Audio, Stagione '07 '08

Finale di partita

Finale di partita

19 marzo 2008, ore 21,00

Franco Branciaroli
in

FINALE DI PARTITA

di Samuel Beckett
con Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin
e con la partecipazione di Lucia Ragni

scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

regia Franco Branciaroli

produzione Teatro de Gli Incamminati
con il contributo di Artemide

Non c’è nulla di più comico dell’infelicità.
Samuel Beckett

Nel 2006, anno del centenario della nascita di Samuel Beckett, Franco Branciaroli ha messo in scena – nella duplice veste di attore e regista – uno dei capolavori del drammaturgo irlandese: Finale di partita., considerato ormai un classico del teatro contemporaneo.
Della parola beckettiana Branciaroli mette in rilievo soprattutto la dimensione tragicomica che perfettamente si attaglia a quella che è, per dichiarazione dello stesso Beckett, la battuta e la sintesi principale del testo: ovvero che niente è più comico dell’infelicità.
L’allestimento dello spettacolo punta infatti a dare risalto all’impossibilità del mondo-superstite di comunicare, e alla sua condanna di continuare a produrre parole e rumore, quasi che il silenzio coincidesse con la morte. Chiuso ciascuno nella propria infermità, lo spettacolo cerca dunque di sfogliare le molte sfaccettature racchiuse dentro al testo dell’autore irlandese, da cui la scelta di Franco Branciaroli di dare risalto all’ispirazione clownesca dei personaggi.
Parte integrante della regia sono la scena disegnata da Margherita Palli, che al vuoto esistenziale beckettiano dà concretezza sospendendo l’azione su un vuoto fisico, e le luci di Luigi Saccomandi che, totalmente allampanate e inverosimili, rendono sensibile la consistenza assolutamente antinaturale di ogni residua esistenza.
Scrive Branciaroli nelle sue note di regia: “Paradossalmente, i testi di Beckett oggi non sono più assurdi: si sono avverati. Il mondo rappresentato è quanto resta dell’ultimo naufragio. Anche i personaggi in gioco sono dei resti alla deriva. Hamm è cieco e immobilizzato sulla sedia a rotelle, il padre e la madre vegetano inchiodati dentro due bidoni della spazzatura, dai quali emergono, se Clov alza il coperchio, con la sola testa. Clov può ancora camminare, ma senza potersi piegare né sedere. E anche questi mi paiono simboli della condizione umana, validi oggi. Il messaggio di Beckett sull’uomo è tragicamente vero, la sfida che mi sono proposto è farlo arrivare togliendo peso alle parole. Non per togliere peso al tragico: anzi, per renderlo più efficace”.

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 Ascolta l'intervista di Piero Santi a Franco Branciaroli: Play Now | Play in Popup

 
 Commento allo spettacolo a cura di Lucia Cominoli per Blogos Web Radio : Play Now | Play in Popup

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