Audio, Prosa '06 '07, Stagione '07 '08
La caccia
25 e 26 marzo, ore 21,00
LA CACCIA
di Luigi Lo Cascio
liberamente ispirato a Baccanti di Euripide
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice Mangano, Desideria Rayner
con Luigi Lo Cascio e Pietro Rosa
regia di Luigi Lo Cascio
scene e concezione video Alice Mangano
scene e disegni Nicola Console
suoni e montaggio video Desideria Rayner
disegno luci Stefano Mazzanti
assistente alla regia Marco Serafino Cecchi
direttore della fotografia Marianne Boutrit
proiezioni video Franco Duranti
assistente di produzione Erika Antonelli
responsabile tecnico Stefano Revelant
macchinista Massimo Teruzzi
elettricista Marco Giusti
direttore di scena e fonico Igor Del Piccolo
scenotecnica Delta Studios
una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
Grazie a
Rosalba Amico, Salvatore Aricò
Alessio Boni, Fabrizio Gifuni
Marco Tullio Giordana
Giuliana Nobile, Carlo Pagani
Violante Pallavicino, Sara Pozzoli
Pino Rosa, Anouk Rozzo
Edward Rozzo, Massimo Termini
Massimo Toppi, Fulvio Zucconi
macelleria Carmine a Campo de’ Fiori
macelleria Tor Millina
La caccia è un tentativo di variazione su uno degli innumerevoli motivi che compongono
“Baccanti” di Euripide. Si è scelto questo argomento, non soltanto perché l’attività e la
metafora della caccia sono molto presenti in quel testo per alludere al meccanismo dello
scontro tra persecutore e preda e al capovolgimento tragico nei rapporti di forza tra le
due figure (lo stesso Dioniso, tra gli infiniti nomi e appellativi, è anche chiamato
Zagreus, nel senso di Bacco cacciatore). Ma anche perché la caccia è qualcosa che
rimanda immediatamente alle pratiche che si mettono in campo per circoscrivere
l’enigma di questa tragedia. La caccia rappresenta il desiderio di accerchiare, stanare,
catturare, proprio quell’entità che per eccellenza è inafferrabile: Dioniso, coi suoi tratti
ambigui di gioiosità e di annientamento. Le difficoltà e le contraddizioni a cui si
perviene volendo centrare una volta e per tutte il bersaglio non verranno occultate.
Dioniso, che non si lascerà acchiappare, di fatto non compare sulla scena. Ne dedurremo
l’azione dagli effetti che produce in particolare su Penteo, il quale inizialmente
contrasta il dio, salvo poi rimanere irretito da quella stessa sostanza sfuggente che ha
provocato in lui tanto scompiglio.
La caccia a Dioniso verrà data anche, su un altro versante, da un personaggio che
apparirà più volte nel corso dello spettacolo: uno studioso del mondo greco. Il suo modo
di agguantare l’essenza del testo in esame vorrebbe fondarsi sulle promesse di
chiarimento che derivano da stratagemmi di natura critica e dal trattamento della
materia mitica con espedienti legati alla scienza dell’erudizione.
Ma non è detto che la questione venga effettivamente esaurita soltanto tra le trame,
per quanto suggestive, dei concetti che infittiscono le pagine dei commentari. Dioniso
non appare, non si dà alla vista né degli adepti, né degli oppositori. E anche il suo
corredo di emblemi ed attributi rischia di sopravvivere solo nel registro degradato del
feticcio, della merce, dell’immagine seduttiva che solo per qualche istante fa balenare
l’illusione di un compiuto appagamento. Così gli antichi cori cedono il passo ai
‘coroselli’. Al posto della voce della comunità che si compatta per risolvere un
problema, per richiamare a una norma o per proporre un’etica condivisa, prende corpo
un monito impersonale e mortifero che s’inoltra e frammenta la narrazione per imporre
un oggetto di consumo.
Tormentato da una fortissima inquietudine, Penteo vorrà vedere a tutti i costi le donne
che danzano sul monte Citerone. Una sua soggettiva, dunque, che ci permette di seguire
passo passo l’annebbiamento e la distorsione dello sguardo a cui va incontro in seguito
alla febbre che lo spinge ad osservare da vicino le baccanti. Le immagini proiettate
sopra una lavagna attribuiscono così una certa evidenza alla realtà di quelle disfunzioni
della visione (vertigini, allucinazioni, sdoppiamenti, sfocature) che altrimenti potremmo
giudicare come semplici suggestioni senza oggetto. Le facoltà percettive di Penteo
saranno infine compiutamente compromesse nell’istante in cui avverrà il ribaltamento,
da cacciatore che guarda, a preda che viene guardata.
Con La caccia Luigi Lo Cascio e il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG si ritrovano
nella condivisione di un nuovo importante percorso di produzione teatrale. Un percorso
comune che inizia più di dieci anni fa, nel 1995, con la prima avventura scenica assieme,
lo spettacolo Verso Tebe, scritto dallo stesso Luigi, che rivelava già allora la sua
profonda attrazione per la ricerca di possibilità ancora inedite di attraversamento delle
tragedie di Euripide. L’anno prima, Luigi era fra gli autori e gli interpreti del Labirinto di
Orfeo, una drammaturgia collettiva pensata per coinvolgere un unico spettatore al
centro di un itinerario dall’intensa dimensione sensoriale ed emotiva. Anche negli anni
successivi è ancora con noi a condividere progetti e attività, dalle letture sceniche del
Premio Candoni del 1996, alle produzioni teatrali CSS di cui è chiamato a essere
interprete, come Gloria del teatro immaginario, ultimo capitolo di una trilogia sul
teatro di Giuliano Scabia diretto da Alessandro Marinuzzi, e il cantiere di produzione su
La famiglia Schroffenstein per la regia di Antonio Syxty.
Poi, nella carriera di Luigi arriva il cinema: dal 1999, con la sua felice rivelazione ne I
cento passi e praticamente fino al 2005, il grande schermo lo impegna a tempo pieno
facendone uno dei migliori interpreti del nuovo cinema italiano.
Solo due anni fa, Luigi è tornato a dedicarsi anche al teatro con in mente il disegno di un
progetto da seguire: coltivare da autore e interprete alcune sue passioni letterarie –
prima Kafka e ora di nuovo la tragedia greca – e rivisitare questi stessi testi tramite la
creazione di partiture sceniche nate dal cortocircuito di più linguaggi scenici e artistici.
È in questo orizzonte che si intersecano nuovamente i fili della collaborazione fra Lo
Cascio e noi del CSS. Il punto di contatto è anche questa volta l’impegno reciproco a
creare le condizioni di un lavoro che consenta realmente lo sviluppo di “una ricerca”,
dandosi tempo, modi e luoghi giusti per farlo.
Fuori dagli schemi della produzione tradizionale, la misura temporale che ci siamo dati è
quella di un anno. Un anno in cui trovarsi – noi come produttori, Luigi e gli artisti visivi
che sono in questi anni i suoi compagni nella pratica del suo teatro – per lavorare a
tappe successive a una nuova idea di racconto, sulle tracce delle “Baccanti”, e su forme
teatrali che avessero per noi il segno del nuovo.
L’anno è trascorso, rispettando le rispettive aspettative e il percorso tracciato all’inizio,
giungendo anche e necessariamente a risultati non prevedibili.
La caccia è oggi il risultato di una coniugazione fra teatro di parola a cui sa dare corpo in
scena Luigi Lo Cascio, e un tessuto di contributi per immagini proveniente dal cinema di
animazione, dall’utilizzo del suono elettronico e della video arte.
La sua forma è quella di un “monologo multimediale” che esplora con un tratto e una
poetica originale e densa di sensi il dialogo fra linguaggi artistici, mettendo in gioco il
corpo e la voce, le visioni e i suoni, per raccontare l’ultima terribile notte di Penteo, ma
anche per testare ancora una volta il valore comunicativo del teatro con forme di
interazione artistica che ci rimandano ad un “artigianato-tecnologico” dal segno
sorprendentemente innovativo.





















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