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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; teatro e letteratura</title>
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	<description>Casalecchio di Reno (BO)</description>
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		<itunes:summary>Casalecchio di Reno (BO)</itunes:summary>
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			<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni</title>
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		<title>Terra matta</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 10:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Politicamente scorretto]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[3 aprile ore 16,00
dall&#8217;autobiografia di Vincenzo Rabito pubblicata da Giulio Einaudi Editore
adattamento di Vincenzo Pirrotta
regia e impianto scenico  Vincenzo Pirrotta
costumi Giuseppina Maurizi
musiche Luca Mauceri
movimenti coreografici Alessandra Luberti
luci Franco Buzzanca
con Vincenzo Pirrotta, Amalia Contarini, Marcello Montalto, Alessandro Romano, Salvatore Lupo, Giovanni Parrinello, Mario Spolidoro
Produzione Teatro Stabile di Catania
*l&#8217;autobiografia di Vincenzo rabito è conservata presso l&#8217;Archivio diaristico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>3 aprile ore 16,00</strong></p>
<p>dall&#8217;autobiografia di Vincenzo Rabito pubblicata da Giulio Einaudi Editore<br />
adattamento di Vincenzo Pirrotta</p>
<p><span id="more-2479"></span>regia e impianto scenico  Vincenzo Pirrotta<br />
costumi Giuseppina Maurizi<br />
musiche Luca Mauceri<br />
movimenti coreografici Alessandra Luberti<br />
luci Franco Buzzanca<br />
con Vincenzo Pirrotta, Amalia Contarini, Marcello Montalto, Alessandro Romano, Salvatore Lupo, Giovanni Parrinello, Mario Spolidoro</p>
<p>Produzione Teatro Stabile di Catania</p>
<p>*<em>l&#8217;autobiografia di Vincenzo rabito è conservata presso l&#8217;Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano (Arezzo)<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un bracciante siciliano si è chiuso a chiave nella sua stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975, senza dare spiegazioni a nessuno, ingaggiando una lotta contro il proprio semi-analfabetismo, ha digitato su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto, una dopo l&#8217;altra, 1027 pagine a interlinea zero, senza lasciare un centimetro di margine superiore né inferiore né laterale, nel tentativo di raccontare tutta la sua &#8220;maletratata e molto travagliata e molto desprezata&#8221; vita.<br />
Imprevedibile, umanissimo e vitale, Terra matta ci racconta le peripezie, le furbizie e gli esasperati sotterfugi di chi ha dovuto lottare tutta la vita per affrancarsi dalla miseria; per salvarsi la pelle, ragazzino, nel mattatoio della Prima e poi della Seconda guerra mondiale; per garantirsi un futuro inseguendo il sogno fascista del grande impero coloniale, per arrabattarsi, in mezzo a &#8220;brecante e carabiniere&#8221;, tra l&#8217;ipocrisia e la fame del secondo dopoguerra; per tentare, a suo modo la scalata sociale con un matrimonio combinato e godere, infine, del benessere degli anni Sessanta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dopo lo spettacolo, foyer del teatro</p>
<p style="text-align: justify;">CONVERSAZIONI POLITICAMENTE SCORRETTE</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autobiografia e popolo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Boarelli, storico e autore del libro La fabbrica del passato,</p>
<p style="text-align: justify;">incontra Vincenzo Pirotta</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217;ultima recita di Salomè</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 15:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[grandi autori]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[8 e 9 febbraio ore 21,00 
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
da Oscar Wilde
con Ferdinando Bruni Oscar Wilde, Iokanaan, Erode
Enzo Curcurù Mavor Parker, Giovane siriano, Erodiade
Alejandro Bruni Ocaña Salomé
luci di Nando Frigerio
suono di Luca De Marinis
produzione Teatridithalia
Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco conosciuta in Italia, forse messa in ombra dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>8 e 9 febbraio ore 21,00 </strong></p>
<p>uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia<br />
da Oscar Wilde</p>
<p><span id="more-2284"></span>con Ferdinando Bruni Oscar Wilde, Iokanaan, Erode<br />
Enzo Curcurù Mavor Parker, Giovane siriano, Erodiade<br />
Alejandro Bruni Ocaña Salomé</p>
<p style="text-align: justify;">luci di Nando Frigerio<br />
suono di Luca De Marinis<br />
produzione Teatridithalia</p>
<p style="text-align: justify;">Anarchica, estremistica, insolente la Salomé di Wilde è poco conosciuta in Italia, forse messa in ombra dalla popolarità della versione operistica di Richard Strauss. L’autore inglese l’aveva composta nel 1891 a Parigi, pensando – pare –  a Sarah Bernhardt, al suo orientaleggiante esotismo, alla sua voce recitante.<br />
Ferdinando Bruni e Francesco Frongia ne portano in scena una versione molto personale, intrecciando materiali diversi al tessuto di questo suggestivo atto unico, brani tratti sia dalle ultime opere dello scrittore (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis) che da testimonianze, interviste e dichiarazioni.<br />
Tra gioco e rito questa inquietante “ultima recita di Salomé”, interpretata unicamente da uomini, va in scena su di un palcoscenico atipico, il baraccone di un circo o di un luna park di periferia.  Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde che divennero suoi accusatori quando fu processato per sodomia) invita il pubblico ad entrare “nel serraglio” dove potrà ammirare un prodigio (o forse un monstrum): il Poeta, “il Gran Sacerdote della Corrente Estetica Moderna che raccolse tutti i sistemi in una sola frase, tutta la vita in un epigramma”.<br />
In uno spettacolo in cui le identità dei personaggi sono destinate a moltiplicarsi, Ferdinando Bruni si cala inizialmente nei panni dello scrittore, raffigurandocelo incatenato in carcere (dove effettivamente fu recluso dal 1895 al 1897); ma in breve al dialogo tra Wilde e Mavor si sovrappongono le battute che nella Salomé si scambiano il profeta Iokanaan, anch’egli prigioniero, e il Giovane siriano incaricato di custodirlo. E così le parole di dolore che segnano le ultime opere dello scrittore si sovrappone la recita di quest’inedita Salomé nella quale Bruni si divede tutti i ruoli con Enzo Curcurù e il giovane Alejandro Bruni.</p>
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		<title>STELLE DI CANNELLA</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 17:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola '09 10]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per l'infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[una fiaba cattiva
di Helga Schneider
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani

con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev
scene e costumi Manuela Gasperoni
ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)
produzione La Corte Ospitale
fascia d’età: 8 – 13 anni
David [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>una fiaba cattiva</strong><br />
di Helga Schneider<br />
da Stelle di Cannella pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Salani</p>
<p><span id="more-1543"></span></p>
<p>con Roberta Biagiarelli, Alberto Guzzi e Max Jurcev<br />
scene e costumi Manuela Gasperoni</p>
<p>ideazione scenica a cura di Roberta Biagiarelli<br />
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Max Jurcev (fisarmonica) e Alberto Guzzi (sax soprano)<br />
produzione La Corte Ospitale</p>
<p>fascia d’età: 8 – 13 anni</p>
<p>David e Fritz sono due amici per la pelle, orgogliosi, tra l’altro, dell’amicizia che lega i loro due gatti. Abitano in un quartiere di Berlino dove tutti cercano di andare d’accordo e di aiutarsi. Ma l’atmosfera cambia quando il partito nazista vince le elezioni: la propaganda antiebraica di Hitler crea inimicizie e sospetti. E David è ebreo… Fritz ripudia l’amico, lo minaccia, insulta i suoi genitori, anche se la madre Jutta, in realtà, è ariana. Lene, figlia del primo marito di Jutta – e quindi non ebrea – difende il patrigno e il fratellastro David, per il quale nutre sincero affetto, ma suo marito, un giovane ricco che svolge una vita brillante, a contatto con gente potente, le proibisce di compromettersi. La spirale di pregiudizi e persecuzioni raggiunge l’apice quando Fritz uccide il gatto dell’ex amico, “colpevole”, a suo dire, di aver “sedotto” la gattina “ariana”.</p>
<p><strong>Berlino 1933. </strong><br />
Nella bottega di una pasticcera si inizia a narrare una storia dolce e terribile allo stesso tempo, la storia dell’indissolubile amicizia tra David Korsakov e Fritz Rauch violentemente fatta a pezzi dall’indottrinamento e dalla manipolazione provocata dall’ascesa al potere del nazismo. Il filo conduttore è dato da una narratrice-pasticcera che fonda in sé gli ingredienti che compongono il racconto. In scena, al suo fianco, due musicisti-attori appartenenti al gruppo klezmer  Maxmaber Orkestar, che evocano i due protagonisti e gli altri personaggi che popolano il racconto.<br />
A partire da una quotidianità che ci è prossima, il nostro obiettivo è far sì che i ragazzi possano riconoscere e ritrovarsi nelle loro naturali dinamiche, di fronte a una realtà che scivola progressivamente in quella deriva di gesti e azioni inspiegabili frutto dell’intolleranza e dei regimi dittatoriali.<br />
Quando La Corte Ospitale mi ha offerto di lavorare alla messa in scena del libro di Helga Schneider Stelle di Cannella, è stato per me un piacere tornare a riallacciare un filo legato al mio passato lavorativo con il teatro ragazzi e anche a rinnovare il mio percorso di lavoro sulla memoria e sul teatro civile.<br />
La sensazione è che nonostante ciò che è già stato scritto, detto e rielaborato sull’antisemitismo e sull’Olocausto, sono convinta che il teatro possa ancora aggiungere piccoli tasselli per mantenere viva la memoria e per non sottrarsi, grandi e piccoli, agli orrori di ieri come a quelli di oggi.<br />
Roberta Biagiarelli</p>
<p><strong>Uno spettacolo di teatro ragazzi, per non dimenticare</strong></p>
<p>Dall&#8217;uscita del suo libro d&#8217;esordio Il rogo di Berlino (1995, Adelphi), per Helga Schneider, mitteleuropea ma scrittrice in lingua italiana, “Scrivere di guerra per una cultura della pace&#8221; é diventato un motto consolidato, oltre ad assumere un ruolo di impegno civico e morale.<br />
Durante i suoi incontri con gli studenti delle scuole italiane, Helga non si é mai stancata di testimoniare del regime nazista e della II guerra mondiale, che da bambina ha vissuto sulla propria pelle nella capitale del Terzo Reich, Berlino, circostanza aggravata dal fatto che a 4 anni é stata abbandonata dalla madre diventata membro della Waffen-SS e infine guardiana al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau.<br />
La Corte Ospitale si è unita a Helga Schneider nello sforzo di allestire uno spettacolo teatrale per giovanissimi dal titolo Stelle di cannella (tratto dal libro omonimo dell&#8217;autrice pubblicato da Salani), drammaturgia della stessa Schneider, finalizzato a creare una finestra sulla Storia del Novecento e stimolare i ragazzi, che saranno gli adulti di domani, a far tesoro di quanto é successo durante il nazismo affinché simili orrori non si ripetano più.<br />
Perché &#8220;Comprendere e impossibile, ma conoscere é necessario.&#8221; (Primo Levi).</p>
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		<item>
		<title>FRANKENSTEIN OSSIA IL PROMETEO MODERNO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '08 '09]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[teatro e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21,00 
scritto e diretto da Stefano Massini
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley
scene Laura Benzi
costumi Micol Medda, Caterina Bottai
proiezioni Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti
luci Roberto Innocenti
Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura
con (in ordine di apparizione)
Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani,Alessio Nieddu,
Daniele Bonaiuti, Simone Martini,    Antonio Fazzini, Roberto Posse
produzione Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 3 febbraio 2010, ore 21,00 </strong></p>
<p>scritto e diretto da Stefano Massini<br />
liberamente ispirato al libro di Mary Shelley</p>
<p><span id="more-1534"></span>scene Laura Benzi<br />
costumi Micol Medda, Caterina Bottai<br />
proiezioni Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti<br />
luci Roberto Innocenti</p>
<p>Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura</p>
<p>con (in ordine di apparizione)<br />
Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani,Alessio Nieddu,<br />
Daniele Bonaiuti, Simone Martini,    Antonio Fazzini, Roberto Posse</p>
<p>produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana<br />
/Teatro delle Donne-Centro Nazionale di Drammaturgia<br />
in collaborazione con Festival della Creatività 2008</p>
<p>Il mito di Frankenstein è un colossale ingorgo di equivoci. Intanto nell’immaginario collettivo Frankenstein è per tutti il nome della Creatura, mentre nell’originale è il cognome dello scienziato creatore. E a tutto questo si sommi la portentosa quantità di deviazioni e confusioni narrative che si sono depositate sulla formidabile storia di Mary Shelley dopo decenni di versioni cinematografiche, rivisitazioni, riscritture, caricature e parodie.<br />
Fedele invece al materiale originale, messa da parte l’icona horror e la ricerca gotica della paura a tutti i costi, Massini mette in primo piano la sconcertante umanità della Creatura, scaraventata nel mondo con un bagaglio di inestricabili domande. La sua dolorosa solitudine è la chiave del testo e illumina a posteriori perfino il tortuoso percorso del giovane Victor verso la creazione.<br />
In un gioco continuo di ribaltamenti e di rimandi, si scopre la tormentata continuità che lega la passione prometeica del ventiquattrenne Victor alla desolata diversità della sua Creatura, la cui rabbiosa protesta è la protesta dell’Uomo contro i limiti – di ogni tipo – che lo stringono.<br />
Dice l’autore: “Ho scritto la mia versione teatrale di Frankenstein con irrispettoso rispetto. Del testo originale mi sono sforzato di mantenere le atmosfere, i colori, la decadente freddezza dell’ultimo Settecento, optando però per una radicale rivoluzione di punto di vista: a tessere le trame della storia è stavolta la Creatura, il cui umanissimo viso impera sulla scena in un lungo primo piano, capace di evocare – come in un lucido atto d’accusa – perfino la nascita del suo stesso Creatore”.<br />
Nello spettacolo le tappe dell’esperimento di Victor prendono forma un indizio dopo l’altro e vanno a comporre un mosaico fitto di personaggi, che nello sguardo della Creatura assommano tutte le miserie della condizione umana. Sarà il racconto della Creatura, grande maschera dominante sulla scena attraverso la proiezione del volto di Sandro Lombardi, a far prendere vita ai personaggi di questo “Prometeo moderno”.</p>
<p>Il Frankenstein di Stefano Massini si interroga sul labile confine che separa la scienza dal territorio inesplorato dell’oltre. Oltre la vita. Oltre il tempo circoscritto della mortalità fissata. Oltre il conto alla rovescia della clessidra rovesciata e implacabile.<br />
Dopo il successo di pubblico e i prestigiosi premi ricevuti in Italia, Massini sta ora raccogliendo consensi sempre maggiori anche nel resto d’Europa, dove i suoi testi vengono rappresentati con frequenza  – di recente a Parigi il suo Donna non rieducabile, dedicato alla memoria di Anna Politkovskaia.<br />
Edito in Italia dalla Ubulibri, il teatro di Stefano Massini è tradotto e pubblicato in Francia, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca.</p>
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