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	<title>Teatro Casalecchio - Alfredo Testoni &#187; teatro scuola</title>
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		<title>La repubblica dei bambini</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 21:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[29 e 30 novembre 2011, ore 10
Teatro delle Briciole
Cantiere Nuovi Sguardi per un Pubblico Giovane
un progetto affidato a Teatro Sotterraneo
regia Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Daniele Bonaiuti, Chiara Renzietà
7-10 anni
Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 e 30 novembre 2011, ore 10</strong></p>
<p>Teatro delle Briciole<br />
Cantiere Nuovi Sguardi per un Pubblico Giovane</p>
<p>un progetto affidato a Teatro Sotterraneo</p>
<p><span id="more-3010"></span>regia Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa<br />
con Daniele Bonaiuti, Chiara Renzietà</p>
<p style="text-align: justify;">7-10 anni</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo politico-militare e dove alcuni soggetti, preso il controllo del territorio, hanno emanato proprie leggi, coniato una nuova moneta, strutturato proprie istituzioni e avviato rapporti con territori vicini. Qui l’esercizio di cittadinanza può ripartire da zero, porsi domande originarie sul fare società e rispondere con modalità inedite.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parte dalla scena teatrale come piattaforma vuota su cui costruire una micronazione. Due attori irrompono sulla scena e cominciano a progettare il loro paese in miniatura. Servono delle leggi. Servono dei luoghi. Servono delle cose. Si parte da zero, tutto è da costruire, liberi di costruirlo come vogliamo. La micronazione è una scena vuota, deserta, che lentamente si popola e riempie, magari anche degli stessi elementi che compongo il panorama teatrale (luci, musiche ecc) oppure di segnali che diano regole (cartelli, striscioni ecc) di modo che ai bambini sia dato vedere come da un vuoto si possa edificare una Polis. L’incognita è sul tipo di Polis.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro il coinvolgimento diretto dei bambini pare un necessario rovesciamento. I bambini non dispongono solitamente di potere diretto. Sui bambini non gravano responsabilità. I bambini vivono in un mondo normativo, fatto di ordini, obblighi e divieti. È nella natura delle cose, che il vecchio guidi il fanciullo. E del resto il fanciullo non potrebbe decidere su cose di cui non ha ancora fatto esperienza. Nel costruire una nazione in miniatura proviamo a dotare i bambini di un potere inedito e fatto su misura. Sullo sfondo un piccolo luogo deserto in cui dar vita a una società, Robinson Crusoe ma anche il serial Lost, e naturalmente Il signore delle mosche di Golding.<br />
Si tratta di una piccola Cosa Pubblica, si tratta di uno spettacolo teatrale dove la finzione è evidente perché è il motore dell’immaginazione, si tratta di un paese in miniatura che si spegnerà quando si spegneranno le luci che lo illuminano, ma al tempo stesso si tratta di una possibilità.</p>
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		<title>Poesia, cittadinanza e conflitto per il teatro scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 15:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro scuola 11/12]]></category>
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		<description><![CDATA[Poesia, cittadinanza e conflitto sono le parole chiave intorno a cui è stato costruito L’alfabeto del cuore 2011/12,  la rassegna dedicata alle scuole promossa da Emilia Romagna Teatro Fondazione per il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.  Tre parole che racchiudono fondamenti della vita da conoscere, praticare, gestire sin dalla prima infanzia.  Così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Poesia</strong>,<strong> cittadinanza</strong> e <strong>conflitto</strong> sono le parole chiave intorno a cui è stato costruito <strong>L’alfabeto del cuore 2011/12</strong>,  la rassegna dedicata alle scuole promossa da Emilia Romagna Teatro Fondazione per il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno.  Tre parole che racchiudono fondamenti della vita da conoscere, praticare, gestire sin dalla prima infanzia.  Così, se la scuola è il luogo della formazione dell’individuo, il teatro ne diventa la palestra offrendo squarci di realtà e affondi poetici di cui appropriarsi come patrimonio personale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio da uno spettacolo che mette i piccoli spettatori in una situazione di  partecipazione civile che si comincia: <strong>La repubblica dei bambini</strong>, del <strong>Teatro Sotterraneo, </strong>costruisce tra le mura del teatro una micro nazione, invita i bambini a esprimere  il loro voto, a governare direttamente un piccolissimo stato che durerà solo un’ora ma a sufficienza per capire il valore della Cosa Pubblica.  E patrimonio comune non può  non essere anche la poesia che, in collaborazione con la Biblioteca Cesare Pavese diventerà uno dei fili portanti di tutta la stagione attraverso attività formative, incontri con poeti e naturalmente, con il teatro. <strong>Ferruccio Filipazzi</strong>, uno dei narratori più longevi del Teatro Ragazzi italiano, presenterà <strong>E sulle case il cielo</strong>, nato dall’incontro con <strong>Giusi Quarenghi.</strong> Uno spettacolo di poesia  illustrato dal vivo dai disegni su sabbia di <strong>Massimo Ottoni</strong>, un’occasione per incontrare direttamente quella che viene considerata una della maggiori poetesse contemporanee per l’infanzia ma soprattutto un modo per avvicinare la poesia  con leggerezza ed emozione. Di grande poeticità sono anche gli spettacoli  destinati al pubblico  più piccolo: da <strong>Nico cerca un amico</strong> del <strong>Baule Volante</strong>, tratto dal libro illustrato di <strong>Matthias Hoppe</strong> a <strong>In mezzo al mare</strong> di <strong>Silvano Antonelli</strong> e <strong>Storie Fruttuose</strong> di <strong>Cà Luogo d’arte</strong>, il rapporto con il mondo delle emozioni e delle loro rappresentazioni è fortissimo, passando dai libri illustrati e dai ricordi dei bambini raccolti dall’Osservatorio dell’immaginario della Compagnia Stilema ai linguaggi dell’animazione e della scena.  Come sempre inoltre, non mancheranno le grandi storie: <strong>Rosaspina</strong> del <strong>Teatro del Piccione</strong> e <strong>Robin Hood</strong> di <strong>Armamaxa Teatro</strong>, saranno opportunità di incontro con il  fiabesco e il mondo delle leggende popolari, mentre <strong>Secondo Pinocchio</strong>, della <strong>Compagnia Burambò</strong> dimostrerà, ancora una volta, la ricchezza delle grandi  storie da cui è sempre possibile trarre nuova linfa e ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la ormai consolidata sezione dedicata agli adolescenti invece, si è scelto di lavorare sul conflitto, in collaborazione con il Centro di Documentazione Pedagogica.  <strong>Gang</strong>, lo spettacolo del <strong>Charioteer Theatre</strong> in lingua inglese, racconta il conflitto sociale, quello delle bande giovanili che infiammano le strade del Regno Unito, coinvolgendo direttamente gli studenti nella messinscena, mentre <strong>Somari</strong>, della giovanissima compagnia <strong>Kilodrammi</strong>, parla di un conflitto più nascosto, quello con gli adulti e con il proprio tempo, incapace di dare alle giovani generazioni prospettive future.  Una proposta, quella per gli adolescenti, che come lo scorso anno sarà seguita anche dagli psicologi della ASL di Bologna e che verrà corredato da incontri, attività di laboratorio e blog.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuano naturalmente le tradizionali proposte di formazione sia per le classi con <strong>l’Associazione Culturale Cantharide</strong>, con <strong>Franny e Zooey</strong> e i laboratori di costruzione dei burattini condotti dalla maestra burattinaia Sandra Pagliarani in collaborazione con <strong>Arte e Salute Onlus</strong>, sia per i docenti, con la ripresa degli incontri su didattica e teatro. Una importante novità è rappresentata da progetto <strong>Face à Face</strong>, <strong>Parole di francia per scene d’Italia</strong>, realizzato grazie alla collaborazione con l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Alliance Française di Bologna con cui nelle scorse stagioni, sono stati  presentati al pubblico  testi di drammaturgia contemporanea francese. Quest’anno il progetto verrà destinato all’infanzia: i testi di autori francesi presi in considerazione porteranno con sé nuovi mondi, sia dal punto di vista linguistico che dal punto di vista poetico, e metteranno in relazione un’idea di infanzia e di teatro per l’infanzia molto diverse tra loro, come ma con moltissime affinità.  Un modo per allargare i propri confini, mettere in relazione esperienze diverse e chissà,  costruire un’idea d’infanzia europea.</p>
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		<title>Ragazzi di cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 15:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[23 maggio, ore 17,00
Si chiude il progetto Cuore 2.0 con i lavori realizzati dalle scuole intorno al libro Cuore,  scelto da ERT Fondazione e dal Teatro Due Mondi per celebrare insieme alle scuole elementari e medie il 150° dell’Unità d’Italia.
Il progetto si è sviluppato intorno ad  una serie di azioni che, a partire dal libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 maggio, ore 17,00</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si chiude il progetto <strong>Cuore 2.0</strong> con i lavori realizzati dalle scuole intorno al libro Cuore,  scelto da ERT Fondazione e dal Teatro Due Mondi per celebrare insieme alle scuole elementari e medie il 150° dell’Unità d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2567"></span>Il progetto si è sviluppato intorno ad  una serie di azioni che, a partire dal libro Cuore,  miravano ad affrontare temi e riflessioni attuali quali la scuola, la costruzione di un’identità nazionale in un’Italia sempre più multietnica, la formazione alla cittadinanza che, sottesa alle intenzioni di De Amicis,  rimane una delle questioni più importanti relative al futuro stesso del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Da marzo a maggio, quindi, il progetto ha visto la realizzazione di diversi momenti: dopo la lettura di alcuni brani tratti dal libro Cuore <em>La scuola di tutti</em>, svolta in Casa della Conoscenza da  Francesca Debri, Federica Fabiani, è stato presentato alle scuole lo spettacolo del Teatro Due Mondi <em>Cuore</em>,  una visione del libro di coinvolgente teatralità, che, quasi brechtianamente, racconta l’Unità d’Italia sui banchi di scuola e l’incontro <em>Calamaio e web 2.0</em> in cui Giancarla Codrignani, giornalista e politologa, Cristina Valenti, docente di Nuovo Teatro al DMS, e Federica Zanetti, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, si sono confrontati con l’attualità di cui sono ancora pregne le pagine del libro.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola, dopo questi eventi, è passata ai ragazzi, che insieme all’Associazione Cantharide e a Elisa Fontana, hanno lavorato in classe utilizzando direttamente il linguaggio del teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>23 maggio alle ore 17</strong>, presso il <strong>Teatro Testoni di Casalecchio</strong>, la <strong>II F </strong>della <strong>Scuola Media Galilei</strong>, e la <strong>I C </strong>della <strong>Scuola Media Marconi</strong>, presenteranno i loro lavori, <strong>La neve nel cuore</strong>, coordinato da Elena Galeotti e <strong>Due cuori e una patria</strong>, coordinati da Stefano Stefano Vacchi,  piccole azioni teatrali nate e sviluppate intorno ad alcune pagine del libro. Chiuderà la giornata Elisa Fontana con <strong>Domini Public Children Version</strong>, una performance a più voci registrate all’interno delle scuole che hanno aderito al progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Ingresso libero</em></p>
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		<title>L&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 12:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
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		<description><![CDATA[3 maggio, ore 10
La storia d’amore di Caterina e Ivo
di Manuela Capece e Davide Doro
con Rosita D’Aiello e Davide Doro
voce narrante Claudio Guain
disegno luci Yannik De Sousa Mendes
scene Silvia Bertoni, Paola Brunello e Paolo Romanini
costumi Paola Brunello e Patrizia Caggiati
neve Cà Luogo d’Arte
tecnica Deborah Penzo
assistente alla regia Consuelo Ghiretti
organizzazione Maria Giulia Guiducci
spettacolo per bambini dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>3 maggio, ore 10</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La storia d’amore di Caterina e Ivo</strong></p>
<p>di Manuela Capece e Davide Doro<br />
con Rosita D’Aiello e Davide Doro</p>
<p><span id="more-2519"></span>voce narrante Claudio Guain<br />
disegno luci Yannik De Sousa Mendes<br />
scene Silvia Bertoni, Paola Brunello e Paolo Romanini<br />
costumi Paola Brunello e Patrizia Caggiati<br />
neve Cà Luogo d’Arte<br />
tecnica Deborah Penzo<br />
assistente alla regia Consuelo Ghiretti<br />
organizzazione Maria Giulia Guiducci</p>
<p>spettacolo per bambini dai 3 ai 5 anni e per tutti</p>
<p>una produzione compagnia RODISIO<br />
in collaborazione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti</p>
<p>Raccontiamo una storia d’amore ai bambini piccoli. Perché abbiamo voglia di baci e di carezze. Raccontiamo di occhi che si guardano, si scelgono e s’innamorano. Abbiamo voglia di tuffi al cuore, di mani emozionate, di passione travolgente. E per raccontare d’amore, balliamo. L’inverno è una piccola opera danzata, dove la musica, le parole, e la danza si accompagnano, si sostengono, s’incalzano.</p>
<p>Una piccola opera d’amore per raccontare la storia di Caterina e Ivo. Che comincia quando l’inverno è appena finito. Che comincia quando comincia la primavera. E che dovrà resistere fino alla primavera seguente. Ma non c’è primavera senza inverno. E anche questa storia, come tutte le storie d’amore, non varrebbe la pena di essere raccontata, senza raccontare della paura di perderlo, l’amore. Caterina e Ivo ballano, ballano innamorati. Ballano fino a che arriva l’estate, un’estate calda e bella. Poi in autunno decidono di partire per un viaggio. Un lungo viaggio per vedere tutto quello che c’è. E continuano a ballare, fino a che le foglie cadono dagli alberi, fino a che arriva il freddo, fino a che un giorno comincia a nevicare. Caterina e Ivo continuano a ballare, innamorati, anche quando arriva l’inverno. Ed è in inverno, che ad un certo punto, lui si volta e lei non c’è più. Lui la cerca, si dispera, ma lei non c’è più. Continua a nevicare, è un inverno freddo questo.Ma non il freddo e nemmeno la neve ferma Ivo, che la cerca e continua a cercarla. E la chiama, Caterina!</p>
<p>Caterina e Ivo si videro per la prima volta.Uno di fronte all’altra.Tutti e due stavano mangiando un bignè alla panna.Non smisero di masticare. Continuarono a mangiare, masticando il bignè intero stracolmo di panna.Si guardarono. E fu lì che la vita esplose. Esplosero il cielo, la terra, l’aria, il sangue nei corpi. Esplose la gente intorno. Esplosero i bignè dentro la bocca. Le nuvole corsero via per far passare i raggi del sole, i fiori sugli alberi sbocciarono tutti insieme e i fiori di pesco si colorarono d’arancio, le donne, tutte intonate, si misero a cantare, gli uomini, tutti belli e muscolosi, si arrampicarono gli uni sugli altri per fare piramidi umane come quelle dei giochi olimpici, i bambini applaudirono e lanciarono pezzi di carta che sembravano coriandoli, e che una volta lanciati si trasformavano in pappagalli colorati, le finestre delle case si spalancarono e i ragazzi sbucarono fuori lanciando petali di rose e salsicce arrosto, in piazza perfino i preti e le suore si baciarono tra loro, ballando eleganti walzer di primavera e singhiozzando per l’emozione. Non c’era dubbio. Era amore.</p>
<p>Il processo drammaturgico</p>
<p>Abbiamo lavorato con i bambini dai 3 ai 5 anni in numerose scuole materne.  Appena cominciamo a parlare d’amore, i bambini cominciano a stringersi l’un l’altro.Si fanno grandi sorrisi, si scambiano occhiate di intesa, qualcuno ride. Per lo più, sempre più stretti, si amano. Il carico di romanticismo dei bambini ci ha subito emozionato. Attraverso un vero e proprio lavoro di improvvisazione abbiamo cercato insieme ai bambini la storia da raccontare.</p>
<p>Abbiamo dato loro due personaggi con pochi e semplici caratteri. Li abbiamo fatti incontrare. Li abbiamo tenuti lì fermi a guardarsi per un po’. Il resto è venuto da se.I bambini hanno colto al volo la possibilità di una storia d’amore, si sono tuffati senza incertezza alcuna.Non c’è un prima, non c’è un perché, non c’è un dubbio, non c’è paura. C’è solo una passione da far vivere.  Ci hanno raccontato la storia di Caterina e Ivo. Dopo le parole li abbiamo fatti lavorare con il corpo, e allora accade che la poesia che loro stessi hanno composto per raccontare d’amore, si fa concreta, si fa corpo che racconta, che danza. Ad un certo punto abbiamo dato loro la terribile notizia. Caterina non c’è più. Con la stessa facilità con cui hanno accettato l’amore, la passione, ora i bambini accettano la paura.Il dramma è atteso come elemento naturale, come è ovvio l’inverno dopo l’autunno, e nel dramma c’è attesa. Sanno che in un modo o nell’altro anche dopo questo inverno arriverà la primavera.Comunque.E loro sono pronti a tutto. Caterina forse non tornerà mai più, forse è morta, forse Ivo un giorno smetterà di cercarla e troverà qualcun altro. E nonostante siano pronti a qualsiasi finale, sperano nel lieto fine. Aspettano con impazienza che torni la primavera. Pronti per una nuova storia da raccontare.Pronti all’amore e alla paura. Pronti.</p>
<p><strong>L’Inverno ovvero un dramma popolare</strong></p>
<p>Ad un certo punto abbiamo capito che il centro della nostra ricerca con i bambini non era tanto l’amore, quanto piuttosto il dramma che inevitabilmente lo accompagna. L’inverno è il nostro dramma, l’antagonista che arriva atteso e inaspettato allo stesso modo.Spesso per i bambini dai 3 ai 5 anni questa è la prima volta a teatro. E’ per questo che l’inverno arriva carico di teatralità; che fa muovere il sipario, che fa scendere la neve, che porta via Caterina, che lascia Ivo da solo. Disperato. I bambini smettono d’improvviso di sbaciucchiarsi, di coccolarsi, d’innamorarsi.Rimangono gli uni attaccati agli altri.Sta per succedere qualcosa. E loro stanno lì carichi di tensione. Pronti.Le luci si fanno scure.Il vento soffia forte.E’ la notte, è la paura, è l’inverno, è il dramma.E più forte è la tensione, più carica è la loro attesa.</p>
<p>Forse si era persa, forse era a fare la spesa, forse era in casa, in cucina, in soffitta, in cantina, in bagno, in corridoio, sul tetto, sopra un albero, forse era morta o al ristorante da sola, forse qualcuno l’ha rubata, è svenuta, sta dormendo, si è fatta male, forse ha preso la macchina ed è andata a Milano, o forse al mare a fare una vacanzetta, forse l’hanno uccisa i cattivi, l’hanno rapita i banditi o un mostro, o un cacciatore, forse ha mangiato una mela, forse l’ha mangiata un orso o un lupo, forse è andata a fare un giretto, forse ha preso la carrozza, la barca, la moto, la bicicletta o forse è andata a piedi, forse si è stufata, forse non lo amava più, forse ha trovato un altro amore, forse è diventata vecchia, forse lei era così vicino che lui nemmeno se ne è accorto. E poi ? E dopo ? Cosa succede ?</p>
<p>I bambini, soprattutto molto piccoli, sono ovviamente pronti alla vita. Istintivamente proiettati verso il dopo, verso la prossima stagione. E’ per questo che nella storia d’amore di Caterina e Ivo, la neve, cosi come è arrivata, ad un certo punto se ne va, da un’altra parte. Hanno saputo affrontare il dramma perché spinti naturalmente verso quello che deve ancora succedere.La curiosità è forte come la paura. A volte, anche di più.<br />
E ovviamente sanno che dopo l’inverno arriva la primavera, sempre. Ancora una volta abbiamo dovuto togliere</p>
<p>L’inverno è uno spettacolo pensato per grandi platee in grandi spazi.  Per lavorare con le grandi misure abbiamo dovuto togliere, scarnificare, arrivare all’essenza.Abbiamo cercato i cliché, sintetizzando, levando tutto il superfluo e poi togliendo ancora. Fino a quando sono rimasti i simboli, i simboli delle stagioni, dell’amore tra un uomo e una donna. L’idea di raccontare di una passione forte, colta e vissuta, presa e mangiata ci ha portato a utilizzare pochissimi elementi scenici.Tratti piccoli e marcati che si fanno poesia per godere della passione, fin quando ce n’è.La nostra storia aveva bisogno di essere raccontata tutta d’un fiato.Non c’era tempo da perdere. E’ passata di lì una passione, forse era già lì, forse è caduta dall’alto e Caterina e Ivo l’hanno presa, la passione. E per questo ballano.</p>
<p>Questo spettacolo fa parte di un progetto di ricerca teatrale rivolto alle scuole materne ed elementari che si sviluppa nel triennio 2008 /2010.  Sta per succedere qualcosa – l’ amore, la paura, e quindi la rivolta &#8211; è iniziato a Parma nel 2008 al Teatro delle Briciole dove la compagnia è tutt’ora in residenza, poi sviluppato a Dijon, in collaborazione con ABC Association Bourguignonne Culturelle (Francia) e a Londra (Inghilterra), con il sostegno del National Theatre.</p>
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		<title>Viene buio viene luce</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per l'infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Spazio Binario, 12 e 13 aprile , ore 10
finalista Premio Scenario Infanzia 2008
selezionato per il progetto REACT! del Festival di Santarcangelo
Spettacolo realizzato in residenza al Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno

di Rascia Darwish e Eleonora Ribis
con Rascia Darwish e Mario Pola e le voci di Silvia Pasello, Asia Sanitate e Ares Tavolazzi
collaborazione alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spazio Binario, 12 e 13 aprile , ore 10</strong><br />
finalista Premio Scenario Infanzia 2008<br />
selezionato per il progetto REACT! del Festival di Santarcangelo<br />
Spettacolo realizzato in residenza al Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno</p>
<p><span id="more-2526"></span></p>
<p>di Rascia Darwish e Eleonora Ribis<br />
con Rascia Darwish e Mario Pola e le voci di Silvia Pasello, Asia Sanitate e Ares Tavolazzi<br />
collaborazione alla drammaturgia Federica Iacobelli</p>
<p>cura del suono Marco Canali e Gregorio Fiorentini<br />
scenografia e luci Gianfranco Carta costumi Ketti Parente<br />
oggetti in legno Fratelli Plozzer Sauris (Ud)</p>
<p style="text-align: justify;">fascia d’età: dai 6 anni<br />
durata: 50 minuti circa<br />
tecnica utilizzata: teatro d’attore</p>
<p style="text-align: justify;">Vassilissa la bella è una fiaba tradizionale russa che porta in sé il buio e la luce, la morte e la vita, le ossa dei morti e il corpo di chi vive. È una fiaba di immagini forti e di suoni. Viene buio viene luce è uno spettacolo che porta in scena un luogo preciso: la casa della strega Baba Jaga, il territorio oscuro della fiaba che la protagonista, Vassilissa, deve affrontare. In una notte buia a casa di Vassilissa la matrigna spegne il fuoco e la costringe ad andare dalla Baba Jaga, la terribile strega padrona del fuoco. Di lei si racconta che mangi gli uomini. Vassilissa affronta il pericolo e entra. La strega promette di darle il fuoco soltanto se riuscirà a superare due prove altrimenti avrà lo stesso destino degli altri. Le due prove sono impossibili, ma Vassilissa ha con sé una bambola, il dono lasciatole dalla mamma in punto di morte. Grazie a questo aiuto magico Vassilissa ottiene il fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scelto questo storia affascinati dalla Baba Yaga una creatura magica, potente, paurosa, multiforme. Padrona del fuoco, del buio, della luce. Governa tre cavalieri: uno porta il giorno, uno il tramonto, l’ultimo la notte e custodisce molti segreti. Il più oscuro è nascosto tra le stoffe e gli abiti che riempiono la sua casa. Baba Yaga custodisce infatti nella sua casa gli echi, le memorie, il passato e il ricordo dei morti. E la casa della Baba Yaga è un luogo fisico, ma soprattutto uno spazio sonoro perché lo spettacolo pone chi guarda in un’ottica di grande attenzione al suono. La narrazione è scandita da un susseguirsi di atmosfere sonore e gli elementi magici della fiaba sono realizzati proprio con l’utilizzo del suono. Dal suono reale a quello modificato, dalla stereofonia al movimento il suono accompagna tutta la storia. Perché ci sembrava che solo una materia intangibile ma fortissima come il suono potesse raccontare l’impalpabilità della memoria e del ricordo.  L’aspetto più delicato e al tempo stesso più potente di questa storia.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Uno</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 11:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10/11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[7 &#8211; 8 aprile ore 10
uno spettacolo di Fabrizio Pallara e Dario Garofalo
regia, scene e luci Fabrizio Pallara
con Dario Garofalo
produzione teatro delle apparizioni
C&#8217;è splendore
in ogni cosa, io l&#8217;ho visto.
Io ora lo vedo di più
C&#8217;è splendore.
Non avere paura.
Mariangela Gualtieri
La scena è una discarica: un vecchio cestello della lavatrice, un treppiedi per ventilatore, un paio di vecchie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>7 &#8211; 8 aprile ore 10</strong></p>
<p style="text-align: justify;">uno spettacolo di Fabrizio Pallara e Dario Garofalo<br />
regia, scene e luci Fabrizio Pallara<br />
con Dario Garofalo</p>
<p><span id="more-2497"></span>produzione teatro delle apparizioni</p>
<p><em>C&#8217;è splendore<br />
in ogni cosa, io l&#8217;ho visto.<br />
Io ora lo vedo di più<br />
C&#8217;è splendore.<br />
Non avere paura.</em></p>
<p><em>Mariangela Gualtieri</em></p>
<p><em></em>La scena è una discarica: un vecchio cestello della lavatrice, un treppiedi per ventilatore, un paio di vecchie ciabatte, un ombrellone, un lenzuolo, delle calze bucate.  Uno è in cerca di cibo ma non trova niente da mangiare, attorno a sé solo brutti oggetti non commestibili, apparentemente inutilizzabili, nulla che lo soddisfi. Uno non riesce a vedere…<br />
Lentamente la natura meravigliosa di quegli oggetti si svela davanti ai suoi occhi e così comincia un gioco, un canto di gioia, un canto della bellezza che viene dalla bruttezza, un inno alla capacità di sognare. Appare un bruco, una pericolosissima tarantola, due giraffe-zebre, un pianoforte multicolore, un bagno caldo, un re, una donna bellissima.<br />
Uno, senza aver bisogno di parole, scortica la realtà e ne fa sogno, musica e danza, ne fa delicato vento che solleva e dondola gli occhi di chi guarda.   Un viaggio di crescita, una ricerca di equilibrio tra i sogni e la realtà, i desideri e le necessità.</p>
<p>Lo spettacolo, rivolto ad un pubblico di tutte le età, vuole risvegliare la capacità di vedere il mondo con occhi diversi, trasformare “ciò che è” in “ciò che potrebbe essere” e scoprire la meraviglia insita nelle cose. In quest’ottica restituisce uno stimolo verso la conoscenza e l’esplorazione degli oggetti valorizzandone un riuso creativo nel rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Spettacolo vincitore Premio<br />
FIT/ Festival Internazionale del Teatro<br />
L’Altro Festival- Sezione Teatro Ragazzi</p>
<p>Finalista Premio<br />
EXTRA<br />
Segnali dalla nuova scena italiana</p>
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		<title>Get me out of here</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 10:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[I&#8217;m Shakespearearean Character
con Alan Alpenfelt, Lynn Dalgetty, Danielle Farrow, Stefano Guizzi
regia e drammaturgia Laura Pasetti
Charioteer Theatre
Spettacolo interattivo in lingua Inglese
Indirizzato ai ragazzi tra i 10 e i 15 anni
Prospero, mago potentissimo e personaggio di Shakespeare, è convinto che i giovani d’oggi non siano in grado di comprendere il valore dei testi del grande autore. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I&#8217;m Shakespearearean Character</p>
<p>con Alan Alpenfelt, Lynn Dalgetty, Danielle Farrow, Stefano Guizzi</p>
<p>regia e drammaturgia Laura Pasetti</p>
<p>Charioteer Theatre</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2483"></span>Spettacolo interattivo in lingua Inglese<br />
Indirizzato ai ragazzi tra i 10 e i 15 anni</p>
<p>Prospero, mago potentissimo e personaggio di Shakespeare, è convinto che i giovani d’oggi non siano in grado di comprendere il valore dei testi del grande autore. Per preservare le opere di Shakespeare dalla superficialità del mondo e per risparmiare ai personaggi il dolore di non essere apprezzati, ha raccolto su un’ isola i protagonisti delle opere principali e li tiene quasi prigionieri con lo scopo di proteggerli. Il risultato è che le loro opere non vengono più rappresentate. Tre di loro, Amleto, Lady Macbeth e Puck decidono di fuggire. Prospero se ne accorge e li ferma. I tre spiegano le loro ragioni e sono determinati ad andare nonostante le argomentazioni del mago. Non credono che Shakespeare non verrebbe apprezzato. Sono convinti della potenza e del valore delle loro storie. Prospero allora propone un patto: chi di loro riuscirà a convincere il pubblico del valore e della bellezza dell’opera a cui appartiene, potrà lasciare l’isola e tornare nei teatri. Verrà utilizzato il format del Reality Show per innescare un gioco d&#8217;interazione e coinvolgimento che vedrà il pubblico protagonista e responsabile ultimo della liberazione<br />
di uno dei personaggi. Il Mago Prospero si trasformerà in un poliedrico presentatore bilingue: si rivolgerà al pubblico in Italiano e tradurrà per loro nei momenti più importanti dello spettacolo. Ogni personaggio avrà pochi minuti a disposizione per convincere il pubblico; in quel periodo di tempo, ognuno di loro cercherà di dimostrare la superiorità della sua opera recitando una scena dal testo, raccontando la storia, rispondendo alle domande del<br />
pubblico e interloquendo con loro. Gli attori daranno ampio spazio all&#8217;improvvisazione specialmente per quanto riguarda le risposte alle domande. Dopo la performance di tutti e tre i concorrenti, una giuria di ragazzi sceglierà chi dei tre potrà lasciare l’isola e tornare sui palcoscenici del mondo. La giuria dovrà fornire le motivazioni della scelta.<br />
Attraverso questo gioco, messo in atto dall&#8217;astuto Prospero, si dimostrerà la forza e l’attualità della lingua Shakespeariana rompendo il pregiudizio che la relega nel limbo dell’incomprensibilità e si spezzerà una lancia a favore del teatro classico come risorsa d&#8217;immaginazione e di poesia. Si stimolerà il senso critico del pubblico chiedendo di esprimere un giudizio e di motivarlo.</p>
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		<title>La Storia nella scuola di Enrico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 17:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1848 in Italia si è ormai formata una coscienza nazionale. Il risveglio economico, verificatosi verso il 1840, con le sue esigenze di una unione commerciale, è servito a far sentire il bisogno di un’Italia unita.
Il 1848 è l’anno delle rivolte e della guerra: suonano a storno le campane, squillano le trombe e le fanfare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1848 in Italia si è ormai formata una coscienza nazionale. Il risveglio economico, verificatosi verso il 1840, con le sue esigenze di una unione commerciale, è servito a far sentire il bisogno di un’Italia unita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1848 è l’anno delle rivolte e della guerra: suonano a storno le campane, squillano le trombe e le fanfare , rullano i tamburi. L’Europa pare tutta in fiamme.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel gennaio insorge la Sicilia. Intanto in Francia la rivolta scoppia in febbraio e la scintilla della rivolta si propaga in Ungheria, in Austria, in Germania. Il 18 marzo è la rivolta a Milano contro gli austriaci. La prima guerra d’indipendenza desta fervore ed entusiasmo in tutta l’Italia. Trionfa il concetto di una confederazione di stati italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull’orizzonte politico sorge, accanto alla figura del re del Piemonte Vittorio Emanuele II, la grande figura di un abile uomo politico: <strong>Camillo Benso Conte di Cavour</strong>. Il nuovo capo dei ministri piemontesi vuole concentrare nelle mani dei re sabaudi le sorti d’Italia. Partecipa alla guerra di Crimea (1855) per introdurre la questione italiana tra i problemi europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo statista Cavour viene ricordato dal padre di Enrico, il giorno in cui al ragazzo viene assegnato il compito di descrivere il monumento a Cavour, morto nel 1861 prima di veder compiuta totalmente l’unificazione nazionale:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Egli fu per molti anni il primo ministro del Piemonte; è lui che mandò l’esercito piemontese in Crimea a rialzare con la vittoria della Cernia la nostra gloria militare; […] è lui che fece calare dalle Alpi centocinquantamila francesi a cacciar gli austriaci dalla Lombardia; è lui che governò l’Italia nel periodo più solenne della nostra rivoluzione, che diede in quegli anni il più potente impulso alla santa impresa dell’unificazione della patria, lui con l’ingegno luminoso, con la costanza invincibile, con l’operosità più che umana.</em></p>
<p style="text-align: justify;">(Da <em>Cuore, </em> capitolo “Il conte Cavour”, 29 marzo 1882)</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda guerra di indipendenza italiana (26 aprile 1859 &#8211; 12 luglio 1859) vide confrontarsi l&#8217;esercito franco-piemontese e quello dell&#8217;Impero austriaco. Molti italiani persero la vita durante le decisive battaglie di Solferino e San Martino: fra di essi anche il giovane protagonista del racconto mensile di novembre dettato dal maestro Preboni: La piccola vedetta lombarda.</p>
<p style="text-align: justify;">La conclusione della seconda guerra di indipendenza permise il ricongiungimento della Lombardia al Regno di Sardegna e pose le basi per la costituzione del Regno d&#8217;Italia. Il 1859 e le successive annessioni dell’Italia centrale (1860) sono il luminoso punto di arrivo della politica di Cavour.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 6 maggio 1860 ha inizio la leggendaria spedizione dei Mille, guidati da <strong>Giuseppe Garibaldi</strong>: l’Italia meridionale doveva essere unita all’Italia settentrionale. Protetto dal Piemonte, il manipolo di volontari, contraddistinti dalle famose camicie rosse, partì dalla spiaggia di Quarto, in Liguria, sbarcò in Sicilia, presso Marsala, e conquistò il Regno delle Due Sicilie dominato dalla dinastia dei Borboni permettendone l&#8217;annessione al nascente stato italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Garibaldi muore, il 2 giugno 1882, alla sezione Baretti, come in tutta Italia, si celebra il lutto nazionale. Il padre di Enrico scrive al figlio un vivido ritratto dell’eroe nazionale:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi è lutto nazionale. Ieri sera è morto Garibaldi. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sai chi era?Quello che affrancò dieci milioni d’italiani dalla tirannia dei Borboni. È morto a settantacinque anni. Era nato a Nizza, figliuolo di un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna; a tredici tirò in salvamento una barca piena di compagni che naufragavano; a ventisette trasse dalle acque di Marsiglia un giovanetto che s’annegava; a quarantuno scampò un bastimento dall’incendio sull’Oceano. Egli combatté dieci anni in America per la liberazione d’un popolo straniero, combatté in tre guerre contro gli Austriaci  e per la liberazione della Lombardia e del Trentino, e difese Roma dai francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel 1867, lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell’eroismo e il genio della guerra. Combattè in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. Quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse  in un’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice, buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l’Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">(Da <em>Cuore, </em> capitolo “Garibaldi”, 3 giugno 1882)</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 marzo 1861, dopo le annessioni  delle zone intorno a Napoli, della Sicilia, delle Marche e dell’Umbra, <strong>Vittorio Emanuele II </strong>venne proclamato Re d’Italia. Gli alunni della sezione Baretti ricordano così il re, in occasione dell’anniversario della sua morte:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quattro anni or sono, in questo giorno, a quest’ora, giungeva davanti al Pantheon, a Roma, il carro funebre che portava il cadavere di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, morto dopo ventinove anni di regno, durante i quali la grande patria italiana, spezzata in sette stati e oppressa da stranieri e da tiranni , era risorta in uno Stato solo, indipendente e libero.</em></p>
<p style="text-align: justify;">(Da <em>Cuore, </em> capitolo “I funerali di Vittorio Emanuele”, 17 gennaio 1882)</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1861 l’Italia non poteva ancora dirsi tutta unita: mancavano al Regno il Veneto e Roma. Con la terza guerra d’indipendenza (1866) si ottenne il ricongiungimento di Venezia al resto della nazione. Nella battagli di Villafranca, si distinse il giovane Umberto I, futuro re d’Italia: se lo ricorda bene il rivenditore di legna Coretti, padre del compagno di classe di Enrico, che fu ai suoi comandi. Durante la visita del secondo Re d’Italia a Torino, raccontata nel diario di Enrico, l’uomo può finalmente stringere nuovamente la mano al suo generale (Da Cuore,  capitolo “Re Umberto”, 3 aprile 1882).</p>
<p style="text-align: justify;">Rimaneva aperta la questione romana. I tentativi d conquista da parte dei Garibaldini si rivelarono disastrosi: sull’Aspromonte furono attaccati dall’esercito piemontese, contrario all’impresa dei garibaldini, e Garibaldi stesso venne ferito due volte: nella coscia sinistra e al collo del piede destro, nel malleolo. L&#8217;episodio della sua ferita viene ricordato in una celebre ballata popolare su un ritmo di una marcia dei bersaglieri. La campagna si concluse con la sconfitta dei garibaldini nella battaglia di Mentana.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo nel settembre 1870, dopo il crollo di Napoleone III, gli italiani poterono acclamare Roma capitale d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani ossia formare dei cittadini disposti ad amare e rispettare il loro paese. Uno dei compiti assegnati ad Enrico Bottini e ai suoi compagni di classe è un componimento d’esame ovvero un tema dal titolo “Perché amate l’Italia”. A vent’anni dall’unificazione della nazione, il padre di Enrico esorta il figlio e i suoi coetanei a pensare attentamente ai motivi per amare il proprio paese:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Perché amo l’Italia? Non ti si sono presentate subito cento risposte? Io amo l’Italia […] perché la città dove sono nato, la lingua che parlo, i libri che m’educano, perché mio fratello, mia sorella, i miei compagni, e il grande popolo in mezzo a cui vivo e la bella natura che mi circonda e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano. (Da Cuore,  capitolo “Amor di patria”, 22 gennaio 1882)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Schede a cura della Biblioteca Cesare Pavese, Casalecchio di Reno<br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>I compagni di scuola di Enrico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Coretti: porta una maglia color cioccolato e un berretto di pelo di gatto; sempre allegro, figlio di un rivenditore di legna, che è stato soldato nella terza guerra d’indipendenza del 1866 (vedi il paragrafo Storia. Coretti studia e lavora nella bottega del padre, trasportando fascine di legna e segandole, pronte per essere vendute; nel frattempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Coretti</strong>: porta una maglia color cioccolato e un berretto di pelo di gatto; sempre allegro, figlio di un rivenditore di legna, che è stato soldato nella terza guerra d’indipendenza del 1866 (vedi il paragrafo Storia. Coretti studia e lavora nella bottega del padre, trasportando fascine di legna e segandole, pronte per essere vendute; nel frattempo cura anche la mamma malata.</p>
<p><strong>Crossi:</strong> coi capelli rossi, che ha un braccio morto e lo porta appeso al collo: suo padre è andato in America e sua madre va attorno a vendere erbaggi.</p>
<p><strong>Derossi:</strong> è il primo in aritmetica, in grammatica, in composizione, in disegno, capisce ogni cosa al volo, ha una memoria meravigliosa, riesce in tutto senza sforzo. Ha dodici anni, una testa di riccioli bionid, è figliuolo di un negoziante, va sempre vestito di turchino con dei bottoni dorati, sempre vivo, allegro, garbato con tutti, e aiuta quanti può all’esame.</p>
<p><strong>Franti</strong>: il peggiore della classe. Enrico dice: “Io detesto costui. È malvagio”. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni si inferocisce e tira a fare male. Ha qualcosa che mette ribrezzo, secondo Enrico, con quella fronte bassa, gli occhi torbidi che tiene quasi nascosti sotto la visiera del suo berretto di tela cerata. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, è sempre in lite con qualcuno. Ha cartella, quaderni, libri, tutto sgualciato, stracciato, sporco, la riga dentellata, la penna mangiata, le unghie rose, i vestiti pieni di strappi che si fa nella risse. Cacciato di casa tre volte, già espulso da un’altra sezione, Franti sarà cacciato definitivamente dalla scuola  a causa di un brutto episodio.</p>
<p><strong>Garoffi:</strong> è descritto come un “coso lungo e magro, col naso a becco di civetta e gli occhi molto piccoli e furbi, che par frughino dappertutto”; traffica sempre con pennini, immagini e scatole di fiammiferi, conta sempre i soldi che ha un tasca, conta sulle dita lesto lesto e fa qualunque moltiplicazione senza tavola pitagorica. Non spende mai un soldo. Tutto quello che trova, penne logore, francobolli usati, spilli, <em>colaticci </em>di candele, tutto raccatta. Ma quello che gli sta più a cuore è la sua collezione di francobolli. Nel corso dell’anno scolastico ha una brutta disavventura, che coinvolge anche la sua collezione.</p>
<p><strong>Garrone</strong>, il compagno preferito da Enrico: “è il più grande della classe, ha quasi quattordici anni, la testa grossa, le spalle larghe; è buono, si vede quando sorride; ma pare che pensi come un uomo”.</p>
<p><strong>Nelli</strong>: “un povero gobbino, gracile, col viso smunto. Egli è buono, studia, ma è così magrino e smorto, e respira a fatica. I primi giorni, perché ha la disgrazia di essere gobbo, molti ragazzi lo beffano e lo picchiano sulla schiena con gli zaini. Garrone diventa il suo protettore.</p>
<p><strong>Nobis:</strong> è molto superbo perché suo padre è un riccone.  Vorrebbe avere un banco per sé solo, ha paura che tutti lo sporchino, guarda tutti dall’alto in basso, ha sempre un sorriso sprezzante sulle labbra: guai a urtargli il piede quando si esce in fila a due a due! Per un nulla dice in faccia ai compagni una parola ingiuriosa e minaccia di fare venire a scuola suo padre. Proprio da suo padre riceverà una belle lezione di umiltà, dopo aver insultato un compagno più povero.</p>
<p><strong>Precossi:</strong> figlio di un fabbro ferraio, insaccato in una giacchetta che gli arriva al ginocchio, pallidino che par malato e ha l’aria sempre spaventata e non ride mai; dicono che suo padre lo batte; è molto timido.</p>
<p><strong>Rabucco:</strong> Nel banco davanti al mio c’è un ragazzo che chiamano “Il muratorino”, perché suo padre è muratore; una faccia tonda come una mela, con un naso a pallottola: egli ha un’abilità particolare, sa fare il muso di lepre; porta un piccolo cappello a cencio che tiene appallottolato in tasca come un fazzoletto. Con la sua famiglia vive in una soffitta, suo padre va alle scuole serali a imparar a leggere, sua madre è biellese. E gli debbono volere bene, si capisce, perché è vestito così da povero figliuolo ma ben riparato dal freddo, coi panni ben rammendati, con la cravatta annodata benne dalla mano di sua madre. Egli ha otto anni e otto mesi.</p>
<p><strong>Stardi:</strong> piccolo e tozzo, senza collo, un grugnone che non parla con nessuno e pare che capisca poco, ma sta attento al maestro senza batter palpebra, con la fronte corrugata e i denti stretti. S’indovina la sua volontà di ferro da come è fatto, col capo quadro, con le mani corte e grosse e con quella voce rozza. A dicembre riceve la seconda medaglia, primo della classe dopo Derossi. Dice di lui Enrico, con ammirazione: “non capiva un’acca di aritmetica, empiva di spropositi la composizione, non riusciva a tenere a mente un periodo, e ora risolve problemi, scrive coretto e canta la lezione come un’arietta.”</p>
<p><strong>Votini</strong>: molto ben vestito, si leva i peluzzi dai panni. Ha un brutto difetto: l’invidia verso chi è più bravo di lui.</p>
<p><em>Schede a cura della Biblioteca Cesare Pavese, Casalecchio di Reno </em></p>
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		<title>Il libro Cuore</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/il-libro-cuore/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
 
Cuore. Libro per ragazzi è un romanzo scritto da Edmondo de Amicis e pubblicato dai fratelli Treves nel 1886. Il libro fu un grande successo, tanto che de Amicis divenne lo scrittore più letto d&#8217;Italia. L&#8217;ambientazione è l&#8217;indomani dell&#8217;unità d&#8217;Italia, e il testo ha il chiaro scopo di insegnare ai giovani cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cuore. Libro per ragazzi</em> è un romanzo scritto da Edmondo de Amicis e pubblicato dai fratelli Treves nel 1886. Il libro fu un grande successo, tanto che de Amicis divenne lo scrittore più letto d&#8217;Italia. L&#8217;ambientazione è l&#8217;indomani dell&#8217;unità d&#8217;Italia, e il testo ha il chiaro scopo di insegnare ai giovani cittadini del Regno le virtù civili, ossia l&#8217;amore per la patria da poco costituita, il rispetto per le autorità e per i genitori, lo spirito di sacrificio, l&#8217;eroismo, la carità, la pietà, l&#8217;obbedienza e la sopportazione delle disgrazie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro racconta la storia di un anno scolastico di una scuola elementare di Torino, il 1881-82, scritta da un ragazzo di terza elementare superiore e sistemata da suo padre. Il libro si compone di tre parti, che s’intrecciano via via: il diario del ragazzo protagonista, Enrico Bottini, le lettere ad Enrico dei genitori e della sorella maggiore e i racconti mensili dettati dal maestro, che narrano le imprese avventurose, ma spesso tragiche, di alcuni coetanei degli alunni alle prese con battaglie, viaggi e disavventure.</p>
<p style="text-align: justify;">La caratteristica comune dei piccoli eroi dei racconti mensili è la loro origine italiana e il loro valore, sempre frainteso alle origini. Ferruccio, ammonito dalla nonna, versa il suo sangue per salvarla, il piccolo scrivano fiorentino viene rimbrottato dal padre che non lo capisce, il tamburino sardo viene biasimato come pelandrone dal capitano che non ha capito la gravità della sua ferita, il patriota padovano non accetta l’elemosina di chi disprezza l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo diario, giorno per giorno Enrico annota gli eventi più importanti: la visita della sua maestra di prima, le vacanze d’Ognissanti e dei morti, l’arrivo della neve, ma anche le visite a casa dei compagni di scuola, i successi e insuccessi scolastici, le celebrazioni ufficiali. E fa i suoi ritratti: il Direttore della scuola, che ha perso un figliuolo in guerra e insegna ai ragazzi a rispettare i soldati e salutare la bandiera; un piccolo pagliaccio che lavora in un circo itinerante ma soffre la fame; un muratore morto per un incidente in un cantiere, e tanti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola raccontata in <em>Cuore </em>è diversa, ma non troppo, dal mondo della scuola di oggi. Enrico ce la descrive nel primo capitolo del suo diario, “Il primo giorno di scuola”; è il 17 ottobre 1881 e per Enrico Bottini e gli altri alunni della sezione Baretti incomincia un nuovo anno di scuola, che si concluderà il 10 luglio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Al pian terreno, dove si erano già fatte le ripartizioni, c’erano de bambini delle prime inferiori che non volevano entrare nella classe e s’impuntavano come dei somarelli; bisognava che li tirassero dentro a forza; e alcuni scappavano dai banchi; altri, al vedere andare via i parenti, si mettevano a piangere, e questi dovevano tornare indietro a ripigliarseli, e le maestre si disperavano[...]. Ecco il primo giorno. Ancora nove mesi. Quanti lavori, quanti esami mensili, quante fatiche!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enrico è iscritto alla terza classe elementare superiore, corrispondente grossomodo alla quarta di oggi. I bambini che vanno a scuola nel 1881 cambiano classe e maestro ogni anno scolastico: Enrico ricorda il maestri di seconda, così buono, che rideva sempre con gli alunni, piccolo tanto da sembrare un compagno di classe, con i capelli arruffati. Il maestro di terza, che si chiama Perboni, è alto, senza barba, coi capelli grigi e lunghi, e una riga dritta sulla fronte; ha la voce grossa, guarda tutti fisso, l’uno dopo l’altro, e non ride mai. Si rivelerà un maestro severo, ma giusto. Del resto nella scuola del 1881 sono ancora in uso le punizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">I maestri sono molto severi, ma per alcuni aspetti rimangono uguali: ecco anche l’inizio dell’episodio intitolato “Il maestro supplente”; riconoscete una situazione familiare?</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da tre giorni, infatti, viene in sua vece </em>[del maestro ammalato]<em> il supplente, quello piccolo  e senza barba, che pare un giovinetto. Una brutta cosa accadde questa mattina. Già il primo e il secondo giorno avevan fatto chiasso nella scuola, perché il supplente ha una gran pazienza, e non fa che dire: «State zitti, state zitti, vi prego.»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le classi sono rigorosamente divise fra sezioni maschili e femminili e sono molto numerose:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alle dieci eravamo tutti in classe; cinquantaquattro: appena quindici o sedici dei miei compagni della seconda. </em>(Da <em>Cuore, </em>capitolo “Il primo giorno di scuola”, 17 ottobre 1861)</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1859 la legge Casati aveva stabilito che l’istruzione elementare durasse quattro anni, divisi in un biennio inferiore, gratuito e obbligatorio per tutti, e un biennio superiore facoltativo, a cui seguivano l’istruzione secondaria, classica o tecnica, destinata alle classi più agiate. Solo pochi anni dopo, nel 1877, un’altra legge elevò la durata del grado superiore dell&#8217;istruzione elementare a tre anni. Questa leggi servirono soprattutto per formare i nuovi cittadini dell’Italia unita: oltre ad imparare a leggere, a scrivere ed a far di conto, agli alunni veniva insegnata educazione civica in modo da introdurre i giovani nella società. Grazie a questi provvedimenti venne portata avanti una dura lotta all’analfabetismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola è obbligatoria anche per chi non è più un bambino ma deve ancora imparare a leggere e scrivere. La madre di Enrico lo spiega molto bene a suo figlio in una lunga lettera:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tutti, tutti studiano ora, Enrico mio. Pensa agli operai che vanno a scuola alla sera dopo aver faticato tutta la giornata; alle donne,, alle ragazze del popolo che vanno a scuola la domenica, dopo aver lavorato tutta la settimana; ai soldati che mettono mano ai libri e ai quaderni quando tornano spossati dagli esercizi; pensa ai ragazzi muti, e ai ciechi, che pure studiano; e fino ai prigionieri, anch’essi imparano a leggere e a scrivere. Pensa la mattina, quando esci, che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi per tre ore in  una stanza a studiare!</em> (Da <em>Cuore, </em>capitolo “La scuola”, 28 ottobre 1861)</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola pubblica accoglie tutti i cittadini del neonato Regno d’Italia: nelle aule della scuola di Torino che fa dà sfondo a <em>Cuore</em>, i giovani protagonisti imparano il valore e l’importanza di accogliere  i compagni che arrivano da lontano insieme alle loro famiglie. Così il maestro Perboni presenta alla classe un nuovo compagno di suola:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio Calabria, a più di cinquecento miglia da qui. Vogliate bene al vostro fratello venuto da lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, che diede all’Italia uomini illustri, e le dà forti lavoratori e bravi soldati [...</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>]. Vogliategli ben, in maniera che non s’accorga di essere lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualsiasi scuola italiana metta piede, ci trova dei fratelli. </em>(Da <em>Cuore, </em>capitolo “Il ragazzo calabrese”, 22 ottobre 1861)</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Se nel 1881 gli emigranti viaggiavano da una Regione all’altra d’Italia per trovare lavoro e poter dare da vivere alla propria famiglia, centotrent’anni dopo la società è cambiata e i nuovi cittadini italiani arrivano da molto più lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">E terminata la scuola dell’obbligo? Enrico si preoccupa di superare gli esami finali, che vanno affrontati al termine di ogni anno scolastico, ma soprattutto di perdere di vista i compagni che non continueranno a frequentare le scuole secondarie, ma andranno a lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una volta finita la quarta, addio; non ci vedremo più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E perché Enrico mai più? Questo dipenderà da te. Finita la quarta andrai al Ginnasio ed essi faranno gli operai; ma rimarrete nella stessa città, forse per molti anni. E perché, allora, non v’avrete più a rivedere? Quando tu sarai all’Università, o al Liceo, tu li andrai a cercare nelle loro botteghe o nelle loro officine, e ti sarà un gran piacere rivedere i tuoi compagni d’infanzia –uomini – al lavoro.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Schede a cura della Biblioteca Cesare Pavese<br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>La scuola di tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 18:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[15 marzo ore 11
Casa della Conoscenza, Piazza delle Culture
Casalecchio di Reno
LA SCUOLA DI TUTTI
Lettura di brani scelti dal libro Cuore di E. De Amicis
con Francesca Debri, Federica Fabiani,
Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo
Emilia Romagna Teatro Fondazione
Rileggendo il libro Cuore  si respira un’aria di antico ma mentre ci si  aspetta di immalinconirsi o di annoiarsi, ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>15 marzo ore 11</strong></p>
<p>Casa della Conoscenza, Piazza delle Culture</p>
<p>Casalecchio di Reno</p>
<p><strong>LA SCUOLA DI TUTTI</strong></p>
<p><strong><em>Lettura di brani scelti dal libro </em></strong><strong>Cuore </strong><strong><em>di E. De Amicis</em></strong></p>
<p>con Francesca Debri, Federica Fabiani,</p>
<p>Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo</p>
<p><em>Emilia Romagna Teatro Fondazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Rileggendo il libro Cuore  si respira un’aria di antico ma mentre ci si  aspetta di immalinconirsi o di annoiarsi, ci si immerge in un’infanzia rubata tutta proiettata verso il futuro e verso la costruzione di tempi migliori.  Insieme a Pinocchio, Cuore è la fotografia di un popolo in un preciso momento storico, l’Italia Post unitaria e il 150° dell’Unità d’Italia, è sicuramente il momento migliore per rileggerlo. In fondo, se questo libro non è riuscito a fare gli italiani, com’era suo obiettivo, sicuramente ne ha descritto una parte importante da un osservatorio che oggi, più di allora, è centrale: la scuola pubblica, di tutti e per tutti, ricchi e poveri, cattolici e non, piemontesi e “nuovi” italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura propedeutica allo spettacolo Cuore del Teatro Due Mondi coprodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione ripercorre in particolare il diario di scuola di Enrico Bottini, che nel 1888,  insieme all’abecedario e ai numeri, imparava a vivere con gli altri, a rispettare i suoi compagni in base a valori quali la generosità, l’altruismo, il rispetto, la capacità di stare insieme e intanto cresceva  come cittadino, forse in un disegno un po’ troppo rigido di Patria e Famiglia, ma certamente riferito a un Paese plurale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>1. Il primo giorno di scuola</p>
<p>2. Il nostro maestro</p>
<p>3. Il ragazzo calabrese</p>
<p>4. I miei compagni</p>
<p>5. Un tratto generoso</p>
<p>6. La scuola (lettera)</p>
<p>7. I soldati</p>
<p>8. Il piccolo patriotta padovano</p>
<p>9. Il trafficante</p>
<p>10. Franti, cacciato dalla scuola</p>
<p>11. In una soffitta</p>
<p>12. La vigilia del 14 marzo</p>
<p>13. La distribuzione dei premi</p>
<p>14. L’ultima pagina di mia madre (lettera)</p>
<p>15. Gli esami</p>
<p>16. L’ultimo esame</p>
<p>17.  Addio</p>
<p>18. Italia (lettera)</p>
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		<title>Debutta Cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 16:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 10 marzo, al Teatro Storchi di Modena, debutto nazionale dello spettacolo Cuore  del Teatro Due Mondi in coproduzione con ERT Fondazione.
Lo spettacolo  celebra il 150° dell’Unità Nazionale mettendo in scena il capolavoro di De Amicis,  un’ opera universale che parla a tutti: grandi e piccoli, insegnati ed educatori…
Questa pagina web seguirà lo spettacolo ospitando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 10 marzo, al Teatro Storchi di Modena, debutto nazionale dello spettacolo Cuore  del Teatro Due Mondi in coproduzione con ERT Fondazione.</p>
<p><span id="more-2408"></span>Lo spettacolo  celebra il 150° dell’Unità Nazionale mettendo in scena il capolavoro di De Amicis,  un’ opera universale che parla a tutti: grandi e piccoli, insegnati ed educatori…</p>
<p>Questa pagina web seguirà lo spettacolo ospitando commenti, pensieri, domande per rileggere il libro che voleva &#8220;fare gli italiani&#8221; alla luce di tutte le trasformazioni subite in 150 anni di storia.  Partecipi anche tu?</p>
<p>Queste le date e le città in cui è possibile vedere Cuore:</p>
<p>10-11 marzo MODENA (I)<br />
ore 10.00 Teatro Storchi</p>
<p>15 marzo CODIGORO (I)<br />
ore 10.00 Cinema Teatro Arena</p>
<p>18 marzo MIGLIARINO (I)<br />
ore 11.00 Teatro Comunale</p>
<p>22-23 marzo CASALECCHIO (I)<br />
ore 10.00 Teatro Testoni<br />
(Progetto Cuore 2.0: durante tutta la settimana laboratori ed incontri sul tema<br />
http://www.facebook.com/notes/teatro-testoni-di-casalecchio/cuore-20/10150094068721669?notif_t=note_tag  http://www.teatrocasalecchio.it/home/cuore-2-0-_appuntamenti/ )</p>
<p>24-25 marzo VIGNOLA (I)<br />
ore 10.00 Teatro Ermanno Fabbri</p>
<p>28 marzo FOLIGNO (I)<br />
ore 10.00 Auditorium San Domenico</p>
<p>31 marzo &#8211; 1 aprile PAVULLO (I)<br />
ore 10.00 Teatro Mac Mazzieri</p>
<p>6 -7 aprile PARMA (I)<br />
ore 10.00 Teatro al Parco</p>
<p>12 -13 aprile VICENZA (I)<br />
ore 09.30 Teatro Astra</p>
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		</item>
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		<title>Cuore 2.0 appuntamenti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 15:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Agire nella visione]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il libro racconta, nella forma ingenua del diario di uno degli studenti, Enrico Bottini, un anno di scuola:
tutto ciò che entra nell&#8217;aula da fuori (la Storia, le vicende familiari, la società del tempo) e tutto ciò che dall&#8217;aula spinge per uscire (l&#8217;educazione di quelli che saranno gli italiani del futuro). Una educazione di cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Il libro racconta, nella forma ingenua del diario di uno degli studenti, Enrico Bottini, un anno di scuola:</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2367"></span>tutto ciò che entra nell&#8217;aula da fuori (la Storia, le vicende familiari, la società del tempo) e tutto ciò che dall&#8217;aula spinge per uscire (l&#8217;educazione di quelli che saranno gli italiani del futuro). Una educazione di cui si fa carico &#8211; al fianco delle famiglie &#8211; la scuola pubblica che dovrà dare una lingua e una coscienza a tutti i ragazzi, uguale perché gratuita e obbligatoria per tutti, ricchi e poveri, cattolici e non, settentrionali e meridionali.&#8221; <em>dalle note di regia di A. Grilli, Teatro Due Mondi </em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo deciso di lavorare sul libro Cuore per tornare a riflettere sulla nostra storia, per utilizzare il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia come occasione di scambio e discussione sulla scuola pubblica,  un tema che purtroppo, è tornato ad essere urgente e sui valori che forse, per troppa retorica, non sono mai diventati patrimonio comune,  per fare del teatro una comunità di  cittadini e una palestra di cittadinanza.</p>
<p>Casa della Conoscenza,<br />
Piazza delle Culture<br />
Casalecchio di Reno<br />
<strong>15 marzo, ore 11 </strong><br />
<strong>LA  SCUOLA  DI TUTTI</strong><br />
Lettura di brani scelti dal libro Cuore di E. De Amicis<br />
Con Francesca  Debri, Federica Fabiani, Angelo di Genio, Michele di Giacomo,<br />
<em><strong>prenotazione obbligatoria</strong></em></p>
<p>Casa della Conoscenza<br />
Piazza delle culture<br />
<strong>18 marzo, ore 17,00<br />
CALAMAIO E WEB 2.0</strong><br />
Il libro Cuore e la formazione alla cittadinanza<br />
Interventi a cura di<br />
Giancarla Codrignani , scrittrice, giornalista e politologa<br />
Cristina Valenti, Docente di Nuovo Teatro DMS, Università di Bologna,<br />
Federica Zanetti, Docente di Pratiche della Cittadinanza attiva,<br />
Alberto Grilli, regista del Teatro Due Mondi.<br />
<em><strong>Ingresso libero</strong></em></p>
<p>Teatro A. Testoni<br />
<strong>22 – 23 marzo, ore 10</strong><br />
<strong>CUORE </strong><br />
Regia Alberto Grilli<br />
Con Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Renato Valmori<br />
Produzione Teatro Due Mondi/ ERT Fondazione<br />
<em><strong>Ingresso 5 €</strong></em><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>23 maggio ore 17,00</strong></p>
<p><strong></strong>Teatro A. Testoni<br />
<strong> RAGAZZI DI CUORE<br />
</strong>Presentazione dei lavori sul libro Cuore<br />
a cura dell’Ass. Cult. Cantharide<br />
Scuole  medie Galileo Galilei e Marconi</p>
<p>Piazza del popolo<br />
<strong>DOMINI PUBLIC CHILDREN VERSION</strong><br />
Laboratorio sulla cittadinanza attiva<br />
A cura di Elisa Fontana in coll. con  Burattingegno Teatro<br />
Scuole Primarie  XXV aprile<br />
<strong>ingresso libero</strong></p>
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		<item>
		<title>Pik Badaluk</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/pik-badaluk/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/pik-badaluk/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 21:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[pupazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro per l'infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[AUDITORIUM SPAZIO BINARIO
8 – 9 marzo, ore 9.30 e 10.45
testo di Marina Allegri
regia di Maurizio Bercini
con Ilaria Commisso, Francesca Grisenti, Paolo Codognola
scene e pupazzi di Maurizio Bercini, Donatello Galloni, Ilaria Commisso
costumi di Giuseppina Fabbi
musiche originali suonate dal vivo di Paolo Codognola
video di Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso
voce fuori campo di Alberto Branca
Nel libro “La storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AUDITORIUM SPAZIO BINARIO</p>
<p><strong>8 – 9 marzo, ore 9.30 e 10.45</strong></p>
<p>testo di Marina Allegri<br />
regia di Maurizio Bercini</p>
<p><span id="more-2344"></span>con Ilaria Commisso, Francesca Grisenti, Paolo Codognola<br />
scene e pupazzi di Maurizio Bercini, Donatello Galloni, Ilaria Commisso<br />
costumi di Giuseppina Fabbi<br />
musiche originali suonate dal vivo di Paolo Codognola<br />
video di Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso<br />
voce fuori campo di Alberto Branca</p>
<p>Nel libro “La storia di Pik Badaluk” si racconta una storia molto semplice, la storia del bambino Pik che apre il cancello del recinto, scappa dall’orto di casa e si trova in mezzo ai pericoli della foresta. Viene inseguito dal leone e si rifugia…sopra un albero di mele!<br />
L’Africa di Pik è un paese di fantasia: inutile cercare il Politically correct.  E’ un’Africa molto ingenua, più immaginata che conosciuta. Grete Meuche, autrice del libro pubblicato per la prima volta  nel 1922, scrisse questa storia con quello sguardo ingenuo  che ben si coniuga con lo stupore infantile verso un popolo ed un paese lontano ed assai differente, pronto forse  ad essere esplorato e conosciuto dietro le finestre delle nostre cucine.  L’idea di Africa è assolutamente fantastica: al posto della savana, Pik trova un albero di mele dove rifugiarsi per sfuggire al leone, come se dall’orto di la casa o dalla finestra della cucina entrassero all’improvviso i profumi ed i misteri delle foreste africane.<br />
Per aiutare questo sogno collettivo di Africa ad occhi aperti, lo spettacolo utilizza pupazzi, immagini animate,  musiche dal vivo, un testo scarno ed essenziale, tante canzoni … per  far tornare giocosa e privata la scoperta di ciò che è “diverso da se”, nel bene e nel male.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/pik-badaluk/" /></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Nella tana del lupo</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/nella-tana-del-lupo/</link>
		<comments>http://www.teatrocasalecchio.it/home/nella-tana-del-lupo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
22  febbraio ore 20,30
testo e regia  César Brie
liberamente tratto da Il lupo mannaro di Boris Vian

con Isadora Angelini   Mia Fabbri   Luca Serrani
 
Produzione  César Brie e Teatro Patalò
Spettacolo per bambini e adulti
Denis è un lupo vegetariano, che adora mangiare foglie di radicchio e semi di girasole, è appassionato di calcio e colleziona i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>22  febbraio ore 20,30</strong></p>
<p style="text-align: left;">testo e regia  César Brie</p>
<p style="text-align: left;">liberamente tratto da <em>Il lupo mannaro</em> di Boris Vian</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2302"></span></p>
<p style="text-align: left;">con Isadora Angelini   Mia Fabbri   Luca Serrani</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;">Produzione  César Brie e Teatro Patalò</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Spettacolo per bambini e adulti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Denis è un lupo vegetariano, che adora mangiare foglie di radicchio e semi di girasole, è appassionato di calcio e colleziona i rottami provenienti dagli incidenti sulla statale che passa proprio sotto la sua tana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle notti di luna piena spia i visitatori del bosco, tra cui le coppiette in cerca di un po&#8217; di tranquillità.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio lì incontrerà la bella Angelica che ha appuntamento con il Mago d&#8217;Oriente, un tipo spietato che prenderà a morsi il povero Denis.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in una notte di luna piena, il lupo si trasforma in uomo, e un uomo, di notte, non può fare altro che visitare la  città.</p>
<p style="text-align: justify;">Ristoranti, ubriaconi, donne, scazzottate, incidenti, fughe dalla polizia e altre delizie della civilizzazione, trasformeranno il nostro pacifico lupo nel re della notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo rocambolesco incontro con la bella Angelica si trasformerà in una storia d&#8217;amore e un viaggio di nozze con  John Lennon come autista cantando insieme il sogno di un mondo in cui gli uomini vivranno finalmente in pace.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Prenotazione obbligatoria allo 051/573040 oppure alla scrivendo a <a href="info@teatrocasalecchio.it">questa</a> mail </strong><br />
</em></p>
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		<title>Fratelli</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 16:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Danza contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[16 febbraio ore 10,00
di Carmelo Samonà, Michele Fiocchi, Remo Rostagno, Antonio Viganò
con Michele Fiocchi e Antonio Viganò
 regia di Antonio Viganò
dagli 11 anni

 
 
Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>16 febbraio ore 10,00</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>di Carmelo Samonà, Michele Fiocchi, Remo Rostagno, Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>con Michele Fiocchi e Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> regia di Antonio Viganò</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span id="more-2295"></span></em><em>dagli 11 anni</em><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><em>Il gioco, forse, è la cosa più importante del mondo. I bambini hanno bisogno del gioco per crescere, gli adolescenti giocano per affacciarsi alla vita, gli adulti per provare a sognare ad occhi aperti o, semplicemente, per comunicare.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">È proprio la necessità di comunicare che spinge due fratelli che vivono in un appartamento nel cuore di una città ad inventare una serie di giochi, storie, gesti. Perchè non si parlano? Si parlano, eccome. Ma la lingua di uno dei due sembra ingarbugliata. Egli ha un modo di fare e di comportarsi del tutto suo. È certo che non può essere lasciato solo perchè da solo non ce la farebbe. Egli ha bisogno del fratello sano e il fratello sano vuole aiutare il fratello malato. Farebbe di tutto per lui. Da tempo registra i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue bizzarrie perchè non può sopportare l&#8217;idea che suo fratello possa nascondere linguaggi che egli non riesce a comprendere. Per aiutarlo non ha altra strada che tentare di scoprire la logica di ciò che fa e di ciò che dice. Non si rassegnerà mai, sarebbe un&#8217;offesa alla propria intelligenza. Del resto il loro rapporto è così stretto che anche lui, in fondo, ha bisogno del fratello malato. Ha scoperto, per esempio, che quando questi entra in una storia, sembra felice. E allora, via, a raccontare storie. Ma le storie, purtroppo, si interrompono, si spezzano, perdono il capo e la coda ed allora si entra nel mondo delle piccole cose quotidiane, nelle certezze degli oggetti presenti. La vita nell&#8217;appartamento porta a stabilire delle relazioni che sembrano quasi piccoli rituali o, volendo, un gioco. Lo spettacolo racconta la storia del rapporto tra i due fratelli. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressione di desideri e scambi di intenzioni. L&#8217;omonimo libro di Carmelo Samonà, &#8220;Fratelli&#8221;, ci ha spinti a compiere un viaggio nel mondo delle relazioni umane, ad esplorare zone non ancora conosciute ma che pure ci appartengono da sempre. Un viaggio sui sentieri che portano a cercare l&#8217;altro, il diverso, senza stancarci mai. A cercarlo, anche se ci sembra già di averlo trovato.</p>
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		<title>Gioco!</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 17:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[2 febbraio, ore 10
Una proposta artistica e formativa ispirata a Joan Miró
La palla , il corpo , la musica e il movimento 
La bambola la relazione con il simbolico 
Nello spettacolo “ Gioco” i protagonisti sono una  palla e una  bambola , un  binomio fantastico, un binomio comune, conosciuto da ogni bambino e che Gianni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>2 febbraio, ore 10</strong></p>
<p><strong>Una proposta artistica e formativa ispirata a Joan Miró</strong></p>
<p><strong><span id="more-2267"></span></strong><em>La palla , il corpo , la musica e il movimento </em></p>
<p><em>La bambola la relazione con il simbolico </em></p>
<p>Nello spettacolo “ Gioco” i protagonisti sono una  palla e una  bambola , un  binomio fantastico, un binomio comune, conosciuto da ogni bambino e che Gianni Rodari avrebbe apprezzato e nel quale avrebbe riconosciuto alcuni tra gli elementi fondamentali della sua “Grammatica della fantasia”.</p>
<p>Una bambola che prende vita, una palla che diventa sogno, questi sono gli elementi intorno ai quali gli autori, l’attrice, il regista, il compositore, lo scenografo e la curatrice delle immagini hanno giocato.</p>
<p>Come in un caleidoscopio il gioco si è moltiplicato, riprodotto, potenziato ed ha trovato la sua sintesi sulla scena offrendo, al giovane pubblico l’opportunità di recepire,attraverso il divertimento e l’emotività immaginifica, l’essenzialità del valore del gioco.</p>
<p>Con il gioco s’impara, si sogna, ci si può perdere in un mondo protetto per ritrovarsi più grandi e consapevoli. Proprio oggi in questo mondo dove la televisione rischia di rubare ai bambini la fantasia, assume grande valore la proposta del gioco libero che aiuta ad esprimersi e a creare in prima persona per realizzare le esigenze interiori di conoscenza dei  nostri bambini. Giocare fa crescere!!</p>
<p>“Gioco!” offre l’opportunità di divertirsi, di farsi cullare dalla sua tenera poeticità e, successivamente, di riflettere sull’importanza quotidiana del gioco nell’apprendimento, nella crescita emotiva e nello sviluppo delle capacità di relazione, per dare risposte flessibili ai bisogni dei ragazzi perché ciascuno riscopra il valore insostituibile del fare.</p>
<p>“Gioco!” è il primo spettacolo teatrale che guarda in faccia il gioco, senza farsi annichilire dalla sua potenza creatrice.</p>
<p>Con questo spettacolo, il grande gioco del teatro racconta se stesso, come lo specchio/scudo permette a Perseo di guardare la realtà di Medusa senza essere annientato dal suo sguardo, lo spettacolo “Gioco!” vede e riproduce la potenza creatrice e onirica del gioco. Ne segue lo sviluppo immaginifico attraverso la metafora, propria del teatro e “gioca” con essa.</p>
<p>Un gioco dentro il gioco di una scrittura fatta di una trama leggera , a tratti comica , attraverso la quale bambini e bambine possano lavorare di immaginazione, per riscoprire il gusto di giocare a credere, a farsi credere o a far credere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Una fonte di ispirazione artistica e formativa: l’arte in gioco di Joan Miró</strong></p>
<p>Lo spettacolo Gioco è una proposta di teatro per l’infanzia che nella sua parte figurativa e scenografica si ispira all’opera di Joan Miró</p>
<p>Una scelta che si è dimostrata coerente e stimolante , in quanto molte delle opere di Mirò ( in modo particolare del periodo surrealista) sono molto vicine all’espressione <em>simbolico &#8211; pittorica</em> che utilizzano i bambini.</p>
<p>In tal senso lo spettacolo può essere un ottimo veicolo e stimolo per attività di animazione da attuare in con i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.</p>
<p>Gli educatori e gli insegnati  sanno bene che le opere di Mirò ritraggono elementi  simbolici che si possono ritrovare anche quando osserviamo le rappresentazioni <em>giocose </em>e i disegni dei bambini , ogni opera del grande artista ,infatti, può essere letta o interpretata in  mille modi diversi, in funzione emotiva un po’ come accade nel <em>gioco fantastico e di finzione</em> che porta a mettere in relazione elementi  astratti e immaginari con altri riferiti alla realtà.</p>
<p>Come accade nella poesia e nel teatro anche nella pittura di Mirò <em>il fanciullo interiore</em> è molto presente <em>“nell’intrecciare la realtà con la fantasia e il  sogno”</em> o <em>“ nell’ascoltare i discorsi silenziosi  delle cose”</em> .</p>
<p>Anche nella cornice del teatro e in particolare dello spettacolo Gioco , la poesia si esprime attraverso le immagini, le forme, gli oggetti , i movimenti ,  i colori e  le parole.</p>
<p>La pittura di Joan Miró è giocosa e come tale può essere un dispositivo educativo potentissimo , un invito ad esprimersi liberamente e ad apprendere attraverso il fare , agire e trasformare le cose reali.</p>
<p>Insomma l’educazione con l’arte può davvero renderci più consapevoli dei mutamenti del mondo e renderci più liberi.</p>
<p><strong>Gioco  è anche un laboratorio espressivo. </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A partire dalla visione delle opere di Mirò e dagli stimoli espressivi tratti dallo spettacolo Gioco si possono sviluppare tre ambiti di laboratorio da rivolgere ai bambini delle scuole primarie.</p>
<p>I linguaggi che possono essere attivati attraverso incontri con gruppi di bambini sono molteplici  , la danza, la parola,l’immagine, la musica , le forme e gli oggetti entrano in questa  proposta didattica che si alimenta della capacità dell’infanzia di fare ipotesi e  produrre visioni..</p>
<p>Le aree di animazione che si possono sviluppare si propongono ai ragazzi come una strutture dinamiche che permettono ai bambini  un’azione costruttiva ed inventiva nella quale riacquistano il ruolo di protagonisti e sono inviati a giocare per imparare a guardare le cose del mondo, non solo così come sono, ma anche per come potrebbero essere:</p>
<p>Il bambino è grande animatore dei oggetti – giocattolo. Pensiamo all’aspetto cadaverico dei giocattoli, quando sono inutilizzati. Quando il bambino gioca con loro essi riprendono vita. Il rapporto che da vita a un getto nasce da una necessità di relazione e di ricerca di significati da parte dei bambini.</p>
<p>In termini percettivi le immagini , le parole e gli oggetti di Gioco si rifanno a una dimensione più immaginaria e lontana dalla rappresentazione realistica…riferendoci alla pittura come abbiamo già detto è interessante riferirsi alla giocosità riscontabile nelle forme e nelle figure di certi cartoni animati iniziali e meno tecnologici o nella  pittura di Mirò che dipinge quadri pieni di storie e di favole liriche.</p>
<p>La sintesi pedagogica di Gioco è dunque tutta racchiusa nella chiamata al gioco libero e simbolico. Il gioco simbolico rappresenta una delle attività più importanti per il bambino, attraverso cui egli ha modo di contribuire direttamente e personalmente a strutturare lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo della personalità infantile, in un rapporto di causa-effetto, che permettono di far vivere esperienze di simboliche che promuovono abilità cognitive, socio-affettive e relazionali dell’infanzia</p>
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		<title>Cirano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 15:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Features]]></category>
		<category><![CDATA[pupazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[25 – 26 gennaio, ore 10
CIRANO 
Ispirato a `Cyrano de Bergerac` di Edmond Rostand
drammaturgia originale per ragazzi, regia Paola Crecchi

con Paola Crecchi, Riccardo Reina
“Ciò che è essenziale è perfetto”
Leonardo Da Vinci
Età consigliata: 8-13 anni
Durata 60 minuti
Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e marionette
Opera che ha sollecitato una infinita serie di letture (romantiche, avventurose, idealiste), il capolavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>25 – 26 gennaio, ore 10</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>CIRANO </strong><br />
<strong>Ispirato a `Cyrano de Bergerac` di Edmond Rostand</strong><strong><br />
</strong><em>drammaturgia originale per ragazzi, regia </em>Paola Crecchi</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2259"></span><br />
<em>con </em>Paola Crecchi, Riccardo Reina</p>
<p><em>“Ciò che è essenziale è perfetto”</em><br />
<strong>Leonardo Da Vinci</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Età consigliata: </em>8-13 anni</p>
<p style="text-align: left;">Durata 60 minuti</p>
<p style="text-align: left;">Tecnica utilizzata: Teatro d’attore e marionette</p>
<p style="text-align: justify;">Opera che ha sollecitato una infinita serie di letture (romantiche, avventurose, idealiste), il capolavoro di Edmond Rostand (1868-1918) nasconde nelle sue pieghe una fondamentale dualità. Cyrano de Bergerac è infatti un guerriero e un poeta, è spavaldo e sensibile, irruento e dolce: come dire maschile e femminile. Sul dualismo si focalizza questa drammaturgia per ragazzi in cui l’eroe spadaccino nemico di ogni ipocrisia e bassezza, l’istrionico ribelle, l’anticonformista a cui “piace non piacere”, l’utopista che vuole cambiare il mondo con la forza della parola, ci viene incontro anche con una inconsueta levità, con un piglio ironico e popolare che sa giocare sulla propria bruttezza, sul celebre naso, simbolo di deformità ma anche di una diversità che non si arrende e non si piega, che lo fa unico e ce lo fa amare per la sua non conformità ai canoni estetici omologati. Insomma un Cirano extravagante, un ‘brutto’ che grazie alla sua intelligenza non si confonde con la massa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un tema, quello del dualismo, che coinvolge in pieno anche la lingua teatrale utilizzata. In una scena che è di volta in volta camera da letto e campo di duelli, d’amore e d’amicizia, si fondono attori e marionette, alludendo e giocando sull’umano e sul suo doppio inanimato, sul contrasto, anche spassoso, tra i caratteri di Cirano e l’amico rivale Cristiano, attraverso cui il poeta nasuto esprime il doloroso amore impossibile per Rossana. Ecco allora al centro della scena il conflitto comico (il dualismo) tra intelligenza e stupidità, tra brillantezza e insulsaggine, tra ricchezza interiore e afasia dei sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La ‘diversità’ di quest’anima d’idealista, di questo alfiere della fantasticheria e nemico del potere, può risultare forse illuminata in modo particolare proprio da un racconto che sfronda un testo dei sue mille personaggi e delle sue mille interpretazioni, per fornirci una via d’accesso lieve, ironica ed essenziale alla vicenda di un uomo che “in vita sua fu tutto e non fu niente”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>CUORE 2.0</title>
		<link>http://www.teatrocasalecchio.it/home/cuore2punto0/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 18:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
« Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d&#8217;un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d&#8217;una scuola municipale d&#8217;Italia…” &#8211; (Edmondo de Amicis)
E’ il 1888. Sono trascorsi poco più di venticinque anni dall’Unità d’Italia quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="../wp-content/uploads/2011/01/I-ed.-originale.jpg"><img title="I ed. originale" src="../wp-content/uploads/2011/01/I-ed.-originale.jpg" alt="I ed. originale" width="228" height="366" /></a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>« Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d&#8217;un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d&#8217;una scuola municipale d&#8217;Italia…” &#8211; (Edmondo de Amicis)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-2238"></span></em>E’ il 1888. Sono trascorsi poco più di venticinque anni dall’Unità d’Italia quando viene pubblicato  il libro Cuore di Edmondo De Amicis.  La Penisola è politicamente unita, per la prima volta dopo secoli di invasioni e di divisioni è un’ unica Nazione. Fatta l’Italia, resta il lavoro più difficile, creare le condizioni perché possa nascere l’Italiano.  E’ in questa Italia che Edmondo De Amicis ambienta il suo romanzo di maggior successo, Cuore. Immagina e descrive la vita e i pensieri di un anno scolastico, immagina e racconta una classe (e insieme tutte le classi) della nuova scuola nazionale che è per lui il luogo ideale nel quale si può sviluppare il nuovo italiano: una scuola pubblica per tutti, con uno stesso programma e una visione unitaria della Storia, dove si insegna un’unica lingua e si forma un’ unica Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, anno 2011, si festeggiano i 150 anni dall’Unità e forse il racconto di De Amicis può mostrare agli alunni della scuola di oggi quanto sia cambiato il contesto. Come reagiranno di fronte al racconto dei giovani “fanciulli” italiani – loro coetanei &#8211; di fronte a sfide come la solidarietà e l’uguaglianza tra diversi, la disciplina e l’emancipazione che viene dal lavoro, l’eroismo spinto fino al sacrificio della vita per la Patria…? Cosa significa per loro “essere” italiani? E poi c’è una coincidenza straordinaria tra la discussione odierna sulla cultura, la scuola e i relativi modelli pedagogici e questo libro, che voleva forse  essere un esperimento <em>educational</em> ante litteram, una traccia pedagogica e morale per “piccoli italiani” su cui costruire cittadinanza, identità e partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavoro forse  mai del tutto compiuto che oggi può  trovare una sorta di continuità attraverso il teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Progetto <em>Cuore 2.0,</em> ha infatti diversi obiettivi: avvicinare i ragazzi al tema dell’Unità d’Italia e della formazione di un’identità e coscienza nazionale,  continuare la riflessione sulle nuove forme di educazione alla cittadinanza attiva  e soprattutto consolidare un  approccio agli spettacoli diverse dalle logiche di consumo, capaci di offrire  strumenti e occasioni di approfondimento e confronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il contributo di</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/01/Fondazione-del-monte-nuovo.bmp"><img class="size-full wp-image-2450 alignleft" title="Fondazione del monte nuovo" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2011/01/Fondazione-del-monte-nuovo.bmp" alt="Fondazione del monte nuovo" width="141" height="54" /></a></p>
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		<title>Teatro giovani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 15:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teatro A.Testoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Scuola '10 '11]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro contemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro giovani]]></category>
		<category><![CDATA[teatro scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta ad hoc, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1805" title="Bulli_1" src="http://www.teatrocasalecchio.it/home/wp-content/uploads/2010/09/Bulli_12.jpeg" alt="Bulli_1" /></a>Le scuole superiori di Casalecchio e, in parte quelle di Bologna, hanno partecipato numerose alla Stagione 2009/10 del Teatro Comunale Testoni, sia negli spettacoli di prosa, serali, sia nei matinée organizzati per le scuole. Questa grande partecipazione ci ha indotto a pensare a una proposta <em>ad hoc</em>, che coinvolga solo ed esclusivamente le scuole medie inferiori e superiori. Gli spettacoli proposti in questo caso, per temi, linguaggi e contenuti, sono particolarmente adatti a un pubblico adolescente, bisognoso, oggi più che mai, di essere catturato, di ascoltare ed essere ascoltato,  di sorprendere e di essere sorpreso.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si comincia con <strong>Fratelli</strong>, della <strong>Compagnia La ribalta</strong> diretta da <strong>Antonio Viganò</strong>, regista conosciuto a Bologna e provincia per aver diretto, con esiti importanti, il teatro dei Risvegli. Fratelli è uno spettacolo cult del teatro ragazzi nazionale: utilizzando il linguaggio del teatro –danza, di diretta ispirazione bauschiana, lo spettacolo racconta la relazione tra due fratelli di cui uno affetto da disagi psichici. Uno spettacolo forte che non ha paura di raccontare al pubblico giovane la malattia mentale e le relazioni difficili di cui è portatrice. La vita dei due fratelli è fatta di piccoli rituali alla ricerca di una comunicazione possibile, è un gioco che a volte si fa fantastico altre volte crudele. Il linguaggio è semplice, poetico, intensamente emotivo: movimenti danzati, brani di storie conosciute, gesti come espressioni di desideri e scambi di intenzioni.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ritorna il <strong>Charioteer Theatre</strong> diretto da <strong>Laura Pasetti</strong> con uno spettacolo molto divertente: <strong>Get me out of here</strong> che fa il verso ai reality show. Il mago  Prospero tiene prigionieri sulla sua isola i personaggi delle opere  shakespeariano convinto che la loro narrazione non interessi più a nessuno. Amleto, Lady Macbeth e Puck, tentano di scappare, ma vengono fermati da Prospero che propone un gioco in interazione con il pubblico. Facendo il verso a un famoso reality, chi vuole uscire dall’isola dovrà convincere il pubblico che deciderà il vincitore. Uno spettacolo coinvolgente, che unisce interattività a inglese contemporaneo e inglese shakespeariano, in una chiave teatrale di altissima qualità senza concessioni alla dimensione didattica.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A chiudere la proposta in matinée per le scuole superiori, <strong>Freddo</strong> di <strong>Lars Norèn</strong> con la regia di Marco Plini che affronta in maniera cruda la questione del neonazismo e dell’intolleranza nelle giovani generazioni. Norén, attento osservatore della società contemporanea, ha scritto <em>Freddo </em>dopo la sua esperienza di lavoro, durata alcuni anni, in alcune case di reclusione svedesi, firmando un testo singolare e militante che,  per quanto possa ancora restare ai margini della società, può rivelare una violenza inaspettata e difficile da contenere.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A complemento degli spettacoli, inoltre, ERT Fondazione intende proporre  incontri con le compagnie e momenti di approfondimento nella speranza di implementare le attività di social networking sul sito &#8211; e naturalmente nel foyer &#8211; del teatro.</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per info e prenotazioni: 051/6133294</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Costo del biglietto: 5 €</span></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per insegnati accompagnatori: 1 omaggio ogni 15 alunni</span></h6>
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