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Voci in movimento #1
Per saperne di più…
1.1 Breve report della conferenza stampa d’ apertura della rassegna
1.2 Intervista integrale al coreografo Virgilio Sieni.
IMPRONTE DI GIOVANI COREOGRAFI AL TESTONI DI CASALECCHIO
“Una nuova importante sponda è nata a Bologna per la danza contemporanea.” Con queste parole si apre, oggi, venerdì 2 maggio al Teatro Testoni di Casalecchio la conferenza stampa di presentazione della rassegna “D.a.N.z.A (DNA). Impronte di Danza Contemporanea Italiana”. L’incontro ha visto la presenza dei principali organizzatori dell’iniziativa: il direttore di Ert Pietro Valenti, la direttrice del Testoni Cira Santoro, il curatore della rassegna Roberto DeLellis, il direttore di Ater Roberto Giovanardi, il direttore di Casalecchio delle Culture Davide Montanari, con la partecipazione della danzatrice Silvia Traversi. Favorire la nuova produzione contemporanea è stata per tutti una scelta pienamente in linea con il percorso di crescente apertura, che, ormai datre anni, il Testoni ha intrapreso nei confronti delle nuove generazioni. La danza rappresenta tuttavia per il teatro ancora una giovane esperienza, che oggi nasce e si sviluppa con grandi speranze intorno a nuove quanto consolidate realizzazioni, a partire da una danza fortemente attaccata ai codici della contemporaneità, ma anche capace di espandersi verso nuovi pubblici e circuiti. De Lellis, ha sottolineato più volte come la scelta di questi spettacoli sia nata con un disegno ben preciso,quello cioè della connessione della danza con la storia contemporanea e l’attualità. La danza, prosegue De Lellis, è oggi il linguaggio per eccellenza che meglio riesce a evidenziare l’ossessività della cura del corpo che oggipervade la nostra società, per mettere di contro in scena un corpo vivo, nella realtà continuamente esposto, martoriato e violentato. Non è un caso se ad aprire la rassegna troviamo lo spettacolo di Virgilio Sieni, Sonate Bach, il dolore degli altri, nel quale quattro danzatori racconteranno undici tragedie contemporanee di guerra e di morte sullo sfondo del video I cani e i bambini di Sarajevo di Adriano Sofri. De Lellis ha proseguito il suo intervento per dare rapida sintesi esplicativa riguardo agli spettacoli presenti in rassegna. Infatti a seguire Virgilio Sieni il 10 maggio troviamo Chi è devoto presentato dalla Compagnia Almatanz di AdrianaBorriello, spettacolo che guarda alla cultura meridionale, le radici stesse diAdriana, in una commistione di codici e musica dove anche il canto vedremo avrà parte preponderante. Il 16 maggio è la volta della Compagnia Tardito-Rendina con Circhio Lume, spettacolo in bilico tra il teatro e la danza, definito da De Lellis un “piccolo miracolo,che ha visto sessanta repliche in due anni”. Spettacolo che si distanzia maggiormente dagli altri proposti in rassegna per la sua struttura fortemente narrativa e per il disagio del corpo che viene visto e portato in scena con comica tristezza, ma anche con una punta di ironia. Il giorno dopo Caterina Sagna, coreografa ormai trapiantata in Francia,presenterà Basso Ostinato in cui forte si pone l’attenzione sul racconto e sulla drammaturgia. L’esperienza dell’artista torinese è stato lo spunto per segnalare quella che è ormai diventata da troppo anni la triste prassi della danza italiana: la fuga sempre più cospicua dei nostri talenti di fuori dell’Italia, in paesi come Belgio eOlanda, molto più attenti e reattivi in termini di ricerca. Tutte queste proposte, ricorda De Lellis, sono già ben note al pubblico e alla critica, mala rassegna qui non si ferma e riserva uno sguardo ulteriore verso le giovani compagnie, già da tempo tuttavia, accolte dalla famiglia Ert, come Fabrizio Favale e Silvia Traversi. Favale insieme alla Compagnia Le Supplici presenterà l’11 maggio Kauma, un progetto partito dall’esplorazione del Mahabharata. Il 18 invece toccherà a Silvia Traversi con la Compagnia Traversidanza, in scena con Sinfonia, a chiudere un progetto ospitato all’interno della Casa della Culturache lei stessa ha definito doloroso ma necessario. “Uno spettacolo di danza pura”, così Silvia Traversi, presente tra gli invitati, ha presentato il suo Sinfonia, un lavoro partito da un’idea semplice e immediata,spiega la coreografa, che ha seguito passo passo i contrasti e le lacerazioni di Schuman, cercando di rintracciare il movimento corporeo sotteso tra le note del grande compositore. Nel bel mezzo della rassegna, il 14 maggio, il teatro Testoni offre al pubblico in un’unica serata i progetti di due giovanissime: L’Endroit 2e di Simona Bertozzi, vincitrice del premio “Gd’A” per la giovane danza d’autore e Studi per un luogo comune di Marina Giovannini e Samuele Cardini, provenienti dalla scuola di Sieni e vincitori de il Premio Equilibrio di Roma 2008. Al di là della disamina didascalica emerge come gli spettacoli rientrino in un panorama composito ma coerente all’interno di una poetica legata all’analisi della nostra attualità. I giovani, quindi, e i nuovi linguaggi sono gli altri due presupposti fondamentali di questa rassegna nonché interessi da tempo portati avanti anche nella vita politica cittadina di Casalecchio, grazie al lavoro di Davide Montanari con la Casa delle Culture, di cui si ricorda anche la collaborazione iniziata a questo proposito tra il Teatro e il centro giovanile Blogos con corsi di web radio e web tv per consentire ai ragazzi di sperimentare nuovi strumenti di lavoro e raggiungere contemporaneamente a tutti un’ informazione culturale più ampia. Molti i ringraziamenti anche a Giovanardi, direttore di ATER e a Pietro Valenti, direttore di ERT, per la messa a punto del progetto. Un progetto ambizioso, quello di Impronte, dal momento che spesso la danza, nonostante gli sforzi attuati negli ultimi anni,si è dimostrata mancante se non addirittura assente all’interno dei teatri della regione. Come ha ricordato De Lellis, “la danza, soprattutto quella contemporanea non è quasi presente a Bologna, in Italia d’altro canto è molto frammentata e difficile da cogliere”. Anche Giovanardi riprende il rammarico di De Lellis, spiegando come negli ultimi anni c’è sempre stata la tendenza a scegliere gruppi già noti al pubblico per non rischiare di avere sale vuote. La rassegna porta dunque porta con sé i germi di grandi novità, sia per il tentativo di educare il pubblico a nuove visioni e a nuove presenze sceniche, sia perl’occupazione di un teatro normalmente di prosa, che si ferma per guardare e pensare a nuove forme di ricerca artistica. Cira Santoro, direttrice del Testoni, ha infatti dichiarato di sperare anche nella presenza di studenti provenienti dalle scuole superiori normalmente poco ricettivi di fronte a queste iniziative. Si conferma infine l’appuntamento del 17 maggio “Il teatro come palestra di cittadinanza attiva: per una strategia promozionale basata sulla partecipazione degli spettatori” all’interno di “Progetto di scrittura in-formativa”, frutto della collaborazione tra istituzioni e il teatro di Casalecchio, in cui interverranno Carlo Infante, esperto di performing media e co-ideatore del progetto “Agire nella Visione”, Paola Parenti, presidente dell’istituzione Casalecchio delle Culture, l’Ing. Giuseppe Chili, direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.L’incontro vuole essere un momento riflessivo intorno al progetto “Agire nella visione”, che ha visto quest’anno tra le tante sperimentazioni la nascita del blog all’interno del sito del Teatro di Casalecchio. La fruizione dell’informazione da parte di pubblico e critica è l’altro polo di indagine per cui si è attivata anche la nostra redazione di giovani studenti usciti dai Laboratori di critica Teatrale del DMS di Bologna, che scriverà tutti i giorni un foglio cartaceo giornaliero con recensioni, interviste e riflessioni. Coinvolgere il pubblico è in fondo il desiderio principale di questa rassegna, motivo per cui a una scrittura il più possibile fruibile saranno organizzati a fine spettacolo degli informali incontri con gli artisti, per una circolazione continua e fluida di idee intorno, su e per la danza. Elena Bruni
INTERVISTA A VIRGILIO SIENI
Apre la neonata rassegna D.a.N.z.A. un grande protagonista della scena contemporanea italiana,Virgilio Sieni. Il coreografo e architetto toscano porta al Testoni SonateBach- di fronte al dolore deglialtri, produzione che dal 2007 ha sempre riscosso alti favori da critica e pubblico, complici gli straordinari danzatori Ramona Caia, Simona Bertozzi, Massimiliano Baracchini e Pierangelo Preziosa,confermando il suo prestigio dentro e oltre i confini italiani. Intorno agli undici brani che compongono le tre Sonate di J.S. Bach si raccolgono undici coreografie, undici danze che evocano altrettanti eventi tragici dei nostrigiorni, dalla strage al mercato di Sarajevo del 1994 sino all’invasione della striscia di Gaza, il 6 luglio 2006.
Virgilio, lei ci ha abituati a spazi generalmente connotati da una forte costruzionea rchitettonica e scenografica, mentre in Sonate Bach siamo di fronte a una scena vuota, un quadrato incui si svolgono le azioni dei danzatori, undici episodi di sofferenza. Perché questa scelta?
Gli undici brani coreografici sono come delle stanze in cui si elabora la memoria di un gesto che è passato, ma che vive nel ricordo e quindi nel tempo. Non mettiamo in scena delle tragedie, ma cerchiamo di incarnare tutto quello che è stato unlavoro legato alla documentazione fotografica, riassorbendo quei momentiattraverso un atto di incorporazione quasi pittorica, dentro al fotogramma. Perquesto ho voluto lavorare in un quadrato di sette metri per sette, uno spazio nero che diventa luogo nel luogo, una cornice dove prendono vita undicicerimonie, undici requiem, undici tragedie.
Molti critici hanno parlato di Sonate Bach come di un suo ritorno alla danza, non le sembra un’espressione infelice?
Sicuramente lo è: io non ho mai abbandonato la danza. È chiaro che nel portare in scenanient’altro che i corpi stessi allontanandosi da qualsiasi forma legata allasimbologia oggettistica, come avviene in Sonate Bach, si va a evidenziare un continuum fisico, gestuale, articolare, figurale. Utilizzare il linguaggio della danza significa esplorare una dimensione interstiziale, quella del tempo della dinamica, dove è la danza stessa a incarnarne il senso.
Come il gesto si fa racconto, memoria, tempo, senza cadere nell’espressionismo?
In Sonate Bachla danza afferma lo sforzo di evocare dalle macerie di esistenza una bellezzaimpossibile e paradossale attraverso il gesto. Il corpo si fa memoria e quinditempo. Nella danza si sviluppa un patrimonio significante in quanto narrazionedel e nel tempo. Un tempo azione in cui non c’è cronologia. Cos’è il gesto?Negli intertizi, nelle articolazioni, nelle bolle d’aria che si creano neicorpi, il gesto è un hic et nunc in cuila dinamica acquisisce un senso non detto. Non mi riferisco a un gesto codificatoe allusivo: parlo di un gesto che non allude a nient’altro al di fuori deltempo.
Ripercorrendo i suoi lavoro, appare evidente un costante lavoro di citazione. Con Sonate Bach affronta il saggio di Susan Sontag Di fronte al dolore degli altri, mentre la pittura trecentesca è il principale filtro iconografico. Come prende vita la citazione?
Esiste unpensiero pittorico attraverso cui il corpo prende le dimensioni di unaesattezza che si definisce nello spazio: il rapporto con le immagini siinstaura attraverso il gesto. In Sonate Bach la pittura sopraggiungere nelmomento in cui la dinamica figurale dei corpi dilaniati va a relazionarsi con itanti esempi di pittura trecentesca e quattrocentesca. A volte parto proprio dauna figura, da un quadro, o da una fotografia, riprendendo degli elementi chevanno a confluire nella danza.
Come si sviluppa il rapporto con i danzatori nel momento della scrittura coreografica?
La collaborazione è totale. Certamente ogni danzatore ha una sua specificità, un suo modo dirapportarsi allo spazio e a me, proprio per questo è evidentemente necessariauna continua conversazione.
La scelta delle Sonate di Bach?
Le Sonate presentano una grande planimetria, di per sé stesse vanno a creare uno spazio fisico di organizzazione corporea e a visualizzare una precisa architettura, dando il giusto senso alla costruzione spaziale. Paola Stella Minni





















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