LE NUOVE AVVENTURE DEI MUSICANTI DI BREMA

30 e 31 marzo ore 10
By Teatro Laura Betti
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18 Set, 2014
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musicanti di brema 3

 

 

 

 

 

 

 

testi Gigi Bertoni
regia Alberto Grilli
con Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa, Renato Valmori
musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti
costumi e maschere Angela Pezzi, Maria Regosa, Maria Donata Papadia,
Loretta Ingannato
Teatro Due Mondi
Fascia d’età: 6–12 anni
Tecnica utilizzata: teatro d’attore con musica dal vivo
Durata: 60 minuti

E se gli animali – che i fratelli Grimm ci hanno fatto conoscere come “I Musicanti di Brema” – uscissero dalla loro favola, o la continuassero fino ai giorni nostri, se si perdessero nelle nostre città, che storia racconterebbero? E se all’asino, al cane, al gatto e al gallo – no, il gallo no, come dice la canzone “il gallo è morto” e al suo posto si unisce al gruppo un’oca – capitasse d’incontrare una cicogna, che sta facendo il suo lavoro di distribuire bambini nelle famiglie del mondo, un po’ disorientata davanti a un indirizzo irrintracciabile… c’è un bambino, proveniente dall’Africa o dall’Asia, che deve essere consegnato a Madame Europe, in via dell’Ospitalità, ma della signora non c’è traccia…
Di qui si parte per il racconto de Le nuove avventure dei Musicanti di Brema nel nostro tempo, sulle strade dei nostri Paesi, e infine dell’Europa. Alla ricerca di una città ospitale, che possa mettere i valori davanti alle apparenze. Ospitare un bambino perché è un bambino, indipendentemente dalla sua provenienza, dal colore della sua pelle, perché la storia del mondo è esattamente la storia degli spostamenti dell’uomo tra un luogo da cui bisogna allontanarsi, o fuggire, e un luogo migliore nel quale approdare e costruire il futuro.
Un viaggio appassionante, divertente, continuamente interrotto da situazioni comiche e canzoni che illustrano le diverse tappe e avventure che si susseguono. Gli attori-cantanti del Teatro Due Mondi portano in scena maschere zoomorfe, costumi multicolori e strumenti musicali, usando lo spazio del teatro in maniera totale ed essenziale. L’architettura diventa così scenografia, e il pubblico è parte del racconto, elemento presente e non distante.

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