce:</p>
<p>“[…] Questa commedia antica non mette in scena un personaggio ma l’ICONA di un PERSONAGGIO, che ha nome SOCRATE, e il luogo che lo ospita, IL PENSATOIO, è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, vero protagonista che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollastro né pollessa. […]”.</p>
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		<title>PALI</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 15:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[26 febbraio ore 21,00 
di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
 con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
scene e costumi Lino Fiorito
disegno luci Beatrice Ficalbi
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31
In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>26 febbraio ore 21,00 </strong></p>
<p>di Spiro Scimone</p>
<p>regia Francesco Sframeli<br />
<span id="more-1634"></span> con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale<br />
scene e costumi Lino Fiorito<br />
disegno luci Beatrice Ficalbi<br />
compagnia Scimone Sframeli in collaborazione con Asti Teatro 31</p>
<p>In scena ci sono tre pali. Sembrano proprio i pali di Gesù e dei due ladroni. Ma non sono i pali di Gesù e dei due ladroni. Semmai sono i pali de “La ricotta” di Pasolini. Sì, sembrano proprio i pali de “La ricotta” di Pasolini. E i personaggi che li abitano, perché i pali sono abitati, sono proprio fratelli di Stracci, il protagonista de “La ricotta” di Pasolini. Uno è uomo, ma interpreta una donna. La donna si chiama Bruciata. Prima non era bruciata e viveva a terra, accanto ai pali, dove lavorava. Poi un giorno l’hanno fatta diventare Bruciata ed è salita sul palo.</p>
<p>L’altro si chiama Senzamani e viene dalla fabbrica. Perché si chiama Senzamani è facile intuirlo, venendo dalla fabbrica. Da quando vive sul palo può tenere lo sguardo alto. In fabbrica non poteva mai tenere lo sguardo alto. Se teneva lo sguardo alto il capo gli faceva abbassare la testa. Invece dal palo può tenere lo sguardo alto e vedere cose che prima non vedeva.</p>
<p>Poi ci sono il Nero e l’Altro, che entrano suonando come una banda. Ma non sono una banda. Forse sono attori, forse sono comici. Il Nero è bravissimo a lavare i panni. Non solo i suoi panni, anche i panni degli altri. A lui piace lavare i panni degli altri. A lui piace fare le cose per gli altri. Ma finisce sempre che gli altri se ne approfittano. E non è bello che gli altri se ne approfittino.</p>
<p>L’Altro vuole far ridere la gente. Ma è sempre più faticoso far ridere la gente. Per far ridere la gente devi soffrire, star male. Di solito la gente gode se tu soffri. Ma Bruciata e Senzamani no, non godono se soffri e ti invitano a salire sui pali. Sui pali si sta bene. Ci si tiene lontani dalla merda che aumenta sulla terra. La merda è talmente tanta che ogni giorno rischi di ingoiarla, se apri la bocca. E tenerla chiusa è impossibile. Allora per poter aprire la bocca conviene andare sui pali, finché ce ne sono di liberi. Solo che sui pali ti devi proteggere con l’ombrello, perché c’è sempre cattivo tempo. E non sai cosa pioverà dal cielo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>ROMEO AND JULIET (ARE DEAD)</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/romeo-and-juliet-are-dead1/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[23 febbraio ore 9,30 e 11,15 
Regia Laura Pasetti
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori
Produzione: Charioteer Theatre

Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano
Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 febbraio ore 9,30 e 11,15 </strong></p>
<p>Regia Laura Pasetti<br />
Riduzione da Shakespeare: Nick Fearne<br />
Dialoghi e commenti: Jennifer Mc Gregor e gli attori<br />
Produzione: Charioteer Theatre</p>
<p><span id="more-1643"></span></p>
<p>Sponsor e supporters: Moray Council, Arts in Moray, Piccolo Teatro di Milano</p>
<p>Romeo, Giulietta e Mercuzio non sono per niente contenti del finale che Shakespeare ha riservato loro. Soprattutto Romeo e Giulietta non riescono a darsi pace. Non accettano la loro fine prematura e ritengono che Shakespeare sia stato particolarmente ingiusto e crudele. Per cercare di dare un senso al loro destino, ripetono all’infinito la scena finale. Gli spettatori entrano e assistono a questa scena: Giulietta addormentata nella tomba, Romeo arriva, la crede morta e si uccide. Giulietta si sveglia, vede il suo amore morto e si uccide a sua volta.<br />
A questo punto Mercurio interrompe la loro rappresentazione: non ne può più di assistere al finale, propone ai due innamorati di ripercorrere le tappe fondamentali della loro settimana insieme e forse, in questo modo, troveranno le risposte che cercano, forse scopriranno dove Shakespeare ha sbagliato e vedranno se veramente avevano un’altra scelta.</p>
<p>Lo spettacolo si pone il doppio scopo di avvicinare gli studenti alla lingua di Shaekespeare e al Teatro. I tre personaggi principali di Romeo, Giulietta e Mercuzio rappresentano le scene più importanti della tragedia rigorosamente nell’inglese di Shaekespeare e nello stesso tempo commentano in Inglese moderno le scene svolte. Mercuzio funge da narratore collegando le scene in Italiano e traduce dall’inglese alcuni commenti per facilitare i ragazzi nella comprensione.<br />
Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri per sottolineare l’attualità del testo e della storia. La scena della morte dei due innamorati viene prima rappresentata in abiti del 1500, poi i personaggi si cambiano e indossano jeans e maglietta.</p>
<p>Le musiche, di John Metcalfe sottolineano il ritmo di alcune scene, aiutano ad apprezzare il pentametro giambico ed evocano in maniera efficace le circostanze.</p>
<p>Lo spettacolo è molto dinamico, la scenografia inesistente, proprio per dare l’opportunità agli studenti di apprezzare la poesia del testo, stimolare la fantasia e appassionare al teatro, in grado di creare solo con la recitazione le situazioni più drammatiche.</p>
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		<title>AMLETO A PRANZO E A CENA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '09 '10]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[18 febbraio ore 21,00
19 febbraio ore 11,00
da Amleto di William Shakespeare
ideazione e regia Oscar De Summa
con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa
Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18 febbraio ore 21,00<br />
19 febbraio ore 11,00</strong></p>
<p>da Amleto di William Shakespeare<br />
ideazione e regia Oscar De Summa</p>
<p><span id="more-1620"></span>con Oscar De Summa, Armando Iovino, Angelo Romagnoli, Roberto Rustioni</p>
<p>Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione/Compagnia De Summa</p>
<p>Amleto a Pranzo e a Cena, divertente rivisitazione dell’Amleto shakespeariano curata e diretta da Oscar De Summa, è uno spettacolo già premiato da un ottimo consenso di critica e di pubblico il cui successo non mancherà di ripetersi.<br />
Oscar De Summa, attore di solida formazione teatrale, dopo aver affrontato numerosi testi shakespeariani come attore è qui ideatore, regista nonché interprete  di questa  insolita versione della tragedia shakesperiana.  Progetto nato in origine per ‘Teatro Errante’ progetto promosso da Emilia Romagna Teatro volto a rilanciare la sfida di un teatro che fosse sia popolare e di qualità l’Amleto qui proposto da classico tra i classici viene riletto e messo in scena da De Summa in una versione di rara originalità.<br />
Dato per acquisito nella memoria collettiva lo stereotipo di un uomo in calzamaglia nera con un teschio in mano, e la celeberrima  frase ‘Essere o non essere’  De Summa propone un lavoro che riesce a parlare sia  a chi solitamente non è abituato al frequentare il teatro ed il suo linguaggio  ma anche ad un pubblico solitamente avvezzo a frequentare le platee teatrali. La scena è essenziale, un piazzato di luci ed una tastiera a bordo palco, suonata a turno dagli stessi attori. Proprio come accadeva nelle compagnie di commedia dell’arte, gli attori decidono sul luogo cosa mettere in scena. Sul palco insieme a De Summa, tre attori, ‘una piccola e sgangherata compagnia di attori’ come ironicamente la definisce lo stesso regista. Una bella sfida: uno spettacolo che ci fa scoprire quanto di Amleto abiti a tutt’oggi  nel nostro quotidiano. Il sipario si alza e la compagnia, tra invidie e gelosie tenta di mettere in scena Amleto. Tra liti e complicità gli attori si scambiano consigli non propriamente disinteressati e lasciano venire a galla velenosi grovigli familiari.</p>
<p><em>La storia c’è tutta (o quasi), e i dialoghi, ritmicamente serrati secondo la grande tradizione comica nostrana, ci guidano a conoscere le molte facce di un personaggio inesauribile attraverso un linguaggio tutto contemporaneo. Nella vicenda, apparentemente lontana, del principe danese emergono così questioni semplici, che riguardano il comune animo umano, e che mettono in luce quanto nulla sia cambiato dentro di noi, quanto quel dentro di noi sia possibile nominarlo anche grazie a Shakespeare, quanto Amleto abiti il nostro quotidiano, costantemente presente a pranzo e a cena. </em>Oscar De Summa</p>
<p><strong>Biglietto unico  matinée: 5,00 € </strong></p>
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		<title>Passaggio in India</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 11:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[features image]]></category>
		<category><![CDATA[Intercultura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[11 e 12 novembre 2008, ore 21,00

di Santha Rama Rau
dal romanzo di Edward Morgan Forster
traduzione di Sandro Lombardi
drammaturgia Sandro Lombardi e Federico Tiezzi
regia Federico Tiezzi
scene Francesco Calcagnini
costumi Giovanna Buzzi, luci Roberto Innocenti
con (in ordine di apparizione)
Sandro Lombardi,Graziano Piazza, Giulia Lazzarini
Debora Zuin, Massimo Verdastro, Giovanni Franzoni,
Sandro Mabellini, Silvio Castiglioni, Daniele Bonaiuti,
Ciro Masella, Fabricio Christian Amansi,
Aleksandar Karlic, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>11 e 12 novembre 2008, ore 21,00<br />
</strong></p>
<p>di Santha Rama Rau<br />
dal romanzo di Edward Morgan Forster<br />
traduzione di Sandro Lombardi<br />
drammaturgia Sandro Lombardi e Federico Tiezzi<br />
regia Federico Tiezzi<br />
scene Francesco Calcagnini<br />
costumi Giovanna Buzzi, luci Roberto Innocenti</p>
<p>con (in ordine di apparizione)<br />
Sandro Lombardi,Graziano Piazza, Giulia Lazzarini<br />
Debora Zuin, Massimo Verdastro, Giovanni Franzoni,<br />
Sandro Mabellini, Silvio Castiglioni, Daniele Bonaiuti,<br />
Ciro Masella, Fabricio Christian Amansi,<br />
Aleksandar Karlic, Andrea Carabelli</p>
<p>produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana / Compagnia Sandro Lombardi</p>
<p>Mai rappresentato in Italia fino a oggi, Passaggio in India è l&#8217;adattamento teatrale compiuto da Santha Rama Rau alla fine degli anni Cinquanta dell&#8217;omonimo romanzo di Forster, risalente al 1924. Con questo titolo, Federico Tiezzi torna a uno dei suoi autori prediletti, dopo aver realizzato, proprio di questo romanzo, una serie di letture radiofoniche alcuni anni addietro.<br />
Il romanzo di Forster segue le vicende di due donne inglesi, negli anni venti, che visitano l’India nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni: la loro amicizia con un giovane medico musulmano sarà  la chiave dell’India… Sullo sfondo della modesta città di Chandrapore e della vita dei funzionari inglesi in India, Forster “mette in scena” le due opposte e complementari tensioni del medico Aziz e della ragazza inglese Adela Quested verso i rispettivi ambienti. Animati entrambi dalle migliori intenzioni, ma sfavoriti dai pregiudizi dei loro mondi, i due non riusciranno mai a incontrarsi veramente.<br />
Il conflitto tra due società costrette a convivere nel clima alienato del colonialismo è colto da Forster con ironia e finezza di sentimenti profonda. La parabola è più che mai attuale oggi, in un tempo in cui, sempre più, tutti ci troviamo a convivere e a doverci confrontare con tradizioni e culture diverse dalla nostra.<br />
Il centro drammatico dell&#8217;opera consiste in una gita alle grotte Marabar. Una volta dentro, al buio, in un calore soffocante, sola con Aziz, Adela si convince di aver subìto un&#8217;aggressione sessuale. Aziz viene accusato, imprigionato e infine processato. Durante il processo, Adela si rende conto che è stato tutto una sorta di allucinazione. Ritira l&#8217;accusa, nella disapprovazione generale degli inglesi, che la abbandonano a se stessa.<br />
Il fatto contingente non è solo un&#8217;invenzione narrativa di grande efficacia, è anche simbolo di una vicenda interiore, a sua volta metafora di due visioni della vita. Da una parte la convenzione e dall’altra la libertà, da una parte l’intelletto dall’altra il cuore (ragione e sentimento?). L’urto di due mondi morali, messi a fuoco anche geograficamente e sociologicamente, oltre che psicologicamente, si conclude non con una ritrovata armonia ma col fallimento degli incontri: resta da parte di tutti un impetuoso sforzo per conoscere l’altrui sconosciuta identità: spirituale, morale, fisica, sociale.</p>
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		<title>Ritorno</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 15:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scena Contemporanea '08]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[8 maggio, ore 21,00
RITORNO
drammaturgia e regia di Antonio Viganò
laboratori preliminari realizzati da Mirko Artuso, Catie Marchand, Stefano Masotti, Francesca Mazza
progetto a cura di Fulvio De Nigris e Cristina Valenti
con la compagnia teatrale Gli Amici di Luca
«[Un] mare di barche […] solcato da un lato all’altro da strani convogli umani che trascinano un carico di feriti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>8 maggio, ore 21,00</p>
<p><strong>RITORNO</strong></p>
<p>drammaturgia e regia di Antonio Viganò<br />
laboratori preliminari realizzati da Mirko Artuso, Catie Marchand, Stefano Masotti, Francesca Mazza<br />
progetto a cura di Fulvio De Nigris e Cristina Valenti<br />
con la compagnia teatrale Gli Amici di Luca</p>
<p>«[Un] mare di barche […] solcato da un lato all’altro da strani convogli umani che trascinano un carico di feriti, una moltitudine di sopravvissuti, l’uno aggrappato all’altro in un attraversamento che capiamo senza ritorno, il cui approdo sarà preludio di una vita nuova e diversa. Ci si può salvare, ci dice questa scena toccante, dove i disabili si fanno carico dei loro compagni e le seggiole a rotelle sono una risorsa a cui aggrapparsi; ci si può salvare, ma a patto di  farlo insieme, soccorrendosi vicendevolmente, perché le prove da superare si presentano come una ruota che gira, giacché questa è la condizione del mare e la sorte dei suoi naviganti. […].<br />
Prima di affidare ad Antonio Viganò la creazione e la regia di questo spettacolo, Gli Amici di Luca hanno lavorato con altri registi: Francesca Mazza, Cathy Marchand e Mirko Artuso (e sempre col coordinamento di Stefano Masotti) in laboratori creativi che hanno prodotto brani scenici, spunti tematici, frammenti di azioni, oggetti e materiali di scena, ma hanno anche elaborato capacità, affinato il rigore, conquistato a ciascuno il proprio spazio nel coro degli attori e la propria individualità di fronte allo spettatore (che è riferimento sempre presente nel lavoro creativo, a differenza di quanto non sia nel lavoro puramente laboratoriale). Così, in quest’isola che è il teatro del loro approdo, gli attori mettono a frutto e trasformano le tappe di avvicinamento, per riscriverne i contenuti in forma di favola ed esserne tutti protagonisti: tutti sempre in scena». (da C. Valenti, “Ritorno”. Una nuova vita sul veliero della speranza, in “Gli Amici di Luca Magazine”, n. 21-22, settembre-dicembre 2007, p. 15).</p>
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		<title>La partenza degli arrivi&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 23:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '07 '08]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[risvegli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>

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		<description><![CDATA[21 aprile, ore 21,00
LA PARTENZA DEGLI ARRIVI&#8230;nulla di ciò che sembra è
testi di Fulvio De Nigris
regia di Alessandra Cortesi, Stefano Masotti, Enzo Toma
con la compagnia teatrale Gli Amici di Luca
Un lavoro teatrale che cerca di riflettere sulla condizione del risveglio, del tragitto verso una condizione “altra”, dove la ricchezza dell’imperfezione cerca di farsi risorsa per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>21 aprile, ore 21,00</strong></p>
<p><strong>LA PARTENZA DEGLI ARRIVI&#8230;nulla di ciò che sembra è</strong><br />
testi di Fulvio De Nigris<br />
regia di Alessandra Cortesi, Stefano Masotti, Enzo Toma<br />
con la compagnia teatrale Gli Amici di Luca</p>
<p>Un lavoro teatrale che cerca di riflettere sulla condizione del risveglio, del tragitto verso una condizione “altra”, dove la ricchezza dell’imperfezione cerca di farsi risorsa per il teatro. La sfida è lanciata dall’arte sublime dell’apparecchiare una tavola in modo impeccabile. La difficoltà è quella degli attori, nel confrontarsi con regole che appartengono al mondo della “perfezione”, ma è anche quella degli spettatori e di chiunque provi imbarazzo nell’avvicinare la diversità, in particolare in relazione a certi temi. È il caso della sessualità, che diviene metafora della difficoltà di vedere ciò che appartiene a tutti.<br />
In una scena completamente visionaria, dei camerieri si muovono in un alternarsi di passaggi, con portate surrealmente bianche, e pensieri che si fanno voce. Tutto procede “perfettamente”, fino alla tavola apparecchiata, finché tutto si trasforma…<br />
Il lavoro si ispira al film <strong><a href="http://www.camera.minori.it/cinecamera/schede_film/lunga_vita_alla_signora.htm">Lunga vita alla signora</a></strong> di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ermanno_Olmi">Ermanno Olmi</a></strong> (1987) e al saggio di <strong><a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=381&amp;news_dove=3"></a>Anthelme Brillat-Savarin<a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=381&amp;news_dove=3">, Fisiologia del gusto</a></strong>  (1825).<br />
La preparazione dello spettacolo è durata circa un anno, durante il quale la compagnia, a partire dal laboratorio permanente condotto da Alessandra Cortesi e Stefano Masotti, ha incontrato artisti e ricercatori di diverse discipline: dal parateatro di Rena Mirecka, all’analisi del movimento di Lorella Rapisarda, al lavoro registico di Enzo Toma, al metodo Feldenkrais di Tery Weigel.</p>
<p>Spettacolo inserito nel progetto <strong><a href="http://www.muspe.unibo.it/soffitta/2008/teatro/risvegli.htm">Il teatro dei risvegli</a></strong>, in collaborazione con <strong><a href="http://www.muspe.unibo.it/soffitta/2008/index.htm">Centro La Soffitta – del Dipartimento di Musica e Spettacolo &#8211; Università di Bologna</a></strong> e <strong><a href="http://www.amicidiluca.it/wcm/">Compagnia Teatrale Gli amici di Luca</a></strong>.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/la-partenza-degli-arrivi/" /></p>]]></content:encoded>
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